Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Medio Oriente e mondo arabo-islamico --> Moni Ovadia contro l’intolleranza sionista

Moni Ovadia contro l’intolleranza sionista

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Moni Ovadia ha scritto una bella lettera al sindaco di Milano Giuseppe Sala, invitandolo a non accogliere la pretesa di un gruppo sionista che chiedeva di escludere dalla manifestazione del 25 aprile il movimento BDS (boicotta, disinvesti, sanziona) promosso anche e soprattutto da ebrei. La lettera non entra direttamente nel merito della utilizzazione pretestuosa del nome della “Brigata ebraica” per escludere gli appartenenti a movimenti di solidarietà con il popolo palestinese, e chiunque manifesti il suo dissenso nei confronti della politica dello Stato israeliano, ma contribuisce a far capire che gli oltranzisti sionisti non difendono la loro libertà, ma vogliono limitare quella di chi critica lo Stato di Israele, facendo leva sull’ignoranza della storia e sul luogo comune diffuso in tutte le destre italiane (PD compreso) che minimizza e nasconde la lotta partigiana attribuendo il merito principale della vittoria sul nazifascismo agli eserciti regolari degli “Alleati”, di cui la brigata ebraica faceva parte.

Detto per inciso la polemica su facebook si è centrata soprattutto sulla negazione del nome iniziale di “reggimento palestinese”, che era invece naturale dato che la Gran Bretagna, pur proteggendo fin dall’inizio i sionisti, aveva avuto il mandato della Società delle Nazioni sulla Palestina e non su un Eretz Israel che non esisteva. Comunque la brigata era accolta con favore dai sionisti soprattutto per una ulteriore preparazione tecnica dei futuri ufficiali israeliani, già sperimentati a fianco dei britannici nella repressione della rivolta palestinese del 1936-1939, ma non era una formazione partigiana con radici nella resistenza italiana al fascismo, ma una struttura militare, al pari di quelle indiane, senegalesi, marocchine, ecc., che gli imperialisti franco-britannici portarono in Europa. Allora, secondo la logica che ha portato il PD a disertare con un nuovo pretesto le manifestazioni per il 25 aprile, si doveva far sfilare anche la bandiera marocchina o quella dell’esercito statunitense “liberatore” (con mafiosi al seguito)? Comunque del senso di questa riesumazione, avevo detto quanto necessario nell’articolo di due anni fa sulla riapparizione della leggendaria “Brigata ebraica (a.m.)

Alla cortese attenzione del Sindaco di Milano

signor Giuseppe Sala

Egregio signor Sindaco,

le scrivo a seguito della notizia circolata nella rete, che un’associazione di ebrei legata alla Comunità Ebraica milanese, attraverso il suo sito www.linformale.eu, le ha chiesto, non si capisce a quale titolo, di adoperarsi per impedire la partecipazione alla prossima manifestazione del 25 aprile, festa della Liberazione, al movimento BDS (Boicotta Disinvesti Sanziona), calunniandolo con accuse false e infamanti.

Il 25 aprile ricorda e celebra sì la memoria della lotta contro la barbarie nazifascista, ma irradia anche un insegnamento e un monito che cammina di generazione in generazione: il dovere di opporsi a ogni oppressione per liberare ogni popolo oppresso da chiunque ne sia l’oppressore.

Per questa ragione, lo slogan più ripetuto nella manifestazione dell’antifascismo è “Ora e sempre Resistenza!”; pertanto chiunque inalberi simboli che richiamano alla libertà e all’indipendenza dei popoli è legittimo erede dei partigiani.

Signor Sindaco, io non mi permetto di chiederle di prendere posizione sul BDS, voglio solo sottoporle un’accorata sollecitazione a non prestarsi a legittimare un uso scellerato e strumentale dall’accusa di antisemitismo o di terrorismo contro BDS. L’unico scopo di tali falsità e quello di tappare la bocca, imbavagliare il pensiero e criminalizzare una militanza sacrosanta, che si batte per i diritti di un popolo oppresso, i cui territori sono occupati, colonizzati da cinquant’anni, le cui topografie esistenziali sono devastate, ai cui figli è negato il presente e il futuro, la cui gente è sottoposta a punizioni collettive e a un autentico apartheid a causa del quale i palestinesi subiscono un diuturno ed incessante stillicidio di vessazioni e patiscono la negazione sistematica della dignità sociale e personale.

