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Una campagna tossica del “partito del PIL”

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di Aldo Zanchetta

CONTRORDINE COMPAGNI!

Ahimé, quello che ho scritto nei giorni scorsi sul TAV (Accendiamo una luce sul TAV Torino-Lione? e Il TAV e il partito del PIL – 2) allora è una fregnaccia.

Infatti “il Sole 24 Ore” di oggi titola:

TAV: LA UE STANZIA UN ALTRO MILIARDO.  PER FINIRE LA TORINO LIONE BASTANO 366 MILIONI

Caspita, e ora che dico? Come me la cavo? Leggo l’articolo e riprendo a respirare.

Se avete letto i due malloppi precedenti sapete che la Torino Lione è composta di 3 tratte, una italiana, una transfrontaliera (sostanzialmente  coincidente con i  57 km di traforo del Moncenisio), una francese.

Nel primo terzo si parla dei 366 milioni mancanti nello stanziamento italiano per realizzare la Torino – Lione (ad es.. “Dunque di fatto per realizzare le due opere (TAV e traforo del Brennero, nds) a questo punto all’Italia mancano  solo i 366 milioni per la Torino-Lione, il resto è già tutto sul bilancio italiano o in arrivo dall’Unione Europea”. Naturalmente “I calcoli sono molto complessi, impossibili da fare senza la collaborazione degli esperti in materia”. Ma guarda un po’!!!

Occorre arrivare a un buon terzo dell’articolo per capire di cosa si sta parlando: “Ebbene questo (il miliardo di Mamma Europa, nds) favorisce le nostre due grandi opere (Tav Torino-Lione e Valico del Brennero, nds), e alleggerisce i conti per l’Italia. In pillole: La Torino-Lione, tratta transfrontaliera, costerà in tutto 11,085 miliardi di euro, di cui 1,4 miliardi per progettazione e indagini geognostiche (come avevo scritto, questi 1,4 già spesi fino ad oggi, nds) e 9,6 miliardi per i lavori veri e propri”. Quindi l’autrice dell’articolo parla della tratta transfrontaliera della Torino-Lione e non della Tav Torino-Lione. Alla buon’ora!

Notare: “costerà”, e non “è costata”. Non una lira dei 9,6 miliardi di “lavori veri e propri” è stata spesa e neppure appaltata, per cui, come già dovreste sapere, non ci sono le sbandierate terribili penali se l’opera non si farà. Quindi i soldi stanziati, se l’opera non si farà, saranno soldi risparmiati.

“Si”, dirà qualcuno, “ma non si avranno neppure i vantaggi dell’opera”. Che la Torino-Lione sia un’opera inutile, si è già detto a sufficienza: ricordo che è una linea ad alta intensità di trasporto merci a media velocità e non una linea di trasporto passeggeri ad alta velocità, e la linea attualmente esistente, rimodernata negli scorsi anni, ha una capacità di trasporto merci almeno tre volte tanto quella oggi reale e oltretutto in calo come domanda. Su queste cose l’articolo tace.

Come si tace sul fatto che, parlando di linea Torino-Lione, il costo totale delle tre tratte previsto dalla Corte dei Conti francese è di 26,1 miliardi di Euro e sui due tratti nazionali non ci sono né ci saranno finanziamenti europei. E anche la Corte dei conti italiana ha espresso le sue riserve. La Francia sulla sua tratta, ora sospesa, deciderà nel 2038.

Diverso è il caso della linea ferroviaria del Brennero, dove il traffico è in crescita. e infatti per quella non mi pare esistano contestazioni.

Quello che serve a lorsignori è scavare di nuovo il Moncenisio, con tanta roccia ricca di uranio e asbesto da trasportare in discariche passando all’interno di paesi

Un grande buco che parte e sbocca su due vecchie linee. C’è un senso? Certo che c’è, per il partito del PIL naturalmente. Ce lo dice proprio sempre su “Il Sole” di oggi, dal titolo Tav, infrastrutture, crescita: il «partito del Pil» in campo a Torino: “Le infrastrutture come volano di sviluppo rappresenta l’idea intorno alla quale è stata costruita l’iniziativa nel capoluogo del Piemonte …”.

Le grandi opere fini a se stesse semplicemente  per tamponare per 4 o 5 anni lo stato di crisi di un territorio (ma con rigonfiamento di alcuni portafogli). Poi si vedrà.

Non credo vi sia un gran bisogno di quest’opera, sinceramente. […] quel che è evidente è che esiste una gran fame di lavori pubblici: questi creano risorse che, gettate nell’economia locale, fanno muovere il sistema, aprono un poco la valvola dell’ossigeno che tiene in vita imprese a rischio di marcire. In breve, non è necessaria l’opera. Sono necessari i soldi che derivano da cantieri e progetti […] Il TAV è un “Momendol economico”. Come le Olimpiadi […]” (Dall’intervista a un ingegnere, anonimo, membro della direzione Trasporti e Ambiente della Regione Piemonte, su Binario morto, cit. pagg. 134/135).

Un collegamento azzardato.

Imprese a rischio di marcire? Sempre su “Il Sole” di oggi leggo che la Cooperativa Muratori e Cementieri (CMC) di Ravenna, grande multinazionale nel campo delle opere pubbliche, di orientamento politico ben noto (ne è stato presidente anche Pier Luigi Bersani) rischia di fallire. La CMC è stata l’impresa capofila del consorzio che ha costruito il tunnel geognostico, assicurandosi il lavoro in modo che si mormora non chiarissimo.

Altra notizia sempre sullo stesso giornale di oggi:  Fca, addio a Fiat e fusione con Ford o Gm. La ricetta shock di Adam Wyden

Torino disastrata, certamente. Che la cura sia un tunnel nel Moncenisio, che non apporterà nulla di più che un gigantesco scavo di roccia? Un Momendol, appunto? Nulla di meglio da proporre?

Aldo Zanchetta

 



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