Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Nicaragua | Vogliono buttare per strada Ernesto Cardenal…

Nicaragua | Vogliono buttare per strada Ernesto Cardenal…

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[Vogliono buttare per strada Ernesto Cardenal, questo ex ministro del primo (e rivoluzionario) governo sandinista, che vive modestamente guadagnandosi da vivere, a 92 anni d’età, vendendo le piccole sculture che realizza. Gli sequestreranno la sua unica proprietà, la casa, ufficialmente per un contenzioso di natura “civile”, ufficiosamente perché da decenni ha denunciato l’involuzione del regime ormai “danielista”, più che sandinista. Parla troppo, quest’uomo, è molesto, non s’è ancora deciso a morire. E allora, con un chiaro pretesto, ecco che gli impongono di “risarcire” dei danni subiti tale Nubia del Socorro Arcia Mayorga, validamente difesa in tribunale da José Ramón Rojas Méndez, un avvocato diabolicamente abile – sembrerebbe – visto che è lo stesso che è riuscito a far assolvere l’attuale presidente della Repubblica, Daniel Ortega, dall’accusa di aver stuprato la sua figliastra [1]. Il risarcimento consiste in una somma equivalente a 750.000 euro, una quantità di denaro enorme, addirittura stratosferica in Nicaragua.

Il sistema giudiziario nicaraguense non ha certo dato prova, negli ultimi tempi, di molta indipendenza nei confronti del potere politico. Per cui il primo commento di Cardenal («è una persecuzione politica») va preso sul serio, alla lettera. E infatti stanno cominciando ad arrivare le prime indignate reazioni. Qui di seguito riportiamo un intervento di Sergio Ramírez, comparso sul quotidiano spagnolo «El País» il 15 febbraio, seguito da un estratto dell’articolo in cui si ricostruisce il “delitto” risarcito a così caro prezzo e da un breve schizzo biografico di Ernesto Cardenal, personaggio ben noto alle generazioni della “solidarietà con il Centroamerica”, ma – temiamo – oggi alquanto dimenticato. (c.d.)]

a) I giudici di Caifa, di Sergio Ramírez *

Non appena ho appreso, questa domenica [12 febbraio], che a Ernesto Cardenal è stato notificato, mediante un avviso giudiziario, di dover pagare 800.000 dollari per via di un processo che gli hanno addossato tempo fa, attraverso la strada per andarlo a trovare. Siamo vecchi vicini.

Questa casa è l’unico bene che Ernesto possiede su questa terra, e mai ha desiderato altro. Quando i giudici la porranno all’asta, non sarà sufficiente per ripagare questo debito di rabbia e odio che gli hanno addossato. Né servirà a niente dir loro che attraverso questa porta sono passati Günter Grass, Graham Greene, García Márquez, Julio Cortázar, Harold Pinter.

È la casa dove ha vissuto per quasi 40 anni, dopo il trionfo della rivoluzione [sandinista], e che da tempo ormai avrebbe bisogno d’una mano di pittura. All’interno penombra, nella sala le solite sedie a sdraio di vimini, alle pareti le foto ingiallite dei ragazzi di Solentiname caduti in combattimento o assassinati nelle carceri di Somoza. E un po’ di sculture – cactus, aironi, pesci, armadilli – alle quali continua a lavorare nonostante i suoi 92 anni, e che sono la sua principale fonte di reddito.

Penetro nella sua conventuale stanza da letto. Un lettino da monaco, un’altra sdraio, una libreria. La finestra affaccia su un patio verdeggiante. Lo trovo seduto sul bordo del letto, mentre fa le sue meditazioni, la prima delle quali alle quattro del mattino. È rimasto fedele a quello in cui crede, e la povertà gli fa compagnia.

Quando i giudici di Caifa arriveranno con i loro periti per far l’inventario di quel che c’è in casa e confiscarlo, troveranno ben poco. I vecchi mobili di sempre e i suoi libri negli scaffali. Questi, sì, numerosi, ma che sicuramente non basteranno a soddisfare la voracità di coloro che vogliono spogliarlo di tutto per vendetta. Tirria [odio], diciamo in Nicaragua. L’odiano perché è così grande, perché parla apertamente, non tace mai.

