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Attualità e Polemiche --> Imperialismi --> Una tempesta perfetta, di S. Bouquin

Una tempesta perfetta, di S. Bouquin

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da https://pungolorosso.wordpress.com/

 

Pubblichiamo volentieri un testo di S. Bouquin1 , che ci è stato segnalato dall’animatore del sito svizzero www.alencontre.org , Charles-André Udry. Questo articolo, che espone in modo lineare le questioni di cui si discute in questi giorni, contiene una affermazione-chiave: “La crisi ecologica, così come la pandemia da coronavirus, dimostrano che non è un determinato tipo di capitalismo – quello cosiddetto “neoliberista” – che costituisce il problema, ma il capitalismo in quanto tale.”. E invita a riflettere sulla trama di solidarietà tra lavoratori e comuni cittadini (non sfruttatori) che in queste difficili settimane di emergenza sanitaria e di isolamento sociale si va creando. Solidarietà di tipo elementare, non ancora strutturata come solidarietà di classe, è evidente, ma su cui si potrà fare leva quando inevitabilmente riesploderanno le lotte contro i poteri che ci hanno precipitato là dove siamo.

Stephen BOUQUIN

Una tempesta perfetta è un film catastrofico sull’incontro tra un tornado e un uragano. Alla pandemia di Coronavirus si accompagna d’ora in poi una crisi finanziaria ed economica di portata ancora sconosciuta. Questi sono gli ingredienti di una «tempesta perfetta» che nessuno sa dove ci potrà condurre. La situazione è drasticamente mutata e bisogna rendersi conto in pieno di questo cambiamento.

1. Il mostro è alle porte

Il Covid-19 è un “nuovo” virus della famiglia dei coronavirus, la cui esistenza è nota da più di 15 anni, ma la ricerca sul quale è stata fermata perché “non redditizia” vista l’assenza di un suo mercato. Il Covid-19 o SARS-COV-2 (Sindrome Respiratoria Acuta Grave da Coronavirus 2) è una specie recente, identificata poco più di due mesi fa. Questo virus si caratterizza per: 1) alto grado di infettività; 2) lungo periodo di incubazione; 3) elevato numero di casi asintomatici; 4) tasso di mortalità molto più elevato rispetto alla normale influenza; 5) lunga durata della malattia. Tutti questi elementi modificano il quadro della situazione rispetto al caso dell’Ebola o del virus Zika, che certo sono caratterizzati da una mortalità più elevata (50% o più), ma in questi casi le possibilità di contagio sono molto ridotte, il che ne rallenta la diffusione.

Il Covid-19 ha un tasso di riproduzione che va da 3 a 7 a seconda delle circostanze, il numero di interazioni sociali e le misure messe in atto al fine di combatterlo. Questo significa che ogni individuo infettato contaminerà in media dalle 3 alle 7 persone. Senza l’impiego di misure atte a ostacolarne la diffusione – distanziamento sociale o quarantena – il suo tempo di raddoppio è di 2,5 giorni. Il che significa che il numero di contagiati passerà da 50 a 100 persone per poi toccare le 200 in meno di 8 giorni. A stare ai dati epidemiologici provvisori, il tasso di mortalità varia dal 2 al 4%. Ciò fa del Coronavirus un serial killer, non perché è sempre mortale, ma perché ha la potenzialità di infettare una larga fetta della popolazione.

2. Agire in tempo reale

Nella provincia dell’Hubei, dopo avere messo in quarantena 60 milioni di persone (a Wuhan e nelle altre città della provincia), si sono registrati circa 80.000 casi e circa 3.000 decessi, il che corrisponde a un tasso di mortalità di circa il 4%. Ma è bene sapere che le autorità cinesi hanno effettuato un elevato numero di test, soprattutto a Wuhan e nell’Hubei.

Anche se si mette in conto un 20-30% di asintomatici non identificati, la mortalità resta poco più alta del 2%. In ogni caso, il 2% di 50 milioni di abitanti, significa comunque un milione di morti, il che è un bel po’ di gente, persino per chi è un neo-malthusiano o un delirante eugenista.

