Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Il dibattito sul "socialismo reale" --> Ottanta anni fa iniziava la guerra civile in Spagna

Ottanta anni fa iniziava la guerra civile in Spagna

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Premessa

Nei primi giorni del luglio 1936, la guerra civile stava già divampando in tutta la Spagna, ben prima del formale pronunciamento dei capi dell’esercito, che d’altra parte era stato rinviato più volte per vari motivi, tra cui primeggiavano i contrasti tra esponenti delle varie formazioni di destra (monarchici, “carlisti”, falangisti, ecc.) e dello stesso esercito, che vedeva, accanto a una piccola componente lealista, concentrata soprattutto nell’aeronautica, anche settori repubblicani ma fieramente anticomunisti. I contrasti erano venuti spesso alla luce pubblicamente, subito dopo le elezioni di febbraio che avevano consacrato la vittoria del Fronte Popolare, ma erano ignorati dal governo che continuava a effettuare solo piccoli spostamenti dei capi della rivolta in preparazione, che non ne riducevano la pericolosità, ed anzi in alcuni casi li avvicinavano ai settori dell’esercito più coinvolti nella preparazione del golpe: è il caso di Francisco Franco, inviato alle Canarie da cui poté comodamente raggiungere in aereo la sua base nel Marocco, o di Manuel Goded, inviato nelle Baleari, da cui poteva controllare da vicino la Catalogna.

Nessuno dei capi della rivolta fu allontanato da compiti operativi, ed anzi il governo il 18 marzo aveva pubblicato una nota in cui manifestava il suo dolore per gli “ingiusti attacchi” contro il corpo degli ufficiali, e denunciava il carattere fazioso degli allarmi lanciati dalla stampa anarchica, socialista e comunista, che secondo il presidente del consiglio Manuel Azaňa rivelava il “desiderio criminale e ostinato di boicottare l’esercito”. Il suo successore alla carica di premier in maggio, Cesares Quiroga, lo superava in ottimismo e cecità, continuando a ignorare il pericolo perfino quando la rivolta era cominciata. Ovviamente Azaňa, divenuto presidente della Repubblica e Quiroga negavano tenacemente le armi agli operai che le chiedevano, e quest’ultimo assicurava che sarebbe presto intervenuto il generale Francisco Queipo de Llano, sulla cui fedeltà al governo continuava a giurare nonostante fosse evidentemente uno dei principali capi della rivolta. Lo stesso atteggiamento che quasi quarant’anni dopo avrebbe tenuto un altro grande riformista (e inguaribile ottimista), Salvador Allende: illudersi che la nomina di Augusto Pinochet alla testa dell’esercito potesse evitare il golpe. I giovani militari vicini al MIR che avevano denunciato dettagliatamente i preparativi insurrezionali restavano in carcere con l’accusa di aver tentato di guastare le relazioni tra i comandi militari e il governo. (Ma questa è un’altra vicenda, su cui rinvio alla documentazione contenuta ne La lunga tragedia del Cile).

La ricorrenza di un anniversario importante come questo di una vicenda che segnerà per sempre il movimento operaio europeo e mondiale, mi aveva spinto – anche per sollecitazione di Cristiano Dan e di Chiara Carratù, a preparare una serie di articoli. Questo doveva essere il primo di una serie di ricostruzioni storiche, intanto sulla rivoluzione che si intrecciò con la guerra civile in Spagna. Poi… vedremo.

Ma l’avvicinarsi della scadenza convenzionale (il 18 luglio) mentre ancora stavo rivedendo i molti articoli e saggi che ho scritto, per evitare di ripetermi, e che in parte sono sul sito, anche se qualcuno presenta qualche difficoltà ad aprirsi, mi ha spinto ad abbreviare i tempi, e a recuperare uno degli articoli relativamente meno letti di tutta la serie (solo 1947 visite, anche se in gran parte nei primi tempi di esistenza del sito), ma secondo me non meno utile di altri, soprattutto perché parte da lontano nella ricostruzione delle prime fasi di quella rivoluzione che il solo Trotskij aveva colto subito fin dal 1931. Lo riproduco qui integralmente, scusandomi con chi lo avesse letto in passato, quando era più in evidenza. Su come proseguire vedremo, possibilmente con chi mi ha incoraggiato a riprendere questo filone storico, e con chiunque vorrà scrivermi suggerimenti o critiche. (12/7/16 a.m.)

