Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Actualidad latinoamericana --> Un commento da Quito

Un commento da Quito

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Un commento da Quito

 Già prima di tradurla, avevo inserito in spagnolo una lettera da Quito, inviata dalla Rivista R: mi sembra utilissima per le molte domande che si pone sulla logica del “quasi golpe”. Lascio l'originale in appendice.  (a.m. 2/10/10, h. 7,30)

1.                  Lunedì [27 settembre] in Parlamento non si è raggiunto il quorum e il veto di Correa alla Legge sull’Istruzione Superiore, che era stata concordata nel corso di settimane nell’Assemblea, è passato per decreto. Questa Legge cerca di controllare le università, pubbliche e private, ma risulta molto severa per quella pubblica su questi punti: pone fine all’autonomia accademica, una conquista ottenuta dal grande movimento di Córdova del 1918, guidato dal socialista argentino Deodoro Roca; ridimensiona la cogestione di studenti e lavoratori (altra conquista della Riforma di Córdova); consegna al governo di turno il controllo del riconoscimento delle università.

Si è trattato di un messaggio molto chiaro sui limiti del Parlamento come luogo di consenso politico e ha rivelato come il potere decisionale sia nelle mani a Correa.

2.                  A partire da martedì, la truppa e gli ufficiali di polizia di grado inferiore hanno cominciato ad organizzare la sollevazione.

3.                  Il detonatore è stato l’approvazione in parlamento di un articolo della Legge sui servizi pubblici, che avrebbe abolito una serie di vantaggi economici e in cui si introducevano nuove norme per il pensionamento, la più grave delle quali stabiliva che una parte della pensione, il 25% nel caso di lavoratori tra i 65 e i 70 anni, sarebbe stata versata in buoni, sarebbe stata cioè destinata alla speculazione finanziaria… Di fronte a questo, si sono cominciate a programmare per il venerdì manifestazioni di lavoratori del settore pubblico.

4.                  Il giovedì mattina, i poliziotti hanno occupato le Caserme Quito n. 1 e n. 2, altre caserme nel paese, ci sono stati blocchi stradali a Guayaquil, Quito, la Scorta legislativa ha occupato la sede del parlamento.

5.                  Poco dopo le 9, Correa è arrivato senza preavviso, accompagnato da una piccola scorta e da alcuni alti funzionari, alla Caserma Quito n. 1, un luogo vicino all’Ospedale della polizia. Nella mattinata avevano cominciato ad affluire in quel posto altri poliziotti per unirsi al movimento.

6.                  Sulla porta della Caserma c’è stato un alterco tra Correa e la moglie di uno dei poliziotti (sul posto c’erano già parenti di poliziotti e poliziotti non in servizio attivo).

7.                  Uno dei fattori più sensibili per queste persone è la percezione, stimolata dai principali mezzi di comunicazione di massa e dalla destra, che in tema di sicurezza i poliziotti abbiano meno diritti dei delinquenti. I poliziotti ritengono che i benefici salariali di cui godono siano una forma di compensazione dei rischi che devono affrontare nello svolgimento del loro lavoro.

8.                  Correa è andato a una delle finestre per rivolgersi direttamente ai poliziotti. Ha cominciato a rimproverarli per la loro ingratitudine dicendo che nessun governo ha trattato la polizia meglio del suo, e questo è certo. In quel momento, mentre parlava di salari e di aumenti, un poliziotto ha detto che l’aumento c’era stato con il governo precedente di Lucio Gutiérrez. Correa ha replicato e l’ambiente ha cominciato a surriscaldarsi, finché Correa ha affermato che “era disposto a farsi ammazzare”, come abbiamo visto tutti, e ha dichiarato che non avrebbe ceduto.

9.                  Quando voleva andarsene, ci sono stati rimbrotti, è stato circondato e malmenato dalla gente. Sono volati lacrimogeni, ci sono stati lanci di bottiglie, botte, spintoni, urla.

10.              A quel punto, non riuscendo a raggiungere l’eliporto della caserma, Correa ha saltato il muro aiutato dai suoi collaboratori ed è passato nell’ospedale della polizia per farsi medicare un ginocchio e misurare la pressione.

