Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Sondaggi sospetti

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In attesa della sospensione dei sondaggi, o meglio della loro pubblicazione, c’è stato un fuoco d’artificio finale di annunci di una prevalenza dei NO ben più netta e univoca di quanto apparisse da tutti i sondaggi precedenti. Alcuni personaggi come D’Alema o Brunetta, già conosciuti per intempestivi annunci trionfalistici poi risultati infondati, si sono affrettati a cantar vittoria. Ho sempre dubitato della serietà e soprattutto della scientificità dei sondaggi, e ho quindi avuto subito qualche sospetto che lo scopo di questi annunci fosse quello di esercitare una pressione sui veri indecisi (in genere legati al PD ma disgustati dalle bravate e dalle forzature di Renzi). Il sospetto era accresciuto dal fatto che questi nuovi dati (non facilmente spiegabili, dato il brutale prevalere dell’informazione dopata a favore del SI), erano quasi unanimemente associati a scenari economici catastrofici innescati da una possibile vittoria del fronte del NO, rappresentato come una “accozzaglia” di residuati di vecchie caste tenute insieme solo dalla frustrazione per la perdita del potere. Comunque non sono il solo a dubitare: “La Stampa” oggi dedica quattro pagine a spiegare le ragioni del fallimento dei sondaggi. Una di queste è la “riponderazione” (cioè la modifica dei risultati alla luce di altri sondaggi), e un’altra è il “cartello”, cioè l’accordo tra le maggiori ditte di consultazione dell’opinione pubblica per evitare che alcuni sondaggi appaiano “troppo anomali rispetto alla media”. Il che vuol dire che comunque vengono “accomodati”.

Insomma a me sembra che ci sia da preoccuparsi, invece di proclamare anticipatamente una vittoria ancora non sicura. Inutile consolarsi con l’esiguità delle folle radunate per ascoltare Renzi o col fatto che spesso erano precettate: l’esempio di presidi che invitano il premier nella scuola, o padroni (pardon, oggi si deve dire “datori di lavoro”) che hanno portato i “loro” operai. Tra l’altro, anche la maggior parte delle pur numerose iniziative dei comitati per il NO non hanno raccolto folle oceaniche, e spesso non sono servite neppure a orientare forze organizzate (ormai pressoché scomparse) perché intervenissero attivamente nei luoghi di lavoro e di studio, per un rilancio dell’opposizione sociale a un governo che non ha fatto solo la cosiddetta riforma della costituzione, ma ha sferrato duri attacchi ai lavoratori col Jobs Act e a studenti e docenti con la “buona scuola”, e ha continuato a demolire la sanità pubblica.

Così l’orientamento di milioni di cittadini sarà garantito prevalentemente dall’informazione televisiva truccata e sbilanciata, compresa quella dei programmi di intrattenimento di Fazio, l’unica che li ha raggiunti e che è penetrata sotto la scorza di apatia e indifferenza per una politica considerata da respingere in blocco e per sempre.

Tra i motivi di preoccupazione per qualche brutta sorpresa nel referendum c’è anche il voto degli italiani all’estero, che è sempre stato manipolato, sia perché il grosso degli aventi diritto sono ovviamente poco informati, e anzi in molti paesi (dagli Stati Uniti a diversi paesi latinoamericani, Venezuela incluso) tenuti legati alla “Patria lontana” da giornali e canali TV conservatori e a volte mafiosi. L’unica spiegazione del significato del referendum che hanno avuto quegli elettori è il testo della riforma (illeggibile per un essere umano “normale”) e la lettera di Renzi. Ma può pesare soprattutto l’assenza di controlli su chi ha davvero votato, o chi ha dato la sua busta elettorale a un faccendiere ammanigliato al consolato. Non dimentichiamo che nelle ultime politiche il voto degli italiani all’estero fu determinante per trasformare in vincitore il PD, che nello scrutinio italiano era risultato secondo dopo il M5S.

Ma il voto estero non è il solo motivo di incertezza: quello che potrebbe capovolgere i risultati emersi dai sondaggi, provocando quindi successivamente un’ondata di demoralizzazione tra le minoranze generose che hanno cercato di organizzare un’informazione corretta, è che alla maggioranza degli italiani poco attenti alle vicende politiche lo scontro può apparire proprio come lo presenta Renzi: il “nuovo” contro la “vecchia casta”. Passata la prima fase in cui sugli schermi sono apparsi alcuni bravi costituzionalisti, prestigiosi ma del tutto inesperti di comunicazione televisiva, la rappresentanza del NO è stata affidata carognescamente dalla RAI “normalizzata” a personaggi screditati e respingenti come appunto Brunetta o D’Alema, o irreparabilmente legati a un passato lontano come Ciriaco De Mita, mentre in ogni telegiornale è stato dato regolarmente spazio alle bravate di Salvini. Quel che peggio è che anche le migliori iniziative autorganizzate da qualche comitato locale per il NO, non sono sempre riuscite a staccarsi da una visione apologetica della Costituzione che non riusciva a spiegare perché era stato possibile cominciare a smantellarla nel corso degli anni senza reazioni significative. Più in generale, perché una Costituzione che oggi viene descritta come preziosa, non ha impedito con le sue belle formulazioni retoriche l’attacco durissimo sferrato alla classe operaia e a tutti i diritti dei lavoratori nell’ultimo trentennio neoliberista.

Capire i pericoli che corre la sacrosanta battaglia per fermare questa “riforma”, significa impegnarsi ancora di più in questi ultimi quindici giorni per fare chiarezza, senza sentirsi troppo rassicurati dai sondaggi che ci danno già per vincitori.

(a.m.)

 



Tags: Sondaggi  Referendum