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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Il Brasile salva gli USA

Il Brasile salva gli USA

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Brasile/Economia

IN AIUTO ALL’IMPERIALISMO

di Juan Luís Berterretche*

 

 

 

Nei decenni ’80-90, l’America Latina ha effettuato un enorme trasferimento di risorse verso gli Stati Uniti e i loro principali alleati europei, grazie ai Piani di Aggiustamento Strutturali (PAS) del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale e grazie inoltre all’aumento degli interessi del debito estero, contratto in seguito agli sperperi di dittature e governi lacchè. Dall’inizio di maggio di quest’anno, i prestiti del FMI associato alla Banca Centrale Europea e gestiti dalla BM hanno preso la direzione dei paesi europei “secondari”. (Dei 16 membri della Zona euro, solo 6 appartengono alla categoria AAA, assegnata dalle agenzia di rating: Austria, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo e Olanda; una sorta di aristocrazia finanziaria – il Club delle tre A – della Zona euro, anche se la Francia vi è inserita con qualche riserva e se l’attendibilità delle stesse agenzie è dubbia (cfr. Charles-André Udry, “È iniziata una nuova guerra sociale in Europa”, in Correspondencia de Prensa del 26-7-2010). Gli altri 10 paesi (Belgio, Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Malta, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna) sono considerati “secondari”. Sono tutti paesi che sono stati costretti a sottoporsi ai PAS o sono minacciati di esserlo. Sottoposti alla stessa coercizione sono anche gli 8 paesi che provengono dall’area dell’ex URSS e sono in attesa di avere i titoli per entrare in Zona euro. Tutti i governi di questi paesi collaborano all’”aggiustamento”, contro le rispettive popolazioni e a pro dei banchieri.) Questo però non toglie che gli imperialisti continuino a saccheggiare ricchezza nel nostro continente. Le rimesse di profitti e dividendi di filiali di imprese multinazionali alle rispettive case madri è attualmente la forma privilegiata di salasso assunta in Brasile [Ndr].

 

*  *  *

 

 

La libera circolazione di capitali

 

La deregolamentazione finanziaria, perseguita dai vari governi di R. Reagan, Bush senior, Clinton, Bush junior e che continua con Barack Obama e la sua squadra di economisti neoliberisti, è pervenuta al formarsi di un nocciolo duro del capitale fittizio, grazie all’intervento congiunto di Wall Street, Tesoro, Federal Reserve, FMI. Questo nocciolo ha riprodotto in ciascun paese la sincronizzazione di Banche Centrali, ministri delle Finanze e Borse valori con il “la” dell’impero e la subordinazione agli equilibristi del capitale fittizio.

Tra i mandati o i precetti della globalizzazione neoliberista c’è la libera circolazione di capitali: nessuna tassa, nessuna imposta, nessuna disposizione di uno Stato nazionale può impedire l’entrata o l’uscita di capitale, o gravare su questo. Tutti i paesi sanno che violare questa vera e propria legge finanziaria internazionale del capitale comporta dure rappresaglie da parte del capitale mondializzato. L’azione combinata di Stati, governi, mezzi di comunicazioni, università, think tank e intellettuali del sistema ha imposto questo tipo di leggi come inviolabili [(1) Tink tank (“magazzini di idee”): è la denominazione assegnata agli Istituti di ricerca collegati a imprese, istituti accademici o militari, o direttamente ai governi e ai paesi egemoni. Sono spuntati come funghi, per diffondere e sostenere l’ideologia della globalizzazione neoliberista. Al medesimo scopo hanno anche adottato la forma di Scuole di Affari].

Le Banche Centrali, che in teoria hanno il compito di controllare in un paese le operazioni finanziarie, dovrebbero essere completamente autonome da governi, parlamenti e sistema giudiziario. L’autonomia di queste banche – misura neoliberista che si è imposta in tutti i paesi – serviva in realtà a preservare l’indipendenza dei noccioli duri del neoliberismo di fronte a possibili svolte politiche “sgradite”, perché non potesse essere alterato questo tipo di leggi internazionali della mondializzazione neoliberista.

La libera circolazione di capitali è funzionale alla “Nuova Economia” propagata da Wall Street e adottata dall’Unione Europea (UE). Questa economia “innovativa”(!) basata sulle bolle di capitale fittizio speculativo, richiede la completa libertà di circolazione di risorse per muoversi senza impedimenti da un mercato di capitali a un altro; cosa che ormai si realizza istantaneamente, grazie all’unificazione mondiale del mercato di capitali a partire dalla rivoluzione informatica.