Secondo i dati ufficiali, in Lombardia, sui 17.000 casi identificati al 18 marzo, ci sono state 1.900 morti (il 12%!). Al fine di identificare questi 17.000, sono stati effettuati 48.000 test. Diverse ipotesi sono circolate al fine di spiegare questo tasso di letalità più elevato; tra queste, quella secondo cui il ceppo del virus diffuso in Europa sarebbe più “efficiente”. Ma alcuni virologi ora smentiscono questa ipotesi e bisogna pertanto astenersi da interpretazioni troppo frettolose.

Una cosa è certa, la pandemia da Covid-19 si propaga a un ritmo esponenziale. La Francia ha raggiunto un tasso di incremento giornaliero dei casi del 38% all’inizio della settimana (15 marzo). Consapevoli del fatto che le misure di distanziamento sociale iniziano a mostrare i loro effetti solo dopo un certo lasso di tempo, ci si può aspettare una forte progressione per altri dieci giorni. Il 18 marzo si registravano 9.134 casi confermati con 3.626 ospedalizzazioni, inclusi 931 casi in terapia intensiva e 264 morti. Se la percentuale dei pazienti che necessitano di cure ospedaliere (35%) resta costante nel corso dei prossimi dieci giorni, si può calcolare facilmente quanti posti letto serviranno al momento del raggiungimento del 10.000 casi. In ogni caso, questa proiezione è ben lungi dall’essere fantasiosa: con un tempo di raddoppio di 3 giorni, dai 9.000 casi dichiarati al 18 marzo si passerà a 18.000 domenica 22, a più di 30.000 il 26 marzo e si potrebbero raggiungere i 120.000 all’inizio di aprile. Sapendo che la Francia dispone di 12.000 posti letto nei reparti di rianimazione e terapia intensiva, è ben possibile che di qui a 10 giorni ne serviranno tre volte in più.

Al fine di bloccare la progressione, gli approcci sono i più vari. Finché i casi non superano il centinaio, è ancora possibile giocare la carta dell’isolamento e della messa in quarantena delle persone infette e della loro cerchia. Ma giunti a quel punto, solo un’azione decisa per quanto attiene il distanziamento sociale e l’isolamento può contenere la diffusione. Quanto più esitante e confusa è l’azione di governo, tanto più diviene difficile frenare l’espansione.

Sia l’Italia che la Francia e la Spagna hanno perso tempo reagendo in maniera confusa. Ma c’è di peggio. Altri governi – uno su tutti quello olandese – hanno prediletto una strategia fondata sull'”immunità di gregge”. L’idea è quella di impiegare gli asintomatici (dotati di anticorpi) e coloro che sono colpiti dal virus in maniera più leggera (e producono gli anticorpi) al fine di erigere una barriera per proteggere i soggetti più vulnerabili. Per la maggior parte degli epidemiologi si tratta di una scelta criminale e indifendibile. Si tratta di sacrificare molte persone senza avere la sicurezza che la barriera sia solida2. Scommettere sull’immunità “di gregge” è una scommessa molto rischiosa, vista la rapidità con la quale il virus si diffonde. A dire la verità, questo metodo somiglia molto alle tattiche offensive impiegate nel corso della Prima Guerra Mondiale del 1914-1918, in cui successive ondate di soldati erano mandate a morire allo scopo di “spaventare il nemico”. In questo caso è certo che la popolazione non si farà decimare senza reagire, il che obbligherà i governi a cambiare la rotta. Dal momento che questa modifica avverrà in ritardo, il tempo perduto si tradurrà nella necessità di mettere in quarantena interi Paesi, mentre gli stati confinanti ricorreranno alla chiusura delle frontiere. Immaginiamo le conseguenze a livello europeo…

3. L’isolamento di massa è uno choc sociale

Ormai, includendo Italia, Spagna, Francia e Belgio, più di 150 milioni di persone sono sottoposte a una qualche forma di isolamento. Questo è solo l’inizio, dal momento che presto si aggiungerà all’elenco anche la Germania. A livello globale, l’isolamento riguarda più di 800 milioni di persone. Si tratta di uno choc sociale mai visto! L’intera economia globale era impreparata, il che darà presto il via a un caos di proporzioni mai viste. L’interdipendenza a livello economico di ciascun paese con gli altri è onnipresente, sia per i beni di prima necessità (cibo) che per i beni durevoli (automobili, computer, etc.). Ma, cosa più importante, l’isolamento di milioni di persone è messo in atto in maniera disordinata, con evidenti diseguaglianze a livello sociale (alloggi precari, insalubri…).

