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La Borsa festeggia l’impunità dei Benetton

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Terminata la farsa della discussione notturna nel consiglio dei ministri sulla possibile revoca della concessione ad Autostrade, la Borsa ha festeggiato con un rialzo spettacolare l’ennesima beffa a chi chiedeva giustizia, non solo per le 43 vittime del crollo del ponte Morandi, ma per tutti quelli che per anni hanno dovuto pagare caro un servizio, senza la garanzia di una sistematica manutenzione. I miliardi di profitti sono serviti a consolidare l’impero dei Benetton, che si estende dall’Europa al Sud America, e che fornisce un efficace esempio di come si costruisce una fortuna “dal niente” grazie alle complicità dei governanti.

Gli argomenti dei difensori renziani (doc o rimasti nel PD a fare da spalla) per dimostrare l’impossibilità di far pagare i responsabili sono vergognosi: se si revoca la concessione si dovrebbero pagare somme enormi, chi è più moderato parla di 7 miliardi, ma altri vanno oltre i 20... Senza essere sfiorati dal dubbio che quella clausola della penale da pagare in caso di interruzione è proprio la prova di un regalo disonesto: i profitti sono garantiti a prescindere, anche in caso di clamorosa inadempienza. Ma non è un caso isolato. Fa il paio con la pretesa di Arcelor Mittal di ottenere analoghi sproporzionati indennizzi, con in più l’impunità garantita sul terreno penale. Quali sarebbero i meriti di questi capitalisti rimane oscuro. La loro abilità principale è sicuramente quella di assicurarsi coperture politiche bipartisan.

Quando si cerca di ricostruire l’intreccio di società finanziarie ci si perde facilmente, tanto più se una parte di esse è domiciliata all’estero, ed è inserita in un sistema di scatole cinesi che consentono di occultare parte dei profitti e quindi di evadere “legalmente” utilizzando le normative diverse, ma sempre favorevoli ai capitalisti.

Due ultime considerazioni: smettiamola di guardare alle borse per capire lo stato dell’economia. Non sono un indicatore utile se non per capire gli umori degli speculatori. Atlantia non stava fallendo ieri, non sta in buona salute oggi. Lo sbalzo clamoroso in ventiquattrore non deve ingannare nessuno. E il crollo di ieri era funzionale soprattutto a una pressione ulteriore su governo e parlamento, per facilitare la resa di chi diceva di voler mantenere l’impegno di far pagare i Benetton almeno per una piccola parte delle loro colpe.

E rifiutiamo l’altro argomento subdolo dei difensori di Autostrade, che dicono che non si può togliere la concessione prima di una sentenza e si rimettono al giudizio della magistratura, sapendo bene che la sentenza arriverà dopo anni, alla vigilia della prescrizione o subito dopo, e comunque troverà “amici” nei gradi superiori di giudizio. Lasciare intanto in mano ai Benetton e ai loro complici la rete autostradale con qualche correzione marginale significherebbe proclamare a gran voce che i capitalisti sono formalmente intoccabili. (a.m.)



Tags: Benetton  Cile  

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