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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Una svolta in Nicaragua

Una svolta in Nicaragua

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Nicaragua 1 | Una svolta politica e sociale nel quadro di nuovi rapporti di forza

di Oscar René Vargas

Oltre 100.000 persone hanno partecipato alla marcia di lunedì 23 aprile a Managua [1]. E senza la partecipazione dei cittadini di altri dipartimenti del Paese e senza disporre di risorse.

Quando la marcia arriva al quartiere di Bello Horizonte, v’erano ancora persone in attesa di partire alla Rotonda Cristo Rey (Santo Domingo). Alcuni si sono spinti sino all’Università Politecnica (UPOLI). V’erano migliaia e migliaia di persone, e alcune erano vestite di scuro, in ricordo dei manifestanti uccisi.

La resistenza alla repressione governativa degli studenti nella UPOLI ne aveva fatto il bastione della lotta del movimento sociale. Era dunque importante che la manifestazione vi si dirigesse.

Simultaneamente, manifestazioni erano in corso nelle città di León, Estelí, Jinotepe, Bluefiels e Matagalpa. Dalle foto che si sono viste, si può dire che erano massicce. Non conosco il numero esatto di manifestazioni che si sono avute nei vari dipartimenti, ma senza tema di ingannarsi si può calcolare a 250.000 le persone mobilitate in tutto il Paese.

Gli elementi sociologici e politici che vanno sottolineati sono i seguenti:

1 La stragrande maggioranza dei partecipanti era formata da giovani di meno di 30 anni, e almeno la metà erano donne.

2 I partiti tradizionali, “parassiti”, non hanno avuto alcuna significativa presenza o influenza nello sviluppo degli avvenimenti, non hanno alcuna presa sul movimento sociale emergente.

3 Gli slogan dominanti erano: basta con la repressione, solidarietà con gli studenti, condanna degli assassinii, Ortega e Somoza stessa roba, basta con la corruzione, poliziotti assassini, eliminazione dei corpi speciali di repressione, il popolo unito non sarà mai vinto, eccetera.

4 Tutto quanto precede conforta la nostra analisi secondo la quale il movimento sociale era in via di gestazione e che in un dato momento si sarebbe affacciato sulla scena politica nazionale.

5 Per il movimento sociale la sfida ora consiste nel sapersi dotare di una leadership rappresentativa con la capacità di continuare a unificare il movimento sociale che si è manifestato.

6 Senza una leadership rappresentativa e visibile c’è da temere che il movimento sociale si disperda e ceda all’anarchia.

7 I responsabili dei settori giovanili devono urgentemente coordinarsi per stabilire quale strategia seguire e adottare le necessarie misure tattiche.

8 Si deve comprendere che il movimento sociale non può durare a lungo senza una leadership riconosciuta da tutti.

9 La coppia Ortega-Murillo [il presidente Daniel Ortega e sua moglie Rosario Murillo, vicepresidentessa] è stata sconfitta politicamente e socialmente. Sono isolati. Hanno perso il controllo della piazza. Ciò che la marcia esprime è il rifiuto della coppia presidenziale, dato la loro totale mancanza di rispetto della vita e dei diritti dei cittadini.

10 Data l’ampiezza della mobilitazione sociale e il grado di repressione esercitata dal governo Ortega-Murillo, l’equilibrio dei poteri è mutato: in altri termini, c’è un processo dinamico che sta producendo nuovi rapporti di forza.

11 I grandi capitalisti stanno prendendo le distanze, ma senza arrivare a rompere con il governo. Il patto Ortega-COSEP [Consejo Superior de la Empresa Privada] si è incrinato, e nel settore privato si manifestano diverse opinioni. A mio giudizio, il presidente del COSEP, Chano Aguerri, non rappresenta più i vari settori del mondo degli affari.

12 La maggior parte dei vescovi della Chiesa cattolica ha smesso di essere assente dalla scena politica nazionale e ha deciso di appoggiare il movimento sociale.

13 Il partito di governo è paralizzato. La divisione fra i vecchi quadri [sandinisti] lo ha reso incapace di dare una risposta. È per questo motivo che il governo ha dovuto ricorrere a forze d’urto (lumpen) senza base sociale.

14 I sindacati filogovernativi si sono dimostrati incapaci di mobilitare la base che pretendono di rappresentare. La questione della controriforma dell’INSS (Istituto nicaraguense di sicurezza sociale), la repressione e l’assassinio di studenti, la carenza di legittimità dei dirigenti, tutto ciò ha condotto alla paralisi.

15 Il governo non può contare sull’appoggio dei lavoratori statali poiché, anche se non si sono pronunciati pubblicamente a favore del movimento sociale, non rappresentano nemmeno una base sociale acquisita in modo incondizionato.