A questo choc sociale si aggiunge il rischio permanente di essere contaminati a causa della mancanza di strumenti di protezione. A differenza di Wuhan, dove tutti portavano le mascherine, in Europa nessun paese è dotato di scorte strategiche. Sappiamo il perché: le politiche di austerità, la mancanza di precauzioni e l’incuria nella governance [di questa emergenza sanitaria] fanno sì che persino ora, a sette settimane dall’inizio della diffusione del virus in Europa, il personale sanitario o i lavoratori in attività operano senza le necessarie protezioni. L’inchiesta pubblicata dal medium indipendente Basta è istruttiva al riguardo. L’assenza di mascherine, anche per i medici e il personale infermieristico, ha spinto alcuni di loro a denunciare lo Stato. Possiamo scommettere che costoro riceveranno il sostegno di un buon numero di cittadini.

Al fine di arrestare la pandemia è davvero necessario restare a casa e non incontrare altre persone, se non un numero estremamente ridotto di individui che devono a propria volta fare la stessa cosa. Secondo la Croce Rossa cinese in missione in Lombardia, le misure prese dalla regione sono insufficienti: ciascuno dovrebbe portare una mascherina negli ambienti esterni, le imprese dovrebbero fermare le loro attività e solamente i servizi essenziali (ospedali, cibo, energia) dovrebbero rimanere in funzione…

4. Una “unione nazionale” apparente

La guerra è sempre un valido pretesto al fine di unire una nazione e instaurare un regime “bonapartista”. Ma nel caso della Francia questa unità nazionale è minata da alcune importanti contraddizioni. Se i “colletti bianchi” possono rimanere a casa e operare in telelavoro, perché i “colletti blu”, gli operai, dovrebbero continuare a produrre?

Sulle catene di montaggio nelle fabbriche, le interazioni sociali sono frequenti e inevitabili. I contagi lo sono altrettanto. Queste produzioni non sono in alcuna maniera “essenziali” nel momento in cui si ferma il Paese. È del tutto logico che prima in Italia, poi in Spagna e in Francia, si siano moltiplicati gli “scioperi selvaggi” nelle fabbriche, soprattutto nel settore automobilistico. “Non siamo carne da cannone” è stato lo slogan intorno a cui si sono radunati i lavoratori della Fiat, di PSA, Iveco o Mercedes.

Questi scioperi non sono solo legati a rivendicazioni salariali (indennità di rischio), ma esprimono la volontà di proteggersi (“la cessazione dell’attività vale anche per noi”). I vari negoziati che stanno avendo luogo qui porteranno indubbiamente alla distribuzione di mascherine e di guanti, oltre che ad un rallentamento della produzione; ma questo non risolve il problema. È in crescita il ricorso al diritto di stare a casa [droit de retrait, che è “il diritto del lavoratore salariato di ritirarsi da un ambiente di lavoro che presenta un rischio grave e imminente per la sua salute o la sua vita”]; un diritto di cui si comprende la grande importanza in periodi come questo, e che diventa effettivo solo attraverso l’azione collettiva. Un quadro di regole per la protezione dei lavoratori esiste nella maggior parte degli stati, ma manca la volontà da parte del padronato o del governo di intraprendere le misure all’altezza dei pericoli che si debbono affrontare.

In realtà i governi vogliono limitare la diffusione del contagio, ma senza fermare l’attività economica, il che è completamente ridicolo nel momento in cui si è consapevoli del modo in cui il virus si diffonde e quanto a lungo può sopravvivere all’esterno del corpo di un ospite umano, tanto sul terreno, tanto sulle superfici metalliche.