Cenni storici sulla repubblica spagnola

Le premesse

Dopo un lungo declino la Spagna, che aveva perso nel corso delle guerre napoleoniche e nel decennio successivo le principali colonie americane, nel 1898 viene sconfitta dalla rivoluzione cubana e dal successivo intervento degli Stati Uniti, che si impossessano di Portorico, delle Filippine e Guam e stabiliscono un protettorato su Cuba attraverso l'emendamento Platt. La frustrazione spinge a intensificare gli sforzi per ottenere una "compensazione africana", in particolare nel Marocco, una parte del quale viene assegnato alla Spagna nel 1906. Gli sforzi per occuparlo avranno gravi ripercussioni interne, e in particolare la "settimana tragica" di Barcellona (1909) soffocata nel sangue e coronata dalla vendetta contro Francisco Ferrer, condannato a morte come "ispiratore ideologico" della protesta contro la partenza delle truppe..

La monarchia è sempre più impopolare: è stata screditata nel corso di tutto il secolo precedente dalla mediocrità e dalla debolezza dei sovrani, a partire da Fernando VII (1814-1833). Una forte instabilità ha fatto definire il periodo successivo (1833-1875) "l'era dei pronunciamienti". Si succedono vari reggenti, una regina, Isabella II, figlia di Fernando (1843-1868), che è passata alla storia soprattutto per una scandalosa vita privata, un fragilissimo re importato dall'Italia, Amedeo di Savoia, una breve repubblica.

La restaurazione della monarchia inizia con una dittatura che ripesca un figlio dell'odiata Isabella, Alfonso XII (1875-1885). Alla sua morte prematura, si susseguono nuove reggenze che prepararono l'ascesa al trono del figlio postumo Alfonso XIII, nato nel 1886 e che ha regnato tra il 1902 e il 1931.

La Spagna è rimasta fuori dalla prima guerra mondiale, ma conosce a partire dal 1917 una forte crisi sociale e politica influenzata dalla rivoluzione russa e dalle ripercussioni di pesanti sconfitte subite dall'esercito nel Marocco. Il movimento operaio, prevalentemente anarcosindacalista, ottiene alcuni successi, ma si scontra con una pesante repressione e frequenti assassinii di Stato, spesso camuffati con la Ley de fugas, che permette di uccidere un arrestato di cui si dice che ha tentato di fuggire.

Nel 1923 inizia la dittatura del generale Miguel Primo de Rivera. Poco prima aveva annunciato la volontà di ritirarsi dal Marocco dopo una sanguinosa battaglia in cui nel 1921 era perito il generale Silvestre con tutto lo Stato Maggiore e che si era conclusa con un bilancio di 14.000 tra morti e prigionieri. In realtà, in alleanza con la Francia, l'insurrezione del Rif viene soffocata nel 1925, e l'esercito coloniale, integrato da mercenari locali, diventa un docile strumento nelle mani dei suoi generali.

In economia una serie di ambiziosi progetti idrogeologici vengono portati a termine ma con costi enormi. Il "nazionalismo economico" e "l'economia diretta" (con esplicita ammirazione per il modello fascista italiano) non impediscono la penetrazione di capitali americani, soprattutto nel settore telefonico, e una gestione scandalosa delle risorse pubbliche, che genera ulteriore malcontento nelle regioni (o meglio nazioni) più sviluppate industrialmente, i paesi baschi e la Catalogna.

Alcune misure sociali concertate con i dirigenti riformisti (come la regolamentazione del lavoro notturno) vengono presentate come la "soppressione della lotta di classe". Gli scioperi sono comunque vietati, e i salari rimangono molto indietro rispetto alla curva ascendente dei profitti assicurati dal boom dell'economia mondiale. Anche la riforma agraria esaltata dal regime si è limitata a collocare 4.000 coloni su 20.000 ettari. Le tensioni sociali sono occultate ma non eliminate.

La stessa imitazione del fascismo rimane esteriore, senza creare un movimento di massa a sostegno del regime. Al tempo stesso gli uomini d'affari diffidavano della dittatura, che assicurava buoni affari ma era dispendiosa per l'enorme corruzione riaffiorante. La base sociale di Primo de Rivera era fragile, e si sgretolerà sotto i colpi della crisi economica mondiale. Nell'ultimo periodo si infittiscono misure repressive come l'esilio di Miguel de Unamuno, o la reclusione a Cuenca dei dirigenti studenteschi, mentre si hanno alcuni pronunciamenti militari di segno democratico e repubblicano.

La peseta calava sensibilmente, ed era sempre più evidente il discredito del governo, in cui non avevano fiducia le masse popolari, i circoli finanziari, le potenze straniere. Il 30 gennaio 1930 Primo de Rivera si ritira. Morirà poco dopo a Parigi.

 

La repubblica

Nel corso del 1930 la crisi economica e sociale si aggrava. Si ricostituiscono i vecchi partiti e la maggior parte di essi si pronunciano per la repubblica. Nel dicembre 1930 una ingenua sollevazione militare e civile a Jaca proclama la repubblica e marcia su Huesca. Viene sconfitta, e due giovani capitani, Firmín Galán Rodríguez e Angel García Hernández, vengono fucilati, mentre i principali esponenti repubblicani vengono arrestati, ma si difendono accusando il re di aver violato la costituzione permettendo la dittatura di Primo de Rivera.

