Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Venezuela: ancora sul collasso elettrico

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Corruzione, incompetenza o sabotaggio dell’impero?

Nelle ultime settimane, il Venezuela ha dovuto fare i conti con almeno sette mega blackout elettrici che hanno lasciato nell’oscurità più dell’80% del territorio nazionale. Nicolás Maduro ha dichiarato trattarsi di attacchi contro le centrali elettriche i cui mandanti sono Donald Trump e Juan Guaidó. La opposizione, al tempo stesso accusa la corruzione del governo, e l’incompetenza della burocrazia. Certo è che questo collasso evidenzia la crisi generale del paese, una crisi che colpisce sempre più chi possiede meno.

Manuel Sutherland *

Nueva Sociedad, http://nuso.org/

https://correspondenciadeprensa.com/

Nelle ultime settimane, il Venezuela ha dovuto fare i conti con almeno sette mega blackout elettrici che hanno lasciato nell’oscurità più dell’80% del territorio nazionale; un fatto completamente inedito. Contemporaneamente, milioni di abitazioni non hanno ricevuto una goccia d’acqua, e il paese è rimasto quasi completamente paralizzato. La metropolitana, questo stupendo treno sotterraneo della capitale, non ha funzionato per diversi giorni. I servizi studenteschi si sono fermati, non c’è denaro in banconote da mesi e i sistemi di pagamento elettronico funzionano con grandi difficoltà; c’è una specie di dollarizzazione ufficiosa che sta prendendo il posto del recente bolívar soberano. I telefoni con maggior frequenza non funzionano, e anche internet funziona a singhiozzo e male. Migliaia di comunità non ricevono le bombole del gas, e la polizia riluce per la sua assenza nelle strade senza segnalazione luminosa durante i blackout.

Lo stato è sparito completamente con l’aggravarsi di questa congiuntura, ed i suoi funzionari minori sono in attesa di ordini dalle alte burocrazie civili e militari. Non esistono programmi nella circostanza, di aiuto civile o militare, che organizzino la popolazione quando ci sono grandi interruzioni di corrente. Il governo appare semplicemente in televisione per riferire ripetitivamente dei sabotaggi guidati dalla coppia Donald Trump- Juan Guaidó. Ma cosa c’è davvero dietro al collasso di questi servizi?

La (assoluta) incapacità di accumulazione di capitale e l’inarrestabile rovina

La fine del ciclo di espansione attraverso la dipendenza del petrolio si evidenzia nel periodo 2014-2018, che si caratterizzò per cinque anni con un indice in negativo del PIL, qualcosa che nell’economia venezuelana non si era mai visto. Negli anni 2017-2018, si osserva un aggravamento della crisi, con l’avvento di una iperinflazione che ha scardinato tutti i record negativi in America Latina. Si stima che il crollo del PIL nel primo trimestre del 2019 possa essere intorno al 45%, secondo i più moderati pronostici. E potrebbe generare un crollo annuale della economia intorno al 25%, che porterebbe alla paurosa cifra del 62,5% del drammatico crollo della produzione nel periodo 2013-2019.

In una forma estremamente sintetica, si può dire che:

*Per il quinto anno consecutivo il paese avrà l’inflazione più alta del mondo, stimata secondo la Assemblea Nazionale (AN) in 1.698.488,2% per l’anno 2018. In questo modo il paese avrà per il sedicesimo mese consecutivo una iperinflazione (novembre 2017-febbraio 2019).

*Nonostante sia possibile sostenere che la stima della AN è esagerata, nel migliore dei casi l’inflazione del 2018 è stata intorno al 90%, considerando un deprezzamento della stessa intensità nei cambi.

*Il valore del dollaro parallelo (usato per determinare quasi tutti i prezzi dell’economia) si è incrementato più del 88.000% nel 2018, disintegrando completamente il potere di acquisto.

*Il salario reale nel periodo 2013-2018 è sceso del 95%

Questa drammatica situazione economica ha ferito gravemente i servizi pubblici “gratuiti”. La crisi ha reso insostenibile il trasferimento degli esigui introiti petroliferi a causa delle gigantesche sovvenzioni, cause che hanno portato questa contrazione.

Venti anni di sovvenzioni all’energia. Perché in Venezuela ci sono blackouts?

