Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Sensazionale: Evo ritira il decreto

Sensazionale: Evo ritira il decreto

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Nuovi gravi problemi in Bolivia

Evo ha ritirato oggi i decreti descritti nell’articolo che avevo appena inserito. Difficile però bloccare il vertiginoso aumento dei prezzi già avvenuto, e recuperare la fiducia perduta. La notizia in appendice, il commento più articolato sarà inserito domani. (a.m., 1/1/11, ore 18)

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Appena due settimane dopo la notizia che in Bolivia si riduceva l’età necessaria per ottenere la pensione (in controtendenza rispetto a tutto il mondo), e che il piccolo paese andino si era opposto radicalmente al compromesso di Cancún sull’ambiente, è arrivata una doccia fredda: un aumento incredibile del prezzo della benzina, l’83% in un colpo solo. Ovviamente in pochi giorni i prezzi del trasporto pubblico (prevalentemente gestito da privati) sono aumentati del 60% e in alcuni casi perfino del 150% mentre dopo l’assalto delle casalinghe per fare incetta nei supermercati di prodotti alimentari, questi sono aumentati in media del 30%.

Come si spiega? La ragione ufficiale di una misura così drastica è la fuga di preziose risorse boliviane verso i paesi vicini dovuta al contrabbando: da quando era arrivato alla presidenza, Evo Morales non aveva mai toccato i prezzi dei carburanti, che i predecessori invece avevano aumentato regolarmente ad ogni variazione del prezzo internazionale. Il petrolio era rimasto sempre a 27$ al barile, e tutti i combustibili erano calibrati su quel prezzo, che si reggeva su forti contributi statali. Il risultato è che essendo il prezzo nettamente inferiore a quelli di tutti i paesi vicini, un vero fiume di benzina e gasolio partiva dalla Bolivia su somarelli e lama, ma anche su grosse autocisterne che i corrotti doganieri non vedevano.

Ogni tanto veniva destituito qualche complice dei contrabbandieri (nel 2007 è capitato a una ventina di alti funzionari della dogana, mentre decine di ufficiali – non processati - venivano accusati di aver favorito o partecipato al contrabbando), ma è noto che l’apparato statale, in Bolivia come in tutti i paesi capitalisti, è sempre stato incapace di bloccare evasioni fiscali e contrabbando, specialmente se questo parte dalle raffinerie rimaste dopo le “nazionalizzazioni” (teoriche), nelle mani delle stesse multinazionali. D’altra parte in Italia, molti generali ai vertici della Guardia di Finanza sono stati coinvolti in analoghi traffici di carburanti, basati sull’utilizzazione per altri fini dei combustibili sovvenzionati per l’agricoltura.

Insomma il problema era reale, ma la forma brusca in cui ne è stata annunciata la soluzione, ha provocato caos e anche proteste vivacissime, gestite solo in piccola parte dalla destra (che comunque riprende un po’ di fiato, anche se è l’erede di quei regimi corrotti che avevano per decenni dissanguato la Bolivia). Da Huanuni a El Alto ci sono stati scioperi, richieste di dimissioni del vicepresidente Álvaro García Linera, minacce di marce su La Paz.

 

Subito dopo, annunciato da Evo Morales in persona (e non dal vice presidente come era accaduto per gli aumenti dei prezzi), è arrivato un bel regalo per militari, polizia, medici e maestri, e in genere per il settore pubblico: un aumento del 20% sugli stipendi, e doppia tredicesima. Ma questo regalo arrivava troppo tardi per spegnere le proteste, anche perché la maggior parte degli aumenti di prezzi e servizi sono già di gran lunga superiori al 20%, e verosimilmente continueranno a crescere. E in ogni caso queste misure vanno a beneficio di settori già privilegiati. Anche al momento della riforma delle pensioni, un compagno italiano che vive a La Paz mi aveva detto di condividere il mio articolo Evo indica la strada, ma mi aveva segnalato che nella legge c’erano anche alcuni “punti oscuri”, dato che premia l'esercito e la polizia con iuna pensione uguale al 100% dell'ultimo stipendio...

La notizia non mi sorprendeva del tutto, dato che mi ricordava molto la reazione di Rafael Correa dopo il cosiddetto “golpe”, e anche molti altri casi di cedimenti al ricatto di quei corpi repressivi, che sono rimasti sostanzialmente gli stessi in tutti i paesi dopo le “rivoluzioni bolivariane”. Ma ora la questione assume dimensioni più inquietanti.