Il re è costretto a indire le elezioni municipali per il 12 aprile 1931. La vittoria repubblicana nelle città è così netta (anche se nelle campagne i "cacicchi" avevano assicurato con la violenza e i brogli una schiacciante maggioranza monarchica) che Alfonso XIII abbandona la Spagna. I risultati complessivi non furono neppure conteggiati.

Il 29 giugno vengono eletti i deputati alle Cortes costituenti. Il primo presidente del consiglio è don Niceto Alcalá Zamora, già ministro del re prima della dittatura, e che diventerà poi presidente della repubblica. Miguel Maura è ministro degli Interni: entrambi moderati e cattolici, dovrebbero tranquillizzare la Chiesa, che è invece ostile anche per la presenza di altri ministri fortemente anticlericali come Alejandro Lerroux, ministro degli Esteri. E' anch'egli ormai un moderato, ma la Chiesa non dimentica il suo appello ai "giovani barbari di oggi" con cui nel 1905 aveva incitato i sottoproletari dei bassifondi di Barcellona a distruggere i templi e sollevare il velo alle novizie "innalzandole al rango di madri per virilizzare la specie". D'altra parte di appelli di questo genere non ce n'era bisogno, perché in Spagna ogni rivolta popolare aveva incendiato chiese e conventi, simbolo dell'oscurantismo e detentori di gran parte delle terre spagnole.

Tra i ministri spiccavano Manuel Azaña, leader del partito repubblicano e brillante oratore (alla Guerra, poi da ottobre presidente del consiglio), e i socialisti Francisco Largo Caballero (al Lavoro) e Indalecio Prieto (alle Finanze).

Il partito comunista era non solo assente dal governo, ma dal paese, perché ridotto ai minimi termini dall'adesione incondizionata a ogni svolta dell'URSS. Il suo rifiuto della repubblica in nome di inesistenti soviet lo portò a raccogliere solo 100 voti a Barcellona e 200 a Madrid nelle elezioni municipali. Nel quadro del "terzo periodo" dell'IC non mancò di etichettare come "socialfascisti" e "anarcofascisti" tutti i concorrenti a sinistra.

La repubblica d'altra parte si dota di una bella costituzione (ricalcata su quella di Weimar, come sarà quella italiana del 1948) e si proclama "repubblica dei lavoratori", ma si guarda bene dall'affrontare radicalmente la riforma agraria (quella votata dalle Cortes fu definita "un'aspirina per curare un'appendicite"), mentre a livello operaio si limita a sancire un aumento salariale già conquistato di fatto.

L'esercito non venne epurato, ma si concesse stipendio intero agli ufficiali che, non volendo giurare fedeltà alla repubblica, intendevano ritirarsi (poterono dedicarsi così a tempo e stipendio pieno a complottare contro di essa). Alcuni dei più intelligenti ufficiali reazionari rimasero in servizio, e quando uno di essi, Manuel Goded, mise agli arresti il colonnello Julio Mangada che aveva risposto inneggiando alla repubblica a un "viva España" del suo superiore, Azaña avallò la misura "contro l'insubordinazione". Anche la Guardia Civil, l'odiato corpo di polizia incaricato della repressione nelle campagne, non fu toccata, ma le si affiancò un nuovo corpo. le Guardias de Asalto, di ispirazione repubblicana, ma che presto gareggerà con la Guardia Civil nella repressione dei moti contadini.

L'anticlericalismo forniva un surrogato radicale alla sinistra, e si manifesterà già il ai primi di maggio quando, dopo una modesta provocazione monarchica e un discorso reazionario del cardinal Segura, vennero bruciate chiese e conventi in tutto il paese.

L'autonomia concessa ai paesi baschi e alla Catalogna suscitava d'altra parte reazioni furibonde nei conservatori. Di essi si fece interprete il generale. Sanjurjo, che era stato uno degli "eroi" della guerra del Marocco e capo della Guardia Civil al momento della proclamazione della repubblica, ed era poi stato nominato alla testa dei carabineros. Sanjurjo era stato scosso dall'episodio di Castilblanco, dove la Guardia Civil aveva tentato di impedire un comizio della CNT ed era stata sopraffatta dalla popolazione, che aveva letteralmente fatto a pezzi diverse guardie (di episodi così ce n'erano ogni giorno, con esiti vari). Il pronunciamiento, con molte complicità interne e internazionali, trionfò a Siviglia ma fu sconfitto grazie alla delazione di una prostituta a Madrid e gran parte dei congiurati furono arrestati. Era l'agosto 1932.