Nel paese appena l’1% della creazione di energia primaria avviene attraverso biocombustibili e residui, e solo l’11% è idroelettrica; il 54% viene dal petrolio e il 34% dai gas naturali (2015), a prescindere che il Venezuela possiede un enorme potenziale idroelettrico sottoutilizzato. Dal 2000 al 2015 l’uso del petrolio si è incrementato del 20% e l’utilizzo del gas è sceso della stessa percentuale. Il cambio verso energie meno inquinanti si è fermato per il forzato sostegno di dantesche sovvenzioni alla energia.

Nonostante non sia possibile purtroppo calcolare in base al bilancio dello Stato, che non si pubblica dal 2016, si potrebbe dire che l’energia si regala attraverso tariffe che hanno prezzi irrisori. Si può affermare, ad esempio, che con un dollaro (parallelo), possono riempirsi 200.000 fusti di benzina da 40 litri ciascuno. Con l’energia elettrica succede qualcosa di molto simile. In accordo con uno studio realizzato nel 2014, il paese perde (come spesa di utilità) 51 miliardi di dollari l’anno per mantenere il sussidio a benzina, diesel, energia elettrica e gas.

Il prezzo basso della benzina è costato al paese 17 miliardi di dollari l’anno, che ha rappresentato il 98,4% del reale costo del combustibile; ora questo bilancio è peggiorato perché la benzina è ancora più economica in termini reali. Per la stessa ragione, con il diesel non si incassano 13 miliardi di dollari annuali. Complessivamente il paese ha speso (nel 2014) circa 34 miliardi di dollari nella sovvenzione dei combustibili. Senza commentare il fatto che la grande compagnia statale CADAFE perde il 40% della sua energia elettrica (non fatturata) per pesanti furti con allacciamenti pirata.

Si stima che il totale dei sussidi elargiti per il settore energetico fra il 2014 e il 2016 raggiunsero la cifra di 75 miliardi di dollari, vicina a 10 volte il totale del debito estero della Bolivia nel 2016. Esaminati complessivamente sarebbero equivalenti a quasi il 20% del PIL, nella media di questo triennio. Tutto questo è evidentemente insostenibile, come fosse un invito allo sperpero. La spesa statale complessiva in educazione, salute e abitazioni, nel 2013 raggiunse appena il 9,6% del PIL, molto meno della sovvenzione generale accordata.

Alcune cause strutturali del collasso elettrico

Per la maggioranza delle grandi città, (ad eccezione di quelle ubicate nello stato di Zulia), le interruzioni elettriche erano inconsuete fino alla fine del 2018. Invece, molte città e sobborghi lontani dalla capitale, hanno patito un forte razionamento elettrico lasciandoli diversi giorni senza questo servizio indispensabile. Questa “amministrazione di carico”, come il governo chiama ora il razionamento, sono almeno dieci anni che si sta manifestando “sotto voce”. Negli anni 2001-2005 vi furono 316 interruzioni superiori ai 100 MW, nel Sistema Interconnesso Nazionale (SEN).

Nonostante la vigente legge sull’elettricità, datata 14 dicembre del 2010, affermi che l’accesso alla elettricità è un “diritto umano”, in ripetute occasioni è stato infranto, causando gravi danni al paese. Nel settembre del 2015 morirono sette neonati prematuri nell’Ospedale Universitario Dott. Luis Zanetti, a Barcelona nello stato di Anzoátegui, a causa di una prolungata interruzione di corrente elettrica. La stessa cosa accadde nel Pediatrico Menza De Leoni, il 14 febbraio 2018, nella Guayana, dove la interruzione elettrica durò quattro ore, e il generatore ausiliare del Pediatrico non funzionò, e pertanto i generatori di aria compressa e di ossigeno smisero di funzionare causando il decesso di sei neonati prematuri.

Si potrebbe pensare che mancarono le risorse economiche per investire nel sistema elettrico. Invece accadde tutto il contrario. Secondo lo specialista Victor Poleo, ci fu uno spreco stimato in 40.miliardi di dollari, in investimenti che servirono solo per arricchire una borghesia corrotta e associata alla alta burocrazia statale. Per tanti lo sfacelo del sistema coincide con la privatizzazione della Elettricità di Caracas (EDC), per una vendita assurda compiuta dal governo di Hugo Chávez alla impresa statunitense AES fino al 2007, quando fu riacquistata dalla Petroli del Venezuela (PDVSA). La operazione costò 1,2 miliardi di dollari, ma quello che AES vendette, non fu quello che comprò nel 2000, perché molte parti le aveva già vendute a imprese spagnole e colombiane.

