Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Si divide in tre il governo dell’Ecuador

Si divide in tre il governo dell’Ecuador

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Notizie inquietanti dall’Ecuador: nel conflitto tra l’attuale presidente, Lenin Moreno, e il vicepresidente Jorge Glas, si è inserito pesantemente l’ex presidente Rafael Correa. Tutti e tre sono esponenti del partito Alianza Pais, e tanto Moreno che Glas erano stati vicepresidenti di Correa in periodi diversi. Correa, che si era liberato da molti collaboratori preparatissimi e impegnati politicamente da ben prima di lui (basti il nome di Alberto Acosta) ha difeso questa volta strenuamente Glas, il cui nome era apparso in intercettazioni legate al maxiscandalo della multinazionale Odebrecht che sta colpendo i governanti di molti paesi, oltre che i primi bersagli diretti, Lula e Dilma Rousseff. Tra l’altro la Fiscal general del Venezuela Luisa Ortega sostiene che gli attacchi a lei, anche con accuse di essere incapace di intendere e volere, sono legati alle carte dell’inchiesta che stava conducendo sulla corruzione disseminata dall’Odebrecht anche in Venezuela. Chissà se i sostenitori acritici del duo Maduro-Cabello non attribuiranno anche questo alle macchinazioni della CIA. È una scusa sempre buona per i sempliciotti, dato che la CIA indubbiamente esiste e ovviamente non è un ente di beneficenza, anche se varrebbe la pena di domandarsi perché, se esiste da tanto tempo e sempre con gli stessi fini, ora le ciambelle le riescono tutte col buco mentre in altri periodi (vedi golpe dell’11 aprile 2002 in Venezuela) si concludevano con penosi fallimenti.

Segnalo prima di tutto le imbarazzate e caute informazioni sul caso apparse sull’organo online della sinistra latinoamericana madurista (cioè complottista e campista).

http ://www.resumenlatinoamericano.org/2017/08/03/el-presidente-de-ecuador-retira-de-sus-funciones-al-vicepresidente-jorge-glas/

http://www.resumenlatinoamericano.org/2017/08/03/crisis-gubernamental-en-ecuador-vicepresidente-jorge-glas-sigo-siendo-el-vicepresidente-de-los-ecuatorianos-alianza-pais-convocara-al-presidente-y-al-vice-para-buscar-una-salida/

 

Inserisco invece a parte integralmente un’analisi di Pablo Espina Ecuador : LA TORMENTA IMPERFECTA in una rubrica che avevo trascurato e poi tacitamente chiusa, Actualidad Latinoamericana, che riprenderà a beneficio dei lettori latinoamericani e degli italiani che conoscono lo spagnolo. Le forze per tradurre tutto il materiale interessante, soprattutto venezuelano e argentino, sono insufficienti, soprattutto in questa estate caldissima e per quelli come me che si avviano verso gli ottanta. Quindi sforzatevi con lo spagnolo!

Ma è bene conoscere i fatti in dettaglio, per riflettere sulla crisi che ha spazzato via gran parte delle speranze riposte nel “Risveglio dell’America Latina”, (che non a caso era anche il titolo di un mio libro uscito 10 anni fa da Alegre).

Infatti la diffusa spiegazione che presenta la CIA come onnipotente non spiega perché in un paese questa organizzazione riesca facilmente nei suoi intenti e in altri no; e così si può dire per la cosiddetta “guerra economica”: anche in presenza di elementi oggettivi analoghi, come la caduta del prezzo del petrolio e di altre materie prime, non si capisce perché l’inflazione abbia battuto tutti i record in Venezuela e non abbia fatto altrettanto invece in altri paesi ugualmente sgraditi agli Stati Uniti. Il vero problema è capire cosa incoraggia l’aggressività di Trump (per ora solo verbale e non particolarmente superiore a quella di Obama) verso alcuni paesi. Non basta dire che la ragione è “quel che fanno di buono”. L’imperialismo colpisce soprattutto dove vede indebolito il rapporto di un governo “progressista” con la sua base sociale. Ha colpito facilmente in Brasile, utilizzando una non infondata denuncia di episodi immensi di corruzione, ma anche il malcontento giovanile esploso già nel 2013 per i prezzi esorbitanti dei trasporti urbani, finalizzati a finanziare le enormi e assurde spese per gli stadi per mondiali e olimpiadi, oggi quasi tutti in rovina. I soliti vittimisti hanno giurato che era stato un golpe, ma sorvolando sul fatto che gran parte di quelli che hanno destituito senza grandi reazioni Dilma non erano degli sconosciuti, ma erano da anni al governo con la sinistra, e nel libro paga del PT... Alcuni usano pure l’esempio argentino, e lo mettono nel conto dei “golpe”. E c’è, tra i moltissimi gruppi di sinistra argentina, persino chi è nostalgico della “compagna Cristina” e la considera vittima di un complotto e non di una sonora batosta elettorale che ha punito i suoi pessimi collaboratori.

