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Attualità e Polemiche --> Imperialismi --> Il vantaggio USA nel primo colpo accentua i rischi di guerra nucleare

Il vantaggio USA nel primo colpo accentua i rischi di guerra nucleare

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L’equilibrio del terrore è nel punto più delicato

di John POLANYI

da Europe Solidaire Sans Frontières


Questo articolo del premio Nobel per la chimica John Polanyi è stato scritto qualche settimana prima dell’attuale accelerazione del bombardamento della Siria e delle minacce statunitensi rivolte a tutto il mondo. La denuncia del pericolo, aggravato dalla corte di estremisti di destra di cui Trump si circonda, appare ben documentata. Meno convincente la fiducia di Polanyi nell’ONU, nella buona volontà di Putin e Trump, e nel fervore pacifista di Obama, ed è per questo che inizialmente non avevo condiviso e pubblicato l’articolo. Oggi è bene considerare anche gli aspetti “tecnici” che – combinati all’ignoranza e all’irresponsabilità del nuovo presidente USA - possono innescare la catastrofe atomica prendendo a pretesto una qualsiasi delle molte crisi esistenti nel mondo. Questa denuncia può servire alla nostra battaglia per rompere le moltissime complicità dell’Italia con l’imperialismo statunitense (anche a livello di produzione in comune di armi e appoggio logistico alla gigantesca e mostruosa rete di basi militari sparse in tutto il mondo).[a.m.]

La capacità americana di un primo colpo, eliminando l’auspicato equilibrio tra le superpotenze nucleari, è una fondata minaccia alla Russia.

All’alba dell’era nucleare, il suo principale architetto, Robert Oppenheimer, parlò di uno stabile stallo tra le potenze nucleari. Sarebbero state trattenute dall’attaccarsi l’una con l’altra dalla reciproca paura, invece di girarsi intorno all’infinito “come un paio di scorpioni intrappolati in una bottiglia”

In seguito, lo scienziato politico Albert Wohlstetter fece notare che tale stabilità sarebbe stata persa se fosse emersa una situazione nella quale si fosse accumulato per uno dei due un vantaggio nell’attaccare. A quel punto, la deterrenza sarebbe stata al massimo “un delicato equilibrio del terrore”.

All’insaputa dei più, oggi l’equilibrio è nel suo punto più delicato. Il presidente Trump ha ereditato dalle precedenti amministrazioni un equilibrio di potere talmente spostato a favore degli USA che potrebbe essere spinto in un qualche spaventoso momento di crisi a fare ricorso a un “primo colpo”.

Mantenere la pace tra le superpotenze in queste condizioni richiederà ai due dirigenti il livello più elevato di abilità e moderazione.

I segni premonitori di questo non sono promettenti, dal momento che la delicatezza dell’equilibrio è stata nascosta all’opinione pubblica.

Che cosa ha portato a questo nuovo squilibrio? Lo si deve a un sostanziale aumento della letalità dei missili nucleari USA su sottomarini. Ciò rende possibile che un attacco USA possa distruggere la maggior parte dei missili della Russia, ancora largamente basati a terra. Questa nuova situazione è descritta nel numero del 1° marzo del Bulletin of the Atomic Scientists.

Gli autori del Bulletin caratterizzano come “rivoluzionaria” la nuova capacità di primo colpo degli USA. L’aumento della letalità dei missili balistici USA risulta dall’aver dotato le testate di uno strumento per la misurazione dell’altitudine (chiamato superfuse) [superdetonatore]) che assicura che esploderà su un missile preso come obiettivo con il 90% di probabilità di distruggerlo.

Ci sono 506 testate nucleari su sottomarini, ognuna dotata di superfuse, abitualmente dispiegate in mare su sottomarini USA. (Ogni testata è di 100 chilotoni [1000 tonn.] – otto volte la bomba di Hiroshima). Di conseguenza, l’intera dotazione di 136 ICBM (Missili Intercontinentali) russi basati in silos potrebbe essere distrutto attaccandoli con due testate ciascuno.

