Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Sulle elezioni in Grecia.

E-mail Stampa PDF

Cristiano Dan, che ha collaborato spesso a questo sito con attente analisi dei risultati elettorali in molti paesi, mi ha chiesto di intervenire sulla Grecia fornendomi per incoraggiarmi anche alcuni dati elettorali, con un abbozzo di interpretazione, da confrontare con ciò che verrà scritto fra oggi e domani. Mi è parso già utile e interessante, anche se basato sui dati ufficiali provvisori, relativi al 99.86 % dello spoglio, che non dovrebbero subire variazioni significative.

- - -

Innanzi tutto, i voti validi: 5.433.000 nel 2015, 5.656.000 nelle europee di poche settimane fa e 5.648.000 oggi. Caso più unico che raro, la partecipazione fra europee e legislative è praticamente la stessa, cosa che permette di paragonare le percentuali in modo corretto. Resta il fatto che l’astensionismo in tutte e le tre tornate elettorali è superiore al 40 %, il che la dice lunga sulla “stanchezza” e sulla sfiducia di larghissimi settori della popolazione.

La vittoria di Nuova democrazia (ND) è chiarissima: 2.251.000 voti, con un guadagno di 725.000 voti rispetto al 2015 e di 378.000 rispetto alle europee. In percentuale ND ottiene il 39,9 % (più 11,8 % sul 2015, più 6,8 % sulle europee). Si vede chiaramente come ND abbia accelerato la sua progressione dopo le europee, quando il suo primo successo ha convinto molto elettori del centro e del centrodestra a dare un “voto utile” (Naturalmente, ND ha pescato anche fra l’elettorato di Syriza, ma non in modo significativo, come vedremo.)

Lo svuotamento dell’estrema destra... L’estrema destra aveva 380.000 voti nel 2015 (tutti di Alba dorata, XA), era salita a 582.000 nelle europee, sia pure suddivisa in tre liste (276.000 a XA; 236.000 a Soluzione greca, EL, e 70,000 a LAOS), e ora ridiscende a 374.000, suddivisa in due liste (XA 166.000 e EL 209.000), ritornando in pratica ai valori del 2015, ma indebolita dalla divisione. Se rispetto al 2015 i voti di estrema destra ceduti sono pochi (6.000), rispetto alle europee sono più consistenti (108.000: più di un quarto dei guadagni di ND). In percentuale l’estrema destra passa dal 7,0 (2015) al 10,3 (europee) al 6,6 (oggi).

...e del centrodestra. Nel 2015 il centrodestra era rappresentato anche dall’Unione di centro (KE, 186.000 voti) e dai Greci indipendenti (ANEL, l’alleato di Syriza: 200.000 voti). In totale 387.000 voti. Già alle europee questo settore scende a 127.000 voti (meno 260.000), per ridiscendere oggi a 70.000 (solo KE; ANEL non si è presentato). Qui ci sono dunque oltre 300.000 voti (rispetto al 2015) andati in gran parte, presumibilmente, a ND. In percentuale si scende dal 7,1 (2015) al 2,3 (europee) e all’1,2 (oggi).

Da quanto detto sinora, si può calcolare che circa la metà dei voti di ND guadagnati rispetto al 2015 vengano dal centrodestra e in parte dall’estrema destra. ND ha poi pescato voti anche dalle altre piccole formazioni, numerosissime, quasi tutte di centro e centrodestra (133.000 voti ottenuti nel 2015 [2,4 %]; addirittura 560.000 [9,9 %] nelle europee, 85.000 [1,5 %] oggi).

Il centro/centrosinistra. Il PASOK e alleati nel 2015 aveva ottenuto 342.000 voti (6,3 %) e il suo affine centrista Potami 222.000 (4,1 %): in totale 564.000 voti e il 10,4 %. Alle europee il PASOK, diventato DINAL (assorbendo il KODISO e altre piccole formazioni), ottiene 437.000 voti e il 7,7 %, mentre Potami scende a 86.000 e all’1,5%: in totale 523.000 voti (meno 41.000) e 9,2 % (meno 1,2 %). Ora Potami non si è presentato e DINAL ha ottenuto 457.000 e l’8,1 %. Mentre quindi PASOK/DINAL progredisce complessivamente rispetto al 2015 (più 115.000 voti e più 1,8 %), l’area di cui fa parte in realtà si restringe: meno oltre 100.000 voti e meno 2,3 %.

Syriza. Ottiene 1.781.000 voti (31,5 %), con una perdita rispetto al 2015 di 146.000 voti e del 4 %, ma recupera rispetto al crollo delle europee: più 437.000 voti e più 7,7 %. Qui è evidente l’effetto “voto utile” dopo le europee: il recupero di Syriza è superiore ai guadagni di ND.

Alla sinistra di Syriza. Considerando tutta l’area che si autocolloca alla sinistra di Syriza, questa raccoglieva complessivamente 517.000 voti (9,5 %) nel 2015, era salita a 648.000 (11,5 %) nelle europee ed è scesa a 630.000 (11,2 %) ora. Come si vede, ragionando in termini di area, c’è una forza, dispersa, non indifferente, che nel complesso resiste bene al richiamo del voto utile.

Oltre metà di questa forza è però congelata nel settario, antiunitario, PC greco (KKE): 302.000 voti nel 2015, 303.000 nelle europee, 300.000 oggi (rispettivamente, in percentuale, 5,6; 5,4; 5,3). Qui c’è una sostanziale stabilità, con un lento processo di erosione, e andrebbe fatto un discorso più complesso (la perdita dello 0,1 % è il prodotto finale di arretramenti e di avanzate nelle varie circoscrizioni).