5. Qual è il valore della vita, comparato ai loro profitti?

L’isolamento di massa e lo stop di tutte le attività commerciali non legate alla distribuzione degli alimentari hanno provocato un boom negli ordini in rete. Amazon progetta di assumere 100.000 “collaboratori” in Europa e negli Stati Uniti. Ma che cosa avviene nella catena logistica? In ogni casi i rischi di contagio sono reali. La consegna a domicilio è un’altra area critica; è il pilastro del capitalismo delle piattaforme. I lavoratori che effettuano le consegne non sono dotati di alcuna protezione e si espongono ad un rischio che va ben al di là del ragionevole. Invece di questo sistema che supersfrutta un esercito di lavoratori precari, sarebbe necessario mettere in piedi un sistema di rifornimento su base locale, basato su un sistema di “drogherie sociali” collegato con fornitori che rispettino adeguati standard di responsabilità sociale ed ecologica. Ma chi lo farà? I comuni potrebbero giocare un ruolo di primo piano, ma dovrebbero essere mobilitate anche strutture collettive e le organizzazioni della società civile (sindacati, organizzazioni degli agricoltori). Questo implica che le organizzazioni del movimento sociale non smettano di essere in attività…

Oggi quello della salute è un tema centrale. Messo di fronte alla crisi sanitaria che presto esploderà in tutti i paesi, il settore ospedaliero sarà quello che prima di tutti richiederà delle risorse aggiuntive. In Italia i lavoratori del settore sanitario sono calati di 46.500 unità tra il 2009 e il 2017. I posti letto ospedalieri sono calati di 70.000 unità. Nel 1975 in Italia c’erano 10,7 posti letto negli ospedali ogni 1.000 abitanti: oggi il numero è sceso a soli 2,6! Un percorso analogo si è seguito in Gran Bretagna: dai 10,7 posti letto ogni 1.000 abitanti del 1960 ai 2,8 del 2013; tra il 2000 e il 2017 il numero di posti letto si è ridotto del 30%! In Italia il personale sanitario deve spesso scegliere chi curare e chi no, a causa della limitatezza delle attrezzature sanitarie a disposizione: molte persone, spesso anziane, muoiono a cause delle risorse limitate. Man mano che il numero di casi cresce, il sistema sanitario si trova sempre più sotto pressione e potrebbe collassare, facendo sì che migliaia di persone debbano cavarsela da sole. Dal momento che avranno accesso a istituti di cura privati, i ricchi saranno gli unici ad essere risparmiati da questa barbarie.

6. Un salto nell’ignoto

La pandemia ha dato il via a una crisi del mercato azionario che ha di gran lunga superato quella del 20083. Il crollo dei valori di borsa ha a più riprese superato il 10 o il 15%. Dopo aver minimizzato la questione e sperato in un rapido rimbalzo, gli analisti sono ora molto più pessimisti: la recessione che colpirà gli Stati Uniti sarà enorme (-10%), e quella riguardante l’Europa (-18%)4 gigantesca, il che è nell’ordine di una grande depressione, come quella degli anni Trenta.

Una tale contrazione è il chiaro risultato dello stop all’attività produttiva a causa delle misure prese per combattere il virus; misure che andranno a esacerbare una crisi finanziaria già in atto. Si ricordi che il mercato borsistico ha avuto la “febbre” da più di un anno. In effetti negli ultimi anni l’indice di indebitamento delle imprese non ha fatto altro che salire, mentre i profitti reali dell’attività produttiva sono rallentati. La produttività stagna, la profittabilità del capitale si è erosa sempre di più, e se il ciclo dell’accumulazione capitalistica è comunque continuato, ciò si deve al denaro a “buon mercato”, con un tasso di interesse attorno all’1%, se non vicino allo zero.

