Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Sul Patto Ribbentrop Molotov

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All’origine della mistificazione del Parlamento europeo

All’origine, prima di tutto, c’è l’ignoranza e la superficialità, e il tatticismo cinico, che porta a scrivere sciocchezze soprattutto per accontentare settori dell’opinione pubblica di alcuni paesi. Ma non me ne importerebbe molto se si trattasse solo di un’iniziativa dei popolari europei, che comprendono anche i clericali austriaci e i nostalgici di Franco in Spagna, e perfino Victor Orbán. Invece mi preoccupa che una larghissima maggioranza abbia votato un simile testo, a meno di un anno da una risoluzione contro la violenza neofascista proposta da Eleonora Forenza. Prima di tutto è la conferma di quanto poco contino queste solenni prese di posizione, uscite da un aula composta in modo di impedire qualsiasi reale dibattito con ripercussioni nei paesi di provenienza, ma è anche la verifica che il livello di conoscenze medie degli europarlamentari si è abbassato rendendo possibile un simile assortimento di sciocchezze, che è stato smontato efficacemente dall’articolo di Turigliatto (Falsità e mistificazioni del Parlamento europeo) a cui rinvio.

D’altra parte in forme diverse e meno solenni la divulgazione storica sulle pagine dei grandi quotidiani mainstream aveva sostenuto sempre le stesse cose, per ripudiare ogni tentativo di opposizione all’esistente: Esemplare, su un sito su cui scrivono giornalisti di grandi quotidiani, il titolo che dichiarava equivalenti il negazionismo (della crisi ambientale) e l’anticapitalismo che si ripropone con forza crescente nelle grandi manifestazioni contro la distruzione del pianeta: https://www.linkiesta.it/it/article/2019/09/24/ambientalismo-green-new-deal-italia/43666/

In questo quadro appare più comprensibile la demonizzazione in blocco di tutta l’esperienza sovietica, costruita proiettando sulla rivoluzione l’ombra degli anni del terrore, e nascondendo ovviamente tutte le voci di chi aveva denunciato dall’interno del partito comunista il capovolgimento dei principi essenziali.

La scelta del Patto Ribbentrop Molotov come prova del carattere criminale del comunismo si basa su una falsificazione e una rimozione: la falsificazione riguarda i tempi: un trattato di non aggressione si può firmare anche con un regime fortemente ostile, sulla base di interessi diversi ma convergenti. La riprova è che Francia e Gran Bretagna, le due potenze imperialiste che si sentivano più minacciate dalla tardiva scoperta del riarmo tedesco, e che vengono abitualmente definite “le grandi democrazie europee”, non avevano esitato a Monaco nel contrattare una tregua. Indecente che lo abbiano fatto sacrificando alla Germania nazista la Cecoslovacchia.

Quello che era più grave il 23 agosto del 1939 non era nel patto di non aggressione, ma nell’accettazione della logica imperialista della contrattazione alle spalle dei popoli, concretizzata nei protocolli segreti che smembravano la Polonia e assegnavano i paesi baltici e la Finlandia all’Unione Sovietica. Non a caso quell’accordo, che era stato previsto subito dopo la Conferenza di Monaco da Lev Trotskij (che si era attirato per questo nuove valanghe di insulti e di accuse di calunnia) era stato rifiutato da molti comunisti di diversi paesi, tra cui i dirigenti del PCI Umberto Terracini e Camilla Ravera, che lo consideravano un grave errore oltre che un capovolgimento dei valori costitutivi dell’Internazionale comunista, nata proprio dal rigetto della guerra e dal rifiuto dei trattati segreti. Ma per decenni quelle voci di dissenso furono rimosse e la versione ufficiale, in quel partito comunista italiano che passava per il più aperto, assimilava quel patto alla diversissima situazione che costrinse il partito bolscevico nel 1918 ad accettare le imposizioni delle potenze centrali, dettate da rapporti di forza tremendamente sfavorevoli. Ancor meno veniva ricordata la collaborazione militare durante l’aggressione nazista alla Polonia, le deportazioni di centinaia di migliaia di polacchi e baltici, le forniture di petrolio e altri materiali strategici fino alla vigilia dell’attacco tedesco, e tantomeno la consegna di migliaia di comunisti dissidenti tedeschi e austriaci a Hitler nel 1940.