Questo lascerebbe agli USA un surplus di 234 testate con superfuse nei loro sottomarini, assieme ad altre 400 testate “pesanti” (455 chilotoni ciascuna) su sottomarini, libere di attaccare ulteriori obiettivi, come centri di comando sotterranei e foreste che nascondono missili mobili. Questo catalogo di supercapacità distruttiva non include la potenza di fuoco USA di centinaia di ICBM a base terrestre, né le armi nucleari sui bombardieri.

L’interrogativo oggi non è se tutto ciò garantisce il “successo” degli USA nella terrificante eventualità di un primo colpo nucleare, ma l’effetto che ha sulla fiducia della Russia nel proprio deterrente. In mancanza di una sicura capacità di secondo colpo, Albert Wohlstetter ha paragonato lo stallo a un duello alla pistola tra due cowboy armati – niente potrebbe essere meno stabile.

A causa di limitazioni nel sistema di allarme russo, che non può vedere oltre l’orizzonte, il loro esercito avrebbe meno tempo che gli USA per rispondere – un patetico 10-15 minuti invece di 30.

I dubbi dei Russi sul valore deterrente della propria ritorsione saranno accresciuti dalla loro stima della capacità delle difese antimissile USA di bloccarla. Molti osservatori non sono impressionati dall’efficacia delle difese antimissile USA. La Russia ha chiaramente un punto di vista diverso.

L’indebolimento della posizione russa nell’equazione delle armi nucleari è conosciuto in Russia. Nel settembre 2015, il presidente Putin rivelò “casualmente” alla televisione russa, progetti per un super-siluro a energia nucleare con un raggio di migliaia di chilometri che potrebbe avere una testata nucleare di 100 megaton. Una tale arma mostruosa potrebbe rendere inabitabile la costa est degli USA. Le prove sono iniziate a dicembre. L’intenzione russa nello sviluppare questa nuova arma è sicuramente di iniziare a correggere lo squilibrio nucleare.

Nel 1962, in un precedente tempo di squilibrio, un presidente privo di esperienza, John F. Kennedy, portò il mondo sull’orlo dell’abisso nucleare. Lo squilibrio che scatenò la Crisi dei Missili di Cuba era minore di quello di oggi. Le due parti rimanevano vulnerabili in egual misura. “Che cosa importava” chiese Kennedy allora “se ti faceva saltare in aria un missile con base a Cuba o un ICBM dall’Unione Sovietica”? Era la percezione dello squilibrio che importava, e importava pesantemente.

A spingere la crisi è l’erosione della fiducia tra le due parti. Persino gli scorpioni nella bottiglia si basano su una reciproca comprensione. Putin sostiene questo quando si riferisce, come spesso fa, ai suoi “partner nell’Ovest”. Trump fa lo stesso quando esprime la volontà di stringere un nuovo accordo con la Russia. Il bisogno di questo non è mai stato più grande.

In definitiva, le superpotenze devono rifiutare minacce di Armageddon [fine del mondo] per qualcosa di maggior valore delle loro civiltà, dando veste giuridica all’affermazione dell’autunno scorso di Gorbaciov che “le armi nucleari devono essere proibite”.

Questa proposta, appoggiata con fervore dal presidente Obama, sarà presto dibattuta all’Assemblea Generale delle NU. Ma mentre poniamo le fondamenta di un mondo più umano, dobbiamo fare sì che l’ordine attuale non vada in frantumi.

John Polanyi

Da Europe Solidaire Sans Frontières N° 40589

Traduzione di Gigi Viglino

* Toronto Star. Mon., March 20, 2017:
https://www.thestar.com/opinion/commentary/2017/03/20/us-first-strike-advantage-heightens-risk-of-nuclear-war-polanyi.html

* John Polanyi è premio Nobel dell’Università di Toronto e ha scritto ampiamente sui pericoli di guerra nucleare.

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