16 Benché il governo mantenga il controllo dei media, ha perduto la sua capacità di influenza a causa dell’esistenza delle reti sociali. Queste sono state lo strumento usato per informarsi negli ultimi giorni.

17 A livello internazionale, la questione del Nicaragua e la crisi politica del governo Ortega-Murillo sono state al centro dell’attenzione dei principali media di carta ed elettronici. Il governo non dispone più di quell’invisibilità a livello internazionale che tanto l’aveva favorito. Ormai i media cercheranno di evidenziare il perché e le cause del movimento sociale.

18 Il governo Ortega-Murillo comincerà a essere descritto come una dittatura familiare, simile a quella dei Somoza. Ciò ridurrà gli appoggi internazionali sinora ricevuti da governi e dalla «sinistra internazionale».

19 Gli Stati Uniti, l’Unione europea e diversi Paesi dell’America latina si sono pronunciati per la fine della repressione e il ripristino della democrazia.

20 Le varie articolazioni governative (potere giudiziario, Consiglio supremo elettorale, potere legislativo e controllo dell’amministrazione e delle finanze) sono poste in discussione dal movimento sociale, perdendo quel poco di legittimità di cui ancora disponevano.

21 La corruzione governativa, era un altro tema ignorato dai media internazionali: ora l’inesplicabile arricchimento di molti funzionari centrali e municipali è al centro delle mobilitazioni sociali.

22 La polizia è l’istituzione più criticata dalla popolazione per via delle uccisioni e degli atti repressivi perpetrati. C’è una rivendicazione generale: le dimissioni dei capi della polizia Aminta Granera e Francisco Díaz. Uno dei maggiori problemi sarà quello di come ripulire questa istituzione per renderla sicura agli occhi della popolazione.

23 L’esercito è restato un po’ ai margini del conflitto. Gli interventi di alcuni vecchi dirigenti dell’esercito (Humberto Ortega e Joaquín Cuadra) hanno avuto un certo ruolo nel fatto che Ortega non ricorresse a questa istituzione per la repressione. Ciononostante, Ortega vi è ricorso per proteggere alcune istituzioni statali.

24 Fino a oggi, 24 aprile 2018, la situazione è la seguente: sul piano sociale il governo Ortega-Murillo è isolato, senza appoggi; su quello economico, la situazione tende a deteriorarsi, ciò che provocherà un ulteriore malcontento; su quello internazionale, il potere è più che mai isolato; su quello politico, la situazione è contraddistinta per il momento dall’assenza di una leadership visibile e unificante.

25 Tuttavia, il governo Ortega-Murillo si trova nella peggiore situazione dell’ultimo dodicennio (2007-2018).

26 Gli obiettivi immediati della lotta sono la liberazione di tutti i prigionieri politici e la possibilità per i feriti di ricevere cure negli ospedali pubblici.

27 Le rivendicazioni più di fondo sono: formazione di un governo provvisorio con rappresentanza dei giovani e d’altri settori della società civile (donne, contadini che lottano contro il progetto del canale transoceanico, minatori).

28 Inoltre, la formazione di una Commissione per la verità, per indagare e punire i responsabili della morte di 30 cittadini e di altri crimini, così come della corruzione dei funzionari.

29 Infine, ottenere dai settori non compromessi dell’esercito e della polizia di appoggiare il governo provvisorio.

30 Gli obiettivi di un governo transitorio dovrebbero essere, tra gli altri, la demolizione dello Stato-predatore, l’abolizione dell’attuale sistema autoritario, l’eliminazione dell’onnipresente immunità per la classe politica, la difesa delle risorse naturali (foreste, acqua, biodiversità), la lotta per ridurre le diseguaglianze sociali.

Managua, 24 aprile 2018

Nota

[1] Nel giugno 2017, il Fondo monetario internazionale “informava” il governo del presidente Daniel Ortega e della vicepresidentessa Rosario Murillo della necessità di riorganizzare la gestione delle spese dell’Istituto per la sicurezza sociale. Anche perché l’impiego dei fondi non era per nulla trasparente e diversi megalomani progetti di investimento aveva un forte retrogusto di corruzione. Inoltre, gli aiuti venezuelani da due anni erano in netto calo. La controriforma governativa comportava una riduzione del 5 % delle pensioni e un aumento dei contributi dei salariati, e anche degli imprenditori, con l’obiettivo di arrivare a una cifra di 250 milioni di dollari. Le manifestazioni contro questa riforma hanno assunto grandi dimensioni sin dal 20 aprile. La vicepresidentessa le ha definite azioni quasi criminali miranti «a spezzare la pace e l’armonia». Queste parole non potevano che provocare lo scatenarsi di una violenta repressione. Il numero dei morti – trenta – testimonia a un tempo della violenza della repressione e del carattere del governo Ortega-Murillo. Le manifestazioni sono continuate. Il 22 aprile Ortega s’è visto costretto a fare marcia indietro e a proporre l’inizio di negoziati. Il 23 aprile, manifestazioni ancora più partecipate si sono tenute in tutto il Paese. Oscar René Vargas precisa qui le cause di questa situazione – numerose delle quali già ricordate in altri suoi articoli pubblicati da questo sito –, le rivendicazioni del movimento sociale, e gli obiettivi politici che possono, forse, emergere da questa mobilitazione. [Redazione di «A l’Encontre»]