In ogni caso la lacerazione nel gruppo dirigente dell’Ecuador, uno dei pochi paesi finora disposti a sorreggere Maduro escludendo qualsiasi ricambio, non può non avere ripercussioni in Venezuela. Tanto più che in Bolivia analoghe tensioni si delineano tra Evo Morales (a cui un referendum perso per poco ha negato la possibilità di ricandidarsi) e il vicepresidente Alvaro Garcia Linera, quello che voleva costruire un capitalismo andino-amazonico. E la Bolivia è stata finora uno dei più attivi tra i paesi amici, se si esclude lo screditatissimo Nicaragua in cui Ortega governa contrattando con la gerarchia ecclesiastica più reazionaria e retrograda, e Cuba afflitta dai suoi cronici problemi aggravati dalla presidenza Trump (che abbaia per uso interno, ma non ci metterebbe un attimo a mordere) e che quindi non è in grado di fornire un aiuto.

 

Tornando al tema “onnipotenza della CIA”, riporto qua sotto un link che rinvia a un classico (molte volte imitato) di giustificazione di Maduro. https://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=10343:atilio-a-boron-la-cia-e-la-controrivoluzione-in-venezuela&catid=22:politica-estera&utm_source=newsletter_344&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete

Borón, ammettendo “difetti, errori e deformazioni” del processo iniziato da Chávez, e responsabilità di Maduro “nell’evitare la destabilizzazione del suo governo”, crede di sfuggire a quello che sostiene l’opposizione di sinistra: proprio la corruzione e la menzogna istituzionalizzata del regime di Cabello-Maduro (che quasi tutti i suoi difensori ammettono, considerandole però un dato marginale), e il suo concreto rapporto con le multinazionali del petrolio a cui fa regali miliardari mentre la popolazione fa la fame, rendono più difficile il salvataggio di almeno una parte dell’esperienza di Chávez, e preparano decenni tremendi per la sinistra nel mondo.

Io ho attraversato molte delle crisi dovute alla verifiche improvvise della fragilità dei paesi sedicenti “socialisti”. Ho vissuto da militante angosciato la crisi del 1956 (XX Congresso del PCUS, Poznan, Rivolta di Budapest) e poi, dedicandomi sempre più sistematicamente al loro studio, le crisi successive, incontrando poi con gioia la dimenticata riflessione di Che Guevara, che era arrivato alla conclusione che il socialismo era un’altra cosa da quella dell’URSS e dei suoi satelliti. Non mi sono mai nascosto nulla, e non ho mi sono pentito del sostegno dato inizialmente alla rivoluzione cinese e vietnamita, anche quando è esplosa la guerra Cina-Vietnam-Cambogia, il fenomeno dei boat peuple, e si sono conosciuti gli orrori dei Khmer rossi. Io ho resistito, anche perché sapevo molto delle cause e dei tempi dell’involuzione, e me lo sapevo spiegare, ma ho visto generazioni intere di giovani fuggire inorriditi dalla sinistra in cui avevano creduto ciecamente e fideisticamente e dall’impegno politico (e lo stesso è accaduto dopo il penoso tramonto del sandinismo, col saccheggio dei beni pubblici dopo l’imprevista sconfitta, e il suo successivo riemergere cacciando i fondatori del movimento e accordandosi con la destra clericale).

Molti, dopo quelle verifiche, sono passati dall’altra parte della barricata, e ne conosco diversi che hanno fatto carriera. Spesso proprio quelli che mi chiamavano fascista e servo della CIA... (a.m.)



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