La crisi finanziaria del 2008 è stata riassorbita grazie alla creazione di liquidità supplementare da parte delle banche centrali. In termini concreti, con le politiche di “allentamento quantitativo”, è come se diecimila Warren Buffet si fossero presentati sul mercato azionario con i miliardi in tasca in cerca di miniere di profitto. Ora, chi dice creazione monetaria dice anche indebitamento e bolle speculative. In realtà il capitalismo ha continuato la sua folle corsa, cercando di recuperare la propria salute dopo la crisi del 2008. Dopo una breve pausa, la speculazione immobiliare nelle metropoli è ripresa, in parallelo con l’estrazione selvaggia delle risorse energetiche e minerali, la deforestazione e l’appropriazione di estesi territori destinati all’allevamento bovino o lo sviluppo dello sfruttamento industriale di soia, olio di palma, mais, etc. Questa ricerca frenetica di profitto spiega anche il ritorno in forze dell'”accumulazione primitiva del capitale”, con il super-sfruttamento planetario di una manodopera precarizzata e vulnerabile, molto spesso giovane e di sesso femminile.

Al giorno d’oggi, gli annunci di enormi iniezioni di liquidità – 700 miliardi di euro secondo la BCE – vogliono rassicurare i mercati e segnalano che gli stati non andranno in default. Il patto di stabilità è messo in ibernazione e il dogma del deficit zero è fatto a pezzi. Ed ecco relativizzati i canoni dell’ideologia neoliberale… Comunque, con una recessione mondiale molto più grave di quella del 2008-2012, la politica dei “soldi dall’elicottero” non avrà effetti duraturi fintantoché tale massa di danaro non sarà destinata alla soddisfazione di bisogni sociali. Il che è poco probabile, dal momento che è stato provato che la logica capitalista orienta i flussi monetari esclusivamente in direzione dei profitti futuri… Che lo si voglia o no, l’economia mondiale si trova a un incrocio, un kairos sistemico: seguire la folle corsa distruttiva o liberarsi dalla logica della valorizzazione [del capitale] e della crescita infinita.

7. La fiducia nel mercato acceca il potere

Il Covid-19 non è un “cigno nero”, una sorta di incidente imprevisto che dà il via a una crisi. Allo stesso tempo non è la malattia che nessuno ha visto arrivare; al contrario. Nel 2018 il gruppo di esperti Blueprint dell’OMS ha pubblicato un rapporto sul pericolo di una pandemia. Per l’esattezza è dal 2003 che le epidemie si moltiplicano: SARS, MERS, H5N1, l’influenza suina, l’aviaria, Ebola, Zika e Chikunguya. Per gli esperti dell’OMS era urgente l’istituzione di un sistema di sorveglianza per quanto concerne il rischio di epidemie, al fine di contenerlo prima che si determinasse una reazione a catena.

Secondo le loro analisi, il maggiore rischio proveniva da virus molto infettivi, responsabili di una patologia respiratoria prolungata ma con un tasso di mortalità relativamente contenuto. Questo virus, chiamato malattia x, sarebbe stato in grado di destabilizzare l’economia mondiale e di distruggere le nostre società industriali iper-connesse…

Questo tipo di competenza risponde alla dottrina della risk governance, che si occupa anche di conflitti bellici, trasferimenti di popolazioni, rarefazione delle risorse strategiche o ancora della crisi climatica. Anche se tali analisi dei rischi sono discusse ai summit internazionali, sappiamo che i leader del G7 o del G20 non ne tengono conto nel momento in cui prendono le loro decisioni. Perché? In primis per la cieca fiducia nei meccanismi di mercato. In seconda battuta per la mancanza di interesse nei riguardi delle ricadute in ambito sociale. Infine perché l’ordine politico vigente deve innanzitutto servire gli interessi dell’oligarchia finanziaria.

I leader politici asiatici stanno adottando una condotta “più efficiente” perché hanno già affrontato delle epidemie. Costoro sono ben consapevoli dell’importanza di un sistema di allerta fondato sulla rapida identificazione, di una politica indirizzata all’individuazione del virus e al suo isolamento, e di una centralizzazione delle informazioni capace di unire tutte le unità di soccorso. Ciò spiega il motivo per il quale quei governi non hanno esitato a prendere le misure necessarie non appena ha iniziato a diffondersi il Covid-19.

