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Contro i venti oscuri, la paura e il razzismo, la risposta è la piazza

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di Franco Turigliatto

da anticapitalista.org

Sabato è stata una giornata importante.

Tutti quelli che vogliono difendere le libertà democratiche, combattere il fascismo e il razzismo e restare umani dovrebbero ringraziare le migliaia e migliaia di persone che hanno dato vita alla grande manifestazione di Macerata, ma anche i centri sociali e le forze politiche della sinistra radicale (che si ritrovano nella coalizione Potere al Popolo) che in questa settimana hanno tenuto duro, che non si sono piegati alla pavidità reazionaria del sindaco della città, alle imposizioni di un ministro dell’interno "legge e ordine" (quello di destra), alla vergognosa fuga dei dirigenti di CGIL, Anpi, Arci e Libera che hanno disertato la mobilitazione.

E’ solo grazie alla determinazione di coloro che hanno costruito la manifestazione che i fascisti e i razzisti (nelle loro varie articolazioni) non hanno avuto partita vinta; non sono riusciti a coronare la loro offensiva politica con un fatto materiale sostanziale: l’abbandono da parte delle forze antifasciste e di sinistra della piazza.

Non solo a Macerata, con un centro città reso pietrificato dalle istituzioni cittadine e da quelle religiose (il che la dice lunga), ma anche a Milano, a Brescia, in tante altre città, settori ampi e plurali, sociali e politici della sinistra combattiva, hanno dato vita a grandi manifestazioni antifasciste. Ad essi si sono uniti molti militanti della CGIL e dell’ANPI che si sono resi conto del pericolo drammatico che grava sul paese, su come fascismo e razzismo non solo siano stati sdoganati dai media, dai partiti politici e dalle istituzioni, ma come le forze che li propugnano si sentano ormai libere di agire impunemente e di poter imporre le loro marce ideologie, favorite dai disastri sociali prodotti dalle politiche dei governi liberisti.

Ci sono dei momenti cruciali nello scontro politico in cui i rapporti di forza tra le classi, la capacità di azione dei partiti di destra e fascisti e di quelli antifascisti e di sinistra evolvono in un senso o nell’altro a seconda di chi è in grado di prendere l’iniziativa e di esprimere maggiore forza politica e materiale.

In questi crocevia a decidere non sono gli articoli dei giornali, le dichiarazioni, le buone intenzioni che rinviano ad atti futuri, ma la tempestività dei fatti materiali concreti: cioè la piazza, la mobilitazione di massa. Per impedire le attività fasciste, per fronteggiare con successo le azioni fattuali ed ideologiche del fascismo e del razzismo e sconfiggerne la credibilità in strati dell’opinione pubblica passiva e demoralizzata non esiste che un solo strumento, la lotta, tenere le strade, mostrare nei fatti che ci sono soggetti che rappresentano una forza materiale alternativa, decisa a non lasciare spazi a quelle forze del passato più oscuro della storia. Per altro è stata solo la determinazione di coloro che hanno affermato che la manifestazione si sarebbe fatta in ogni caso, che soggetti della sinistra moderata hanno criticato le scelte del governo e che prefetto e governo hanno dovuto cedere al diritto ad essere in piazza.

Fatte le debite differenze si può ricordare quanto avvenuto molti anni fa dopo il terribile attentato alla banca dell’Agricoltura a Milano nel dicembre del ’69. Giornali e governo aprirono la caccia agli anarchici in un clima di paura e di disorientamento dell’opinione pubblica con i sindacati e i partiti della sinistra passivi e subalterni. Solo il movimento degli studenti della Statale fu capace di andare contro corrente, di indire e dare vita a una grandissima manifestazione (30 mila persone) alla fine di gennaio 1970, a cui parteciparono anche migliaia di operai, che affermò la verità: la strage era fascista ed era strage di Stato in risposta alle grandi lotte dell’autunno caldo. Quella manifestazione cambiò i rapporti di forza, mutò il clima politico e spinse tutte le forze di sinistra e sindacali ad agire per contrastare l’offensiva reazionaria.

