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Spagna. Cambiare orientamento. Non ripetere gli errori. Costruire l’alternativa.

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da Sinistra Anticapitalista

Pubblichiamo il comunicato dell’organizzazione sorella di Sinistra Anticapitalista nello Stato Spagnolo sul fallimento dell’investitura a Pedro Sánchez per la formazione di un governo PSOE-Unidas Podemos, apparso oggi sul sito di Sinistra Anticapitalista.

Ci pare un contributo importante sia dal punto di vista informativo, sia da quello metodologico e politico, perché mette in luce la capacità di tenere in stretto rapporto tattica e strategia in una situazione in cui i rapporti di forza sono sfavorevoli al mondo del lavoro e alle sinistre, senza cedere all’opportunismo di marca governista né a un estremismo di maniera.

L’orientamento delle compagne e dei compagni di Anticapitalistas ci sembra quello più utile a tenere aperta la prospettiva dell’alternativa salvaguardando l’indipendenza delle forze della sinistra di classe e tenendo conto al tempo stesso della correlazione egemonica attuale nello Stato Spagnolo (s.a.)

Ricordiamo anche l’articolo Spagna | Pastor: «Che fare dopo il tramonto del governo PSOE-Unidas Podemos?» pubblicato su questo sito, e che va nella stessa direzione.


Comunicato di Anticapitalistas sul fallimento dell’investitura a Sánchez

L’investitura di Pedro Sánchez è fallita portando con sé la tattica di Podemos, che aveva giocato tutte le sue carte sull’ingresso nel governo come presunto garante delle politiche sociali. Il PSOE ha giocato su due tavoli: contenere la destra presentandosi come garante di una governabilità “ragionevole” a beneficio degli interessi del Capitale e del regime del 1978. Al tempo stesso, ha provato a imbrogliare, subordinare e annullare le forze alla sua sinistra, integrandole in un progetto estraneo agli interessi della maggioranza sociale.

Sánchez è un maestro nel gioco parlamentare delle tre carte. Unidas Podemos ha commesso errori molto importanti nel tentativo di entrare nel governo dalla porta di servizio. Neanche tutte le rinunce già praticate sono state sufficienti alla voracità social-liberale.

Di fronte alla forza mostrata dall’insieme delle tre destre, aggressive e minacciose, rispetto a conquiste sociali e culturali che si presumevano consolidate, e in assenza di progressi del movimento popolare nelle piazze e nelle urne, una parte significativa del popolo della sinistra ha potuto comprensibilmente credere di vedere in un governo PSOE-Unidas Podemos la soluzione ai suoi timori. Tuttavia non è stato così, né poteva esserlo. Per questo, a seguito del triste spettacolo parlamentare e di questo fallimento tattico, conviene riflettere e trarre lezioni da ciò che è accaduto per non generare di nuovo false illusioni (e cadere in trappole) nei compiti dell’immediato futuro.

Il discorso del governo di coalizione ha messo da parte tre questioni che occorre riprendere. In primo luogo, porre le rivendicazioni essenziali in questo momento per difendere gli interessi della maggioranza sociale. In secondo luogo, avere chiara la natura del partito socialista e, perciò, cosa è lecito attendersi da esso in assenza di una forte pressione e capacità di imposizione da sinistra. E, infine, valutare i rapporti di forza sociali ed elettorali esistenti tra il PSOE e la sinistra, per evitare la subordinazione di quest’ultima.

Gli obiettivi della sinistra in questo momento sono tre: 1) impedire che la destra vada al governo – possibilità non peregrina nell’ambito di un indesiderabile ritorno alle urne in autunno, davanti alla quale il PSOE mostra un irresponsabile eccesso di fiducia; 2) ottenere miglioramenti immediati per le lavoratrici e i lavoratori e i settori popolari; 3) tracciare un orizzonte ecosocialista e femminista in cui inquadrare ogni passaggio tattico, o, in altre parole, offrire un progetto di società giusta, democratica, ugualitaria e sostenibile. Tutto ciò ha bisogno di una strategia, di cui la mera tattica governista è sprovvista.

