Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Israele: un errore?

E-mail Stampa PDF

Israele: è stato un “errore”?

 

Scandalosi la maggior parte dei commenti all’aggressione israeliana alla flottiglia pacifista, su tutti o quasi i mass media, perfino su Rai3 e su Rainews24, ormai ridotta al lumicino. Un “errore” di Israele, ripetono commentatori considerati “autorevoli”. Potrebbe essere stato anche un errore, forse, nel senso di non aver pensato che potesse essere la goccia che fa traboccare il vaso (ma lo è?). Qualcuno insinua che questa vicenda confermerebbe che le teste di cuoio israeliane non sono più quelle di una volta…. Ma in questo modo, anche senza arrivare allo scandaloso “Hanno fatto bene a sparare!” del “Giornale”, o al commiserante “Israele sotto assedio” de “il Tempo”, si finisce per avvalorare l’idea che si sia trattato solo di un gesto maldestro di un settore militare, o dello stesso Netanyahu. Di una novità, insomma.

Si deduce quindi che se non uccidevano qualche pacifista (anzi “attivista propalestinese”, come ripetono i TG) tutto andava bene. Gli israeliani potevano continuare indisturbati a uccidere con la fame, con l’assedio, o magari anche con le cannonate sulle imbarcazioni dei pescatori: i morti sarebbero stati solo palestinesi, anzi “militanti di Hamas” (come gli amici dei terroristi di Israele definiscono ogni abitante della striscia di Gaza, con una concezione della responsabilità collettiva che ricorda quella dei nazisti, che consideravano “banditen” da uccidere anche le vecchie contadine e i bambini), che quindi non fanno notizia come i morti europei…

Il “principio” della rappresaglia

A proposito di nazisti: ce li fa venire in mente Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri in quota Alleanza nazionale, che ha detto subito (precedendo il viscido cerchiobottista Frattini): "Non ho ancora elementi sufficienti per capire cosa sia successo ma la questione era nota da giorni. Questa vicenda si può classificare come una voluta provocazione: aveva un fine preciso, politico". Così ha commentato l'assalto di Israele alle navi dirette a Gaza. "Possiamo discutere sulla reazione israeliana - osserva - ma pensare che tutto avvenisse senza una reazione di una qualche natura era una dilettantesca interpretazione di chi ha provocato questa vicenda. Credo che in operazioni di guerra così delicate queste azioni spettacolari servano solo a peggiorare la situazione e a rendere ancora più impraticabile la strada del dialogo". "Mi pare - prosegue Mantica - che sia in atto una voluta provocazione per vedere fino a che punto Israele reagisce. Poi, sul merito della reazione israeliana, non do giudizi perchè ancora non conosco bene i fatti ma sperare che Israele non reagisse era un'illusione. Il principio della rappresaglia israeliana - conclude - è un principio conosciuto nel mondo"

I fascisti come Mantica, Larussa e Fini, che hanno sempre difeso le “rappresaglie” naziste (ad esempio alle Fosse Ardeatine, su persone in carcere da tempo e quindi sicuramente estranee all’attentato, o scelte per la loro appartenenza religiosa o etnica), e ne hanno scaricato la responsabilità su chi ai nazifascisti si opponeva, oggi sono ovviamente solidali con Israele, che quei metodi ha ripreso, facendo suo il “principio della rappresaglia”.

Inutile dire che se non ci fossero stati coloro che hanno osato colpire i nazisti nel 1944 nella Roma “città aperta”, e tutti quelli che , in molti paesi e in ogni tempo, hanno saputo opporsi agli oppressori, anche quando questi avevano una forza soverchiante, il mondo sarebbe di gran lunga peggiore.

Le uniche battaglie sicuramente perse sono quelle che non sono state cominciate. Guai a chi irride poi a “sconfitti” come i trecento delle Termopili, più vivi di chi li schiacciò sotto il peso di migliaia di giavellotti.

Israele “fascista”?