Nel gennaio 1933 una sommossa anarchica a Casa Viejas viene repressa con bombardamenti e fucilazioni indiscriminate (applicando la vecchia Ley de fugas) dagli Asaltos. La ferocia della repressione disorientò molti repubblicani, e fu strumentalizzata dalle destre. Nell'aprile dello stesso anno le elezioni comunali suppletive vedono un grave arretramento del governo, e nell'estate Azaña deve dimettersi. In ottobre Alcalá Zamora scioglie le Cortes, che vengono rielette il 19 novembre: successo delle destre. Il mese successivo il governo viene formato da Lerroux, che era passato da tempo all'opposizione. Inizia il "biennio nero". Nell'ottobre 1934 lo stesso Lerroux formerà un nuovo governo con la partecipazione della destra clericofascista.

Nel corso dello stesso 1934 la delusione per l'inconsistenza dei socialisti che hanno sostenuto i primi governi repubblicani aumenta e porta a una forte radicalizzazione che si manifesta anche sotto forma di astensionismo. Nascono intanto le Alianzas obreras, che sono al tempo stesso un'organo di fronte unico e in certi casi un embrione di soviet (ma i comunisti inizialmente non partecipano e continuano a parlare di potere ai soviet che non ci sono...). Il 5 ottobre (un giorno dopo la formazione del governo delle destre) un movimento insurrezionale che avrebbe dovuto interessare tutto il paese esplode nelle Asturie, dove viene represso nel sangue dalla legione straniera e dai mercenari marocchini in meno di due settimane. Lo sciopero generale riesce bene a Barcellona, meno in altre zone, e viene stroncato dall'esercito. Ci sono migliaia di arresti in tutto il paese, mentre una parte degli esponenti della sinistra si rifugia in Francia. Intanto il contesto internazionale si fa sempre più oscuro, perché la nomina di Hitler come cancelliere nel gennaio 1933 è stata seguita da un moltiplicarsi di successi delle destre estreme, con la messa fuori legge del potente partito socialista austriaco, e i movimenti eversivi delle destre estreme in Francia. La spinta verso il fronte unico per fronteggiare il pericolo fascista si rafforza in tutta l'Europa, e si intreccia con il tardivo ripensamento di Stalin, che comincia a capire la dinamica della Germania nazista, e punta a un intesa con Francia e Inghilterra, a cui può venire finalizzata la riscoperta dell'antifascismo.

Nel maggio 1935 entra al governo come ministro della guerra il leader della destra reazionaria Gil Robles, e subito dopo Francisco Franco è nominato Capo di Stato Maggiore. In dicembre tuttavia Lerroux e altri ministri sono travolti da uno scandalo finanziario (tangenti sull'autorizzazione di un nuovo gioco d'azzardo, lo straperlo) e sono costretti a dimettersi. Si forma un governo centrista presideduto da Chapaprieta, dopo la ventiseiesima crisi governativa della repubblica. Alcalá Zamora dopo vari tentativi falliti scioglie le Cortes il 4 gennaio 1936. Le elezioni sono fissate per il 16 febbraio.

Questa volta le sinistre, tutte, compreso il PCE (che dal 1932 ha come segretario José Diaz e che dopo molte oscillazioni settarie ha seguito la svolta dell'IC diventando "più repubblicano di Azaña), formano una coalizione di Fronte Popolare allargata al POUM da un lato, e ai partiti della sinistra borghese che hanno governato nel primo biennio repubblicano dall'altra. Gli stessi anarchici pur non entrando nel Fronte rinunciano al tradizionale astensionismo, poiché il programma della coalizione, estremamente moderato sul terreno sociale, prevede l'amnistia per i tanti detenuti politici in carcere dall'ottobre 1934. Sarà il segreto del trionfo elettorale.

L'entrata del POUM in un blocco interclassista determina la rottura definitiva tra Trotskij e Nin, già avviata al momento della fusione dell'Opposizione di sinistra spagnola di Nin col Blocco operaio e contadino del buchariniano Maurín nel settembre 1935. Ma il POUM, nonostante tutto, sarà dapprima bollato e poi perseguitato come trotskista dagli stalinisti.

 

La vittoria del Fronte popolare

Il FP ottiene una forte maggioranza sia come voti, sia come eletti (278 deputati contro 134 delle destre e 55 dei centristi di Lerroux -che aveva perso però perfino il suo seggio- e Alcalá Zamora). Il presidente della repubblica è costretto a dare l'incarico ad Azaña, che formò un governo composto esclusivamente da esponenti del suo partito, dell'Unione repubblicana di Martínez Barrio e di alcuni partiti autonomisti catalani e galiziani, escludendo la sinistra operaia dei cui voti aveva peraltro bisogno (i socialisti avevano 99 deputati e i comunisti 17, mentre la sinistra repubblicana di Azaña ne aveva 87 e Martínez Barrio solo 39).

