Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Chi è isolato?*

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La vittoria della FIOM

Meno male che c’è la FIOM, che c’è chi non ha paura di "isolarsi" dalla melma dei sindacati gialli, e di un ceto politico tutto filo padronale, compresi quei benpensanti del centro sinistra che dicono di essere con i lavoratori di Mirafiori, ma solo per convincerli a cedere.

Bravissimo Landini, che ha retto ancora una volta a tutte le pressioni e, a quelli che proponevano una firma tecnica, ha risposto che gli dessero un assegno in bianco già firmato, e avrebbe fatto vedere cos’era una "firma tecnica"…

Già al momento del referendum di Pomigliano avevamo scritto: Viva l’isolamento!, e altri testi che sostenevano il valore delle scelte controcorrente: La sinistra e la FIOM e Onore alla FIOM. Ora non possiamo che ribadire che la FIOM ha indicato una strada per tutta la sinistra. E la FIOM ha ottenuto il miglior risultato immaginabile: ha vinto inequivocabilmente tra gli operai colpiti dall’accordo. Solo il seggio degli impiegati (non solo “amministrativi” non toccati direttamente e preoccupati invece dalla minaccia di chiusura, ma anche capi e capetti, considerati dagli operai “cani da guardia” del padrone) ha capovolto il risultato nettamente il risultato: solo 20 su 449 hanno osato votare NO nel quinto seggio.

Un altro dato negativo viene dal terzo turno, quello di notte, che è stato meno coinvolto nelle appassionate discussioni fuori dai cancelli, che hanno spostato forse più voti delle assemblee, pur partecipatissime come non si vedeva da venti anni, e ha votato al 70% per il SI.

 

È un grande successo il risultato del voto, se si pensa al martellamento di stampa e TV, e dell’impegno di quasi tutti i partiti per il SI, compreso un buon 95% del PD, sindaco di Torino in testa; sintomatico che perfino Vendola, arrivato per portare la solidarietà, ha evitato di rispondere chiaramente a chi gli chiedeva come avrebbe votato, e se l’è cavata con una delle sue dichiarazioni fumosissime (evidentemente pensava che non fosse il caso di caratterizzarsi troppo a sinistra, per non irritare il partito che vuole conquistare).

È un grande successo se si pensa alla forza degli argomenti ripetuti davanti ai microfoni da quei poveracci che dicevano “saremmo per il NO, ma vogliamo lavorare”, perché davano per scontata l’onnipotenza di Marchionne. Ovviamente non immaginavano neppure che gli si potesse dire: “Vattene tu, restituendo i quattro milioni che hai intascato. La fabbrica resta qui perché lo Stato l’ha finanziata per decenni”.

Moltissimi lavoratori non sospettano neppure che in Serbia e in Polonia i miliardi (e il lavoro) promessi da Marchionne non sono mai arrivati perché a parte la FIOM ne ha parlato quasi solo Il megafonoquotidiano, o Cannavò su “Il Fatto quotidiano”…

Né sanno che la FIAT continua a perdere terreno sui mercati europei, a partire dall’Italia, per cui le promesse di Marchionne risultano inesistenti in partenza perché dipendenti non dall’aumento della produzione, ma delle vendite…

A mio parere è quasi meglio che si sia perso di misura, sul terreno formale, togliendo così a Marchionne ogni pretesto per fare quel che voleva (cioè chiudere Mirafiori). Marchionne però ora sa che l’esclusione di fatto della FIOM è impossibile, non solo perché già adesso tra gli operai in produzione il rifiuto delle sue imposizioni è maggioritario, ma perché lo sarà ancora di più una volta che avranno verificato concretamente sulla propria pelle cosa comporta l’accordo.. Questo non vuol dire che l’AD non cercherà altri pretesti, magari utilizzando lo spauracchio del “terrorismo”. Tanto più che appena arrivato da Detroit si è accorto che i sindacati al suo servizio si erano permessi di far stampare sulle schede la formula “approvo l’accordo e gli investimenti previsti”. Ha fatto appena in tempo a far ristampare le schede, togliendo le ultime quattro parole per evitare che qualcuno domani potesse pretendere gli investimenti, che molto probabilmente non farà…

 I sindacati venduti escono malissimo da questo voto: a parte la FISMIC, erede di quel sindacato “giallo” SIDA nato da una scissione della CISL al tempo di Valletta, lo stesso ineffabile Bonanni segretario generale della CISL si è distinto in gaffe incredibili, come dire che Marchionne dovrebbe stare zitto invece che minacciare ogni momento di andarsene altrove… Cioè dovrebbe mentire meglio, come fa lui…

 Concludo, con Gigi Malabarba: “si tratta di un risultato straordinario per la grande dignità dimostrata dai lavoratori e dalle lavoratrici su cui investire per la lunga lotta di resistenza che si apre, a partire dallo sciopero del 28 gennaio che deve trasformarsi in sciopero generale di fatto, lo voglia la Cgil o meno”.