La traduzione francese dell’originale in:

http://alencontre.org/ameriques/amelat/nicaragua/nicaragua-un-tournant-politique-et-social-dans-le-cadre-de-nouveaux-rapports-de-forces.html

Nicaragua 2 | Ma come si è arrivati a questo punto?

di Oscar René Vargas

[Per comprendere le radici e le motivazioni della mobilitazione sociale contro il governo Ortega-Murillo in Nicaragua, pubblichiamo delle note aggiuntive all’articolo di Oscar René Vargas su pubblicato. Redazione di «A l’Encontre».]

Potremmo dire che vi sono diversi fattori. Ne enumero i più significativi, non in ordine di importanza.

1) Le illusorie e ripetute promesse fatte alla popolazione, mai realizzate. Alla fine, i cittadini e le cittadine hanno smesso di credere a ciò che il governo diceva: che si trattasse del Canale transoceanico, dell’incendio della raffineria nella costa pacifica, della promessa del 2012 della messa in orbita di un satellite, delle peripezie relative alla costruzione di una fabbrica d’alluminio, eccetera. Tutte queste ingannevoli promesse sono diventate un problema per il governo.

2) Le questioni ambientali e dell’acqua potabile: distruzione di foreste (Bosawás, Dipilto, Chinandega, Indio Maíz); contaminazione dell’acqua potabile nelle regioni di Chinandega e di León e nel lago Cocibolca, così come in quelli di Masaya, Tiscapa, Xiolá eccetera. Tutti problemi ripetutamente denunciati nel corso degli anni. Lo svilupparsi di un grande incendio che ha investito la riserva biologica di Indio Maíz (Nicaragua sud-orientale, lungo il fiume San Juan, con una superficie di 2700 chilometri quadrati) e l’imperizia del governo nel domarlo hanno reso evidente come il degrado ambientale sia un problema di portata nazionale, e non solo locale.

3) Le reiterate frodi elettorali nel 2016 e nel 2017. L’astensionismo ha rappresentato una forma d’espressione del malcontento dei cittadini. Ma il governo ha interpretato male il messaggio: riteneva si trattasse di una forma d’apatia, e non il rigetto silenzioso della frode elettorale.

4) L’elezione alla vicepresidenza di Rosario Murillo [moglie di Daniel Ortega] è stata interpretata come una mossa in direzione della formazione di una nuova dinastia. Inserito nella dimensione storica, questo fatto ha fatto ricordare l’esistenza della dinastia Somoza. E il peggio è che Rosario Murillo ha fatto costruire dei chayapalos [pseudo “alberi” decorativi, detti «alberi della vita, la foto è nel testo originale, link in fondo], interpretati come manifestazioni sia d’arroganza sia di spreco di denaro. [Non a caso sono stati tagliati e abbattuti durante le recenti manifestazioni.]

5) La corruzione, il denaro elargito e sprecato dal potere venezuelano, l’inesplicabile arricchimento di numerosi funzionari, l’impunità garantita in tutti i casi riferiti e denunciati dai media. Per quanto riguarda il denaro venezuelano, il Nicaragua ha perduto un’occasione storica di realizzare un effettivo progresso nel suo sviluppo, rinunciando a investirlo in modo razionale.

6) Gli effetti delle misure economiche governative nel periodo 2007-2018, con conseguenze evidenti: disoccupazione, lavoro informale, povertà, diseguaglianza sociale, concentrazione delle ricchezze, eccetera.

7) Una strategia erronea, fondata sulla convinzione che fosse stato sufficiente allearsi con il grande capitale, riducendo i partiti a una condizione subordinata e i loro dirigenti al ruolo di comparse e di parassiti.

8) La goccia che ha fatto traboccare il vaso: la controriforma dell’Istituto nazionale di sicurezza sociale (INSS), che comportava la riduzione delle pensioni e un aumento dei contributi per i salariati e gli imprenditori

Managua, 25 aprile 2018

Traduzione francese di Cristiano Dan dal testo originale: http://alencontre.org/ameriques/amelat/nicaragua/nicaragua-comment-en-sommes-nous-arrives-la.html



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