I capitali volatili dell’impero possono speculare con le monete, come nel caso dell’attacco effettuato dagli hedge founds (2) [(2) “fondi di copertura”: si tratta di nuovi strumenti di investimento riservati alla speculazione finanziaria ad alto rischio. Impiegano tecniche finanziarie d’investimento non consentite per i fondi tradizionali: scommesse su futuri ribassi del valore di azioni, ricorso a derivati finanziari, CDS (Contract for Difference) o assicurazioni per insolvenze e altre opzioni speculative del capitale fittizio] in Thailandia e in Indonesia nel 1997, creando una crisi economica che ha facilitato al FMI l’imposizione di PAS ai due paesi, costringendo milioni di persone alla disoccupazione e alla miseria. Sono riusciti a suscitare tutte le crisi del 1997-98 all’Est e nel Sud-Est asiatico, tra cui la bancarotta della Corea del Sud, nonostante la sua economia effettivamente forte (3) [(3) L’unico paese dell’Asia Orientale che sia riuscito a sfuggire al saccheggio della crisi indotta dagli Stati Uniti nel 1997-1998 è stato la Malesia che, con molto successo, ha abbandonato le ricette neoliberiste, rifiutato il purgante dei PAS prescritto dal FMI e imposto controlli sullo spostamento di capitale come non si faceva più dagli anni ‘60].

Le crisi del debito estero di cui hanno sofferto i due terzi dei membri del FMI (alcuni di questi due o tre volte) sono state provocate da queste risorse statunitensi fittizie, lanciate nella più sfrenata speculazione globalizzata. L’illimitata libertà di circolazione di capitali è stata quella che ha permesso agli Stati Uniti di diffondere i suoi fraudolenti titoli creditizi derivati (4) [(4) Prendono il nome di “derivati creditizi” una serie di prodotti finanziari che includono titoli di investimento comprendenti ipoteche, assicurazioni, assicurazioni sulla vita, documenti di acquisti di futures e commodities, o altri titoli con diverse classi di rischio, ecc. Si tratta sempre della creazione di capitale fittizio, con fabbricazione di semplici strumenti di circolazione e speculazione non supportati da beni reali] e di espandere i fallaci e dolosi mercati di futures che continuano ad avvelenare per 800.000 milioni di dollari in “prodotti tossici” gli istituti bancari europei (5) [(5) Notizia proveniente dall’organismo di controllo bancario tedesco, Bafin, pubblicata in Financial Times, 24 maggio 2010].

Questa libera circolazione di risorse, tra l’altro, consente ai capitali speculativi di trasferirsi dove i tassi d’interesse siano più vantaggiosi: ad esempio, attualmente, dagli Stati Uniti, dove il saggio della Federal Reserve è vicino allo zero, al Brasile, dove il Tasso Selic – tasso d’interesse di prestiti interbancari fissato dalla Banca Centrale e sospinto regolarmente al rialzo dal FMI e dai suoi portavoce – è del 10,75% annuo, il più alto del mondo (6) [(6) A ottobre 2009 sono stati penalizzati con un’imposta del 2% i capitali volatili che entrano per breve tempo per speculare sul cambio della moneta, sulla variazione dei tassi d’interesse, o per compiere rapide manovre tramite la compravendita di azioni in Borsa. Una misura morigerata, che non ostacola la libera circolazione di capitali. Secondo il Wall Street Journal l’imposta “non avrà molto effetto, a parte quello della reazione riflessa”].

 

 

Rimessa di profitti e dividendi

 

I conti esteri del Brasile, che si riflettono nella Bilancia dei Pagamenti, comprendono sia la Bilancia Commerciale (differenza fra i totali di esportazioni e importazioni), sia il computo finanziario che misura entrata e uscita di capitali. La Bilancia Commerciale ha avuto nel giugno 2010 un saldo positivo di 2.277 milioni di dollari (risultato di esportazioni per 17.094 milioni di dollari e di importazioni per 14.817 milioni di dollari). Tuttavia, nonostante questo saldo commerciale positivo, la Bilancia dei Pagamenti è risultata negativa, per 5.180 milioni di dollari. Si tratta del risultato peggiore per questo stesso mese nella serie storica dal 1947, superiore dell’800% rispetto al giugno 2009.

Nel primo semestre (gennaio/giugno) 2010, il passivo accumulato dalla Bilancia dei Pagamenti raggiunge 23.762 milioni di dollari e negli ultimi dodici mesi il salasso è arrivato a 40.867 milioni di dollari. Questo passivo, per la maggior parte, corrisponde all’uscita record di risorse per rimesse di profitti e dividendi alle rispettive case madri delle filiali brasiliane di società multinazionali. Sul totale, il 58% delle rimesse sono andate all’industria e, all’interno di questa, il settore che si distingue è quello della costruzione di veicoli. Il 40% degli invii alle case madri sono andati alle società di servizi. Per tutto il 2010, si calcola che il totale delle rimesse ammonti a 32.000 milioni di dollari.

