Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Auguri, Fidel!

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Auguri, Fidel!

Oggi 13 agosto è il compleanno di Fidel. In un altro paese, sarebbe una data qualsiasi, a Cuba è sempre stato festeggiato, anche negli anni di maggiore penuria, con distribuzioni straordinarie di birra e rum come per un compleanno in famiglia. Fidel ha voluto celebrarlo quest’anno con qualche giorno di anticipo con un discorso all’Assemblea nazionale, riunita in sessione straordinaria ad appena una settimana dalla sessione in cui aveva tenuto il suo discorso suo fratello Raúl, il presidente della repubblica. Un evento straordinario, perché quello che è l’organo politico più importante, almeno secondo la costituzione, si riunisce per un solo giorno o poco più, due volte all’anno.

L’attesa dei media internazionali è stata grande: l’ipotesi prevalente era che volesse marcare le differenze rispetto alle ultime modestissime misure “riformiste” annunciate da Raúl; altri avevano ipotizzato addirittura una sconfessione della liberazione dei cosiddetti “controrivoluzionari”. Niente di tutto questo.

Fidel aveva riconvocato nella capitale i parlamentari per un discorso di pochi minuti, in cui correggeva le sue dichiarazioni di qualche settimana prima: “Inizialmente, ha detto, appena otto settimane fa, avevo pensato che il pericolo imminente di guerra non aveva soluzione possibile. Il quadro che avevo davanti era così drammatico, che non vedevo altra via di uscita che non fosse la probabile sopravvivenza in questa parte dell’emisfero che non aveva motivo per essere il bersaglio di un attacco diretto, e in alcune altre regioni isolate del pianeta”.

Avevo letto, rimbalzati su diversi siti italiani ed europei, gli allarmi probabilmente esagerati di quelle “Riflessioni di Fidel”, che davano come imminente l’inizio di un conflitto atomico in medio oriente.

Si trattava comunque delle sue riflessioni personali, ed era possibile pensare che qualche tono troppo drammatico dipendesse dal fatto che il miglioramento della sua salute era recente, e da poco gli era stato consentito dai medici di seguire le vicende internazionali. Queste sono indubbiamente orribili, ma da anni, senza che se ne veda un imminente sbocco in un conflitto nucleare mondiale (non foss’altro che per mancanza di Stati in grado di rispondere ad attacchi statunitensi e israeliani…).

Ora Fidel ha fatto una rettifica pubblica, con argomenti però molto discutibili: pensa che il conflitto, che provocherebbe “la morte istantanea non solo di centinaia di milioni di persone, compreso un incalcolabile numero di abitanti degli Stati Uniti, compresi gli equipaggi di tutta la flotta presente nei mari dell’Iran”, possa essere evitato perché “si dà il caso che il presidente sia un discendente di africano e bianco, di maomettano e cristiano” e quindi sensibile alle esortazioni di tutti i più potenti capi di Stato del mondo, con la sola eccezione di Israele…

Quanto ottimismo! Come se non conoscessimo una gran quantità di cristiani e musulmani (meglio chiamarli così che col denigratorio termine “maomettani”) che sono guerrafondai e criminali!

Il finale è ancora più fantasioso: “il mondo renderà a Obama gli onori che avrà meritato, e l’ordine attualmente esistente sul pianeta non potrà durare e inevitabilmente crollerà all’improvviso”. Ci saranno anche altri miracoli, perfino la sparizione delle monete convertibili: chi ha pazienza se li legga nel testo originale che riporto in coda.

Ma quel che volevo sottolineare è che in una Cuba, in cui il dibattito è asfittico perché iperprotetto, e un gran numero di ottimi quadri intellettuali fedeli - senza piaggerie - al regime non hanno spazi per una discussione pubblica sugli enormi problemi del paese e del mondo in cui è inserito, è triste che si trovi lo spazio per convocare addirittura il parlamento nazionale per ascoltare le divagazioni estemporanee di un vecchio che ha avuto grandissimi meriti, ma che non può pretendere per questo di avere un diritto illimitato di parola che ad altri è negato.

 

Fidel ha detto di Obama che sicuramente, “per le sue molteplici occupazioni”, non si è ancora reso conto del pericolo che corre il mondo. Mi sembra una proiezione su Barack Obama di una caratteristica di Fidel, che quando era alla testa dell’isola riteneva di doversi occupare di tutto: del colore dei taxi dell’Avana, di cui a suo tempo ha discusso per giorni, o delle pietre da gettare sui fondali per costruire i grandi pedraplenes  di Cayo Coco e Cayo Santa Maria, a cui dedicò un lungo discorso televisivo in cui si descriveva mentre con pinne e maschera ispezionava la zona in cui è stato fatto quel crimine ecologico (due terrapieni di oltre quaranta chilometri ciascuno, che sarebbe stato assai meglio far approvare o meno agli esperti di biologia marina).

Celia Hart mi ha raccontato come in una visita al Laboratorio di Superconduttività dell’Università, Fidel avesse chiesto di modificare la collocazione dei macchinari: era stato subito accontentato, ma erano stati poi rimessi com’erano prima subito dopo la sua partenza. [Del laboratorio e dell’atteggiamento di Fidel, Celia Hart ha parlato anche a Manuel Talens nella bella intervista che ho inserito da poco nel sito: Celia, "trotskera"].