11.              È qui che è stato trattenuto dai poliziotti, ma nelle seguenti condizioni: non ha mai perso il contatto con l’Alto Comando Militare, tanto che ha seguito tutta l’operazione militare per liberarlo e ha impartito l’ordine finale per il blitz; è rimasto in contato con i collaboratori più stretti e con la stampa governativa (non gli hanno requisito il telefono, né glielo hanno isolato); ha ricevuto tre delegazioni di partecipanti alla rivolta e per varie ore ha spiegato loro la Legge oggetto della protesta; ha fatto da lì l’appello ai suoi sostenitori dicendo di essere stato sequestrato, perché si mobilitassero e andassero verso il Palazzo di Governo e perché potesse uscire dall’ospedale. Il minimo che si possa dire è che si è trattato di sequestratori piuttosto inetti, il che rivela come la cosa non fosse preparata.

12.              Nelle ore del mattino si sono svolte nelle caserme dell’esercito assemblee di soldati, sottufficiali e ufficiali di grado inferiore che hanno esaminato la situazione e solo dopo aver deciso l’appoggio a Correa, ma esigendo che la Legge non li colpisse, si è pronunciato il Comando Congiunto. Se ne può quindi dedurre che non ci sono stati ufficiali dell’esercito previamente implicati nella sollevazione. Un colpo di Stato non si prepara così, senza coinvolgere almeno parte degli ufficiali.

13.              Nella serata la situazione si è andata complicando nella zona della Caserma e dell’Ospedale. La versione fornita a tutto il mondo parlava del sequestro di Correa, che non era nei piani previsti dai rivoltosi e che è stato la conseguenza logica dello sviluppo di alcuni eventi, cui lo stesso Correa ha contribuito con il suo errore di recarsi alla Caserma, nella tana del lupo, e con il suo atteggiamento provocatorio, rivolgendosi direttamente alla truppa senza essersi riunito prima né con gli ufficiali né con delegati dei rivoltosi.

14.              Privo di sostegno sociale, il movimento nella serata si è andato indebolendo e concentrando soltanto nel luogo dove era trattenuto Correa e nella Caserma centro della sollevazione.

15.              In nessun momento i rivoltosi hanno fatto qualche tentativo di controllare centri di comunicazione. Dall’una di sera, il governo ha decretato lo stato di eccezione e controllato i mezzi di comunicazione. Solo verso le sei di sera un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione, senza impossessarsene, nelle sedi della radio e della TV, dove i giornalisti ufficiali li hanno intervistati, senza mai perdere il controllo.

16.              In nottata, di fronte all’isolamento, ai rifiuti di cedere del Governo e alle minacce di rappresaglia, la situazione nell’ospedale si è andata complicando. L’intervento militare si è svolto in mezzo agli spari, con un saldo di morti e feriti che per ora non è dato conoscere. La capacità di fuoco dei rivoltosi, che non si sono impadroniti del parco di armi della caserma, era molto ridotta. Alla fine, i militari hanno portato fuori dall’ospedale Correa, e questi si è recato all’incontro con i propri sostenitori, organizzato fin dalla sera prima in Piazza del Palazzo di Governo.

17.              Lucio Gutierrez [il presidente precedente l’attuale] ha criticato dal Brasile Correa, sostenendo che l’accaduto era l’inizio della fine. Tutti gli altri esponenti della destra hanno, pubblicamente o tacitamente, sostenuto Correa, e il pronunciamento più importante è stato quello di Jaime Nebot, sindaco di Guayaquil.

18.              I settori imprenditoriali e i mezzi di comunicazione di massa hanno appoggiato Correa.

19.              Tutti i funzionari statali e i governi regionali lo hanno sostenuto.

20.              La maggioranza delle organizzazioni sociali hanno dato il loro appoggio incondizionato al presidente e hanno accolto insieme agli altri la tesi che si debba respingere il colpo di Stato della destra, spingendosi fino a paragonarlo a quello dell’Honduras o ai colpi di Stato del Cono Sud.

21.              Il MPD (settori di studenti e insegnanti elementari) si è in parte e per poco aggiunto al movimento per cercare di ottenere qualche aumento di reddito, ma è stato respinto dagli stessi ribelli a Quito, Guayaquil, Latacunga.

22.              Due organizzazioni di sinistra hanno chiesto le dimissioni di Correa, commettendo un grave errore politico: Pachakutik e il Polo Democratico (quest’ultimo ha influenza su alcuni sindacati del settore pubblico).

23.              La CONAIE ha emesso un comunicato (riportato sul sito in appendice a Ecuador: un segnale d'allarme) che esprime la concezione della sua direzione storica, quella cioè di conservare la propria autonomia e le proprie rivendicazioni come movimento - non appoggiare la sollevazione ed esigere rettifiche dal governo – una posizione che hanno espresso anche altri settori, ad esempio quello di Gustavo Larrea, l’Università Centrale dell’Ecuador, ecc.