L’altra metà dell’area è dominata dal partito di Varoufakis (Mera25), assente nel 2015, che alle europee aveva ottenuto 169.000 voti (3,0 %) e che ora sale a 194.000 (3,4 %), a spese di tutte le altre formazioni: l’Unione popolare (LAE) scende dai 155.000 del 2015 a 32.000 (europee) e a 16.000 (oggi), in percentuale 2,9 %, 0,6 % e 0,3 %. La sua scissione PE (il partito di Zoe Konstantopoulou.), che aveva esordito alle europee con 91.000 voti (1,6 %), scende ora a 83.000 (1,5 %). Antarsya scende progressivamente (46.000; 36.000; 23.000; in % 0,9; 0,6; 0,4). Infine, alcune altre piccolissime formazioni maoiste e trotskiste: rispettivamente 14.000; 17.000; 14.000; in % 0,2; 0,3; 0,2.

Può essere utile considerare il complesso di forze Syriza-Alla sinistra di Syriza. 2.443.000 voti nel 2015, 1.992.000 alle europee, 2.411.000 oggi; in percentuale 45,0; 35,2; 42,7. Come si vede, al crollo delle europee ha fatto seguito un sostanziale recupero. Rispetto al 2015 vi sono solo 32.000 voti in meno e il 2,3 %. Da questo punto di vista, la Grecia risulta il Paese europeo con la più elevata percentuale di elettorato che vota (o crede di votare…) a sinistra. In altri termini, lo spostamento a destra, che c’è stato, non è così rilevante come sembrerebbe, se ci si basa sui seggi.

I seggi, infatti, nascondono il trucco che è bene sottolineare. Nel 2015 Syriza aveva 145 seggi, e governava con i 10 di ANEL (155 seggi in tutto su 300). Alla sua sinistra c’era solo il KKE (15 seggi). Al centrosinistra/centro c’erano il PASOK (17), Potami (11) e l’Unione di centro (9). ND aveva 75 seggi e all’estrema destra Alba dorata ne aveva 18. Oggi Syriza scende a 86, il KKE mantiene i suoi 15 e Varoufakis ne conquista 9. Il PASOK sale a 22, ma spariscono ANEL, Potami e i centristi. ND sale a 158 (maggioranza assoluta) e all’estrema destra scompare Alba dorata, in parte sostituita da Soluzione greca (10 seggi). Va però ricordato che la legge elettorale greca prevede un premio di 50 seggi al primo partito, per cui, se vogliamo ragionare in modo proporzionale (eliminando cioè il premio), i guadagni e le perdite di ND e di Syriza sarebbero 33 seggi in più a ND e 9 in meno a Syriza (quanti ne ha guadgnati Varoufakis). (c.d.)

-.-.-.-

Fin qui la nota di Cristiano Dan, che va benissimo “a caldo”, in attesa di commenti e analisi più dettagliate provenienti dalla sinistra greca. Intanto spazza via le interpretazioni faziose della maggior parte della stampa italiana giocate usando le percentuali di eletti con il premio di maggioranza per parlare di “fine dell’era di Syriza”, e annunciare un futuro radioso della Grecia confortato dal “grande successo” di quella ND che aveva fatto sprofondare il paese.

In realtà Syriza non ha pagato tutto il prezzo dei suoi errori, e ha potuto recuperare terreno rispetto alle recentissime europee, consolidandosi come un partito di sinistra, anche se non anticapitalista, di dimensioni inimmaginabili in tutta l’Europa. È stato facilitato in questa rimonta da vari fattori: prima di tutto la sconfitta alle europee era grave ma non distruttiva, mentre era evidente la fragilità delle “alternative” alla sua sinistra; è vero che spesso le masse hanno la memoria corta, ma il ricordo della corruzione e del saccheggio del paese da parte di Nuova Democrazia era troppo fresco. Alexis Tsipras inoltre è un abile tattico, e ha scelto di andare subito alle elezioni sia per ricompattare le forze ridimensionate ma non insignificanti rimaste fedeli a Syriza, sia per rendere ancora più difficile un accordo tra i diversi spezzoni critici nei suoi confronti.

Ora però dovrà fare i conti con un bilancio che finora ha evitato, presentando come una lotta epica quella con la Troika, condotta, è vero, in un totale isolamento negli organismi europei, per responsabilità di gran parte della sinistra europea, ma anche delle sue illusioni di poter contare sui rapporti personali con Renzi e perfino con Merkel... Tra le “attenuanti” Tsipras può portare la peraltro prevedibile ostilità della grande stampa, anche se non ha saputo ascoltare le critiche del maggior quotidiano di sinistra, Efimerida Syntaktòn, nato da una cooperativa di giornalisti. Interessante l’intervista al Manifesto del suo direttore, Nikolas Voulelis, che rimprovera a Syriza di “non aver fatto un’autocritica complessiva”, in particolare sulla lunga collaborazione governativa con una forza nazionalista e conservatrice come Anel, rottasi solo sulla questione del riconoscimento della Macedonia del Nord, pagata cara e non spiegata a sufficienza. L’opinione di Voulelis strideva certo con l’apologia di Tsipras affidata sistematicamente a una Luciana Castellina sempre più nostalgica del “suo” PCI... Per non parlare del PRC...



Tags: Grecia  Tsipras  Syriza