Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Incredibile Gelmini

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Incredibile Gelmini

 

L’incredibile santarellina dalle cattive frequentazioni che è stata per meriti misteriosi preposta al nostro sventurato sistema dell’istruzione pubblica, ha deciso di rispondere alle mobilitazioni dei precari, al dilagare degli scioperi della fame, alle denunce sempre più frequenti anche di presidi e rettori. Ma lo ha fatto evitando di rispondere direttamente, di incontrare chi la contesta, di ascoltare cosa dicono docenti e studenti. È comprensibile che abbia paura di un confronto diretto, dato che quando interviene sembra che legga o reciti una lezioncina imparata a memoria, come faceva dalle monache, e si capisce che si troverebbe in difficoltà con chi una preparazione ce l’ha davvero. Della sua cultura rappezzata lasciando la scuola pubblica per la privata per finire gli studi secondari, e ricorrendo per l’esame da avvocato a un provvido trasferimento nella provincia di Reggio Calabria, dove le promozioni rasentano il 95%, avevamo già parlato varie volte, ad esempio in Onore al merito… e La Gelmini e il riformista.

Ma ora ha passato il limite. Non solo liquida ogni contestazione dei lavoratori della scuola attribuendola agli iscritti ai partiti (magari ce ne fossero tanti di militanti della sinistra impegnati in piazza a protestare contro le ingiustizie, ma purtroppo li vede solo lei), o addirittura all’Italia dei Valori, scambiando una qualche comparsata di Di Pietro sulle piazze delle proteste per una mobilitazione bolscevica di un partito inesistente; non solo fornisce cifre inverosimili contraddette dall’esperienza di tutte le scuole e le università; non solo ignora le preoccupazioni di importanti docenti sull’assurdità dei quiz per l’ammissione alle facoltà di medicina e ad altre a numero chiuso: ora ha tirato fuori dal cappello un altro coniglio, la bocciatura automatica per chi supera le 50 assenze. È una trovata che non ha nulla a che vedere con la “riforma della scuola”, ed è la semplice estensione alle superiori di una norma già in vigore nelle medie inferiori. Una norma che non può funzionare in astratto e che prevede già possibili deroghe: se un ragazzo ha una lunga malattia, o è sconvolto da un grave problema familiare, può essere recuperato con un’attenzione particolare anche se ha superato le 50 assenze, mentre anche con molto meno assenze è facile e scontata la bocciatura se si tratta di altre cause meno serie, e di tenace rigetto della scuola. La bocciatura automatica è una norma che è stata contestata anche dal presidente dell’Associazione nazionale dirigenti scolastici, Gregorio Iannaccone, che l’ha paragonata alla precedente trovata dei grembiulini, o all’annuncio dello spostamento a ottobre dell’inizio dell’anno scolastico: “Quando il ministro si ritrova a dover gestire problemi fondamentali come il precariato, tende a cambiare discorso”. Si tratta di un modo per “non occuparsi delle questioni che distruggono il sistema scolastico”. Anche Iannaccone ricorda d’altra parte che anche senza una norma fissa in materia, i consigli di classe già bocciano gli alunni con troppe assenze. Irrigidirla vuol dire incoraggiare automatismi, in una scuola in cui dilagano quiz e nozionismo da concorso televisivo…

 

Io direi qualcosa in più: se tutti gli insegnanti fossero più motivati, meno stressati dalle attese della nomina annuale, più stabili nella stessa scuola, più preparati con periodici corsi di aggiornamento didattico (non con le assurde SSIS, ora soppresse, che servivano solo a estorcere denaro ai fortunati laureati ammessi, e a distribuirlo generosamente ad ampie clientele di docenti spesso di discutibile preparazione), il problema delle assenze frequenti sarebbe affrontato preventivamente e non in modo punitivo allo scrutinio. Bisogna cercare lo studente, anche se non ha motivi di salute per le assenze, parlare con la sua famiglia per capire l’origine dei problemi: insomma qualcosa che i buoni insegnanti hanno sempre fatto, e di cui il ministro non ha neppure il sospetto. Ma che presuppone stabilità, tranquillità, minor numero di studenti per classe, orari non sfiancanti e allungati con le supplenze interne…

Tutte cose ignorate dal ministro e dai suoi consulenti semianalfabeti, che sbagliano regolarmente nel preparare le prove da proporre all’esame di maturità, e che alla Gelmini ovviamente forniscono un quadro del tutto falso della reale consistenza del fenomeno del precariato.