Fin dal primo scrutinio il generale Francisco Franco aveva chiesto al primo ministro uscente Portela Valladares (il cui partito aveva avuto solo 16 deputati) di proclamare lo stato d'assedio per impedire al FP di insediarsi al potere. Pressioni in tal senso venivano anche dalla Falange di José Antonio Primo de Rivera, il figlio del dittatore degli anni Venti, che non era riuscito ad essere eletto e moltiplicava aggressioni e provocazioni (ad esempio incendi di chiese che attribuiva poi agli anarchici).

Si infittiscono gli incontri tra esponenti politici di destra e i generali Franco, Goded, Fanjul, Varela, Mola, che decidono tuttavia di prendere tempo. D'altra parte un capitano coinvolto nella cospirazione che tenta un'azione prematura ad Alicante viene ucciso dai suoi subalterni. Franco viene mandato a comandare la guarnigione delle Canarie e Goded nelle Baleari, ma sarà Mola, in collegamento con Sanjurjo, che si reca a Berlino per ottenere aiuti, a tessere le fila del complotto.

La folla assalta intanto le carceri liberando i detenuti prima di qualsiasi decisione governativa, e la riforma agraria, che era stata bloccata da un decreto del marzo 1935 che imponeva la restituzione dei pochi latifondi espropriati, riparte dal basso con un'ondata di occupazioni di terre. Il governo esita, e a Yeste, vicino ad Albacete, un intervento della Guardia Civil provoca 18 morti tra i braccianti. Tutti sono scontenti, i proprietari terrieri e i capitalisti che vedono in Azaña il "Kerenski spagnolo che aprirà le porte al comunismo", ma anche i contadini e gli operai che vorrebbero vedere qualche risultato della vittoria.

In maggio intanto il Fronte Popolare vince anche in Francia. Ad esso partecipano le principali forze borghesi, che sono state costrette ad allearsi con le sinistre per il loro indebolimento dovuto a una serie di gravi scandali, ma la base popolare che ha assicurato il successo della coalizione scavalca i dirigenti con un'ondata di occupazioni di fabbriche che sarà difficile far rientrare (una serie di concessioni successive vengono respinte dagli operai, fino a quando non otterranno ben più di quanto chiedevano a loro nome i dirigenti sindacali: le 40 ore settimanali, le ferie pagate, forti aumenti salariali, la riassunzione dei licenziati). Il PCF appoggia lo sciopero generale spontaneo per poterlo chiudere, ma dovrà fare i conti con una forte contestazione dal basso.

Anche se i dirigenti socialisti e comunisti si prodigano per fermare le lotte, come Léon Blum rivendicherà apertamente davanti a un tribunale di Vichy, la destra spagnola vede solo il pericolo di una rivoluzione socialista in Francia e in Spagna, e si decide a usare la violenza finché è in tempo. Le pur modeste concessioni di Azaña, che sanciscono quanto già si sta mettendo in pratica dal basso sul terreno della riforma agraria, dell'amnistia e delle riassunzioni dei licenziati per rappresaglia, appaiono la realizzazione di una dittatura proletaria in Spagna.

La composizione esclusivamente borghese del governo non tranquillizzava d'altra parte la destra anche perché sull'onda dello spostamento a sinistra (e per la necessità di avere l'appoggio parlamentare degli autonomisti per controbilanciare le sinistre) Azaña aveva riconosciuto le Autonomie catalana e basca.

In questa situazione incerta e pericolosa si delinea inoltre una netta radicalizzazione di una parte del partito socialista, e soprattutto di Largo Caballero, che i comunisti corteggiano definendolo il "Lenin spagnolo". In parte è frutto di alcune letture marxiste fatte in carcere durante il "biennio nero", in parte di una sensibilità allo stato d'animo delle masse e in particolare dei giovani che entrano in gran numero nel più forte partito della sinistra. La mancata fusione tra il partito socialista e i militanti più maturi e formati provenienti dall'Opposizione di Sinistra internazionale come Andreu Nin faciliterà una deriva massimalista ed estremista parolaia della corrente di Largo Caballero, che preannuncerà ad ogni comizio la dittatura del proletariato, pur continuando a impelagarsi in uno sterile gioco interno al Fronte popolare.

Il 10 maggio intanto Azaña lascia a Casares Quiroga la carica di primo ministro (con una formazione quasi identica) e viene eletto presidente della repubblica con 238 voti contro 5 (le destre non presentano candidati e si astengono).

 

La sollevazione militare di Mola e Franco

Ai primi di giugno il generale Mola prende le decisioni definitive per il golpe. Il comandante dei carabineros Queipo de Llano avrebbe diretto le operazioni a Siviglia, Saliquet a Valladolid, Mola a Burgos e Pamplona (dove era stato nominato da Azaña), Villegas a Madrid, Carrasco a Barcellona. Franco e Goded sarebbero tornati in aereo per assumere il comando rispettivamente dell'armata d'Africa e della guarnigione di Valenza. Gli ufficiali più giovani sarebbero stati ricompensati con immediate promozioni o con cariche civili con stipendio equivalente.