Ovviamente ci fu un ingente sovraprezzo a causa di onerosissime commissioni. Dennis Vásquez, presidente di AES, disse che mai avevano fatto un affare tanto proficuo come questo. Disgraziatamente, le “nazionalizzazioni” del governo bolivariano furono copiosi affari con monumentali commissioni che arricchirono una élite che in nessun modo fu partecipe di una “rivoluzione socialista” o di qualcosa vagamente simile.

Anche la classe operaia del settore mise in allerta sui gravissimi problemi, che non ebbero nessuna risposta dal governo. Gli operai della Compagnia Elettrica Nazionale (Corporelec), la centrale che raggruppa tutte le imprese di elettricità del Venezuela, hanno dal 2012 il contratto collettivo scaduto. Operai tecnici che nel 2011 guadagnavano più di dieci salari minimi, ed ora ne ricevono all’incirca solamente due, e, con molta fortuna guadagnano 12 dollari mensili (al cambio ufficiale). [Sulla vivace dialettica sindacale in Venezuela si veda https://www.aporrea.org/trabajadores/n341839.html NdR]

Con un salario così basso, gli operai tecnici più qualificati hanno deciso di emigrare. Si calcola che di 50.000 impiegati ne sono rimasti 30.000, e purtroppo fra quelli rimasti vi sono i meno preparati o i più vicini alla pensione. Nel principale Centro di Concentrazione Elettrica, lavora meno di un terzo del personale che lavorava sei anni fa e con meno attrezzature, uniformi e strumenti. Manifestare scontentezza o una inclinazione politica avversa al governo, significa ottenere persecuzione, i tipici insulti di “apolide”, e “traditore” o, ancor peggio, essere sospettato di attività di sabotaggio come l’emblematico caso di Elio Palacios, sindacalista (chavista) che denunciò la mancanza di manutenzione e investimenti nel settore e intravide la possibilità di un collasso elettrico. Palacios è stato arrestato e incarcerato, secondo il Servizio Bolivariano di Intelligence (SEBIN), per la diffusione di “false informazioni”, “destinate a causare panico e allarme tra i cittadini”.

Sabotaggio con raggi elettromagnetici, franchi tiratori, o un semplice incendio

Per Poleo, quanto accaduto il 7 marzo, è stata una serie di incendi nel tratto fra Guri e Malena, sottostazione che si trova a 120 chilometri dalla diga, nell’imbocco del fiume Caura nell’Orinoco. Le immagini scattate dal satellite mostrano un’area con 700 o più gradi centigradi, che indicano l’esistenza di vari incendi in questa zona e anche nel Malena-San Gerónimo (Guárico). Gli incendi distruggono le parti meccaniche e elettricamente i conduttori ed i sistemi di protezione fanno perdere il controllo del sistema. Quel giorno, alle 4,30 pm, venne chiusa la connessione con il Caroní. Però questo volume di carico ritornò violentemente contro la centrale dei dispositivi e mise fuori servizio le turbine del Guri, Caruachi y Macagua; il sistema entrò in una condizione di instabilità e dato che non esistono centrali termoelettriche, si produsse una domanda a vuoto e il paese si spense.

Il commento di Nicolás Maduro, nelle reti nazionali, è stato che il Sistema Elettrico Nazionale (SEN), ha subito un ciberattacco. Però tutti gli esperti del settore lo hanno considerato totalmente impossibile, per il fatto che i sistemi di controllo del SEN non sono connessi a nessuna rete esterna con possibilità di connessione o di attacco attraverso internet. Maduro ha affermato che ci sono stati attacchi con raggi ad impulso elettromagnetico, che con dispositivi, navi o altri sistemi erano stati sparati contro stazioni di trasmissione elettrica su ordine di Trump-Guaidó. La possibilità di un raggio elettromagnetico distruttore è invece completamente da scartare, per non definirla ridicola, dovuta al fatto che l’energia necessaria perché questo raggio passa distruggere una parte del SEN, richiede un’energia equivalente a quella che una bomba nucleare sviluppa nella sua esplosione. Se fosse stato così, sarebbero visibili le tracce di qualche esplosione che nessuno ha visto, fotografato (né è stata udita) in Venezuela.

NOTA Sulla questione delle cause reali del dissesto idrico ed elettrico, che esiste da tempo indipendentemente dai possibili sabotaggi statunitensi, che ci sono ma non sono l’unica spiegazione della crisi, si veda anche sul sito: A quando risalgono i problemi idroelettrici del Venezuela . (a.m.)

* Manuel Sutherland: è economista, magister scientiarum in Ingegneria Industriale e direttore del Centro di Ricerca e Formazione Operaia (CIFO). La traduzione è di Graziano Bartolini

 



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