Ho nominato i giudici di Caifa perché mi sono ricordato della sua poesia Getsemani:

«Es la hora en que brillan las luces de los burdeles / y las cantinas. La casa de Caifás está llena de gente. / Las luces del palacio de Somoza están prendidas. / Es la hora en que se reunen los Consejos de Guerra…» [2]

Al più grande poeta nicaraguense hanno notificato la sentenza di condanna, ordita a mezzanotte, mediante una cédula judicial, come si fa con chi non ha un domicilio noto. Il giudice che l’ha condannato è in procinto di ordinare che lo strappino da questa casa, per poterla consegnare alla “parte lesa” inventata dal potere che vuole umiliarlo. Non ci si può aspettare altro. Quel che si vuole è buttarlo in strada.

Non c’è altro da fare, poeta, gli dico: sono solo quattro passi e puoi venire in casa mia, con le quattro carabattole che hai e i tuoi libri, se non te li sequestrano. Tulita, mia moglie, sarà felice di riceverti. E pensa come ce la passeremo bene, conversando fra noi.

Piuttosto, aggiungo, preparati a una grande baruffa, perché saranno a migliaia, in Nicaragua, quelli che vorranno anch’essi averti a casa loro: un simile onore non sfugge a nessuno, come non sfugge a nessuno quest’ingiustizia colossale commessa dai giudici di Caifa.

· * Sergio Ramírez (nato nel 1942), oppositore della dittatura somozista, ha fatto parte della Giunta di governo per la ricostruzione nazionale (1979) ed è stato vicepresidente della Repubblica nicaraguense nel 1984-1990. Membro della Direzione nazionale del Fronte sandinista di liberazione nazionale, rompe con il FSLN nel 1995, criticandone la deriva autoritaria, che si renderà sempre più evidente col passare degli anni sino ad approdare nel “danielismo”. Ha contribuito a fondare il Movimiento Renovador Sandinista. Solo una parte della sua produzione letteraria e politica è stata tradotta in italiano: Charles Atlas, un mito che muore (Ila Palma, Palermo 1987); Sua eccellenza il dittatore, Edizioni Associate, Roma 1987; Adiós, muchachos: una memoria della rivoluzione sandinista, Frilli, Genova 2003. Ha inoltre curato Sandino, il padre della guerriglia, Cittadella, Assisi 1978.

b) I presunti fatti

«La disputa legale ha una lunga storia. Cardinal aveva acquistato alcuni terreni a Solentiname [un piccolo arcipelago al centro d’un lago], dove nel 1966 aveva fondato una comunità di contadini ai quali, oltre a insegnar loro a leggere e a scrivere, aveva impartito lezioni di pittura e di artigianato. La dittatura di Anastasio Somoza distrusse la comunità. Dopo la vittoria della rivoluzione sandinista negli anni Ottanta, [la comunità] venne ricostruita con fondi per la cooperazione del governo tedesco. Vennero costruite una biblioteca e una scuola per la formazione di dirigenti contadini.

«Negli anni Novanta, dopo la sconfitta elettorale del sandinismo, l’Associazione per lo sviluppo di Solentiname decise di trasformare la scuola in un hotel, amministrato da Alejandro Guevara, un contadino formato da Cardenal. Guevara morì e l’Associazione decise di nominare sua moglie, Nubia del Socorro Arcia Mayorga, amministratrice dell’hotel. Fonti vicine a Cardenal precisano che, anni dopo, la donna reclamò l’hotel come parte della sua eredità, decidendo nel 2002 di far causa al poeta.

«La proprietà finì in un limbo legale, ma Arcia Mayorga continuò ad amministrare l’immobile. La donna esige che la proprietà passi a suo nome, e ha denunciato nuovamente Cardenal per danni e pregiudizi. Un giudice ha ora deciso a suo favore, decisione che comporta per Cardenal il pagamento di 800.000 dollari» [estrattri dell’articolo Cardenal acusa Nicaragua de persecución política, di C. Salinas Maldonado, in «El País», 15 febbraio 2017].