Il 12 luglio un tenente degli asaltos, José Castillo, viene assassinato presumibilmente da falangisti. Per reazione altri ufficiali dello stesso corpo decidono di colpire il presunto ispiratore, il deputato della destra monarchica Calvo Sotelo, che viene prelevato nella sua abitazione e ucciso con due colpi alla nuca. Il governo reagisce ordinando l'arresto degli ufficiali coinvolti nella vendetta, ma ormai è stato fornito il pretesto per la sollevazione già preparata. È d'altra parte più facile l'accordo con i carlisti, che avevano esitato inizialmente a unirsi al complotto perché volevano assicurazioni maggiori sulla caratterizzazione monarchica del pronunciamiento. Il 17 luglio la rivolta viene anticipata di qualche ora a Melilla, nel Marocco, perché un'indiscrezione ha innescato una perquisizione da parte del generale lealista Romerales, che rimane però isolato e viene subito ucciso con gli altri ufficiali repubblicani. Subito dopo in tutto il Marocco la sollevazione divampa, mentre un aereo britannico noleggiato dai monarchici va a prelevare Franco nelle Canarie. Le notizie fanno scendere in piazza dovunque i lavoratori che chiedono armi, che vengono negate. Casares Quiroga annunzia anzi che qualsiasi consegna di armi senza suo ordine sarebbe stata punita con la fucilazione. Mentre il governo scopre per telefono l'ampiezza della congiura (in ogni comando rispondono con insulti e grida di Arriba España!), Radio Madrid annunzia che "nessuno sul territorio metropolitano spagnolo ha preso parte a questo assurdo complotto". Invece quasi tutta l'Andalusia è caduta nelle mani di Queipo de Llano nel corso del giorno 18 (ma la radio continua a mentire tranquillizzando i militanti che reclamano armi).

Nella flotta intanto i subalterni disarmano e destituiscono gli ufficiali che propongono di unirsi alla rivolta. La Guardia Civil (tranne che a Barcellona e in poche altre località) passa con il grosso dell'esercito contro la repubblica. Ma i pochi ufficiali fedeli al governo disubbidiscono agli ordini di Casares Quiroga e distribuiscono armi al popolo.A Madrid e Barcellona gli insorti vengono battuti, spesso perché anarchici e socialisti suppliscono alla carenza di armi e di munizioni con la forza di convinzione, facendo appello ai subalterni trascinati nella sollevazione, e dividendo così le forze fasciste. Va notato che lo stesso presidente della Generalitat catalana, Companys, aveva rifiutato di distribuire armi ai lavoratori. Ma quando gli anarchici vinsero, li ricevette solennemente riconoscendo i loro meriti sempre misconosciuti, con un abile discorso in cui offriva loro il potere, ma in termini tali che essi rifiutarono, lasciandolo alla testa della Catalogna.

L'ingenuità dei capi anarcosindacalisti e socialisti si manifestò in molti altri casi, tra cui quello tragico di Oviedo, dove il colonnello Aranda giurò fedeltà alla repubblica e convinse i capi socialisti a spostare 4.000 minatori verso Madrid, per poi aderire alla sollevazione (ma il giorno dopo era nuovamente assediato da minatori e contadini di altre località delle Asturie). Nel corso della poderosa risposta popolare alla rivolta, nelle grandi città e ancor più nei piccoli centri, le notizie delle atrocità dei nazionalisti e della complicità della Chiesa (che avallava le fucilazioni a patto che si offrisse alle vittime la possibilità di confessarsi...) provocò un'ondata di incendi e saccheggi di chiese e conventi. Nulla di paragonabile alla sistematica distruzione della sinistra e allo sterminio degli stessi intellettuali indipendenti (emblematico il caso di Federico García Lorca) effettuato nei primi giorni del sollevamento dall'esercito e dai falangisti, e le cui vittime furono diverse centinaia di migliaia.

Tuttavia molti dei capi della rivolta, tra cui Goded a Barcellona, finirono nella mani della contrinsurrezione popolare, mentre Sanjurjo morì il 20 luglio in un incidente aereo provocato dalla sua vanità (aveva caricato sul piccolo aereo valigie troppo pesanti con tutte le alte uniformi che avrebbe indossato come capo della nuova Spagna). Così del quadrumvirato che avrebbe dovuto reggere il nuovo regime rimasero solo Franco e Mola, quest'ultimo però bloccato in una difficile posizione nel nord della Spagna. Queipo de Llano resterà confinato in un ruolo marginale e propagandistico a Siviglia.