Queste decine di migliaia di milioni di dollari vanno ad aiutare a rimettersi in piedi le imprese imperialiste fallite durante la crisi, che destineranno la maggioranza delle loro risorse alle avventure finanziarie. La General Motors statunitense starebbe recuperando a spese delle rimesse ricevute da Brasile e Cina.

Non ci dimentichiamo che questi profitti e dividendi che scappano dal Brasile derivano dallo sfruttamento dei lavoratori brasiliani negli stabilimenti di imprese multinazionali. E che queste imprese ottengono enormi privilegi economici per installarsi nel paese: soppressione o riduzioni di imposte, concessione gratuita di aree per i loro impianti, sconti o esenzioni per l’energia elettricità, l’acqua e altri servizi, oltre a tante altre agevolazioni di vario genere.

In molti casi, la Banca Nazionale di Sviluppo (BNDES) (7) [(7) È la maggiore Banca di Sviluppo del mondo e quella che concede più prestiti in Brasile. Costituisce per dimensioni il doppio della Banca Internazionale di Sviluppo (BID)] offre capitali per l’installazione o l’ampliamento di società multinazionali. In piena crisi economica mondiale, mentre i governi degli Stati Uniti ed europei iniettavano grosse somme nelle banche per impedire che fallissero, in Brasile sono state le banche pubbliche (Banco do Brasil, Caixa Federal e BNDES) a intervenire per conservare in buona salute le imprese. Esse hanno rappresentato il 73% del credito al settore imprenditoriale nel 2009. BNDES è intervenuta per rilanciare una politica industriale e infrastrutturale volta a sospingere il mercato interno per impedire la rovina degli imprenditori privati a causa della recessione mondiale.

L’ingresso negli Stati Uniti delle rimesse di questi profitti e dividendi favorisce l’andamento della loro Bilancia dei Pagamenti e contribuisce a risolvere il Debito Pubblico, che ammonta oggi a 12,6 milioni di milioni di dollari. Il passivo di bilancio per l’anno fiscale 2010 è stimato in 1,56 milioni di milioni di dollari. Su questa cifra, il bilancio militare per il 2010 brucia 680.000 milioni di dollari. Soltanto in Iraq e in Afghanistan, a partire dal 2001 gli Stati Uniti hanno speso in operazioni militari 1 milione di milioni di dollari. E si calcola che, prima che queste guerre siano concluse, se ne saranno aggiunti alla fattura altri 800.000 milioni, come minimo. Quello che il bilancio statunitense non prevede è quante vite falcerà questo corso funesto.

Dunque il Brasile, consentendo queste rimesse, collabora alle guerre, dichiarate e non, che il “premio Nobel per la pace” Barack Obama sta conducendo in 75 paesi.

Il passivo record della Bilancia dei Pagamenti brasiliana non significa, per il momento, un grosso problema per il paese. Agli inizi di giugno, le riserve del Brasile superavano i 250.000 milioni di dollari. Circa il 90% di queste riserve sono investite in buoni del Tesoro statunitensi e in depositi presso banche all’estero e presso il FMI: Come si può vedere, sono varie le vie attraverso cui il Brasile sostiene il recupero dell’impero in declino e dei suoi soci europei.

Nel 2005, il governo Lula ha girato 30.000 milioni di dollari al FMI per cancellare il “debito” con questo organismo. Debito-saccheggio contratto dal presidente Fernando Henrique Cardoso come pegno della subordinazione alla globalizzazione neoliberista. Nell’aprile del 2009 il paese ha destinato 10.000 milioni dei dollari delle proprie riserve come contributo al capitale del FMI. Questo apporto in denaro contante al FMI sarebbe destinato a concedere prestiti ai paesi in crisi: gli europei di “secondaria importanza” e il terzo mondo, “con la corda al collo” in seguito alla crisi mondiale iniziata nel 2007-2008 e tuttora in atto. Come contropartita dei prestiti, il “rinvigorito” FMI continua ad imporre i perversi PAS, che generano disoccupazione e povertà. (30 luglio 2010, Isla de Santa Catarina)

 

[Da Correspondencia de Prensa, 1 agosto 2010 (Montevideo – Uruguay ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )]

 

*J. L. Berterrechte: saggista, ricercatore-militante uruguayano, radicato in Brasile. Membro del collettivo della rivista Desacato (http://desacato.info/) e collaboratore di Correspondencia de Prensa

 

 



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