Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Il governo Maduro spacca il Venezuela e la sinistra latino americana

Il governo Maduro spacca il Venezuela e la sinistra latino americana

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Ho ricevuto da un compagno una lettera che mi ha spinto a impegnarmi direttamente nella polemica su cosa sta accadendo in Venezuela. La riporto integralmente, con una prima risposta.

Ciao Antonio,

sono Giacomo Di Lillo, un compagno che ha militato nella sezione pisana di Sinistra Critica e che insegna Geografia economica nelle scuole superiori. Collaboro col “blog” “Pisorno.it”.

Ti scrivo per chiedere se puoi pubblicare sul tuo sito altri contributi relativi all'attuale crisi del Venezuela. La mia richiesta è dovuta alla necessità di approfondire la conoscenza della realtà di quel paese. Inoltre, i tuoi articoli contengono valide argomentazioni per controbattere le tesi di quei compagni che si ostinano a difendere l'operato di Maduro.

Secondo il loro parere la caduta di quest'ultimo comporterebbe il pieno trionfo della borghesia e dei fascisti , che dominerebbero l'opposizione politica. I sopracitati compagni sostengono inoltre che l'informazione sulle vicende venezuelane è totalmente menzognera e foraggiata da potenti gruppi di interesse che mirano a cancellare il regime bolivariano ed i progressi sociali realizzati da Chavez e dal suo successore.

Articoli e documenti pro Maduro, presenti anche su “Pisorno”, evidenziano gli atti di violenza degli oppositori, mentre tendono a minimizzare la repressione messa in atto dalla polizia. Viene inoltre quasi sottaciuto il fatto che Maduro pretende di governare sebbene non disponga di una maggioranza in parlamento e che stia cercando in tutti i modi di evitare nuove elezioni, che molto probabilmente determinerebbero una sua pesante sconfitta.

Negli scritti favorevoli al regime di Maduro di solito non viene evidenziato che esso è stato incapace di combattere la speculazione e la corruzione e che tende ad appoggiarsi su settori non disinteressati delle forze armate.

Diversi sono gli argomenti che andrebbero approfonditi ed aggiornati sul tuo sito. Ti propongo i seguenti: analisi delle varie componenti dell'opposizione; rapporti sull'operato della polizia e dei gruppi paramilitari del regime; le attività di organi di informazione locali ed internazionali indipendenti; approfondimenti sui legami del regime con l'imprenditoria privata e con i militari.

So che ti sto chiedendo un impegno notevole, dato che hai “appena” 19 anni in più dei miei.

Spero, però, che cercherai di venire incontro, almeno in parte, alla mia richiesta.

Vorrei anche chiederti se sei d'accordo a far pubblicare articoli del tuo sito, relativi al Venezuela, su “Pisorno” e, nel caso in cui fosse possibile organizzare un dibattito a Pisa, se saresti disponibile a partecipare.

Un fraterno saluto.

Giacomo

Caro Giacomo,

prima di tutto è evidente che puoi riprodurre quello che ritieni utile. Il sito è nato per questo, e ogni utilizzazione da parte di compagni non può che darmi la forza per continuare. Il sito ha rallentato, l’avrai notato, da circa un anno, non solo per mie vicende di salute, ma anche e soprattutto per i miei dubbi sull’utilità di continuare a spiegare alcune verità elementari a chi non vuol sentire e si illude oggi sui governi “progressisti” dell’America Latina come ieri si è illuso fino all’ultimo sui paesi del “socialismo reale”.

Comunque ad alcune delle tue esigenze di chiarezza sul Venezuela risponde anche l’ultimo articolo di François Houtart che è apparso sul manifesto di oggi (che lo pubblica probabilmente solo in omaggio al grande lottatore scomparso, anche se i suoi contenuti sono ben diversi da quelli di Geraldina Colotti apparsi sullo stesso quotidiano, che sono in genere ricalcati sulla stampa di regime venezuelana).

Anche se Houtart usa toni molto soft, si capisce che è preoccupato per il futuro del chavismo, dato che “una rivoluzione che non assicuri (qualunque sia la ragione) le basi materiali per la vita della popolazione, non ha futuro e i suoi avversari lo sanno bene”. Il suo ultimo viaggio in Venezuela è stato sufficiente per rendersi conto che il malcontento non è tutto riconducibile alla destra, e anche che esiste “un gruppo che, pur contrario all’opposizione, critica alcune politiche del governo”. La Colotti invece si guarda bene dall’informare su questa area, che comprende non pochi stretti collaboratori di Chávez, inclusi alcuni ex ministri, e si esprime con astio nei confronti di Marea Socialista, che è stata a lungo una componente fin troppo paziente del PSUV, il partito burocratizzato che ha avuto in vari casi meno voti che iscritti.

Inoltre anche Houtart ha dubbi sulla soluzione della costituente, sia perché teme da buon marxista un approccio “feticista” alla legge, sia perché “non sarà facile definire su quali basi si designeranno gli elettori”. Questa è una questione cruciale ignorata dal governo, che annuncia unilateralmente riunioni di categorie per designare i deputati, senza aver discusso con altri nulla di questa modifica costituzionale. Houtart considera un rischio quello “che l’opposizione non partecipi, lasciando il processo esclusivamente nelle mani dei suoi sostenitori, per non parlare di una possibile astensione della maggioranza della popolazione”. È invece esattamente quello che vogliono Maduro e Cabello, e che ai loro sostenitori appare giustissimo. Io sono del tutto d’accordo su questo con Houtart, tranne sul fatto che per forza di inerzia continua a chiamare l’Assemblea Nazionale “opposizione”, mentre rappresenta la legittima maggioranza del popolo che ha votato.