 

Occorre porsi una serie di domande.

Se il governo avesse saputo del pericolo di colpo di Stato, perché Correa si sarebbe andato a cacciare senza alcuna protezione, pressoché indifeso, nell’epicentro del movimento? Come mai gli apparati di sicurezza a lui fedeli non hanno preso nessuna misura preventiva, ad esempio catturare persone implicate, smantellarne le linee di comunicazione, garantire il controllo di postazioni strategiche?

È possibile che cose del genere siano state pianificate e che siano fallite? Lo escludo. È possibile che il governo costruisca questa versione della cospirazione nelle prossime settimane, ma questo fa parte della lotta politica.

Perché i presunti golpisti non hanno trovato nessuna struttura militare, politica e sociale di sostegno, cosa che ha ridotto la forza della sollevazione?

Si tratta forse, in Ecuador, della prima sollevazione di poliziotti per motivi di salario? No di certo, esiste una certa tradizione politica al riguardo.

Che responsabilità ha lo stesso Correa nell’aggravarsi della sollevazione?

Un colpo di Stato senza l’Ambasciata nordamericana a dirigere l’orchestra? Così è stato in Honduras, ma qui non vedo niente di simile.

Crediamo si debba discutere la cosa con tutta la serietà politica indispensabile. Non si può cadere nell’impressionismo.

La tesi di un colpo di Stato favorisce il governo di Correa. In futuro, qualsiasi lotta sociale, oltre ad essere criminalizzata, potrà essere accusata come “golpista” e controrivoluzionaria.

Da parte mia, scarto l’idea che si sia trattato di un colpo di Stato, alla luce dei fatti che ho riportato: perlomeno, nella mia formazione politica e conoscenza storica non ricordo niente di simile. Credo si sia trattato di una sollevazione, senza un comando saldo e definito; non nego la presenza di militanti o simpatizzanti di Società Patriottica, ma la sollevazione è sfociata nell’arresto-sequestro per lo sviluppo stesso degli avvenimenti.

Non vuol dire che non esistano settori che vorrebbero buttar giù Correa, ora e in qualunque modo; ma occorre valutare la situazione concreta, ben oltre i desideri di alcuni settori di ultradestra, della propaganda governativa e della tradizionale paranoia dell’estrema sinistra.

Rafael Correa, per il momento, è uscito rafforzato e non ha in vista modifiche della sua linea ostile ai settori popolari organizzati, a favore dell’estrazione mineraria su vasta scala. Crescerà il suo autoritarismo, ancor più se adesso gli si firmerà un assegno in bianco, in nome della difesa dello “stato di diritto”.

Naturalmente, queste ultime considerazioni partono da un’analisi della situazione diversa da quella della sinistra sottomessa a Correa, incantata dalle politiche sociali dettate dalla banca Mondiale, considerate come il riformismo che andrebbe appoggiato.

Fernando Lopez Romero

(Quito, 1 ottobre 2010)

 

 

Información desde Quito

 
1. El lunes la Asamblea Nacional no reunió quorum y el veto de RC (Rafael Correa) a la Ley de Educación Superior, que habia sido consensuada en la misma durante  semanas, pasó por fuerza de ley. Esta Ley de Educación busca  controlar a las universidades, a las públicas y a las privadas  pero resulta muy dura para la universidad pública en  las siguientes cuestiones: termina con la autonomía académica, conquista  alcanzada por el gran movimiento de Córdoba de 1918 liderado por el socialista argentino Deodoro Roca;  reduce el cogobierno de estudiantes y trabajadores, otra de las conquistas de la Reforma de Córdova; da al gobierno  de turno el control de organo de  acreditación de las universidades.
Este fue un mensaje  muy claro sobre los límites de la Asamblea como espacio de consensos  politicos y reveló que el poder de decidir  lo tiene RC.

2. Desde el  martes  la tropa y baja oficialidad de la policía comenzó a organizar la sublevación.

3. El detonante  fue la aprobación en la   Asamblea Nacional  de un art
ículo de la Ley de Servidores públicos  en el que  se les quitaría una serie de beneficios económicos  y se establecían  nuevas regulaciones para la jubilacion, la más grave  la disposición de que una parte de la misma , el 25 %  en el caso de los trabajadores entre los 65 y los 70 años se pagaría en bonos, es decir, se entregaria  para provecho de  la especulacion financiera...  Frente a esto comenzaron a planificarse, para el viernes  movilizaciones de trabajadores del sector público.

