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Germania | Il progetto di Wagenknecht: un nuovo movimento?

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di Manuel Kellner

Portavoce al Bundestag, assieme a Dietmar Bartsch, di Die Linke (La Sinistra), Sahra Wagenknecht proviene dalla sinistra anticapitalista del partito e ne è stata a lungo la sua rappresentante più popolare. Da un certo tempo lei e suo marito, Oskar Lafontaine – entrambi molto seguiti dai media – animano un raggruppamento informale, Team Sahra, al quale si può aderire via Internet, che lavora per la formazione d’un nuovo movimento politico sul modello di La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon. Hanno dichiarato che questo movimento sarà lanciato in settembre, non per fare concorrenza alla Linke, ma come strumento di pressione nei confronti degli altri partiti, in favore di una politica maggiormente sociale.

Alcune delle posizioni sostenute da Wagenknecht e Lafontaine si collocano a destra non solo dell’ala anticapitalistica della Linke, ma del suo stesso programma ufficiale. Il nemico individuato non è più il capitalismo in sé, ma il capitalismo neoliberale selvaggio. Le “frontiere aperte” sono ritenute un progetto della borghesia neoliberale per esacerbare la concorrenza in seno a coloro che stanno “in basso”, indebolendo così i salariati e provocando l’abbassamento dei salari reali. La difesa delle conquiste democratiche passerebbe attraverso la difesa della sovranità degli Stati-nazione, contro l’Unione europea e i progetti – come per esempio quello di Macron – di rafforzarne l’integrazione. Grosso modo, il progetto di Wagenknecht e Lafontaine mira a indebolire l’estrema destra, a contrastare l’avanzata elettorale della AfD e a conquistare settori dei salariati e degli strati popolari emarginati che, delusi dal Partito socialdemocratico (SPD) e attratti dalla demagogia di Alternativa per la Germania (AfD, d’estrema destra), non si riconoscono nelle posizioni di Die Linke. Secondo Wagenknecht e Lafontaine, sottovaluta troppo il timore di questi settori di trovarsi in una situazione di concorrenza sfavorevole con gli immigrati.

In una recente intervista a Mediapart [1], Sahra Wagenknecht sostiene (a ragione) che il progetto della destra “governista” di Die Linke non è più attuabile realisticamente:

Questo progetto di unione delle sinistre non è ora maggioritario. La SPD si trova attualmente al 17 % delle intenzioni di voto e, nonostante sia ancora al governo, potrebbe subire un rapido declino. Peraltro, l’attuale SPD s’è enormemente allontanata dalle tradizionali posizioni della socialdemocrazia. È al suo terzo governo di “grande coalizione” con l’Unione conservatrice della Merkel.

La terribile crisi elettorale della SPD dipende dal fatto che questo partito non ha mai veramente rotto con l’Agenda 2010 e le sue feroci controriforme. Secondo Sahra Wagenknecht, da questo fatto deriva la necessità del progetto di un nuovo movimento ampio centrato sui temi sociali:

Prima di ciò [la crisi elettorale] i socialdemocratici avevano realizzato le riforme liberali dell’Agenda 2010 di Gerhard Schröder, l’esatto opposto di una politica dell’eguaglianza e di protezione sociale. Ciò ha prodotto in Germania la formazione di un enorme settore di bassi salari, che a sua volta produce un’enorme insicurezza sociale. Tutte queste cose non hanno nulla a che fare con il nostro programma politico. Ed è per questo che stiamo preparandoci a lanciare un grande movimento popolare, aperto a tutti coloro provvisti di buona volontà a sinistra. Dovrà raggruppare tutti coloro che credono ancora in certi elementi d’una politica socialdemocratica classica.

Sahra Wagenknecht non vuole, sostiene, un ritorno ai primi anni Settanta. Ma ciò che essa contrappone al neoliberalismo e al capitalismo sfrenato è in fondo uno Stato-provvidenza, nazionale, con più sicurezza sociale e maggiori protezioni dai pessimi effetti della mondializzazione capitalista. La solidarietà internazionale dei salariati e degli oppressi non ha praticamente alcun ruolo nel suo discorso politico. Secondo lei, è lo Stato che deve proteggere le persone, e in modo particolare i meno favoriti:

Intendo dire che noi vogliamo promuovere i valori di uno Stato più sociale, salari più elevati e più giusti, una politica estera europea autonoma, una politica di disarmo, eccetera. Non si tratta, naturalmente, di tornare al programma socialdemocratico degli anni Settanta. Il mondo è cambiato e occorre modernizzarsi. Per quanto riguarda i pensionati, per esempio, non si tratta di rattoppare il vecchio sistema, ma di edificarne uno nuovo, nel quale tutti paghino i contributi, dal funzionario all’autonomo, e non lo facciano più solo i salariati, come avviene oggi.

Si tratta di proporre un programma in cui lo Stato protegge le persone da un capitalismo selvaggio, da una mondializzazione pilotata dalle multinazionali e da una concorrenza esacerbata dal dumping sociale. Vogliamo ricostruire uno Stato che pratichi una politica attiva a favore della metà meno favorita della popolazione e dei perdenti dell’attuale situazione.

All’interno della Linke i militanti e le tendenze che appoggiano le opinioni si Sahra Wagenknecht e di Oscar Lafontaine non sono numerosi. D’altro canto, non è stato detto nemmeno in modo chiaro quante dovrebbero essere le adesioni all’appello sufficienti per formare il nuovo movimento in settembre.

Nel dibattito nella Linke le critiche al progetto, formulate in modo particolarmente netto da Antikapitalistische Linke [2], riguardano tre livelli di argomentazioni.