Israele non è però uno Stato “fascista” o “nazista”, come ripetono in tanti: è uno Stato democratico, la cui sorte è stata intrecciata fin dalla sua nascita alle peggiori manifestazioni dell’imperialismo; non è fascista perché al suo interno a un’esigua minoranza è concesso di aprire bocca, e magari di scrivere su “Haaretz”, ma è uno Stato che ha adottato le leggi oppressive del colonialismo britannico, prima e poi ha fatto suoi i metodi e le tecniche dei nazisti, con il consenso di una parte notevole della popolazione, fanatizzata e terrorizzata da un’incessante campagna sulla “sicurezza”. Chi si scandalizza se dico questo, evidentemente ha una concezione ottimistica dello Stato “democratico”. Era democratica la Francia che sterminava algerini inermi nel 1945, era democratica l’Italia prefascista che massacrava i libici, era democratica la Gran Bretagna che assassinava i kenioti, o gli Stati Uniti che organizzavano colpi di Stato in tutto il mondo, e che bombardavano Tripoli…

Israele è quindi formalmente democratico, ma è uno “Stato canaglia”, in primo luogo nei confronti dei superstiti abitanti del territorio che ha conquistato, e di chiunque li appoggi. È tale non solo quando è guidato da un fanatico come Netanyahu, che ha per giunta come ministro degli esteri Avigdor Lieberman, aperto fautore dell’espulsione totale dei palestinesi (a volte di lontana origine ebraica) dalla terra in cui sono nati, per far posto magari a cittadini russi che con l’ebraismo non avevano e non hanno niente in comune. (su questo aspetto rinvio al mio Ebrei e palestinesi nella storia: miti e realtà, il più letto dei miei testi sul sito, dopo essere stato più volte ristampato). Infatti i crimini dei sionisti sono cominciati già prima della proclamazione dello Stato di Israele, e sono proseguiti nel 1956, nel 1967, e fino ai giorni nostri, sotto governi di ogni colore: il laburista Isaac Rabin, poi “santificato” perché caduto vittima di un fanatico sionista, era lo stesso che aveva ordinato di spezzare le ossa ai bambini palestinesi che lanciavano pietre nel corso della prima Intifada...

La collaborazione con il Sudafrica razzista dell’Apartheid, “scoperta” in questi giorni dal “Guardian” e ripresa senza troppo rilievo da qualche giornale italiano, era nota e si era palesata già nel 1948, quando la flotta aerea dei sionisti arrivò dal Sudafrica razzista, guidata da piloti ebrei e non ebrei, assicurando al presunto “David” una schiacciante superiorità militare sui male armati e pessimamente diretti eserciti di paesi arabi, allora tutti sotto tutela imperialista.

Nel 1975 tra Israele e Sudafrica si era avviata anche una collaborazione atomica. Ne avevo scritto io stesso nel 1987, in un saggio ora sta sul sito (Israele e Sudafrica in I grandi nodi del Novecento/Il medioriente lacerato). Ma chi osa dire che Israele è razzista, viene bollato come antisemita, anche da gran parte della sinistra…

 

Che fare?

Il problema è ovviamente che fare, in una situazione di così evidente sproporzione delle forze. La pressione esercitata su chi critica Israele è tremenda, e presenta come “antisemita” ogni critica politica anche se formulata da ebrei contrari all’occupazione dei territori e all’ignobile assedio di Gaza, che è un crimine che usa il pretesto del lancio di ridicoli e imprecisi “missili” (poco più che petardi), anche quando sono apertamente condannati dal governo di Gaza.

Militanti israeliani antisionisti come Michel Warshawski ci chiedono di impegnarci maggiormente in quel boicottaggio che ha contribuito a suo tempo alla sconfitta del governo razzista sudafricano (rinviamo a quanto ha detto di recente, sul sito: Warshawski su Israele). Anche altri israeliani meno radicali di lui hanno finito intanto per convincersi di questa necessità. Ad esempio Gideon Levy, un giornalista che scrive su Haaretz, ha sostenuto (sul numero 847 di “Internazionale” del 21 maggio 2010) che bisogna “Boicottare chi boicotta”. Cioè boicottare Israele che porta avanti un boicottaggio dei palestinesi, “con l’assedio di Gaza e l’ostracismo verso Hamas” (un’organizzazione che ha vinto regolarissime elezioni sotto controllo internazionale), ma anche con “tutta una serie di boicottaggi: culturali, accademici, umanitari ed economici”. Levy alludeva già ai preparativi per bloccare la flottiglia che portava aiuti umanitari a Gaza, che sarebbe restato un crimine anche se non ci fossero stati morti.