4. El jueves en la mañana,   los policías se tomaron el Regimiento Quito N 1, el N 2,  otros cuarteles en el país, hubo cierre de vías en Guayaquil, Quito, la Escolta Legislativa se tomó la sede de la Asamblea Nacional.

5. Un poco más tarde de las 9, de manera imprevista RC llegó acompañado de una pequeña escolta  y de  algunos altos  funcionarios al Regimiento Quito N 1,  lugar vecino  del Hospital de la policía .  Durante la mañana habian comenzado a llegar  a este lugar otros policias para sumarse al movimiento.

6. En la puerta  del Regimiento, RC  tuvo ya  un altercado con  la mujer de uno de los policias. (Familiares de los policias  y policias en servicio pasivo  se encontraban ya en el lugar).

7. Uno de los elementos  más sensibles  para estas personas   es la percepción, estimulada por los grandes medios  y la derecha, acerca del  que en el tema de seguridad los policías tienen menos derechos que los delincuentes. Los policias consideran  que las ventajas salariales son una forma de compensación frente a los riesgos  que  tienen que enfrentar en el desempeño de su trabajo.

8. RC sali
ó a una ventana para dirigirse  a los policías. Comenzó reclamandoles su ingratitud cuando  dijo que ningun gobierno ha  tratado mejor  que el suyo a la policía, lo que es cierto. En ese  momento, cuando habló de los salarios e alzados  uno de los policías le dijo que  esa alza habia sido en el Gobierno de Lucio. Correa replicó y el ambiente fue calentándose hasta que Correa dijo que estaba listo "a que le maten", como todos hemos visto, y dijo  que no cedería.

9. Cuando quiso retirarse  fue increpado, rodeado y maltratado por la gente. Hubo  gases, botellazos,  forcejeos, empellones, gritos.
.
10. En este momento, al no poder acceder al helipuerto del cuartel,  saltó el muro ayudado por sus colaboradores y  pasó al hospital de la Policía para ser atendido de la rodilla y  de la presión arterial.

11. Es allí cuando fue retenido por  los policias pero en las siguientes condiciones: nunca perdió el contacto con el Alto Mando  Militar, a tal punto que estuvo al tanto del operativo militar para rescatarle y dió la orden final para el mismo; mantuvo contacto con los colaboradores  cercanos y la prensa gubernamental (no le requisaron el telefono ni le aislaron); recibió a tres comisiones de los sublevados y durante varias horas les explicó la Ley, motivo de la sublevación; desde allí hizo el llamado a sus partidarios diciéndoles que se encontraba secuestrado, para que  movilicen   hacia el  Palacio de  Gobierno y  para que le rescaten del hospital. Secuestradores, por  decir lo menos, totalmente ineptos  lo que  revela que no  hubo preparación del hecho.

12. En horas de la mañana, asambleas en los cuarteles del ejercito de soldados, suboficiales y oficiales de baja  graduación analizó la situación  y  solo despues de que  decidiron  apoyar  a Correa pero exigir que la Ley no les afecte  se pronunció el Comando Conjunto. Es  posible entonces colegir, que no hubo officiales del ejercito implicados  previamente en la sublevación. No se prepara de esta manera un golpe de estado  sin implicación de por lo menos una parte de la oficialidad.

13. En la tarde la situacion  se  fué complicando  en la zona del Regimiento y del Hospital. La versión al mundo hablaba de un secuestro de Correa, que no estuvo en la planificación previa de los sublevados,  y que se di
ó como consecuencia lógica del desarrollo de unos acontecimientos a los que el propio Correa contribuyó con  su error al ir al cuartel, a la boca del lobo, y con su actitud provocadora  al dirigirse  de inmediato a la tropa  sin haberse reunido previamente ni con la oficialidad ni con delegados de los sublevados.

14. Sin respaldo  social, el movimiento  en la tarde fue debilitandose y concentrándose solo en torno  a la retención de RC y  al Cuartel centro de la sublevación.

15. En ningun momento los  sublevados tuvieron un operativo  para controlar centros de comunicaciones. Desde la una de la tarde el gobierno dictó la situación de excepción y controló los medios. Solo   cerca de las seis de las tarde  un grupo de manifestantes irrumpió, sin tomarse, en las instalaciones de la radio y la TV publica  en  donde que  fueron entrevistados por los periodistas oficiales quienes nunca perdieron el control.

16. En horas de la noche, ante su aislamiento, las negativas del gobierno para ceder y más  bien las  amenazas de represalias, la situación se complicó en el hospital. El operativo militar se produjo en medio de disparos  con un saldo de muertos y heridos que hasta este momento es desconocido. La capacidad de fuego de los sublevados, que no tomaron el parque de armas del cuartel, era muy reducida. Al final, los militares  sacaron a RC del hospital, dirigiéndose  este  a un acto  con sus partidarios, organizado  desde  horas de la tarde  en la Plaza  del palacio de Gobierno.