In primo luogo, Wagenknecht e Lafontaine non hanno sottoposto le loro posizioni alle istanze del partito, per discuterle e prendere decisioni. In effetti, Sahra Wagenknecht si basa sulla propria popolarità personale, sui propri appoggi politici e sulla sua presenza sui media per aggirare ogni possibile ostacolo all’interno del partito. La dinamica polarizzante della sua iniziativa sembra determinata, all’interno del partito, dalla sua rivalità nei confronti dei due portavoce, Katja Kipping e Bernd Riexinger.

In secondo luogo, Wagenknecht e Lafontaine si adattano troppo ai discorsi dell’AfD e del “populismo di destra” quando rifiutano rivendicazione come quella delle “frontiere aperte” nel timore di perdere la possibilità di influenzare politicamente i tedeschi sfavoriti.

In terzo luogo, vi è il timore, e non solo nell’ala sinistra del partito, che la nascita del nuovo movimento nuoccia alla Linke. E poiché Wagenknecht e Lafontaine continuano a ripetere che La France insoumise (FI) di Mélenchon serve loro d’esempio, questo timore è del tutto giustificato, perché FI s’è costruita sulle ceneri non solo del Front de gauche, ma anche del Parti de gauche.

L’osservazione di Sahra Wagenknecht, secondo la quale Die Linke non ha potuto, sino a ora, approfittare della crisi elettorale della SPD, è tuttavia fondata:

La principale obiezione che mi si fa è che tutti coloro che non sono soddisfatti della situazione non devono far altro che unirsi alla Linke. Sarebbe magnifico! Ma non funziona. Da anni speriamo che gli elettori delusi dalla SPD ci raggiungano. La verità è che dal 1998 la SPD ha perso più di 10 milioni di elettori. E noi ne abbiamo guadagnato due milioni. Vi sono dunque almeno otto milioni di elettori che non ci hanno cercato.

Alla domanda sulla fondatezza del timore che si formi un partito che faccia concorrenza alla Linke, Sahra Wagenknecht risponde negativamente: «No. Fondare un partito non mi sembra una tappa obbligatoria. L’obiettivo del movimento è quello di fare pressione sui partiti per costringerli, e la SPD in primo luogo, a una politica maggiormente sociale». Ma se le cose stanno così, dove va a finire l’esperienza prima apprezzata della France insoumise? Le cose non sono per nulla chiare.

In ogni modo, mi sembra che vi sia un rapporto fra l’orientamento (diciamo “populista di sinistra”) e le forme organizzative di France insoumise e il movimento che Oskar e Sahra intendono promuovere: le persone “normali” possono aderirvi, possono applaudire, ma non possono partecipare all’elaborazione delle posizioni e alla preparazione delle iniziative. In questo bel “mondo nuovo”, sono i tribuni a fare e a decidere tutto.

Per quanto riguarda i contenuti, gli argomenti avanzati dalla Wagenknecht sulla concorrenza e le inquietudini popolari vanno presi sul serio:

E così i rifugiati, poveri anch’essi, cercano degli appartamenti sociali [le nostre case popolari] in quartieri modesti, sfavoriti. Ora, la Germania è crudelmente carente di alloggi sociali, perché il governo ha preferito praticare una politica di austerità. La concorrenza sugli alloggi si fa sempre più serrata a mano a mano che si fanno venire rifugiati. La situazione s’è egualmente degradata in numerose scuole, non certamente situate nei quartieri eleganti e che avevano già grossi problemi prima del 2015. Infine, nel settore dei bassi salari, là dove appunto si impiega manodopera poco qualificata, la concorrenza s’è fatta feroce […] Io penso che attualmente, e ancora per un certo periodo, la democrazia non possa funzionare che nel quadro di Stati-nazione.

All’argomento della concorrenza non serve a niente contrapporre un atteggiamento puramente umanitario e moraleggiante, che se ne infischia della realtà e dei sentimenti degli strati popolari svantaggiati. È evidente che la rivendicazione delle “frontiere aperte” non risolve tutti i problemi. Essa deve rientrare in un insieme di rivendicazioni transitorie che comprendano salari minimi e minimi sociali sufficienti, un sistema di tassazione che faccia pagare i ricchi, una riduzione radicale dell’orario di lavoro senza perdita di salario, eccetera.

Ma, soprattutto, all’argomento della concorrenza non si può contrapporre un “interesse di classe proletario” puramente nazionale, del tutto fittizio. Gli autentici interessi di classe non si perseguono che mediante l’azione solidale comune internazionale attorno ai medesimi obiettivi, sia a livello europeo come a livello mondiale.

Note

[1] Le citazioni di Sahra Wagenknecht sono tratte dalla sua intervista a Thomas Schnee, L’Allemande Sahra Wagenknecht dévoile les contours de son futur mouvement, inspiré des Insoumis, apparsa il 31 maggio 2018 su Mediapart:

https://www.mediapart.fr/journal/international/310518/l-allemande-sahra-wagenknecht-devoile-les-contours-de-son-futur-mouvement-inspire-des-insoumis

[2] Sinistra anticapitalista, una tendenza organizzata in seno al partito.

L’autore: Manuel Kellner fa parte dell’Internationale Sozialistische Organisation (Sezione tedesca della IV Internazionale) ed è redattore del mensile «Sozialistische Zeitung».

Titolo originale: Le projet de Wagenknecht, un nouveau mouvement?:

http://inprecor.fr/article-Allemagne-Le%20projet%20de%20Wagenknecht,%20un%20nouveau%20mouvement%C2%A0%20%20?id=2155

Traduzione dal francese di Cristiano Dan



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