Non mi convince invece l’affermazione di Houtart sul fatto che le vittime sarebbero quasi tutte chaviste, che discende dal martellamento di tutti gli organi del potere e che tutti i difensori acritici del governo Maduro ripetono sistematicamente. In realtà la stessa Fiscal General del Venezuela Luisa Ortega, eletta alla carica (corrispondente approssimativamente alla nostra di Procuratore generale della Repubblica) nel 2007 dall’Assemblea Nazionale che era allora a schiacciante maggioranza chavista, e riconfermata nel 2014, ha dichiarato che nei primi 54 giorni di protesta e repressione i morti sono stati 55 dei quali 52 civili e 3 della Guardia Nazionale o della Polizia Nazionale. Anche i feriti vedono 771 civili a fronte di 229 appartenenti alle forze repressive. Ha confermato anche che 29 tra poliziotti e guardie nazionali sono stati imputati per omicidi o crudeltà. Ha anche dichiarato che lo studente Juan Pernalete, che il governo aveva dato per ucciso da una pistola per abbattere animali al macello, era stato colpito invece da un candelotto lacrimogeno sparato dalla Guardia Nazionale. Va detto che Luisa Ortega aveva già sbalordito il governo Maduro dissociandosi dalla pretesa di sostituire l’Assemblea Nazionale eletta nel dicembre 2015 con un organo ristretto nominato dalla precedente Assemblea. Maduro aveva dovuto fare marcia indietro, ma successivamente alcuni fanatici chavisti hanno chiesto la destituzione di Luisa Ortega per infermità mentale, e lo stesso ex presidente dell’Assemblea Diosdado Cabello ha dichiarato che la Fiscal deve essere cacciata perché traditrice ed ormai estranea al chavismo e al PSUV (“da una settimana”, ha aggiunto senza curarsi del ridicolo). La solita Colotti, in un articolo apparso in America Latina, sull’organo web dei “campisti, si è accodata alla denigrazione insinuando che Luisa Ortega aspira a diventare la nuova Violeta Chamorro del Venezuela (la Chamorro fu la presidente del Nicaragua dopo la sconfitta del sandinismo). http://www.resumenlatinoamericano.org/2017/06/07/venezuela-y-el-modelo-nicaraguense/. Il tutto senza mai riportare gli argomenti in base ai quali Luisa Ortega si è differenziata dal governo...

Ma non è solo e tanto sul terreno della conta dei morti che si può giudicare questo governo, che da due mesi si regge solo sulla forza di militari (a cui concede sempre più incarichi delicati e ben retribuiti) e di paramilitari, mobilitati con toni esaltati che denunciano in blocco come fascisti e venduti all’imperialismo tutti quelli che gli si oppongono, e che sono invece di varie provenienze. Lo stesso Houtart ammetteva che esiste “un forte scontento delle classi subalterne della base del processo bolivariano, riguardo il deterioramento delle «missioni» per la mancanza di finanziamenti e la corruzione dilagante (nei settori della sanità, dell’educazione, nei mercati rionali, che ancora esistono seppur svuotati della propria essenza)”. La corruzione dilagante a tutti i livelli, che era denunciata dallo stesso Chávez, si è ulteriormente consolidata e aggravata proprio per il cattivo esempio dei vertici dello Stato.

E il nodo è che non si può proporre unilateralmente un nuovo centro del potere, senza discuterne previamente con le altre forze esistenti nel paese, piacciano o no. Ma Maduro non vuole ammettere di non avere più la fiducia della maggioranza degli elettori, e che non ha mai accettato di considerare l’attuale Assemblea Nazionale come legittima, nonostante gli ex oppositori avessero conquistato i due terzi degli eletti; anche ammesso che l’annullamento dell’elezione di 3 loro deputati nel lontano e scarsamente abitato Stato di Amazonas fosse fondato e legittimo, mantenevano sempre una maggioranza parlamentare nettissima. A parte i dubbi che suscitano organismi nominati dall’alto come la Commissione Elettorale e il Tribunale di Giustizia che sono stati usati per far dimenticare che l’ex opposizione ha vinto alla grande le elezioni parlamentari.

La difesa ad ogni costo di Maduro ha già spaccato il Venezuela, sta spaccando anche la sinistra in tutta l’America Latina, che si combatte per ora a colpi di raccolte di firme: ecco un esempio recentissimo. Da un lato un testo preoccupato http://www.resumenlatinoamericano.org/2017/06/04/numerosos-firmantes-reune-una-declaracion-de-la-redh-que-responde-a-un-texto-de-izquierda-opositores-al-proceso-bolivariano/ , dall’altro http://www.infobae.com/america/venezuela/2017/05/29/intelectuales-de-izquierda-de-todo-el-mundo-firmaron-una-solicitada-contra-violencia-en-venezuela/ , una chiamata alla mobilitazione continentale che ha scatenato veri e propri linciaggi sui social media nei confronti di chi non ha firmato lo stesso appello. Come è capitato alla amareggiatissima storica militante della sinistra argentina, Maristella Svampa, http://www.resumenlatinoamericano.org/2017/06/05/venezuela-mientras-sigue-la-guerra-fascista-maristella-svampa-sube-la-apuesta-con-una-carta-abierta/

Purtroppo dovremo ritornare ancora sull’argomento... (a.m.)



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