17.  Lucio Gutiérrez, desde Brasil, cuestionó a Correa y dijo que este era el comienzo del fin. Todos los demás representantes de la derecha  apoyaron, públicamente, o con su silencio a RC, siendo el pronunciamiento más importante el de Jaime Nebot, alcalde de Guayaquil.

18. Los  sectores empresariales y los medios de comunicación   apoyaron a RC.

19. Todas las funciones del Estado, y los gobiernos seccionales apoyaron a RC.

20 . La mayoría de organizaciones  sociales apoyaron  a Correa  de manera incondicional y se sumaron a la tesis  de que habia que rechazar al golpe de Estado de la derecha, llegando incluso a compararlo con lo de Honduras o con los golpes del Cono Sur.

21. El MPD (sectores estudiantiles  y de maestros)  se sumaron parcial y brevemente  al movimiento intentando obtener réditos, pero fueron rechazados por los propios sublevados  en Quito, Guayaquil, Latacunga.

22. Dos organizaciones de izquierda se pronunciaron por la renuncia de RC, cometiendo un grave error político: Pachakutik y el Polo Democrático, esta última organización tiene influencia en algunos sindicatos del sector público.

23. La CONAIE  emitió un comunicado en el que se  expresó la vision de  su  dirigencia histórica   de mantener  su autonomía y demandas como movimiento,  no apoyar la sublevación y exigir al gobierno rectificaciones, posición que expresaron también otros sectores como el de Gustavo Larrea, la Universidad Central del Ecuador, etc.

Hay algunas preguntas que hacerse:

¿Si el gobierno sabía sobre el peligro de un golpe de Estado, por qué RC fue a meterse sin mayor resguardo, casi indefenso, en el epicentrodel movimiento? ¿Porque los aparatos de seguridad leales no tomaron ninguna medida preventiva  como capturar a implicados, desbaratar sus líneas de comunicaciones, asegurar el control de lugares estratégicos?

¿Es posible que  cosas como éstas hayan estado planificadas y que fallaran? Descarto esta  posibilidad. Es posible que el gobierno construya esta versión de  la conspiración en las proximas semanas, pero  eso  es parte de la lucha política.

¿Por qué los  golpistas denunciados, no tuvieron ninguna estructura militar,  política ni social de apoyo, lo que redujo la fuerza de la sublevación?

¿Se trata de la  primera sublevación  en Ecuador de policías por cuestiones salariales? Claro que no, hay una vieja cultura  política en este sentido.

¿Cual es la responsabilidad del propio RC en el agravamiento de la sublevación?

¿Un golpe de Estado sin la Embajada Norteamericana dirigiendo la orquesta?  Eso fue en Honduras, no lo veo aquí por ninguna parte.

Creemos que es necesario discutir, con toda la seriedad política estas cuestiones. No es posible caer en el impresionismo.

La tesis de un golpe de Estado favorece al gobierno de Correa. En el futuro, toda lucha social, además de ser criminalizada  podr
á ser acusada de "golpista" y de contrarevolucionaria.

Por mi parte, descarto la idea de que se trató de un golpe de estado, a la luz de los hechos  que he relatado. por lo menos en mi formación política y conocimiento histórico, no tengo memoria de algo  así. Creo que se trató de una sublevación   sin un mando solido y definido; no  niego la presencia   de   militantes  o simpatizantes de  Sociedad Patriótica. Esta sublevación devino en una retención-secuestro   por el propio desarrollo de los acontecimientos.

No quiere decir  que no hayan sectores  que quisieran echar abajo a Correa ya  y como sea; pero  hay que medir la situación concreta  más allá de  los deseos de algun sector de ultraderecha, de la propaganda gubernamental y de  la tradicional  paranoia  izquierdista.

Rafael Correa  ha salido por el momento fortalecido y no hay a la vista rectificaciones en su línea contra los sectores populares organizados, en favor de la minería a gran escala. Su autoritarismo crecerá, mucho más si se le sigue dando un cheque en blanco, ahora en nombre de defender "el estado de derecho".

Por supuesto, esto
último parte  de un  análisis de la situación distinto  al de la  izquierda sometida  a RC,  encantada con las políticas sociales   dictadas por  el Banco Mundial, a las que califican de reformismo  al que habría que apoyar.

Un abrazo
 

Fernando López Romero

 



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