La debolezza del governo costringe Azaña a sostituire Casares Quiroga con Giral, che forma tuttavia un governo quasi identico al precedente che non corrisponde minimamente al clima della Spagna repubblicana. Si forma così un vero e proprio dualismo di potere, con Comitati rivoluzionari e Comuni che assumono di fatto la direzione di ogni centro, mentre gli operai occupano le fabbriche e i contadini le terre abbandonate dai proprietari fuggiti all'estero o rifugiatisi presso Franco.

 

Il contesto internazionale e il ruolo dell'URSS

Il 4 agosto una dichiarazione anglo-francese proclama il non intervento, a cui aderiscono poi ipocritamente Germania e Italia, che hanno rifornito fin dall'inizio i ribelli, e che stanno inviando aerei e truppe, e il 23 agosto anche l'Unione Sovietica. Questa si deciderà poi alla fine di ottobre a inviare armi, in quantità sufficiente per resistere ma non per vincere, dopo essersi fatta consegnare la quasi totalità delle ingenti risorse auree della Spagna (oltre 510 tonnellate di oro), che tratterrà a fine guerra, e che avevano un valore di gran lunga superiore agli aiuti presentati come "gratuiti". Il segreto sulla consegna dell'oro verrà mantenuto gelosamente per tutta la guerra, smentendo ogni voce in proposito. Il decreto per "mettere in salvo l'oro" era stato fatto il 13 settembre, quando Madrid non era in pericolo, e fu messo in atto dal socialista di destra Negrín, che sarà su tutti i piani un prezioso complice dell'URSS (avallando perfino la versione dell'evasione di Nin). Mantenendo il segreto si consentì all'URSS di avere il monopolio delle forniture (mentre i diplomatici in Messico avevano fatto contratti per acquistare aerei statunitensi, per cui mancò il denaro), e ai comunisti di presentare come "aiuto disinteressato" quello che era un ottimo affare economico oltre che una corda al collo del governo repubblicano.

Il comportamento dell'URSS fu così ambiguo sul piano politico, e per la partecipazione di molti consiglieri all'organizzazione degli assassinii di antistalinisti, che la quasi totalità dei sovietici inviati in Spagna furono uccisi al loro ritorno in patria, mentre negli anni Cinquanta gran parte dei militanti comunisti sterminati in Ungheria e in Cecoslovacchia nel quadro e ai margini dei processi Slansky e Rejk avevano fatto parte delle brigate internazionali (fu coinvolto anche, senza conseguenze maggiori dell'allontanamento dal CC anche l'italiano Giuliano Pajetta).

La responsabilità maggiore dell'URSS e dell'internazionale stalinizzata fu in primo luogo proprio la politica di "non intervento", proposta e attuata zelantemente dal governo di FP francese di cui i comunisti erano parte essenziale. Sotto la guida di Togliatti poi venne impostata la lotta contro i presunti trotskisti del POUM, la divisione del movimento anarchico offrendo posti di governo ai suoi capi inconsistenti e opportunisti e combattendo come complici dei fascisti le tendenze più conseguentemente classiste. In cambio del "prezioso e disinteressato aiuto sovietico" fu imposto il silenzio alle altre componenti del FP sull'operato dell'NKVD e dei suoi complici sul territorio repubblicano.

Il partito comunista assunse in prima persona il compito di liquidare le milizie in nome della disciplina (che stavano dandosi perfino quelle anarchiche e che caratterizzò fin dall'inizio quelle del POUM), ricostruendo un esercito regolare in cui i gradi più alti vennero dati a ufficiali di mestiere che alla fine avrebbero tradito: caso esemplare quello di Casado, che tentò in extremis di accordarsi con Franco. Anche prima della loro dissoluzione alle milizie non arrivarono armi, che venivano invece assegnate dagli uomini di Mosca solo alle unità controllate dal PCE o alle Brigate internazionali.

I ministri comunisti come Uribe all'agricoltura, e i consiglieri sovietici che assistevano Negrín furono i paladini dell'arretramento del FP sul terreno sociale, con una legge di riforma agraria che assegnava un grande peso ai fittavoli borghesi, e con una lotta dura contro le comuni anarchiche di Aragona e Catalogna.

Il colpo di grazia alla rivoluzione lo poi il colpo di mano del 3 maggio 1937 a Barcellona, e il processo staliniano tentato contro il POUM. Per farlo i ministri comunisti ispirati da Togliatti mettono in crisi il governo di Largo Caballero (in carica dal settembre 1936 ma che rifiuta di sciogliere il POUM) sostituendolo con il suo ministro delle Finanze Juan Negrín, anticomunista ma per molte ragioni disponibile a una collaborazione con i comunisti, che gli lasciano via libera in politica, e che egli ricambia chiudendo gli occhi sulle loro vendette contro gli oppositori di sinistra. I "tredici punti di Negrín", assolutamente conservatori, furono scritti d'altra parte con la consulenza diretta di Togliatti.