Condivido totalmente l’analisi di Pablo Stefanoni, collaboratore frequente de “Le Monde diplomatique” e del “Manifesto”, che dopo aver commentato queste vicende, ha scritto che,  indipendentemente da come si concluderà questa crisi, “la forma, il contenuto e le giustificazioni della misura avranno un costo politico e ideologico per il governo del presidente Evo Morales”. Gli argomenti usati per prendere la decisione richiamano troppo gli “aggiustamenti” del passato (“è impopolare, ma bisognava farlo”…). Ma quel che è peggio è che a essere colpite più duramente sono in larga misura proprio le basi sociali popolari che hanno fin qui sostenuto il governo. Per il senso comune della gente, il “gasolinazo” (gasolina è in spagnolo la benzina, e “gasolinazo” vuol dire colpo sferrato con la benzina) e il neoliberismo sono sinonimi, nonostante che il portavoce presidenziale Iván Canelas sostenga il contrario, affermando che sarebbero stati i presidenti neoliberisti a decidere il sussidio al prezzo dei combustibili.

Invece a decretarlo era stato solo Hugo Banzer, l’ex dittatore che nel 1997 riuscì a farsi eleggere legittimamente grazie a un programma abbastanza desarrollista (“sviluppista”), mentre tutti i suoi successori, che quel sussidio avrebbero voluto eliminare, non tentarono neppure di farlo per timore di essere spazzati via in poche ore dalle proteste popolari.

Evo ora sembra avere la forza sufficiente per affrontare un problema che è indubbiamente molto grave, ma per farlo deve rinunciare a diverse parti del suo programma originario: la nazionalizzazione degli idrocarburi era stata lanciata per rendere la Bolivia indipendente dalle multinazionali del petrolio, mentre ora si sostiene che bisogna fornire loro incentivi perché investano, cominciando ad allineare “al mercato” il prezzo interno del barile di petrolio (e di conseguenza di tutti i vari combustibili).

Le compagnie petrolifere avevano fatto scendere negli ultimi due anni del 28 % la produzione di gas (di cui la Bolivia è la seconda riserva latinoamericana) e di poco meno quella di idrocarburi liquidi, col risultato di dover dipendere sempre più dalle importazioni di benzina, gasolio, bombole di GPL ecc., soprattutto dall’Argentina. Erano prodotti che in parte ripartivano subito per l’estero a un prezzo molto remunerativo, grazie al sussidio e alla complicità dei doganieri.

Stefanoni conclude che “la forza del governo e una certa arroganza hanno fatto sì che le misure sono state lanciate bruscamente e utilizzando le feste di fine d’anno, come si era fatto sempre in passato. Questo modo evoca troppi ricordi sgradevoli per un governo che si proclama anticapitalista”. Ma la novità è che questa volta non è stata la destra a essere scontenta, e che l’eccesso di “realismo mercantile” ha spinto la popolazione e la base stessa del governo nelle strade. Forse il periodo di fine anno e la capacità di manovra che Evo conserva permetteranno di tornare alla normalità. Ma rimarrà una ferita”.

 

Colgo l’occasione per una spiegazione generale: non avevo riportato subito la correzione suggeritami dal mio corrispondente a La Paz, ripromettendomi di farlo una volta ritornato per altri versi sulle vicende boliviane. Mi pareva importante sottolineare una decisione che rimaneva nel complesso giusta anche se avevo poi scoperto che non era molto egualitaria. Volevo comunque dimostrare ai miei lettori più critici che quando c’è qualcosa di buono, lo sottolineo con piacere.

Ma devo segnalare anche gli zig zag di tutti i gruppi dirigenti “progressisti” latinoamericani: certo operano sotto costrizione (l’imperialismo non è affatto sparito, e oggi c’è anche lo spettro delle ripercussioni della crisi mondiale) ma tutti, senza eccezione, tendono a prendere le loro decisioni – giuste o sbagliate - dall’alto, bruscamente, provocando spesso quelle incrinature nei consensi verificate ad esempio nelle ultime elezioni sia in Bolivia, sia in Venezuela. E mentre osteggiano la formazione di una forza che da sinistra li sostenga e li stimoli, si garantiscono il consenso soprattutto con il ricorso a elargizioni, sostanzialmente corruttrici, di “bonos” che tacitano una parte delle inquietudini dei ceti più poveri, ma contribuiscono più che allo sviluppo, allo sperpero di risorse minerarie importanti ma non illimitate, come sostiene da tempo uno dei protagonisti più lucidi del rinnovamento, l’ecuadoriano Alberto Acosta (Lo sperpero dell'America Latina).

