Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Le “riforme” di Maduro

Le “riforme” di Maduro

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Nicolás Maduro ha annunciato che ha varato un piano per fare rientrare in Venezuela i cittadini che l’hanno lasciata perché “ingannati dalle promesse dell’imperialismo”, e ha dato grande rilievo al volo che ha portato a Caracas da Lima un primo gruppo, che è stato accolto solennemente e ha ricambiato con dichiarazioni di fedeltà al governo. Peccato che a beneficiare di questa possibilità di viaggio gratuito e di aiuti materiali per il reinserimento siano state solo 89 persone, sui 2.300.000 venezuelani emigrati più o meno legalmente negli ultimi anni, di cui circa un milione in Colombia e più di 450.000 nel piccolo Ecuador, che pure non è confinante. L’unico elemento vero della propaganda di Maduro riguarda l’accoglienza ostile di settori delle popolazioni locali, che c’è stata ad esempio a Tulcan, cittadina ecuadoriana al confine con la Colombia, tappa quasi obbligata della migrazione. Più nota l’aggressione a un accampamento di venezuelani a Pacaraima nel piccolo Stato di Roraima, uno dei più poveri del Brasile, organizzata da un gruppo di destra, ma che ha innescato una assurda ritorsione: è stato questo il motivo che ha spinto Temer a inviare l’esercito a Boa Vista, capitale del Roraima.

In questi giorni si stanno incontrando i presidenti dei paesi toccati dalla corrente migratoria venezuelana, che finora avevano reagito in forma diversa. Il Perù, ad esempio, che dopo la Colombia è una delle mete preferite, ha introdotto la norma che accetta solo chi è munito di passaporto, quindi in pratica solo gli appartenenti ai ceti medio-alti, dato che il passaporto in Venezuela è costoso e poco diffuso tra chi non ha necessità di viaggiare. La Colombia, che ha una lunghissima frontiera col Venezuela, aveva accolto da tempo venezuelani dediti a vari tipi di contrabbando nei due sensi della frontiera, utilizzandoli anche per la propaganda contro il “regime castrista”. In passato era stato viceversa il Venezuela a denunciare “invasioni” dal paese vicino. Ma in passato c’erano anche varie forme di coordinamento tra paesi più o meno progressisti, mentre ora si stanno sfaldando (ultimo abbandono l’Ecuador). E soprattutto ora la situazione economica interna è indubbiamente peggiorata e difficilmente le misure annunciate per “bloccare la guerra economica” potranno avere effetti positivi. La maggior parte di esse sono a favore dei settori capitalistici già beneficiati in passato col sistema scandaloso dei vari tipi di cambio, mentre l’aumento fortissimo del salario minimo appare poco sostenibile dalla maggior parte delle imprese di modeste dimensioni, e ha registrato subito la chiusura di aziende anche grandi, tra cui la filiale locale della Pirelli. Gli aumenti nominali fortissimi, senza un aumento della produzione, rilanciano l’inflazione. Ma per arginare un’inflazione che ha già battuto tutti i record del continente, Maduro pensa di ancorare la nuova moneta al Petro, una criptovaluta a sua volta legata al petrolio che abbonda nel sottosuolo del paese. Ma per poter svolgere questo ruolo di garanzia il petrolio deve essere estratto, e invece la produzione ristagna per invecchiamento degli impianti ed esaurimento dei giacimenti sfruttati in passato, mentre per l’estrazione dalle sabbie della falda dell’Orinoco occorrono i macchinari e i capitali delle multinazionali già presenti nel paese, ma che oggi sono in grado di dettare loro ben più che in passato le condizioni.

Ma ci sono altri motivi per rendere preoccupante la situazione: accanto agli aumenti nominali ma poco sostenibili imposti per legge, c’è la concreta crescita dell’IVA (Impuesto al Valor Agregado) di ben 4 punti percentuali (dal 12 al 16% su molti prodotti, sia pur escludendo beni e servizi essenziali). Inoltre si mantengono le esenzioni per l’ISLR (Impuesto sobre la renta) per le grandi compagnie petrolifere, dalla PDVSA alle imprese miste. Tuttavia il malcontento diffuso è anche legato al fatto che tutte le facilitazioni (per esempio il bonus che è previsto per chi usa un auto per lavoro al momento in cui ci sarà l’enorme aumento della benzina e del gasolio già deciso per agganciarlo ai prezzi internazionali e bloccare il contrabbando verso i paesi confinanti), devono essere ottenute usando il Carnet della Patria, una carta elettronica lanciata per la distribuzione dei pacchi alimentari a prezzo politico, e sospettata di essere uno strumento di discriminazione ed esclusione dei dissidenti o diffidenti.

Quanto ai prezzi politici imposti per molti prodotti, difficile immaginare che possano funzionare. Dopo l’aumento del 3.300% del salario minimo, è prevedibile che i decreti non riescano a fermare davvero i prezzi, e non facciano ricomparire le merci sugli scaffali. Per un’analisi puntuale delle “riforme” di Maduro rinvio comunque all’ottimo articolo dell’economista venezuelano Manuel Sutherland: http://www.sinpermiso.info/textos/venezuela-nicolas-maduro-tiene-un-plan

Il Venezuela in passato ha aiutato molti paesi del continente, ed ha avuto un grande merito nel tessere pazientemente la tela di rapporti anche con paesi con governi di orientamento diverso dal suo, attraverso l’UNASUR. Oggi è tragicamente solo, e non può certo spettarsi aiuti dal Brasile[i], o dalla piccola Bolivia, e tantomeno dai due paesi dell’ALBA che conoscono le maggiori difficoltà: il Nicaragua, isolato moralmente per una sproporzionata repressione di proteste legittime, e Cuba, la cui forza di attrazione è ridotta da fattori oggettivi e soggettivi, tra cui primeggia la lentezza con cui porta avanti trasformazioni da troppo tempo annunciate, a partire dalla trasparenza: c’è voluto un anno per far sapere ai cubani e al mondo che una legge prevede la vendita a capitalisti privati (non necessariamente cubani) anche delle modeste e malridotte linee ferroviarie dell’isola...(https://brecha.com.uy/sin-via-libre/)

Difendere quanto resta di esperienze che avevano suscitato tante speranze e che non potranno essere cancellate del tutto, è un nostro dovere. Ma per questo è necessario riflettere seriamente sul loro itinerario, senza nascondersi errori e punti deboli, e ascoltando anche chi ha sostenuto in passato Chávez con convinzione, e ora ha scelto di lasciare un paese in sfacelo, o di restarvi criticandone severamente il governo. (a.m.)

 

 



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