8. Un virus un pochino capitalista ai suoi margini…

La moltiplicazione delle pandemie non è una vendetta da parte della natura. Le teorie della cospirazione stanno prendendo piede, ma non ci consentono di comprendere gran che di quello che sta succedendo. Chi trarrebbe vantaggio da un’ipotetica cospirazione? Gli Stati Uniti e l’Europa saranno colpiti duramente dalla crisi. Da parte sua, anche la Cina, il laboratorio industriale del mondo occidentale, sarà duramente colpita dalla recessione globale. No, il Covid-19 non è un’arma per una guerra economica, e non è nemmeno fuggito da un laboratorio della CIA o ai servizi segreti cinesi…

L’opera del microbiologo marxista Rob Wallace, autore del libro Big Farms Make Big Flu (Le grandi fattorie producono grandi influenze, Monthly Review Press, 2016) a me sembra che dia delle risposte molto più serie5. Secondo Wallace, le infezioni batteriche o virali sono il prodotto del proprio ecosistema, di cui l’attività umana è parte6. Parte dei virus che si muovono entro i circuiti di scambio globali sono molto antichi. Essi appartengono a una categoria di virus che sono imprigionati nella fauna e nella flora che per molto tempo sono rimaste isolate dai nostri canali commerciali. La deforestazione e l’integrazione delle specie di animali selvagge nelle catene commerciali hanno contribuito alla “integrazione” [negli ambienti umani] di questi tipi di virus. A quel punto, trasferendosi da una specie all’altra, attraverso le mutazioni, alcuni virus riescono a oltrepassare la barriera umana. Altri hanno subito mutazioni a catena nel contesto della gigantesca industria dell’allevamento intensivo e stanno nello stesso modo attraversando la barriera umana. È quindi la trasformazione della natura attraverso l’attività umana – fondata sull’accumulazione del profitto – che produce nuovi virus, o fa scattare mutazioni che altrimenti non avrebbero potuto avere luogo.

La pandemia globale che affrontiamo è parte integrante della crisi ecologica. È il risultato di una corsa al profitto e di una crescita che ignora del tutto i limiti del nostro ecosistema. Il capitalismo non solo tende a esaurire tutte le risorse (naturali e umane) ma impone anche alla natura un metabolismo che è specifico del capitale. Il mais geneticamente modificato produce nuove malattie che richiedono a loro volta nuove manipolazioni [genetiche]. I pesticidi trasformano il metabolismo di nostri corpi in maniera analoga a quella che gli steroidi fanno con i nostri muscoli. La pandemia da coronavirus mette a nudo le radici della crisi sistemica che attraversiamo. La crisi ecologica, così come la pandemia da coronavirus, dimostrano che non è un determinato tipo di capitalismo – quello cosiddetto “neoliberista” – che costituisce il problema, ma il capitalismo in quanto tale.

9. La logica del profitto contro il sapere come bene comune

La ricerca scientifica è sempre in maggior misura colonizzata dalla logica del profitto. Certo, negli anni che vanno dal 1970 al 1990 le imprese hanno avuto successo, con l’aiuto dello Stato, nell’usare i risultati della ricerca al fine di innovare i prodotti e i modi di produzione. Anche se la ricerca stessa non è mai stata del tutto indipendente e sovrana, esistevano degli spazi di libertà entro i quali condurre una ricerca fondamentale a carattere cooperativo.

Oggigiorno la ricerca scientifica è sempre più soggetta alla logica del mercato, con l’obbligo di fornire risultati immediatamente valorizzabili. La governance [capitalistica] impone alla ricerca, con il pretesto dell’eccellenza, specifiche modalità di azione concentrate sulla performance, basate su un output quantitativo (numero di pubblicazioni, tesi, ecc.). Ma la condizione [lavorativa] precarizzata e la logica del prestigio conducono molti scienziati a stare al gioco7.

Il primato della logica del profitto spiega in larga misura perché numerose malattie tropicali siano state per lungo tempo del tutto trascurate8. Anche se miliardi di esseri umani sono affetti o esposti a tali agenti patogeni, non c’è “mercato”, a causa della mancanza di un sistema di sicurezza sociale. La ricerca sullo sviluppo di certi protocolli per la somministrazione di certi medicinali è stata frenata anche a livello legale. Tra questi, alcuni sono incredibilmente poco costosi, perché sfruttano degli enzimi naturalmente prodotti dal nostro corpo, il che riduce la necessità della loro somministrazione. Come è noto, l’industria farmaceutica è alla continua ricerca di nuovi brevetti e nuovi medicinali. La crisi da coronavirus rivela una volta ancora come la logica del profitto sia in contraddizione con lo sviluppo umano.

