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Quanti falchi con Biden...

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da Sarah Lazare, Brecha

La politica internazionale di Biden non preannuncia niente di buono. Soprattutto non ha grande fondamento la speranza di una svolta in America Latina,  in particolare nell’atteggiamento verso Cuba. Impossibile dimenticare non solo che l’inizio del bloqueo e la spedizione di mercenari a Playa Girón erano stati avallati dal presidente Kennedy, ma anche che tutti gli inasprimenti delle leggi punitive degli ultimi trenta anni, come la Helms-Burton o la legge Torricelli erano stati promossi e sostenuti da esponenti democratici anche se il pretesto del rapporto con l’URSS era diventato sempre più inverosimile.

Ma per capire chi è Biden inoltre non occorre ricordare le tante guerre iniziate direttamente da amministrazioni democratiche, o ereditate da quelle repubblicane. Più utile esaminare caso per caso il curriculum dei primi designati, come Antony Blinken, già indicato come futuro Segretario di Stato, e che è stato consigliere strategico di Biden per una ventina di anni, fornendogli gli elementi per caldeggiare le aggressioni a Iraq e Libia. È anche stato promotore di Westexec Advisors, una «ditta di consulenza strategica» che non ha mai rivelato il nome dei suoi clienti.

Anche parecchie figure femminili del suo staff, presentate in Italia come riformiste, provengono dal mondo dell’industria militare: la possibile futura ministra della Difesa Michèle Flournoy o Avril Haines, che è stata presentata in Italia come una importante novità (una donna alla testa della CIA, che bello...), ma è stata tra gli autori dell’infame manuale per l’uso dei droni negli assassini mirati, la cosiddetta “Guida della politica presidenziale” dell’era Obama.

Rinvio per altri dati all’articolo di Sarah Lazare, di cui riporto il link della versione spagnola https://brecha.com.uy/banda-de-halcones/ che spiega abbastanza efficacemente le ragioni della fiducia riposta in Biden nella speranza che la “vittoria” del candidato democratico non si limiti al cambio di una persona nella sala ovale. E raccomanda che si tenga conto dell’esperienza della prima fase dell’amministrazione Obama, che con la partecipazione attiva di Biden seguì attivamente l’intervento in Libia, il disastroso coinvolgimento nella guerra nello Yemen, l’occupazione infinita dell’Afghanistan, l’appoggio al golpe in Honduras, e tante altre imprese del genere. Biden adesso può contare sulla stessa squadra di consulenti e trafficanti di influenze che hanno collaborato perché tutto questo succedesse.

(Publicado originalmente en In These Times con el título «Biden’s Foreign Policy Picks Are From the Hawkish National Security Blob. That Is a Bad Sign». Traducción y titulación en español de Brecha) https://brecha.com.uy/banda-de-halcones/



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