Come si vede, si tratta di un caso piuttosto squallido: la moglie di un contadino che doveva tutto, o comunque molto, a Cardenal, alla morte del marito si trasforma, improvvisamente, in un’avida accaparratrice. Ma… Ma c’è qualcosa di più squallido ancora. La sua causa, infatti, trova un difensore proprio nell’avvocato di fiducia di Daniel Ortega, presidente del Nicaragua. A questo punto, è chiaro a tutti, il giudice non poteva che agire “secondo coscienza” e secondo la legge…


c)  Chi è Ernesto Cardenal


Ben noto, come abbiamo già detto, a tutti coloro che in vari modi qualche decennio fa hanno appoggiato le lotte antidittatoriali e rivoluzionarie dei movimenti centroamericani, Ernesto Cardenal è una figura complessa, a tratti contraddittoria, che non può essere racchiusa in poche righe. Partecipa giovanissimo a un tentativo, fallito, di rovesciare la dittatura nel suo Paese, si reca all’estero, si fa frate trappista, poi sacerdote, diventa uno dei principali teorici della Teologia della rivoluzione, viaggia a Cuba e nel Cile di Allende, partecipa alla lotta sandinista contro Somoza, è ministro della Cultura nei governi sandinisti dal 1979 al 1987, è umiliato da Giovanni Paolo II durante la sua visita a Managua nel 1983 (e sospeso a divinis l’anno dopo: ma dirà anche che non gli interessa per niente che la sospensione venga tolta). Nel 1994, infine, di fronte alla degenerazione sempre più evidente della politica sandinista sotto la direzione di Ortega, rompe definitivamente i rapporti con il FSLN e non esita a prendere ripetutamente posizione contro la deriva “danielista”. Come si vede, un “frate trappista” alquanto originale, che a un’intensa vita politica ha affiancato una notevole produzione letteraria, soprattutto poetica. Produzione poetica che costituisce un rompicapo per qualunque critico dalle vedute un po’ rigide. Si oscilla dagli accenti biblici ed evangelici a quelli erotici, dalla poesia di aspra denuncia all’epigramma, dall’Oración por Marylin Monroe a Hora O. Quest’ultima poesia è probabilmente la prima di Cardenal che sia stata pubblicata in Italia. Dà il titolo infatti a una antologia curata da Piero Cimatti, Nicaragua Ora Zero. Antologia della poesia nicaraguense contemporanea (Guanda, Parma 1969), ma vi compare come attibuita a un “Anonimo”: in quegli anni, infatti, il somozismo era ancora all’apice del suo potere e non era il caso di rendere più facile la sua azione repressiva. In seguito alla vittoria della rivoluzione sandinista, molti libri di Cardenal sono stati tradotti in Italia, troppi per nominarli tutti. Ci limitiamo a ricordare, un po’ alla rinfusa, oltre all’antologia curata da Antonio Melis citata in nota, Quetzalcoatl. Il Serpente Piumato (Mondadori, Milano 1989), Canto all’amore (Cittadella, Assisi 1974), Omaggio agli indios americani (Marotta & Cafiero, Napoli 2007), A Cuba (Cittadella, Assisi 1975), Orazione per Marylin Monroe (Marotta & Cafiero, Napoli 2006).

Traduzioni e cura di Cristiano Dan

[1] Vedi in questo sito Nicaragua | una vittoria inquietante e anche Per un dibattito sul Nicaragua (e non solo…). Sul numero di gennaio-febbraio 2017 di «Inprecor» sono inoltre disponibili, per ora solo in versione “cartacea” e in francese, Sandinisme ou “daniélisme”, di Hans-Peter Renk; Empêcher la dictature familiale de Daniel Ortega de se consolider, di Henry Ruíz; e Regard féministe sur le Nicaragua «chrétien, socialiste et solidaire», intervista a Maria Teresa Blandón.

[2] «È l’ora in cui brillano le luci dei bordelli / e delle taverne. La casa di Caifa è piena di gente. / Le luci del palazzo di Somoza sono accese. / È l’ora in cui si riuniscono i Consigli di Guerra», in Ernesto Cardenal, La vita è sovversiva, [antologia] a cura di Antonio Melis. Edizioni Accademia, Milano 1977, pag. 95.

 



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