Nel caso del COVID19, la compagnia che commercializzerà per prima un vaccino ne trarrà ovviamente degli enormi profitti. Ma questa logica focalizzata sul breve termine è contro- produttiva [ai fini sociali]. Nel 2004 una équipe belga di virologi aveva sviluppato un trattamento per la SARS, basata su un vecchio farmaco contro la malaria9. Nel momento in cui l’epidemia fu messa sotto controllo, i fondi destinati a questa ricerca vennero tagliati. Se non c’è mercato, non c’è ricerca…

La risoluzione di problemi sanitari, sociali e ambientali richiede un approccio qualitativamente diverso basato sulla diffusione del sapere comune e una cooperazione non competitiva. Fortuna vuole che la comunità scientifica esprima una sua resistenza a decisioni del genere. Sono state create diverse piattaforme: OpenCovid19, La Paillasse.org, SoundBioLab10. La comunità medica si è allo stesso modo mobilitata per quanto riguarda l’impiego di farmaci esistenti. Il più noto è l’idrossiclorochina, in passato impiegata contro la malaria. Un recente articolo (Le Monde del 18 marzo) ne dà notizia e incoraggia anche gli scambi diretti tra le équipe sanitarie esistenti al fine di verificarne l’efficacia11.

10. La crisi politica si approfondisce

Le risposte tardive e incoerenti, e l’incuria nella gestione della crisi sono state dominanti in questa prima fase. L’intervista con Agnès Buzyn, il ministro della sanità francese (su Le Monde del 17 marzo), è veramente da togliere il fiato: costei afferma non solo di essere stata a conoscenza dell’imminente pericolo di una pandemia già dalla metà di gennaio, ma accusa anche in maniera indiretta Emmnuel Macron – senza rendersi conto del fatto che è proprio lei la prima complice nel tenere questo comportamento, tanto criminale quanto immorale!

Questo episodio mostra che non è più possibile riporre alcuna fiducia in coloro che sono al potere e a quanti obbediscono a loro nelle catene di comando. In queste circostanze, e dopo essere stati testimoni di diverse ondate di protesta sociale (Loi Travail, Gilet gialli, riforma pensionistica), sarà molto difficile per il duo Macron-Philippe imporre “l’unità nazionale”.

L’annuncio di misure di supporto finanziario, la sospensione delle riforme in corso (soprattutto quella pensionistica) riflette la presa di coscienza [“in alto”] del pericolo di una destabilizzazione politica. Macron vuole evitare una crisi politica prendendo lui il controllo, dando la colpa della situazione ai cittadini per la loro lentezza nel ricorrere ai ripari, pur continuando a domandare di continuare la produzione di autovetture [come se nulla fosse].

In ogni caso, l’obbligo di continuare a lavorare a rischio della propria vita incarna l’essenza profonda di questo Sistema, capace sì di generare miliardi in termini di profitti attraverso lo sfruttamento degli esseri umani e dell’intero Pianeta, ma incapace di rispondere a bisogni basilari come quello della salute. Se a ciò si aggiunge lo scandalo della mancanza di mascherine protettive, quello della mancanza di posti letto negli ospedali che preannuncia una seria crisi sanitaria, e in ultimo – ma non per importanza – la lunga lista di decessi che si prospetta, non serve essere un indovino per comprendere che i poteri costituiti sin da ora temono il rischio di un’esplosione a livello sociale… Bisogna quindi aspettarsi un rafforzamento nelle misure repressive e di sorveglianza.