Non voglio certo bollare i nuovi governanti con definizioni liquidatorie, o darli per perduti o “passati all’altra parte”. Tuttavia credo che anche questa vicenda boliviana raccomandi di seguire con attenzione e simpatia i nuovi processi, ma senza quella fiducia cieca che potrebbe portare ad amarissime delusioni.

La penosa e inconsistente “sinistra” italiana non manca di aggredire questi nuovi esperimenti accusandoli assurdamente di essere “dittature” da combattere invitando ai suoi convegni i nemici di Evo o di Hugo, come non manca di sputare su Cuba e le sue difficoltà, in gran parte derivate dall’assedio e da pesanti eredità del passato. Per non parlare del modo con cui ha gestito, a gara con i Capezzone e i Larussa, la questione dell'estradizione di Cesare Battisti. Rinvio su questo a quanto ha scritto Gennaro Carotenuto in Il PD e Lula sul suo sito http://www.gennarocarotenuto.it

Ma non possiamo, per reazione, presentare di queste realtà una visione acriticamente apologetica. Non è di questo sostegno che hanno bisogno. (a.m. 1/1/11)

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Ultima ora: Evo oggi ha ritirato il decreto sull'aumento dei combustibili, anzi i decreti, annullando anche gli aumenti concessi ad alcune categorie.

Inserirò domani un commento più meditato, oltre al primo, spontaneo: Morales ha fatto un errore, ma ha avuto il coraggio di correggerlo! Ma intanto riporto il flash inviatomi poche ore fa dal boletín solidario de información, Correspondencia de Prensa da Montevideo. Altri articoli   sul sito http://www.bolpress.com/.

Bolivia
 
El gobierno se asustó por la magnitud de las protestas sociales, ahora dice que "mandará obedeciendo"
 
Morales abroga el decreto del gasolinazo
 
Redacción Bolpress
 


El presidente Evo Morales abrogó el decreto que hace 5 días provocó el alza de los precios de la gasolina y el diesel. La medida fue tomada al término de una reunión con su gabinete, sindicatos y organizaciones sociales en La Paz, un día después de una violenta jornada de protesta de sectores sociales.

"Hemos decidido, en esa conducta de mandar obedeciendo al pueblo, abrogar el decreto supremo 748 y los demás decretos que acompañan a esta medida", dijo el mandatario.

Además del decreto que dispuso el gasolinazo, también fue abrogado el decreto que había dispuesto un aumento del 20% al salario mínimo nacional, y el mismo porcentaje, a los sueldos de uniformados, profesores y salubristas.

"Quiero decir al pueblo boliviano que esto quiere decir que todas las medidas quedan sin efecto", agregó.

Según el mandatario, "no existe ninguna justificación, ahora, para subir los pasajes o aumentar el precio del alimento ni la especulación. Todo vuelve a la situación anterior".

La llamada "nivelación" de precios, anunciada una semana atrás por el vicepresidente àlvaro Garcia Linera, había provocado violentas protestas populares, el aumento de hasta el 100% en las tarifas del transporte público, especulación en los precios y hasta el retiro de depósitos de dinero de los bancos.

El jueves manifestantes quemaron la bandera de Venezuela en La Paz, atentaron contra el monumento del Che Guevara en El Alto), atacaron a la Federación de campesinos del Trópico de Cochabamba (cocaleros), y asaltaron al secrertario ejecutivo de la Central Obrera Boliviana, Pedro Montes, de quien en los sindicatos se asegura que es afin a al partido gobernante.

El gasolinazo fue rechazado por casi todos los sectores sociales, excepto los campesinos que pidieron defender la medida.

La suspensión de la medida fue decidida después de una reunión con los sectores sociales que considerraron la medida como necesaria, pero inoportuna.

"Decir gracias a los movimientos sociales que nos hemos reunido, gracias hermanos y hermanos del campo. Pese a la defensa firme de esta medida que beneficia al pueblo boliviano, pues esas recomendaciones de que "en el momento no es oportuno y que, evidentemente, es un duro golpe para la economía nacional", sin embargo somos responsables con el pueblo boliviano" al asumir su anulación, dijo Morales en un discurso de 10 minutos de duración, a poco más de una hora del advenimiento de 2011.

Morales dijo que después de sus reuniones con los líderes de organizaciones sociales ha "entendido y escuchado estos días perfectamente la recomendación de los diferentes sectores".
No se conoce todavía las consecuencias que la abrogación del decreto pueda tener en el gobierno.

 



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