A partire dalla tragedia catalana (e spagnola) del maggio 1937, una profonda demoralizzazione impedisce ogni attività di guerriglia nelle retrovie del nemico, e spezza l'entusiasmo dello stesso esercito repubblicano, in cui viene reintrodotto il vecchio codice militare reazionario. Eppure appena due mesi prima l'entusiasmo delle Brigate internazionali e il contesto politico diverso avevano permesso di sconfiggere duramente l'esercito italiano a Guadalajara. Da allora i nazionalisti collezioneranno successi nel nord e nella stessa Catalogna. La "normalizzazione" autoritaria culminerà nell'arresto di tutto il gruppo dirigente del POUM il 16 giugno 1937, e segna l'inizio della fine. Le conseguenze si vedranno fino in fondo nel gennaio 1939, quando Barcellona cadrà in mano franchista quasi senza combattere, in un'atmosfera di disperazione e di sfiducia che contrastava nettamente con l'entusiasmo con cui il 19 luglio 1936 aveva piegato le preponderanti forze dei ribelli.

Il comportamento dell'URSS e di chi ne seguiva ciecamente le direttive ha molte spiegazioni. In primo luogo, soprattutto nel corso del primo anno, pesava la necessità di raggiungere un accordo antitedesco con le borghesie di Francia e Gran Bretagna, a cui si garantiva il "senso di responsabilità" dell'URSS e del Comintern, cioè un forte impegno per arginare la dinamica rivoluzionaria in Spagna e in Francia. Al tempo stesso l'uso propagandistico degli aiuti serviva sul piano internazionale ma anche all'interno dell'URSS (dove milioni di lavoratori sottoscrissero per pagare le armi da dare alla repubblica, già strapagate con l'oro della Banca di Spagna) per far dimenticare o giustificare lo sterminio dei dirigenti dell'Ottobre 1917 nel corso dei processi di Mosca. Nell'ultima fase tuttavia la progressiva rarefazione degli aiuti e il ritiro delle Brigate internazionali è stato interpretato a posteriori con l'inizio delle trattative segrete con la Germania che culminarono nell'agosto 1939 nel Patto Ribbentrop-Molotov, ma che erano all'ordine del giorno dal settembre 1938, quando apparve che tutte le concessioni sovietiche non avevano indotto Francia e Inghilterra ad assumere una posizione ferma nei confronti di Hitler, a cui diedero via libera verso est nella Conferenza di Monaco.

Inutile dire che se le "democrazie occidentali" avevano gravi colpe, la soluzione di concedere a Hitler tempo, materie prime preziose, e la sicurezza per quasi due anni sul fronte orientale, fu un rimedio peggiore del male. L'accordo facilitò l'inizio della seconda guerra mondiale e la sconfitta prima della Polonia, poi della Francia. Il silenzio dell'URSS e dei partiti comunisti sui crimini nazisti, il cinismo della spartizione dell'Europa orientale concordata con Hitler nei "protocolli segreti" annessi al patto, la deportazione e lo sterminio di centinaia di polacchi e di baltici, nonché la consegna alla Germania di migliaia di antifascisti tedeschi e austriaci nel 1940, confermano che l'URSS non si preparava alla guerra antifascista, e rendono indifendibile quella scelta, a cui, per giunta, fu sacrificata anche la repubblica spagnola, dopo aver liquidato la rivoluzione.

Un'ultima considerazione, di non minore importanza, è quella fatta allora da Trotskij e ripresa dopo la guerra dai sopravvissuti del POUM: Stalin temeva un successo di una rivoluzione libertaria e non manipolabile, che avrebbe potuto rappresentare un punto di riferimento alternativo e credibile nel movimento operaio europeo. Il mancato bilancio di quella catastrofe faciliterà poi la riproposizione della stessa tattica dei "due tempi" alla resistenza italiana, francese, greca, ecc. (con l'unica eccezione della Jugoslavia, che non considerò invalicabili gli accordi detti "di Yalta" e dimostrò che era possibile vincere). Il comportamento verso le rivoluzioni jugoslava e cinese, dapprima osteggiate e con cui Stalin e i suoi successori arrivarono a scontrarsi, fornisce un'ulteriore conferma a questa ipotesi, e non consente nessuna giustificazione in nome di una Realpolitik di cui la storia ha dimostrato tutta l'insensatezza.

(a. m.)

Uno degli scritti più organici di Trotskij sulla Spagna, tradotto da Livio Maitan e pubblicato nel volume: Lev Trotskij, I problemi della rivoluzione cinese ed altri scritti su questioni internazionali 1924-1940, Einaudi, Torino, 1970 è scaricabile dal sito di marxismo.net: http://www.marxismo.net/index.php/teoria-e-prassi/classici-del-marxismo/144-la-lezione-della-spagna-l-ultimo-avvertimento-2

 



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