Sul piano delle rivendicazioni immediate, irrinunciabili e imprescindibili per ribaltare la situazione di prostrazione popolare e gli attuali rapporti di forza (sociali, politici ed economici), occorre evidenziare 20 misure di emergenza democratica, sociale e ambientale:

  1. Mobilitare tutte le risorse economiche e circoscrivere l’ambito legale e culturale adeguato per combattere le violenze maschiliste dentro e fuori la coppia, attuale o precedente;
  2. Impulso immediato a misure unilaterali, senza attesa di accordi internazionali, per evitare l’emissione di gas serra nell’industria, nei trasporti, nell’agricoltura e nei servizi;
  3. Porre fine alla politica repressiva delle aspirazioni democratiche del popolo catalano;
  4. Consentire il referendum vincolante che la società catalana chiede a gran voce;
  5. Abrogare la legge bavaglio che implica un grave rischio per le nostre libertà, e spezzare ogni meccanismo che attenti ai diritti delle persone migranti, come i Centri di Detenzione degli Stranieri;
  6. Espellere il franchismo dalle istituzioni e portare in giudizio i suoi crimini e i suoi criminali;
  7. Abrogare le due riforme del lavoro che azzerano i diritti sociali e sindacali;
  8. Potenziare l’educazione e la scolarizzazione pubblica, e porre fine al finanziamento di quella privata;
  9. Aumentare le spese e gli investimenti del sistema universitario pubblico;
  10. Porre come priorità il sostegno alla ricerca;
  11. Blindare le pensioni ed equiparare il sistema contributivo con quello non contributivo;
  12. Aumento immediato del salario minimo intercategoriale;
  13. Assicurare che nessuna prestazione pensionistica, per la disoccupazione o lavorativa riceva un compenso inferiore a 1.200 euro;
  14. Aumentare il salario delle impiegate e degli impiegati del settore pubblico affinché recuperino il livello reddituale perso a causa delle politiche di austerità e rafforzare una massiccia contrattazione pubblica che consenta di assicurare i servizi pubblici;
  15. Farla finita con la precarietà e il modello di contrattazione che la garantisce;
  16. Adottare le misure necessarie per garantire l’uguaglianza salariale di donne e uomini e superare gli ostacoli all’uguaglianza reale attraverso una legislazione che permetta di scoprire e punire frodi nella formulazione stessa delle categorie contrattuali e nei meccanismi per l’assegnazione dei ruoli e delle promozioni;
  17. Stabilire un percorso di aumento generalizzato dei salari, combinato disposto dell’azione parlamentare e sindacale;
  18. Regolare il prezzo degli affitti e approvare le proposte della Plataforma de los Afectados por la Hipoteca; (Coordinamento organizzato di persone a cui è stata sottratta la casa dalle banche per l’impossibilità di pagare le rate del mutuo. N.d.t.)
  19. Proibire i licenziamenti nelle imprese in attivo;
  20. Modificare l’articolo 135 della Costituzione affinché si dia priorità alle spese sociali e agli investimenti pubblici.

Queste sono tutte misure ragionevoli, fattibili e necessarie, ma che implicano una riforma fiscale progressiva che colpisca la rendita e i patrimoni, così come i benefici alle grandi imprese e alle banche, per dotare il governo di mezzi finanziari adeguati, ignorando le imposizioni di Bruxelles sul deficit.

I dirigenti del PSOE hanno ricattato la sinistra con alterigia e hanno promesso in campagna elettorale ciò che poi non hanno fatto. Se ci saranno nuove elezioni politiche, né a settembre né dopo la sinistra dovrà ripetere la vecchia e fallita tattica di formare a tutti i costi un governo con il Partito Socialista. Entrare in un governo guidato dal PSOE è legarsi mani e piedi a un partito che ha dimostrato di voler fare realmente una cosa sola: sterilizzare i desideri popolari di cambiamento. Il PSOE è uno dei garanti del regime politico monarchico del 1978 e dei Trattati antisociali dell’Unione Europea, entrambi aspetti che determinano l’orientamento strategico della sua azione governativa. La sinistra ha bisogno di indipendenza politica per tracciare un cammino autonomo in grado di condizionare l’azione di governo e promuovere una propria visione alternativa di futuro.

Continuare a insistere con una tattica fallita, continuare a pensare a un accordo per la formazione di un governo attraverso la spartizione dei ministeri, significherebbe riproporre nuovamente una strategia fallimentare e dannosa per la maggioranza sociale e, ovviamente, per il futuro stesso della sinistra politica.

Se il PSOE vuole un governo di minoranza con un permesso a tempo della sinistra, senza che quest’ultima sia compromessa e messa in silenzio dalle imposizioni di un governo che non è il suo, deve guadagnarsi i voti delle forze della trasformazione realizzando le loro richieste.

Per questo, la nostra posizione è stata ed è negoziare da sinistra un accordo programmatico di investitura che proponiamo sia basato sulle richieste già indicate in questo testo in cambio del via libera a un governo Sánchez, e passare all’opposizione, condizionando con i voti l’azione legislativa e governativa, organizzando e mobilitando la società, e costruendo pazientemente l’alternativa all’egemonia social-liberale.

 



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