Forse conoscendo questa passione del líder máximo una canzone di un popolare cantautore qualche anno fa alludeva a lui come al nonno che sposta in continuazione a suo piacimento i mobili della casa senza ascoltare l’opinione dei familiari.

Anche per questo, posso concludere dicendo a Fidel: auguri! La maggior parte dei cubani, in un sondaggio condotto da un’agenzia statunitense, hanno riconosciuto che sulla rivoluzione che hai guidato per mezzo secolo il giudizio positivo prevale sulle critiche. Ma usa i tuoi ultimi anni, che spero siano molti e proficui, per contribuire a ricostruire le vicende che hai attraversato, come hai già cominciato a fare, senza pretendere in base a un diritto “monarchico” di avere tu solo la possibilità di pronunciarti su tutto. (a.m. 13/8/10)

 

 

Mensaje a la Asamblea Nacional del Comandante en Jefe Fidel Castro Ruz

 

Intervención del Comandante en Jefe, Fidel Castro (centro), durante la Sesión Extraordinaria de la Asamblea del Poder Popular, en el Palacio de Convenciones de la Habana, Cuba, el 7 de agosto de 2010.

Al principio, hace sólo ocho semanas, pensé que el peligro inminente de guerra no tenía solución posible. Tan dramático era el cuadro que tenía delante, que no veía otra salida como no fuera una supervivencia, tal vez probable, en la parte de este hemisferio que no tenía motivo para ser blanco de ataque directo y en algunas regiones aisladas del planeta.

Era muy difícil, sabiendo que el ser humano se aferra siempre a una perspectiva por remota que sea.

A pesar de todo, lo intenté.

Por fortuna, no tardé mucho en percatarme de que había una esperanza, y muy profunda por cierto. Más, si la oportunidad se perdía, el desastre adquiría la peor de las consecuencias. La especie humana no tendría entonces salvación posible.

Tengo sin embargo la seguridad de que no será así y, por el contrario, se están creando en estos momentos las condiciones para una situación ni siquiera soñada hasta hace muy poco.

Un hombre tendrá que tomar la decisión en solitario: el Presidente de Estados Unidos. Con seguridad, por sus múltiples ocupaciones, no se ha dado cuenta todavía, pero sus asesores sí empiezan a comprenderlo, se puede ver por pasos sencillos como lo fue el cese de las torturas a Gerardo, un hecho que no se había producido en 12 años de implacable odio del sistema contra Cuba y contra él. Hoy se podría predecir que el próximo paso será la autorización a Adriana para visitarlo, o su liberación inmediata, o ambas cosas. Por ella supe que su estado de ánimo es el mejor en 12 años de injusta y cruel prisión.

Puesto que Irán no cederá un ápice frente a las exigencias de Estados Unidos e Israel, que ya han movilizado varios de los medios de guerra que disponen para hacerlo, tendrían que realizar el ataque tan pronto venza la fecha acordada por el Consejo de Seguridad el 9 de junio del 2010, señalando las normas y los requisitos establecidos.

Todo cuanto el hombre pretende tiene un límite que no puede sobrepasar.

En este caso crítico, el Presidente Barack Obama es el que tendría que dar la orden del tan anunciado y pregonado ataque, siguiendo las normas del gigantesco imperio.

Mas, en ese mismo instante en que diera la orden, que es además la única que podría dar debido al poder, la velocidad y el incontable número de proyectiles nucleares acumulados en una absurda competencia entre las potencias, estaría ordenando la muerte instantánea no sólo de cientos de millones de personas, entre ellas, un incalculable número de habitantes de su propia Patria, sino también de los tripulantes de todos los navíos de la flota de Estados Unidos en los mares en torno a Irán. Simultáneamente, la conflagración estallaría en el Cercano y el Lejano Oriente, y en toda Eurasia.

Quiso el azar que, en ese instante preciso, el Presidente de Estados Unidos sea un descendiente de africano y de blanco, de mahometano y cristiano. ¡¡¡NO LA DARÁ!!!, si se logra que tome conciencia de ello. Es lo que estamos haciendo aquí.

Los líderes de los países más poderosos del mundo, aliados o adversarios, con excepción de Israel, lo exhortarían a que no lo haga.

El mundo le rendirá después todos los honores que le correspondan.

El orden actual establecido en el planeta no podrá perdurar, e inevitablemente se derrumbará de inmediato.

Las llamadas divisas convertibles perderán su valor como instrumento del sistema que ha impuesto un aporte de riquezas, de sudor y sacrificios sin límites a los pueblos.

Nuevas formas de distribución de los bienes y servicios, educación y dirección de los procesos sociales surgirán pacíficamente, pero si la guerra estallara, el orden social vigente desaparecerá abruptamente y el precio sería infinitamente mayor.

La población del planeta puede ser regulada; los recursos no renovables, preservados; el cambio climático, evitado; el trabajo útil de todos los seres humanos, garantizado; los enfermos, asistidos; los conocimientos esenciales, la cultura y la ciencia al servicio del hombre, asegurados. Los niños, los adolescentes y los jóvenes del mundo no perecerán en ese holocausto nuclear.

Es lo que deseaba trasmitirles, queridos compañeros de nuestra Asamblea Nacional.

Estoy ahora en disposición de rendir cuenta por estas palabras, responder a las preguntas que deseen hacerme y escuchar las opiniones de ustedes.

Muchas gracias