Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Brasile – La mossa da maestro

Brasile – La mossa da maestro

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Un’intervista di Marcelo Aguilar al politologo brasiliano Pablo Ortellado* affronta alcuni problemi su cui anche la sinistra europea deve riflettere. Avevo già sottolineato che la teoria del “golpe” impediva di spiegarsi le ragioni della clamorosa flessione di consensi che ha facilitato Temer e soci, e che era cominciata dopo la repressione delle manifestazioni contro l’aumento delle tariffe del trasporto pubblico per pagare gli impianti per Olimpiadi e Mondiali. Ne abbiamo parlato più volte: si veda Difficile ragionare a sinistra sul Brasile, o Brasile: il secondo turno conferma il crollo del PT, o il più recente Brasile | «Più che resistere la sinistra deve ri-esistere» e molti altri. Va precisato che l’intervista è stata rilasciata prima che uno squilibrato (anni fa vicino al PSOL) tentasse di uccidere Bolsonaro “in nome di Dio”, ma l’episodio – che ha fatto sospendere la campagna elettorale di tutti i partiti- non cambia molto, e paradossalmente potrebbe facilitare ancora di più la vittoria dell’estremista di destra, vittima della violenza che aveva seminato. (a.m.)

Che analisi fai della strategia del PT nel tenere ferma fino in fondo la candidatura di Lula?

Il motivo determinante di questa strategia di tenere ferma una candidatura che sanno tutti che verrà impugnata e che il tribunale elettorale non la consentirà ha molto a che vedere con l’iniziativa dello stesso Lula di conservare il controllo sul partito. Sta in carcere, ma dispone di un capitale politico molto elevato: al punto che, malgrado stia in prigione, è in testa in tutti i sondaggi e potrebbe persino vincere al primo turno se fosse candidato. Sfrutta questa circostanza per mantenere il controllo, perché se il partito costruisse un altro leader Lula tenderebbe a cadere nel dimenticatoio e la sua situazione peggiorerebbe. Lula si è sempre impegnato a tenere il PT sotto il proprio stretto controllo. È successo quando ha scelto personalmente Dilma perché occupasse il suo posto. Lo ha fatto deliberatamente perché non gli succedesse nessuno che potesse guadagnarsi un capitale politico maggiore del suo.

Fino a che punto le sorti dei soggetti progressisti o di sinistra sono legati al destino dell’ex presidente?

Lo sono perché Lula cerca in tutti i modi di essere il capo e la guida, e ha creato processi politici che lo mettono al centro. Non vi è alcun dubbio che sia il principale leader politico del paese e della sinistra e uno dei più abili che abbiamo visto. Quando è stata emessa la sentenza che lo ha portato in carcere ha dato vita in sua difesa a un grande processo politico nella sinistra, a una grande mobilitazione, a una spiegazione e un discorso che legano l’impeachment di Dilma e la propria incarcerazione in un unico processo che il chiamo la “narrazione del golpe” secondo cui questo sarebbe frutto dell’incapacità dei dirigenti politici brasiliani di accettare misure sociali progressiste, ed è questo che ha portato a far cadere l’ex presidentessa e ad ignorare il doveroso processo legale per metterlo in prigione. Riuscito a convincere di questa sua visione la sinistra, la ha schierata in difesa del legato del PT e, indirettamente, del progetto lulista. È riuscito, da una situazione di grande vulnerabilità, e rimettersi al centro della dinamica politica della sinistra. È stata una mossa da maestro, perché ha obbligato i settori progressisti ad aderire a questo suo discorso esigendo che si schierassero contro il colpo di Stato e contro la sua incarcerazione con una condizione pressoché escludente per battersi – sia pure al margine- nel campo della sinistra.

Lei non condivide la “narrazione del golpe”?

Assolutamente no. Perché è una tesi falsa. Sono ben lungi dal ritenere che la destituzione di Dilma abbia una qualche legittimità, in quanto ha sfruttato una breccia legale che esiste per sparare contro l’ex presidentessa grazie a un mero tecnicismo contabile. Ovviamente, dal mio punto di vista, le condizioni che hanno portato l’opposizione a poterlo fare sono tutte di responsabilità del PT. E questa narrativa del colpo di Stato le nasconde, ma sono molte. In primo luogo, una pessima conduzione della crisi economica. Nel 2014 abbiamo cominciato ad entrare in crisi e la strategia di lotta è stata quella dell’austerità. Con questo Dilma ha perso la sua base sociale e si è ritrovata con una popolarità tra le più basse della storia recente del Brasile. Per altro verso, le accuse di corruzione rivolte al PT non hanno mai trovato risposte da parte di quest’ultimo. Sostanzialmente, l’unica risposta è stata “lo hanno fatto anche gli altri partiti”, e questa è stata ritenuta insoddisfacente, generando un movimento di massa che chiedeva le dimissioni e poi la destituzione della presidentessa. Aveva inoltre molte difficoltà a battersi con il Parlamento. Ha perso il controllo per sola incapacità politica. È una storia molto diversa da quella presentata dal PT, a mio avviso del tutto fantasiosa. Se si riesce ad imporre questa versione gli errori scompaiono e tutto quel che si vede sono politiche sociali virtuose che si scontravano con la resistenza di frange conservatrici. Vale a dire, trasformare gli errori in virtù. Credo che questa grande operazione la si debba alla genialità politica di Lula, che è riuscito a mettere a lavorare per lui l’intera sinistra.

