Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Venezuela, elezioni con molte incognite

Venezuela, elezioni con molte incognite

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Domenica si vota in Venezuela. Non è affatto esclusa la rielezione di Maduro, nonostante le previsioni di molti commentatori dei grandi giornali borghesi che sopravvalutano in genere l’effetto della crisi economica lacerante, che ha provocato una corrente migratoria stabile in direzione di Colombia e Brasile, oltre a un flusso quotidiano di venezuelani che si reca oltre confine soltanto per acquistare qualcosa da mangiare, magari in cambio dei propri capelli o di qualche oggetto di valore. Probabilmente chi si sposta per un piccolo commercio di sussistenza ha da pensare a molte cose prima che al voto, e anche chi rimane nella sua città deve preoccuparsi piuttosto di avere l’informazione giusta sul supermercato in cui è arrivato qualche prodotto dopo giorni e giorni di scaffali vuoti. Il bisogno genera molte reazioni, più che la voglia di far sentire una protesta.

È possibile quindi che queste elezioni, preparate con un’accorta regia sia giocando sulla data, prima rinviata poi bruscamente anticipata, allo scopo di impedire che ci fosse tempo per una discussione che consentisse la presentazione di un candidato comune delle opposizioni, sia escludendo alcuni candidati, portino alla rielezione di Maduro, senza che questo risultato (che comunque sarà da valutare tenendo conto anche della dimensione delle astensioni) comporti un sostanziale mutamento del giudizio su questo presidente, abilissimo nelle manipolazioni elettorali ma incapace di arginare un’inflazione a livelli astronomici e una crisi alimentare e sanitaria che colpisce una parte notevole della popolazione.

Il suo capolavoro è stata l’invenzione dell’assemblea costituente, convocata con una legge elettorale a dir poco bizzarra imposta senza discussione con le opposizioni e i molti chavisti perplessi, e puntellata da una commissione elettorale centrale monolitica, e che è stata usata poi per far approvare a levata di mano e senza dibattito qualsiasi decisione anche di grande rilievo.

Per giunta gli sfidanti sono quanto di meglio Maduro poteva auspicare: il più accreditato è Henri Falcón, che è stato governatore dello stato di Lara nella regione più popolata del paese ed era stato fino al 2010 militante del PSUV, da cui si staccò con una critica severa ma contraddittoria al governo “bolivariano”, accusandolo inizialmente di corruzione e di clientelismo, e di essere indebolito dalla burocrazia. Oggi è il leader del partito Avanzata Progressista, appoggiato inizialmente da altri gruppi, in particolare dal Comitato di organizzazione politica elettorale indipendente (COPEI, equivalente della democrazia cristiana e ala moderata della MUD) e dal Movimento al socialismo (MAS). Ma questo appoggio come vedremo è tutt’altro che sicuro. Falcón comunque si è spostato sempre più su posizioni centriste e propone tra l’altro di “dollarizzare” l’economia venezuelana. Il COPEI ha avuto un notevole successo nelle elezioni dei governatori ma è stato poi espulso dalla Mesa de la Unidad Democrática (MUD), che è in crisi, ma tenterà di boicottare il voto perché ritiene queste elezioni una farsa. La situazione delle opposizioni in Venezuela è quindi complicata da questa situazione. Falcón, da un lato è visto come una sorta di “agente segreto del chavismo” che punta a legittimare l’elezione di Maduro (accusa grottescamente ripresa dal Segretario dell’OEA, Luis Almagro, che ha affermato che la candidatura di Falcón sarebbe stata uno strumento del governo bolivariano per dividere l'opposizione), dall’altro difficilmente può raccogliere i voti del chavismo critico da sinistra, che gli rimprovera di aver partecipato alla MUD e di aver rotto con il chavismo già nelle elezioni del 2013, quando fornì una copertura alla campagna di Henrique Capriles Radoski, che fu battuto da Maduro con uno scarto di pochi voti.

L’unico esponente dell’ampio ventaglio di chavisti ostili a Maduro è Reinaldo Quijada, leader dell’organizzazione Unidad Política Popular 89 (UPP89); è un ingegnere elettronico, difensore del “processo rivoluzionario”, ha sostenuto Hugo Chávez dal 1992 ma dopo la sua morte ha preso le distanze dal chavismo, opponendosi al Governo di Nicolas Maduro. L’ex chavista è contro la dollarizzazione proposta da Falcón, vuole portare a termine il "processo rivoluzionario del presidente Chávez" riproponendo anche la sovranità monetaria e rilanciando l’autonomia del Banco Central de Venezuela (BCV), ma è poco conosciuto e non sembra avere un seguito sufficiente, come si è visto nelle ultime elezioni municipali.

La vera incognita di questa strana campagna elettorale è un predicatore evangelico ricco sfondato, Javier Alejandro Bertucci, classe ’69, leader del movimento “Esperanza por el cambio”, che si presenta come candidato al di fuori del confronto tra chavismo e antichavismo. Fondatore della chiesa Maranatha,(una congregazione religiosa con oltre 16.000 seguaci in America Latina impegnata socialmente attraverso l'Associazione civile “El Evangelio Cambia”), Bertucci cerca di capitalizzare il malcontento popolare; può parlare per ore, invoca l'amore e dice che ha il mandato divino di cambiare la storia. Nel 2016 è stato collegato ai famosi documenti Panama Papers in quanto Presidente di una società valutata 5 milioni di dollari in un paradiso fiscale. Ma oggi che è candidato per la presidenza della Repubblica Venezuelana smentisce in maniera categorica affermando che “se fossi legato ai Panama Paper, non sarei qui”. Durante una conferenza stampa ha promesso la distribuzione di 6 milioni di piatti di zuppa. La sua Chiesa sarà la sua struttura politica: “Farò quello che ho fatto in questi dieci anni: camminare tra le persone più povere, abbracciare, consolare, portare speranza”.

A differenza di altri candidati evangelici del continente, Bertucci non usa discorsi ideologici apertamente di destra, e ha avuto negli ultimi giorni l’appoggio esplicito di una parte della struttura del COPEI, che ha deciso di preferirlo a Falcón. E questo potrebbe riservare una sorpresa. Mentre Maduro ha puntato a compattare lo zoccolo duro del chavismo che accetta la sua interpretazione della crisi economica come frutto di una manovra imperialista, mentre lo zoccolo duro dell’opposizione si asterrà per sfiducia nel meccanismo elettorale manipolato, Bertucci potrebbe pescare tra gli strati più poveri che senza aver rotto con Maduro sono scontenti e sfiduciati. Una sua vittoria sarebbe una sciagura, da aggiungere alla lista delle tante colpe del presidente uscente. Ma anche un successo di Maduro ottenuto dividendo e provocando gli oppositori rinvierebbe soltanto una verifica politica. Il Venezuela, osserva uno dei più moderati critici dell’attuale governo, il docente e sociologo Ociel Alí Lopez, “riserva sempre sorprese”. E l’attuale crisi potrebbe finire in modo imprevedibile, come nel Panamá del 1989 [cioè con un intervento militare esterno, come auspica la parte più irresponsabile della opposizione], oppure come nel Messico, in cui il PRI, nonostante corruzione e malgoverno, con brevi intervalli, governa da quasi un secolo.

(a.m.)

 



Tags: Venezuela  PSUV  MUD  COPEI  Maduro  

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