Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> In difesa della democrazia: Lula ha diritto ad essere libero e a candidarsi

In difesa della democrazia: Lula ha diritto ad essere libero e a candidarsi

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Riteniamo utile in merito a quanto sta succedendo in Brasile far conoscere la posizione di Insurgentia, una tendenza interna al PSOL l'organizzazione di sinistra radicale nata alcuni anni in risposta alla involuzione e alla crisi del PT.

Insurgentia è una delle correnti politiche brasiliane che fanno parte della Quarta Internazionale.

Comunicato di Insurgência (Brasile)

 

Tra le circa dodici ore dalla penosa sceneggiata del giudizio immediato della Suprema Corte Federale (STF) di ieri, 4 aprile, per decidere se Lula dovesse restare libero, e la prima serata di oggi, quando il giudice Moro ha emanato l’ordine di incarcerazione dell’ex presidente della Repubblica, si è verificata una stretta ulteriore del golpe istituzionale avviato con le manifestazioni reazionarie del 2015. In qualsiasi momento il primo nei sondaggi per le prossime elezioni potrà essere incarcerato impedendogli di concorrere ancora una volta alla presidenza.

Il voto della ministra Rosa Weber (ansiosamente atteso dai tanti che ancora insistevano a puntare sulle “rispettabili” istituzioni brasiliani) ha rappresentato un libello di destra che, oltre a confermare il golpe, ha dimostrato dove stiamo arrivando. Un principio della Costituzione del 1988, che costituiva uno dei simboli della rottura con la dittatura padronal-militare del 1964 – cioè la garanzia del diritto a restare in libertà fino alla sentenza definitiva, ossia fino all’ultimo ricorso contro la condanna alla prigione – è stato affossato dalla Weber, fino ad ora la Minerva degli ingenui.

Nella più volte emendata e vilipesa Costituzione del 1988 era perlomeno scritta questa clausola di salvaguardia, che si poteva sbattere in faccia al sistema giudiziario classista e razzista di un paese maschilista (leggasi pure patriarcale). Non teneva evidentemente conto della maggioranza dei /delle giovani neri/e e poveri/e abbandonati/e nei sotterranei delle galere brasiliane (attualmente, si tratta di 722.000 esseri umani). Ormai, è crollata anche questa garanzia. Si è lasciata briglia sciolta all’arbitrio più completo. È stata legittimata dai nobili magistrati della Suprema Corte la barbarie del 40% dei carcerati provvisori senza ancora neppure una condanna. Avete letto bene: ci sono 170.000 anime in carcere, senza ancora un condanna certa espressa in giudizio, tutti poveri, di questi poveri quasi tutti neri, in maggioranza giovani, per la maggior parte inevitabilmente aggregati a una qualche banda per sopravvivere.

Lo spettacolo circense del pronunciamento del STF e dell’incarcerazione di Lula, con la dichiarazione decisiva della Signora Rosa Weber, schierata al fianco delle maggioranze conformi (maggioranze che in altri tempi legittimarono la schiavitù, il nazismo ed ogni genere di dittatura) ha rappresentato un ulteriore passo avanti del golpe del 2016 rispetto alle poche garanzie costituzionali delle minoranze e della maggioranza sfruttata e oppressa.

E c’è ancora chi crede nella propaganda secondo cui il STF ritornerà sui suoi passi su questa faccenda una volta impedito a Lula di concorrere alla Presidenza e dopo averlo umiliato grazie all’impatto della foto della sua incarcerazione che fa sbavare i timorosi delle folle di ogni risma, dal ceto medio conservatore al MBL (Movimento Brasile Libero),[1] passando per i “bolsonaristi[2] (“il bandito buono è quello morto”), rurali (“l’ecologista buono è quello morto”), per arrivare alle Organizzazioni Globo, beneficiarie del 60% in media delle pubblicità governative durante i governi del PT.

Perché dovrebbe fare marcia indietro la Corte suprema, rifugio degli oligarchi artefici del golpe per sopprimere le conquiste strappate dalla classe operaia del paese lungo l’intero Novecento? Perché dovrebbero farlo le classi dominanti, una volta che, “con el Supremo, con tutto” fossero riuscite a farla finita con le CLT (Consolidación de Leyes del Trabajo),[3] con il finanziamento pubblico secondo la Costituzione della salute e dell’istruzione (EC95),[4] con le infime politiche volte a garantire i diritti delle donne e dei neri, mentre stanno riorganizzandosi per sopprimere la Sanità pubblica? Il golpe non è stato solo contro Dilma, Lula o il PT. Si è sempre fatto uso del “lulopetismo” [di Lula e del Partito dei lavoratori] come esempio per giustificare qualsiasi attacco alla classe operaia. C’è sempre stato odio di classe, di genere e di razza, del modo di vita.

Marielle Franco è stata la prima vittima fatale di questo nuovo e pericoloso momento della lotta politica in Brasile. Le dobbiamo una promessa impegnativa: continuare a battersi perché il Brasile non dimentichi, perché non restino impuniti i suoi assassini, quelli che spararono contro il corteo di Calamar, quelli che uccisero i bambini di Maricá, coloro che tramano per una stretta del sistema, perché la lotta di tutti loro, di tutti noi, di tante generazioni, non sia stata vana.

Per questo, malgrado tutte le divergenze – e profonde – che abbiamo avuto ed abbiamo rispetto a Lula e al PT, sappiamo chi è il nemico, e per questo sappiamo da che parte stiamo. Pur additando tutte le vacillazioni e le ambiguità del “lulopetismo”, che hanno contribuito a costruire il percorso per il golpe, sappiamo da che parte stare. Sappiamo che il settarismo, in momenti come questo, alimenta solo l’uovo del serpente. Noi siamo, insieme al PSOL, per la più ferrea unità d’azione di tutti i settori della sinistra e di tutti i settori democratici della società disposti alla denuncia e alla mobilitazione contro questo attacco alla democrazia.

Giù le mani da Lula! Ha diritto di non stare in carcere e di candidarsi! No al golpe! Via Temer!



[1] Movimento sociale conservatore, finanziato da partiti di destra, che è stato dietro le manifestazioni del marzo 2015 contro Dilma Roussef e il governo del PT.

[2] Seguaci di Jair Bolsonaro, militare e politico di estrema destra, membro del Partito Social Cristiano.

[3] Legge approvata nel 1943, che raccoglie la legislazione sul lavoro e la protezione dei diritti dei lavoratori.

[4] Emendamento costituzionale approvato nel 2016, che fissa un tetto per la spesa pubblica.

Traduzione di Titti Pierini



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