La lotta sarà lunga è difficile, ma la strada è stata tracciata!

(a.m.15/1/11 ore 10,30)

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Tra i tanti commenti di oggi, mi sembra utilissimo questo, di Fabrizio Burattini.

 

Per fortuna ci sono le/gli operaie/i

 

Con i risultati del referendum ricattatorio scrutinati questa notte viene sconfitta l'immagine di una classe operaia italiana ormai ripiegata su se stessa e incapace di sussulti di dignità.

Il piano Marchionne subisce una battuta d'arresto di fronte alla volontà di un'amplissima fetta di operaie/i, proprio di quelle/i destinate/i al montaggio delle sue macchine, di condannare i ritmi imposti dal World Class Manufacturing e la cancellazione dei diritti.

 La fabbrica di Mirafiori, nonostante le tante batoste, nonostante l'età media avanzata, nonostante l'ampiezza ultrabipartizan del fronte avversario, nonostante anche alcuni tifosi del Sì mascherati ipocritamente da sostenitori del No (leggi Cgil), produce un sussulto di consapevolezza classista che supera il già importante risultato di Pomigliano e che fa giustizia di tante chiacchiere.

 Oggi nessuno può negare la valenza generale e la forza che i risultati del voto del 14 gennaio assumono. Quei risultati ribadiscono l'esistenza - ancora - di una vasta classe lavoratrice irriducibile alla pura manovalanza nella globalizzazione capitalistica. E l'esistenza di una consapevolezza diffusa nelle fila di questa classe della contraddizione tra i propri interessi e i progetti padronali, consapevolezza che sopravvive nonostante la caduta dei sogni del Novecento, la sparizione dei partiti di massa, i decenni di concertazione, la frammentazione sociale, i veleni razzisti e leghisti, i tanti teorici della "sparizione della classe operaia".

Questa costatazione dovrebbe fare giustizia di tante chiacchiere sulla necessità di accantonare la "resistenza" e di "ripartire da zero" sia nei soggetti sociali da individuare, sia nelle pratiche da intraprendere, sia nelle alleanze da sostenere.

Ovviamente i chiacchieroni sostenitori della sparizione della classe operaia e dell'evaporazione della sua potenzialità anticapitalistica proseguiranno nella loro legittima attività.

 Certo, come sempre è stupido pensare di "sedersi sugli allori" anche e soprattutto perché il voto di Mirafiori, per quanto straordinario, non cancella la realtà e il peso delle sconfitte politiche e sociali di questi anni.  Ma mostra, anche perché sappiamo quanti errori abbia commesso e, in qualche caso, perfino continui a commettere la stessa Fiom, quanto abbia positivamente inciso in questa vicenda l'atteggiamento più o meno combattivo e classista di una direzione politico sindacale che incoraggia e dà sponda alla irriducibilità della contraddittorietà strutturale degli interessi di classe.

 Anche qui c'è la differenza tra il risultato di Mirafiori e quello di Pomigliano. Il referendum di giugno allo stabilimento "G.B. Vico" è stato vissuto molto in sordina. In base a quella esperienza, ma anche per lo svanire di ogni illusione sul carattere episodico della operazione di Marchionne, la Fiom (e, sembrerebbe, anche i sindacati di base) ha deciso di giocare la partita fino in fondo. Anche da questo nasce la maggiore fiducia con cui tanti operai di Mirafiori hanno avuto il coraggio e la dignità di classe di dire No.

 Certo, anche quelle/i che hanno detto Sì sono operaie/i. E', sostanzialmente, la differenza tra classe "in sé" e classe "per sé". In 2.326 il 14 gennaio, a Mirafiori, scrivendo "No" hanno scritto "per sé".

 Grazie di esistere.

 Fabrizio Burattini (direttivo nazionale CGIL)

(da Il megafonoquotidiano)



Tags: Landini  Marchionne  Bonanni  FIAT  FIOM