La Gelmini, con lo zelo di chi sa che la sua sorte è indissolubilmente legata a quella di Berlusconi (una nullità così, se cade lui, non avrà futuro, come accadrà anche ad altri servitorelli fedeli come Alfano) si impegna a fondo per il compito che le è stato assegnato: rendere inservibile la scuola pubblica in tutti i modi, dai solai che cadono alle tubature che si rompono, alla carta che manca, ai professori spediti a fare uno spezzone di orario qui e un altro a quindici o venti chilometri di distanza. Dietro le belle parole sulla “riforma epocale”  la sostanza è sfasciare la scuola pubblica per rafforzare la scuola privata, che riceve finanziamenti enormi (ultimo il caso denunciato da Mirabella della scuola della signora Bossi). La Gelmini ha studiato poco a scuola e all’università, e non ne conosce i problemi, ma non importa: ha osservato e imitato il suo protettore, che sa mentire come pochi altri. Così ha imparato a recitare nelle conferenze stampa cifre inverosimili, e a presentare come riforme quelli che sono solo tagli brutali e scardinanti.

 

P.S. Sui quotidiani si sono moltiplicate le prese di posizione contro i quiz (che alla Gelmini vanno benissimo per cui non si toccano, anche se sono contestati da molti autorevoli presidi di facoltà di medicina), ma poche righe sono state dedicate a una notizia su cui invece dobbiamo riflettere: uno studente di 12 anni di un paese della provincia di Bergamo, Mornico al Serio si è impiccato perché rimproverato per non aver fatto tutti i compiti delle vacanze. Era bravo a scuola, ma aveva forse giocato troppo quest’estate, e aveva dimenticato quei compiti noiosi e pesanti.

Sono rimasto turbato. Naturalmente so che possono esserci state altre cause a spingerlo a questo gesto terribile, oltre al rimprovero per i compiti. Non è possibile capirlo da un trafiletto su “La Stampa”…

Ma credo di dover fare una considerazione, frutto di una lunga esperienza. Ho insegnato per diversi anni alle superiori prima di diventare docente universitario, e ho sempre evitato di caricare gli studenti di molti compiti a casa già durante l’anno. Ero contrario anche a rinviarli a settembre, facendoli studiare da soli quello che non erano riusciti a fare durante l’anno con il mio aiuto (che era appunto dedicato particolarmente a chi era un po’ in difficoltà, senza che gli altri più diligenti si risentissero), e non ho mai dato compiti per le vacanze: le vacanze dovrebbero servire ai ragazzi per divertirsi, essere liberi, giocare, anche se rimangono a casa, come è sempre più frequente per la contrazione dei bilanci delle famiglie.

Ma per ottenere questo ci vuole un impegno fortissimo dell’insegnante, ci vuole un’attenzione a ciascuno studente, il rifiuto di un ruolo semplicemente di controllore e giudice. E per fare questo, bisogna che i docenti siano sereni, motivati, garantiti nel loro futuro, e – perché no – ben retribuiti…

(a.m. 3/9/10)

http://antoniomoscato.altervista.org/

Appendice

MENTANA IGNORA GLI INSEGNANTI DI RELIGIONE

Appena inserito l’articolo sulla Gelmini ho ricevuto questa lettera di Sergio Casanova, che giustamente polemizza con Mentana, e lo inserisco volentieri perché fornisce un altro elemento utile. Aggiungo solo che i privilegi per gli insegnanti di religione non sono iniziati con la Gelmini, e i finanziamenti alle scuole private sono stati fatti anche da amministrazioni regionali considerate “rosse”. (a.m. 4/9/10)

Ieri sera il direttore del TG de La 7 non ha fatto mancare il suo appoggio all'inde-fessa opera di distruzione della scuola pubblica.
A commento dell'affermazione della Gelmini, secondo la quale era manifestamente impossibile assumere i 200.000 precari della scuola, ha sfoggiato il suo sorriso più accattivante e ha detto: " noi, qui in redazione, abbiamo fatto due conti ed è risultato che l'assunzione dei duecentomila precari costerebbe circa 7 miliardi di euro, quasi mezzo punto del PIL!".

E’ DEL TUTTO EVIDENTE CHE NON POTEVA DIRE ALTRO. INFATTI:

a)      si sa che mancano le risorse.

b)      Tutta l’istruzione e tutti gli insegnanti sono soggetti allo stesso, duro ma equo, trattamento!

c)      Non sa nulla di scuola (…si dirà, non è l’unico!)

 

a) PECCATO CHE

 

nessuno gli abbia ricordato che la spesa per l’istruzione in rapporto al PIL,
in Italia è  inferiore dell’ 1% rispetto a quella media dei paesi  dell’ OCSE (dati 2008).

E che questo divario equivale ad un taglio strutturale di 15 mld. di € l’anno!!!