Bisogna martellare su questo, spiegare che gli israeliani anche quando non uccidono con le armi (assai raramente…) lo fanno comunque con l’assedio, con i blocchi che impediscono a malati gravi di uscire per curarsi dalla Striscia, dove non ci sono farmaci e attrezzature.

Che diritto ha Israele di fermare in acque internazionali una nave, ci siano o no vittime? Solo quello che le deriva dal suo strapotere militare e dalla complicità dei governi europei, a partire da quello italiano, ci fosse pure D’Alema, invece di Frattini, alla Farnesina. D’altra parte Israele ha abbattuto in spazi internazionali aerei civili, ha colpito installazioni in vari paesi e sta minacciando costantemente, con enormi complicità, l’Iran, che non ha certo 200 atomiche come Israele, e ha infinitamente meno colpe di Israele. L’aviazione dello Stato sionista, ad esempio, ha bombardato Tunisi uccidendo un gran numero di civili (con il plauso totale della Bonino e di Pannella, ricordo en passant…). E la pratica degli assassinii mirati (che colpiscono spesso anche civili innocenti) è consolidata da decenni.

È disperante lo sforzo di tentare un’informazione corretta in un paese in cui tutti i mass media ripropongono una versione falsa e mistificante, che presenta come “terroristi” proprio quelli che si oppongono al terrorismo di Stato. Nelle redazioni ci sono veri “fabbricanti di terrore”…

A questo proposito ricordo che ai margini di un altro articolo, in cui denunciavo l’atteggiamento fazioso di gran parte della stampa italiana, proponevo di ristampare un libro-inchiesta sugli articoli sul terrorismo dei dieci maggiori quotidiani italiani curato per la Fondazione Internazionale Lelio Basso da Laura Guazzone (Fabbricanti di terrore, Sapere 2000, Roma, 1986), realizzato con la collaborazione, tra gli altri, mia e di Giuliana Sgrena. Il libro esaminava tutto quanto era stato scritto in un mese cruciale (tra il settembre e l’ottobre 1985, con le bombe a via Veneto, gli attacchi israeliani a Tunisi, il dirottamento dell’Achille Lauro, ecc.) e scopriva su giornali ben diversi (“la Repubblica, “Avanti!” e “il popolo”, ad esempio) articoli praticamente identici e basati su “veline” depistanti, che attribuivano ai palestinesi attentati di ogni genere, (ad esempio di armeni contro la Turchia, ecc.), avvenuti in varie epoche. Il colmo è che venivano inseriti nella lista e attribuiti agli “arabi” anche quelli del Mossad contro i palestinesi fatti in Italia. Rilancio ora la proposta.

Intanto, sul mio sito, si veda, cercando tra i Grandi nodi del Novecento/Il medio oriente lacerato, l’ampio saggio Israele e il sionismo, che in origine era l’introduzione al libro Israele sull’orlo dell’abisso, di Cinzia Nachira e mio, che ha un intero capitolo sul terrorismo (palestinese e israeliano).

 

Ho voluto scrivere a caldo queste poche righe, soprattutto per segnalare la documentazione già disponibile sul sito. Per l’informazione più contingente, rimando al sito Il megafonoquotidiano, ma anche a il manifesto, che oggi ad esempio ha un’informazione ampia e corretta (a parte le solite illusioni su Obama).

Penso che invece di sorprendersi e scandalizzarsi per ogni nuovo crimine, magari attribuendolo a una particolare “cattiveria” del governo di turno, sia più importante denunciare la continuità di uno “Stato canaglia” che può continuare indisturbato a calpestare ogni legge, perché fin dalla sua nascita ha goduto di una complicità totale di tutti gli Stati imperialisti, dagli Stati Uniti all’Italia. Per quanto riguarda l’Europa, pesano anche delle sinistre così organicamente legate al proprio imperialismo, che al massimo aspettano qualche miracolo da un Obama presunto filopalestinese. Un deus ex machina immaginario, circondato da consiglieri legati a filo triplo al sionismo, dalla Hillary Clinton al capo di gabinetto Rahm Emmanuel, che ha per giunta la cittadinanza israeliana! Questa attesa di un miracoloso intervento degli Stati Uniti “per la pace” è forse l’aspetto più sconcertante e pericoloso della disinformazione, che prepara la passività e la complicità. (a.m. 1 giugno 2010)