La Repubblica è impegnata in questi giorni in un compito difficile, criticare in parte il Pd per poterlo sostenere meglio: così sabato il suo ex direttore Ezio Mauro, dopo aver fustigato il PD (La sinistra che dimentica la sua storia), parlando di quanto successo a Macerata scriveva: “Sembra il precipitato storico di anni sciagurati, dove un fenomeno che investe tutta L’Europa, diventa da noi uno tsunami politico e prima ancora culturale, travolgendo i dati di una realtà in una dimensione fantasmatica della paura nutrita e coltivata a fini elettorali, ma soprattutto generando odio dalla paura e traducendo questo odio in una ripulsa fisica fatta di ruspe, fili spinati, muri barriere, respingimenti, un bando conclamato per una fetta di umanità”. Ben detto. Si potrebbe aggiungere che quando una fetta di umanità viene disumanizzata, si apre la strada ai campi di concentramento e alle stragi.

Oggi poi, domenica, La Repubblica titola “Le piazze della sinistra”, cercando in questo modo di attribuire a una generica e presunta sinistra, quindi anche al PD, il merito della grande manifestazione antifascista, quando non a caso il partito di Renzi non solo era assente, ma ha cercato di impedirla in molti modi.

Il giornale principe del “centro sinistra” dovrebbe interrogarsi più a fondo sul paradosso della situazione italiana. Com’è possibile che di fronte a un paese che ha milioni di poveri, di disoccupati, di persone che non accedono più alle cure mediche, che manderà in pensione a 70 anni, che ha deciso di trasformare le scuole in addestramento per forza lavoro flessibile per le aziende, quando sono palesi le responsabilità dei governi che si sono succeduti per questo degrado economico e sociale, i colpevoli di tanto disastro siano individuati in coloro che sono al fondo alla scala sociale, nei più poveri, in quelli che hanno meno diritti, i migranti?

Perché questa falsificazione della realtà è ogni giorno sui media ed è penetrata fino in fondo nei bar, nei bus, nei supermercati, ecc.?

Lo stato di paura della società descritto da Mauro è una delle caratteristiche del fascismo e del razzismo ed è quindi anche uno degli elementi della crisi della democrazia e della civiltà, o per meglio dire della crisi del capitalismo in questa fase storica. Farebbe bene l’editorialista ad interrogarsi sul ruolo assunto dal PD nella gestione dell’austerità e più in generale sulle scelte della sua classe sociale di riferimento, la borghesia, che questo disastro sociale hanno prodotto.

Se poi si aggiunge che le direzioni sindacali maggioritarie negli anni hanno avallato queste politiche antisociali e che, tanto per confermarsi, proprio in questi giorni hanno firmato un contratto dei lavoratori della scuola che ricalca quelli perdenti di altre categorie, lesivo per molti aspetti dei diritti dei lavoratori, interno alla logica dell’aziendalizzazione della scuola anche per fare un favore elettorale al governo, si può capire quanto arduo sia risalire la china e contrastare con efficacia le forze della destra.

Non è certo questa la via per favorire le condizioni materiali e la coscienza civile e di classe delle lavoratrici e dei lavoratori, per attivare il loro protagonismo necessario per costruire un nuovo movimento complessivo di alternativa al liberismo imperante e contrastare con efficacia il risorgente fascismo e i luoghi comuni razzisti costruiti per dividere le lavoratrici e i lavoratori.

Si interroghino i dirigenti delle grandi organizzazioni sociali di massa, si impegnino il loro militanti perché si volti pagina. Le manifestazioni di questi giorni devono essere veramente solo l’inizio a partire dalla comprensione del gravissimo pericolo fascista, reazionario e xenofobo dell’estrema destra di cui fa parte a pieno titolo anche la Lega e a cui viene data sempre maggiore possibilità di azione di ascolto mediatico. Solo la lotta, la mobilitazione possono porre un argine alla loro azione, che come si è visto in questi ultimi tempi non verrà né dal Viminale, né dai partiti maggiori.

Apriamo dunque una nuova stagione di lotta per la difesa dei diritti, democratici, sociali ed economici che unisca tutte e tutti: lavoratrici e lavoratori pubblici e privati, precari e disoccupati , italiani e migranti contro il vero nemico, chi opprime e sfrutta, i padroni e i loro reggicoda.

La lotta contro i fascisti e razzisti, contro le loro azioni ed ideologie immonde va rafforzata in modalità continue e capillari, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle piazze. La giornata di ieri ha dimostrato che la “resistibile ascesa” del fascismo e del razzismo può e deve essere fermata prima che sia troppo tardi.

 

 



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