Signor Sindaco, questa situazione tragica, violenta e ingiusta è denunciata con forza anche dalle voci più coraggiose della stampa e della società israeliana. A titolo di esempio riporto qui alcuni brani del discorso pronunciato davanti all’assemblea delle Nazioni Unite il 16 ottobre 2016 da Hagai El-Ad, direttore esecutivo del gruppo israeliano per i diritti umani Bet’Tselem: “Ho parlato alle Nazioni Unite contro l’occupazione perché sono israeliano. Non ho un altro paese. Non ho un’altra cittadinanza, né un altro futuro. Sono nato e cresciuto qui e qui sarò sepolto: mi sta a cuore il destino di questo luogo, il destino del suo popolo e il suo destino politico, che è anche il mio. E alla luce di tutti questi legami, l’occupazione è un disastro.

[…] Ho parlato alle Nazioni Unite contro l’occupazione perché i miei colleghi di B’Tselem ed io, dopo così tanti anni di lavoro, siamo arrivati a una serie di conclusioni. Eccone una: la situazione non cambierà se il mondo non interviene. Sospetto che anche il nostro arrogante governo lo sappia, per cui è impegnato a seminare la paura contro un simile intervento.

[…] Non ci sono possibilità che la società israeliana, di sua spontanea volontà e senza alcun aiuto, metta fine all’incubo. Troppi meccanismi nascondono la violenza che mettiamo in atto per controllare i palestinesi.

[…] Non capisco cosa il governo voglia che facciano i palestinesi. Abbiamo dominato la loro vita per circa 50 anni, abbiamo fatto a pezzi la loro terra. Noi esercitiamo il potere militare e burocratico con grande successo e stiamo bene con noi stessi e con il mondo.

Cosa dovrebbero fare i palestinesi? Se osano fare manifestazioni, è terrorismo di massa. Se chiedono sanzioni, è terrorismo economico. Se usano mezzi legali, è terrorismo giudiziario. Se si rivolgono alle Nazioni Unite, è terrorismo diplomatico.

Risulta che qualunque cosa faccia un palestinese, a parte alzarsi la mattina e dire “Grazie, Raiss” – “Grazie, padrone” – è terrorismo. Cosa vuole il governo, una lettera di resa o che i palestinesi spariscano? Non possono sparire”.

L’antisemitismo, signor Sindaco, è stato ed è uno dei crimini più odiosi; farne uso di vergognosa propaganda al fine di legittimare politiche di oppressione contrarie a ogni principio del diritto internazionale è infame.

Proprio in occasione delle recenti polemiche, la comunità ebraica romana in una sua nota, ne ha rispolverato a pappagallo una versione inventata dal talento di Bibi Netanyahu: “L’Anpi sceglie di cancellare la Storia e far sfilare gli eredi del Gran Muftì di Gerusalemme che si alleò con Hitler con le proprie bandiere…” (la Repubblica 20/04/2016). Ovvero, chi inalbera la bandiera palestinese, simbolo dell’identità e della dignità di un popolo oppresso, sarebbe erede del Gran Mufti di Gerusalemme del tempo della Seconda Guerra Mondiale, noto per le sue simpatie filonaziste. Questo argomento se non fosse una vigliaccata sarebbe ridicolo e patetico, tanto più se serve come scusa alle istituzioni della Comunità Ebraica romana per non partecipare alla manifestazione a cui ha pieno titolo ad esserci, ma non contro l’aspirazione alla libertà e all’indipendenza del popolo palestinese.

Da ultimo, signor Sindaco, mi permetto di rivolgermi a lei a titolo personale. Se lei desse legittimità a chi vuole criminalizzare BDS, metterebbe anche su di me, che ne sostengo il diritto, la libertà e la piena legittimità, lo stigma del terrorista antisemita. Mi permetto orgogliosamente di ricordarle che sono ebreo per nascita, cittadino milanese da 68 anni, militante antifascista dall’età della ragione e che ho dedicato oltre quarant’anni a far conoscere e a celebrare i valori specifici e universali della cultura ebraica, rappresentandoli in teatro, scrivendone e parlandone.

In questi ultimi anni per aver sostenuto i diritti del popolo palestinese ho ricevuto ogni sorta di spietati insulti e maledizioni; ci ho un po’ fatto il callo, ma se, ancorché indirettamente, l’istituzione della mia città si unisse al coro, il vulnus colpirebbe non me, ma i valori della tradizione antifascista e democratica della nostra Milano.

La ringrazio anticipatamente per l’attenzione che vorrà rivolgermi

Moni Ovadia

 



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