Che effetti ha sulla sinistra questa narrazione?

Il problema è che nascondere gli errori limita l’orizzonte di trasformazione sociale. Questa interpretazione, fondamentalmente, vuol dire che la situazione non offre di che andare più in là di dove siamo arrivati, perché gli strati dominanti non lo tollerano. E allora torniamo indietro, rieleggiamo il presidente Lula e ritorniamo alla situazione passata. Questo ridimensiona le aspettative. Fondamentalmente, facendo un’operazione discorsiva del genere il PT non inserisce un progetto politico, che ha già realizzato, che ha dei meriti, ma che è molto limitato ed incapace di offrire un cambiamento con la velocità richiesta dalla tragedia brasiliana.

La gestione Temer non rappresenta un golpe, se non contro il PT, perlomeno contro il popolo brasiliano?

Il governo Temer è stato devastante per i diritti sociali. La “narrazione del golpe” dice che questo costituirebbe la conferma del fatto che l’establishment non tollerava le politiche del PT e intendeva sostituirle con l’austerità. Ma quel che dimenticano di dire è che molte delle misure di Temer erano state preannunciate dalla stessa Dilma. Come Temer, Dilma Rousseff ha portato avanti una politica di contrazione della spesa pubblica e una proposta di riforma delle pensioni piuttosto simile all’ultima versione promossa da Temer. Certo, le misure di Temer sono state più dure: Ma la differenza è di grado, non qualitativa.

I movimenti sociali di massa ritengono non sia il momento che il PT faccia autocritica, per tutto quel che c’è in gioco nelle elezioni…

L’autocritica va fatta ora, perché è adesso che dovremmo scegliere il progetto politico alternativo. Tuttavia, nel PT dicono di no, perché stiamo subendo un golpe politico in cui forze esterne hanno tagliato lo sviluppo dei programmi, ed è il momento di unirsi intorno alla difesa di questi programmi sociali. Evidentemente, è questo il momento in cui potremmo guardare più in là e concepire qualcosa di più ambizioso, esplorare nuove strade. Tutte queste potenzialità di superamento sono boicottate dal discorso della paura.

Che Lula appaia come l’unico candidato con concrete possibilità di vittoria, nella sinistra, non è anche quel che pone un limite ai settori progressisti?

L’alto livello di voti del PT ha a che vedere con i suoi meriti. I suoi governi hanno ottenuto molto, e la gente si ricorda della prosperità dell’era Lula. Questo spiega la situazione attuale. Il problema però non sta nel fatto che le persone vogliano votare in difesa dei propri interessi, un dato estremamente logico. Con il dibattito sulla “narrazione del golpe” non mi riferisco all’elettore comune, mi riferisco alla sinistra che si è inceppata. I militanti non sono stati capaci di concepire un progetto politico alternativo ed è questa incapacità che ha prodotto questa povertà politica nel processo elettorale che ci lascia legati al PT. Tutto ruota più o meno intorno al PT, incluso il Partito Socialismo e Libertà (PSOL – Partido Socialismo y Libertad). La genialità di Lula è stata quella di riuscire, anche da una posizione vulnerabile, a bloccare questo processo di rinnovamento.

Come spiega la popolarità di una candidatura di destra così radicale come quella di Jair Bolsonaro)

Non è esclusiva del Brasile. Vari paesi stanno vivendo l’emergere di un’estrema destra molto aggressiva. Dai grandi paesi del Sudamerica, il Brasile è forse il primo, ma se Bolsonaro otterrà un successo elettorale vedremo processi analoghi nel continente. La sinistra non si trova in condizioni di fornire risposte, e le inquietudini della popolazione sono veicolate dalla destra, sia attraverso la religione, l’etica conservatrice o i discorsi dal pugno duro sulla sicurezza. Bolsonaro rappresenta tutto questo, è ormai un purosangue: anti-sistema, anti-diritti umani, radicale virulento. Molto più radicale di Donald Trump. Quel che la sinistra deve capire e che costoro stanno dando risposte che noi non diamo. Non stiamo dando al popolo conforto spirituale e morale, non riusciamo a risolvere questa disperazione, questa insicurezza. Non basta combattere i gruppi di estrema destra, dobbiamo costruire un’alternativa.

(Brecha, 7-9-2018)

https://correspondenciadeprensa.com/



* Pablo Ortellado: filosofo, docente di Gestione delle politiche pubbliche presso l’Università di San Paolo, nonché una delle voci più critiche del PT all’interno della sinistra.



Tags: Brasile  Lula  PSOL  PT  

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