Certo, lo Stato si sta mobilitando per “salvare la nazione”, ma con quale efficacia? E soprattutto, chi rimborserà un debito pubblico appesantito di qualche centinaio di miliardi? Le imprese quotate nel CAC40 [in borsa] e i donatori di Notre-Dame prenderanno parte agli incontri di “unità nazionale”? È legittimo dubitarne…

11. Una solidarietà orizzontale che prefigura un “altro mondo”

Nell’immediato, quando si osserva la reazione della popolazione, si nota in prima battuta la volontà di proteggere sé stessi e i propri cari. Alcuni/e si limitano a negare il pericolo, il che costituisce una reazione normale di fronte ad una minaccia incombente. Questo atteggiamento è il prodotto della prolungata sottovalutazione da parte delle autorità pubbliche del rischio di pandemia. Allo stesso tempo, esiste un vasto movimento di solidarietà nei confronti del personale sanitario. Lo testimoniano i giornalieri scrosci di applausi dai balconi alle 20:00 in Spagna, Italia, Francia. In Lombardia gli abitanti hanno istituito dei sistemi di mutuo aiuto al fine di assistere i più deboli, gli anziani e i malati.

Sono state create piattaforme digitali di solidarietà, che portano in sé i semi di un sistema di approvvigionamento e di sostegno alternativi, fondati sulla cooperazione. A ciò si aggiunge una autodifesa collettiva intorno al rifiuto di esporsi inutilmente al rischio andando al lavoro. Certo, il movimento di autodifesa e di autonomia solidale è ancora privo di una solida struttura e di coordinamento, ma è nei momenti di pericolo che molte cose divengono possibili. È per questo stesso motivo che bisogna continuare a ripetere a noi stessi che un mondo diverso potrà sorgere dalle macerie di quello che ora è al collasso.

S.Bouquin, 21 marzo 2020
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Note

1 Professore universitario (Univ. Evry Paris Saclay), membro del Centre P. Naville, direttore della rivista Les Mondes du Travail.

2Si ricorda che anche la colonizzazione del “Nuovo Mondo” ha causato un crollo demografico a causa della diffusione di malattie esogene come influenza, peste bubbonica o polmonare, febbre gialla, vaiolo, malaria contro cui i nativi avevano sviluppato la stessa immunità delle popolazioni europee.

3 Per un’analisi dettagliata https://www.cadtm.org/La-Pandemie-du-Capitalisme-le-Coronavirus-et-la-crise-economique

4 Le analisi di Michael Roberts, analista finanziario e blogger marxista sono ormai un’autorità; il suo blog è seguito da oltre 15.000 utenti. https://thenextrecession.wordpress.com/2020/03/19/the-emerging-market-slump/

5 Si veda (in inglese) https://www.marx21.de/coronavirus-agribusiness-would-risk-millions-of-deaths/

6 Il caso della “mucca pazza” ci ricorda che un’alimentazione basata sulle farine animali può portare a disfunzioni di carattere fisiologico e a malattie potenzialmente trasmissibili.

7 Questo non è il caso nelle scienze sociali, in cui la rivolta contro la LPPR (Legge Pluriennale della Programmazione della Ricerca) ha portato allo sviluppo di una critica nella logica neoliberista e manageriale. Si veda https://universiteouverte.org/

8 Per una lista e la loro localizzazione si veda https://en.wikipedia.org/wiki/Neglected_tropical_diseases; in francese https://www.who.int/topics/tropical_diseases/qa/faq/fr/

9 Si vedano le ricerche di Marc Van Ranst, della KU Leuven, http://www.flanderstoday.eu/coronavirus-antiviral-was-discovered-leuven-15-years-ago?fbclid=IwAR1p5SDYrRMaphZemEGuDTKs_k4kaEvH0JMUayJwcA4foiyvZG9An4_5DcM

10 Si veda https://www.mediapart.fr/journal/international/110320/la-science-collaborative-l-assaut-du-coronavirus

11 https://wattsupwiththat.com/2020/03/17/an-effective-treatment-for-coronavirus-covid-19-has-been-found-in-a-common-anti-malarial-drug/?fbclid=IwAR1-cvFTm7PRzbKP7t1mSSc9XQDa760_TgXTH3sb2oO9upX_jM9RMm1mQRw Si veda anche il report completo delle equipe cinesi pubblicato su Nature https://www.nature.com/articles/s41422-020-0282-0?fbclid=IwAR2JbbZU_Hl7uLjuOTDhrNnmczzyEFvnIhY8QHv9ghY5fYBvX0IsmnhD07w

 

 



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