Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Venezuela: dopo il voto per le regionali

Venezuela: dopo il voto per le regionali

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Dopo una fase di stupito silenzio, diversi commentatori latinoamericani hanno tentato di interpretare il risultato delle elezioni regionali venezuelane, sorprendente soprattutto per gli oppositori di Nicolás Maduro, ma anche per una parte dei suoi sostenitori critici. Pablo Stefanoni, capo redattore della rivista “Nueva Sociedad” ed ex direttore dell’edizione boliviana di “Le Monde diplomatique”, in un saggio scritto insieme alla giornalista Ayelén Oliva per la Revista anfibia (http://www.revistaanfibia.com/), ha tentato di decifrare le molteplici cause del risultato, che appariva sorprendente dopo quattro mesi di violente proteste di piazza e in una situazione economica catastrofica.

Prima causa, sostengono, è stata la stanchezza per una lotta senza sbocco, combinata col timore del popolo chavista per un probabile revanscismo degli oppositori, mentre la maggioranza della popolazione era impegnata nella lotta quotidiana per la sopravvivenza in tempo di crisi. In ogni caso, la campagna di Maduro ha convinto a tornare alle urne gli oltre due milioni di chavisti che nel 2015 avevano permesso con la loro astensione la vittoria degli oppositori nelle elezioni per l’Assemblea nazionale. Un risultato inaspettato, dato che la situazione economica continuava ad essere gravissima e sul bordo di una bancarotta formale dello Stato, e i prezzi non regolati continuano ad essere proibitivi per la maggioranza della popolazione, costretta comunque a interminabili code davanti a farmacie o supermercati non appena si sa che è arrivato un qualsiasi prodotto che mancava da tempo, e che verrà acquistato dai primi arrivati per barattarlo in un interminabile passaggio di mano in mano che ricorda la Cuba del “periodo speciale” o vari periodi del declino dell’Unione Sovietica e dei paesi della sua area.

Che la vittoria non fosse certa per Maduro è confermato dalla sua decisione (arbitraria) di rinviare le elezioni (che in base alla costituzione dovevano tenersi entro il 2016) a data da destinarsi. Solo quando ha avuto a disposizione un’assemblea costituente “monolitica” e che vota senza discussione qualsiasi proposta, ha deciso di convocare con un anno di ritardo il voto, fissando nuove regole e sostituendo l’impresa che forniva dai tempi di Chávez il supporto tecnico per il voto elettronico (rea di aver dichiarato le irregolarità nel voto della Costituente).

Nessuna delle due parti si aspettava che la crisi economica e sociale potesse finire col voto, ma i chavisti delusi erano certi che un nuovo insuccesso del PSUV avrebbe fatto tornare i tempi duri dei governi spazzati via da Chávez, senza che una sola delle generiche promesse dell’opposizione facesse sperare in un ritorno alla normalità. La propaganda di Maduro aveva convinto molti che la causa della crisi economica fosse solo il calo del prezzo del petrolio, combinato con la “guerra economica” degli speculatori legati all’opposizione. Non era esatto (come conferma il diverso impatto del crollo del prezzo di petrolio ed altre materie prime in altri paesi con governi “progressisti” più efficienti), ma appariva plausibile, e più convincente della monotona ed eterna proposta dell’opposizione: cacciare il governo chavista.

Il quale invece è riuscito a dimostrare che se non riesce a padroneggiare l’economia e non osa colpire la corruzione nelle alte sfere politiche e militari, è abilissimo nei giochi elettorali: modificando collegi, facendo escludere dalla compiacente e monolitica commissione elettorale alcuni dei candidati degli oppositori e accordandosi tacitamente con altri, ha non solo impedito quel successo di cui l’opposizione era sicura, ma ha fatto in modo di spingere all’astensione i settori più radicali dell’opposizione, ottenendo che dei 5 governatori eletti della MUD, ben 4 fossero dell’ala moderata della AD, formazione non “nazista” ma erede di una lunga (anche se non nobile) tradizione socialdemocratica (per un certo periodo AD era stata riconosciuta come sezione dall’Internazionale socialista). Un colpo duro all’unità della MUD, completato dalla condizione posta per riconoscere i nuovi governi regionali: i presidenti eletti dovevano giurare davanti alla Assemblea costituente, in realtà priva di un’indiscutibile legittimità per essere stata votata senza concordare le regole con l’opposizione, che pure a quel tempo aveva una larga maggioranza in parlamento. I quattro governatori di AD hanno accettato, il quinto (il governatore di Zulia, di Primero Justicia) ha rifiutato di giurare ed è stato destituito. Ed è cominciata la fuga verso l’estero dei dirigenti della MUD rimasti oppositori, compreso l’ex sindaco di Caracas Antonio Ledezma, rifugiatosi in Spagna. Ovviamente denunciano brogli, pressioni, l’emigrazione in Colombia o in Brasile (o in Europa, se si può dimostrare un ascendente europeo) di oltre due milioni di venezuelani.