In poche parole, è inesatto sostenere, come fa la risoluzione del parlamento europeo, che il trattato di non aggressione del 23 agosto abbia “spianato la strada allo scoppio della seconda guerra mondiale”, ma certo il comportamento dell’URSS almeno nel primo anno di collaborazione con la Germania nazista è stato insensato e inefficace sul piano difensivo, dimostrando la falsità della giustificazione ufficiale degli staliniani e dei loro epigoni: bisognava guadagnare tempo e spazio. Gran parte dei 22 milioni di sovietici caduti (o 25 o secondo altri 27 milioni, l’incertezza nel calcolo era dovuta all’enorme caos delle prime settimane) morirono proprio nella prima fase, per mancanza di ordini, o per ordini insensati come quello di non cedere un solo centimetro del suolo patrio, che rendeva impossibile ogni ritirata strategica. Proprio perché il tempo era stato utilizzato male, nell’illusione che l’accordo fosse duraturo. Ma su questo ho scritto a più riprese, in epoche diverse, e mi limito a rinviare ad alcuni miei scritti tuttora validi, tra cui: http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=110&Itemid=2 Ma molti altri articoli e documenti possono essere rintracciati sul sito, con un po’ di pazienza, anche affrontando la questione della Polonia e dei risentimenti antisovietici e antirussi diffusi in quel paese, e fondati su una pesante esperienza diretta, dal 1939 a Katyn, e poi nei lunghi anni di un rapporto di “amicizia” obbligato.

La falsificazione più grossolana di questo documento è però nella frase che sostiene che “i due regimi totalitari [...] avevano in comune l’obiettivo di conquistare il mondo”, ignorando che tutta la storiografia più rigorosa interpreta il comportamento dell’URSS come dettato dal timore ossessivo di una nuova aggressione esterna e comunque di un accerchiamento da parte di potenze ostili. Timore non infondato, basato sull’esperienza della partecipazione di molti paesi alla guerra civile, sul sostegno dell’Intesa all’invasione polacca, sul mancato riconoscimento per anni dell’Unione Sovietica da parte di molti paesi tra cui gli stessi Stati Uniti, che invece trafficavano largamente con la Germania anche quando con Hitler preparava apertamente la guerra. Ma l’assurdità di questa assimilazione risulta evidente dal confronto tra i due partiti: quello nazista era nato col programma esplicito della guerra, mentre quello comunista aveva raccolto tutti i socialisti che avevano rifiutato la guerra e i trattati segreti. Il processo di transizione in un paese grande ma rimasto isolato per il tradimento della rivoluzione tedesca ed europea da parte delle direzioni socialdemocratiche, si era bloccato, e il gruppo dirigente raccoltosi intorno a Stalin si era adattato progressivamente ai comportamenti di tutti i paesi imperialisti (non solo della Germania), ma per farlo si era scontrato con una gran parte dei quadri che erano stati protagonisti della rivoluzione.

Solo su una questione questo sciagurato documento non mente del tutto, ma si limita a deformare, quando (al punto 15) afferma che “la Russia rimane la più grande vittima” di quello che il documento chiama “il totalitarismo comunista” cioè quello che sarebbe più rigoroso chiamare stalinismo. Ripropongo per questo una mia rassegna di pubblicazioni su questo tema, perché credo che l’operazione mistificatoria pluridecennale che sta dietro a questo documento potrà essere sconfitta da sinistra solo riprendendo senza reticenze gli studi su questa immane tragedia: http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=124:testimonianze-sullo-stalinismo&catid=6:il-dibattito-

(a.m.)



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