 

E non è certo un fatto isolato:

·         in Italia la spesa sociale pro capite  è di 6.242,6 €, a fronte di una media di  7.422,5  nei paesi della UE a 15 (dati 2006 tratti dal Rapporto sullo Stato sociale 2010).

La spesa sanitaria è pari al 6,8% del Pil, contro una media europea (l'Europa a 15) del 7,7%. Per non dire della spesa per la famiglia (1,1% del Pil, contro una media del 2,2%) e di quella per la disoccupazione (0,5% del Pil, contro l'1,7%). Complessivamente la nostra spesa per gli ammortizzatori sociali è pari a un terzo di quella europea. (fonte: «Rapporto sullo stato sociale 2008»).
E ciò mentre crescono disuguaglianze da Medioevo:

·         Secondo i dati della Banca d’Italia,  il 10% delle famiglie italiane possiede il 44% delle ricchezze nette esistenti in Italia (pari a 3.645 miliardi di €. Quasi 2 volte e mezzo il valore del PIL italiano che, nel 2008, è stato di 1.572 mld.!), mentre il 50% delle famiglie ne possiede il 10% (pari a 828 mld.). Naturalmente, sono assolutamente esenti da imposte, dato che è del tutto evidente che non ne accrescono la capacità di contribuire alla spesa pubblica!

 

·         Il tutto è sintetizzato dal tasso di disuguaglianza particolarmente elevato in Italia: secondo l’OCSE, infatti, il divario ricchi-poveri, in Italia è altissimo dal 1985 ad oggi la diseguaglianza è cresciuta del 33%, contro una media OCSE del 12%.

 

IN SINTESI, LE POLITICHE BIPARTISAN SONO STATE BEN EQUE E NON SI SAPREBBE PROPRIO DOVE PRENDERE I SOLDI!

 

b) PECCATO CHE

 

Mentana non si sia ricordato che negli ultimi tre anni sono stati tagliati 8 miliardi all’Istruzione pubblica e lasciati a casa quasi 150.000 lavoratori della scuola.

  • Anche se, ad esempio, gli insegnanti di religione sono sottratti alle regole che valgono per gli altri. “Sono circa 25 mila. Tutti insegnano grazie al benestare delle autorità ecclesiastiche. Tra questi 15 mila sono di ruolo. Hanno ottenuto il posto fisso tutti negli ultimi tre anni grazie a dei concorsi a dir poco speciali. Entrati dalla finestra, grazie a questa via preferenziale, godono però degli stessi diritti dei loro colleghi che da anni aspettano invano un concorso. Non solo. Qualora dovesse sparire il loro corso potrebbero comunque cambiare cattedra e insegnare altre materie superando in curva la lunga fila dei precari che ne avrebbero diritto. Anche gli insegnanti di religione ancora precari sono avvantaggiati: ogni due anni, solo loro, hanno diritto ad uno scatto di anzianità….. Anche dove gli studenti che hanno deciso di fare religione sono pochissimi, magari due o tre per classe, si mantiene comunque il corso e si paga lo stipendio all’insegnante. In tutti gli altri casi le classi, invece, si accorpano, i posti di lavoro saltano e gli studenti arrivano ad essere anche 30 per classe. E’ uno scandalo.” (Giorgio Salvetti - Quanto paghiamo l’ora di religione. 1l manifesto, 15/05/2010).
  • Anche se, sempre ad esempio, nella Finanziaria 2010 sono stati aggiunti ai finanziamenti esistenti 130 milioni per il sostegno alle scuole non statali….tutto fa!!!

 

c) PECCATO CHE

 

pare non sappia che buona parte di quei 200.000 precari appartengono a quella, purtroppo nutrita, tipologia di insegnanti eternamente soggetti al “licenziamento” annuale alla fine dell’anno scolastico e alla “riassunzione” all’inizio dell’anno scolastico successivo. Così lo Stato (di chi?) risparmia (ormai da molto tempo!) sulla pelle e la dignità di decine di migliaia di eterni precari. Non hanno reddito per alcuni mesi l’anno. Il loro (misero) stipendio riparte ogni anno dal minimo. Col sistema di calcolo contributivo delle pensioni, se lavorano 10 mesi l’anno (e questa è l’ipotesi più favorevole), dovranno lavorare 48 anni per avere 40 anni di contributi!!!!!!!!!!!!! Persino la tredicesima è decurtata (almeno di 2/12), così come il TFR!

 

CHISSA’ COME MAI I GIORNALISTI SI RIFIUTANO DI SAPERE QUESTE BRUTTE COSE? HANNO LO STOMACO TROPPO DEBOLE?

 

E MENTANA, SI SA, E’ UOMO D’ONORE!....FIGURIAMOCI GLI ALTRI!

 

Sergio,  03/09/10

  

 

 

 



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