In ogni caso la vittoria di Maduro è relativa: soprattutto perché non si vede all’orizzonte un miglioramento della situazione economica. Maduro continua a denunciare complotti, come il rallentamento delle consegne della nuova cartamoneta stampata in Svezia per sostituire quella svalutatissima, ignorando le cause reali dello sfacelo dell’economia. L’economista marxista venezuelano Manuel Sutherland ha in varie occasioni smentito Maduro, sostenendo che “la guerra economica si basa sull’idea di una specie di collusione assoluta tra gli imprenditori venezuelani e stranieri per far salire i prezzi delle merci (la cosiddetta inflazione indotta), per contrabbandarle o imboscarle”. Una specie di “lockout borghese che ci fu effettivamente durante il golpe del 2002 e poi nella successiva serrata petrolifera, ma che non è sostenibile su un lungo periodo”.

C’è un’insistenza del governo nel vedere i problemi economici come puramente politici, e nel negare perfino l’esistenza di una crisi. Disgraziatamente per chi ci vive, commenta Sutherland, bisogna dire che per il quarto anno consecutivo il Venezuela soffrirà per l’inflazione, che non viene ammessa da fonti ufficiali del governo, ma è stimata a circa il 400% alla metà del 2017. È la più alta del mondo. Nel 2015 fu ufficialmente del 181%, e nel 2016 è stata stimata al 274%. Il deficit fiscale è a due cifre per il sesto anno consecutivo, il rischio paese per gli investimenti internazionali è il più alto del mondo (JP EMBI+ 3.094 punti), la quantità di riserve internazionali è la più bassa degli ultimi 20 anni, e se non bastasse c’è una tremenda scarsezza di ogni genere di beni e servizi essenziali (alimenti e medicine).

I calcoli più moderati affermano che dal 2008 al 2016 c’è stata una caduta accumulata del PIL di -15,45, mentre la caduta dal 2012 al 2016 è del -20%. E anche le previsioni più ottimiste portano a prevedere che il PIL procapite per il 2017 sarà pari a quello del 1961. I numeri sono così inquietanti che il governo ha smesso di pubblicarli dal terzo trimestre del 2015. L’economia del Venezuela non è mai scesa per più di due anni consecutivi, mentre ora ci avviamo ai 6 anni di decrescita. Si definisce recessione una contrazione del PIL per più di tre trimestri consecutivi, ma ora il Venezuela ha almeno 12 trimestri di decrescita sostenuta. Se questa non è crisi, cosa può esserlo?

Gran parte degli articoli di Sutherland ridicolizzano le manifestazioni di analfabetismo economico di alcuni consiglieri del governo e di qualche alto dirigente, che per esempio propongono misure per “rafforzare la sovranità monetaria”, che sfondano una porta aperta: Il Banco Central de Venezuela è sottoposto già all’esecutivo e attua zelantemente le sue proposte. L’aumento della massa monetaria emessa dal BCV tra il 1999 e il giugno 2017 è stato del 331.131,39 %. Avete capito bene: più del trecentomila per cento! E anche quest’anno è stata aumentata del 202%. Che “sovranità” in più volete, domanda Sutherland.

D’altra parte molti di questi problemi si sono presentati ad altri governi latinoamericani della stessa area politica, che non li hanno attribuiti a una “guerra economica”. Ad esempio la Bolivia è stata elogiata per una crescita economica del 5% annuo, una diminuzione dell’inflazione e la stabilità macroeconomica. Col risultato del consolidamento della posizione di Evo Morales.

Il problema maggiore del Venezuela è che non si vede all’orizzonte nessuna svolta, a meno che non si prenda sul serio l’annuncio, fatto poche settimane fa da Maduro in TV, con tanto di grafici e tabelle: un “Plan Conejo” (Piano Coniglio) che dovrebbe risolvere i problemi alimentari del paese. Immaginate gli scherzi sul presidente che spiega in diretta televisiva i ritmi di riproduzione dei conigli, ne elogia il potere nutritivo e si lamenta che alcuni venezuelani scelgano i conigli come animali da compagnia e non come fonte di cibo. E ora, intanto, incombe la ricontrattazione del debito estero, in cui – nonostante il sostegno interessato di Cina e Russia, grandi investitori – sul Venezuela peserà davvero l’ostilità di Trump e dei nemici storici dell’indipendenza dell’America Latina. (a.m.)

Post scriptum

Che le previsioni per il futuro non siano rosee, è confermato da un’imprevista manovra distensiva di Diosdado Cabello, numero 2 del regime e abitualmente campione dell’intolleranza. Invece recentemente ha bacchettato l’oltranzismo della Commissione Elettorale Nazionale che aveva ostacolato le candidature di sostenitori moderatamente critici del governo, e in particolare del Partito Comunista Venezuelano. Evidentemente il successo (relativo) alle regionali non è sufficiente a far dormire sonni tranquilli ai sostenitori di Maduro! Quanto al significato della dichiarazione di Cabello, è da notare che vuole tutelare da una esclusione non motivabile chi è già stato ammesso nel registro elettorale, mentre da anni sono esclusi a priori Marea Socialista ed altre organizzazioni marxiste. Vedi: http://www.resumenlatinoamericano.org/2017/11/16/venezuela-diosdado-cabello-defiende-al-pcv-en-su-polemica-con-el-consejo-nacional-electoral/

Nel frattempo ho saputo che l'articolo di Pablo Stefanoni e Ayelén Oliva è stato tradotto in italiano dai compagni di r/project: http://rproject.it/2017/11/maduro-e-il-piano-del-coniglio/

 



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