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Gaza: la coerenza di Chávez e la vergogna del ceto politico italiano

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Gaza: la coerenza di Chávez e la vergogna del ceto politico italiano[1]

 

Il presidente del Venezuela Chávez, che fa tanto inorridire il ceto politico italiano, perché è troppo diverso, ne ha fatta un'altra delle sue: ho espulso l'ambasciatore israeliano a Caracas, come aveva espulso quello statunitense a marzo, dopo che l'esercito colombiano (inquadrato degli Stati Uniti col pretesto della lotta alla droga) aveva bombardato un accampamento in territorio equadoriano, uccidendo una ventina di persone per colpire il "ministro degli esteri" delle FARC che doveva incontrare emissari del governo francese per trattative di pace.

In Italia se ne è parlato poco, e quei pochi che lo hanno fatto hanno detto che è una reazione rozza, che rivela una cattiva educazione... Noi potremmo aggiungere ironicamente: forse non è nemmeno molto utile, in questo mondo imbarbarito, dato che gli ambasciatori oggi non contano molto, e le divergenze tra gli Stati si risolvono sempre più con un bel bombardamento senza preavviso. Comunque, viva la presunta "rozzezza di Chávez". Non è molto quel che ha fatto, lo Stato d'Israele non si è spaventato troppo e anzi ha subito espulso l'ambasciatore venezuelano. Ma meno male che c'è almeno un governo che ha trovato il modo di fare qualcosa almeno sul piano simbolico per manifestare il suo sdegno nei confronti della feroce aggressione alla striscia di Gaza. Ci auguriamo che ce ne siano altri.[2]

 

Certo, capire che c'è stata una aggressione israeliana a Gaza e non viceversa non è facile in un paese come l'Italia in cui non solo tutti i politici ascoltabili in TV e praticamente tutti i giornalisti ammessi nell'area continuano a parlare di "rottura della tregua da parte di Hamas", nascondendo che questa organizzazione la tregua l'aveva proposta e praticata per molto tempo. Aveva solo annunciato che non l'avrebbe rinnovata perché intanto Gaza era sottoposta a un assurdo e feroce blocco dei rifornimenti di tutto, dagli alimentari al combustibile: una prigione o meglio un ghetto sovrappopolato e affamato.

Ne riparleremo magari per discutere se le forme di risposta scelta dal governo di Gaza (dico il governo, e non solo Hamas, anche se quasi nessuno in Italia sa che è emerso da una vittoria in elezioni legittimate da tanti osservatori neutrali e anzi perfino ostili, come Hillary Clinton) sono le più efficaci in un mondo in cui i mass media sono spudoratamente parziali. Basta pensare a come i media danno per scontato e accettabile il programma di "cacciare Hamas" per sostituirla con i rappresentanti di Fatah, screditati dalla loro totale subordinazione agli oppressori. E tutti media continuano a dar credito alle bugie israeliane ("abbiamo bombardato la scuola dell'ONU in cui si erano rifugiati centinaia di bambini, ma perché da lì ci sparavano con un mortaio") anche dopo che erano state smentite dai rappresentanti dell'ONU. E i telespettatori italiani non sanno neppure che l'inviato speciale dell'ONU per Gaza, un inglese di origine ebraica, è stato respinto dalle autorità israeliane all'aeroporto pochi giorni prima dell'attacco (gli è andata comunque meglio che al conte Folke Bernadotte, inviato dell'ONU a Gerusalemme nel 1948 per risolvere la questione dei profughi, e assassinato da terroristi sionisti il 17 settembre 1949...).

 

Naturalmente pochissimi giornali hanno ricordato che tra le ragioni dell'ostilità di Chávez nei confronti di Israele c'è anche la valutazione del ruolo di quello Stato in America Latina, dove da molti anni ha fornito mercenari a tutte le dittature, a partire da quelle di Somoza e Trujillo, per eseguire i lavori più sporchi che gli Stati Uniti non vogliono o possono fare direttamente. Può essere che ci sia stata anche l'influenza dell'Iran, con cui il Venezuela ha giustamente buoni rapporti a partire dal comune ruolo di paesi grandi produttori di petrolio, ma da cui spesso Chávez – che non ha una grande preparazione politica – ha ripreso anche argomenti discutibili o sbagliati dalla sua discutibilissima leadership attuale. Il governo dell'Iran non mi piace, tuttavia non può essere demonizzato, dato che non ha commesso neppure un decimo dei crimini di Israele. Presentarlo come un grave pericolo per il mondo è semplicemente ridicolo. Non ha nemmeno una centrale atomica per uso pacifico, mentre Israele ha decine di bombe atomiche!

 

Comunque non è solo la destra a detestare Chávez. Anzi è soprattutto "la sinistra" che, invece di prendere esempio dalla sua concretezza, lo odia. Cercheremo di capire perché. Parlando di "sinistra" non alludiamo tanto al PRC, che sembra occupato solo in incomprensibili conflitti interni, in beghe per il controllo di un giornale che nessuno legge, o nell'inseguire Di Pietro sul suo terreno... Ci riferiamo al PD. Parlare di "sinistra" sarebbe in realtà del tutto improprio, ma chi monopolizza i media presenta così questo partito ectoplasmatico e con una direzione incredibile, che non finisce mai di recidere ogni residuo legame con le sue origini.

Il suo "ministro degli Esteri del gabinetto ombra", Piero Fassino, ha fatto su Gaza discorsi non diversi dai più squallidi esponenti del centrodestra, responsabilizzando Hamas per le bombe che ricadono sulla striscia.

È lo stesso discorso fatto in modo bipartisan da tutti i commentatori delle diverse reti televisive, ma anche dal presidente Napolitano.

 

Per Napolitano potremmo però dire che è logico: prima di tutto è un vecchio amico dei governanti di Israele, che ha cominciato a frequentare quando era un dirigente dell'ala "migliorista" del PCI, per ottenere l'intercessione di Simon Peres per l'approdo del vecchio e rispettabile partito comunista nelle file della screditata socialdemocrazia internazionale. Inoltre tutti i discorsi di Napolitano, a qualsiasi evento siano dedicati, dicono in sostanza una cosa sola: "destra e sinistra si devono unire".

D'altra parte l'attribuzione ad Hamas della responsabilità per le bombe israeliane è un argomento che va benissimo per intendersi con i fascisti che hanno, ad esempio, considerato responsabili dell'eccidio delle Fosse Ardeatine i partigiani che avevano colpito un reparto di SS in via Rasella, e non i dirigenti nazisti che avevano occupato Roma in barba alla sua proclamazione come "città aperta" (e che quindi avrebbe dovuto escludere la presenza di forze armate), e vi spadroneggiavano usando le loro truppe per varie mansioni, compresa la razzia degli ebrei...

 

Solo D'Alema, non perché più a sinistra degli altri, ma semplicemente per l'esperienza fatta come ministro degli Esteri, aveva osato dire che se si vuole arrivare a una tregua al confine tra Israele e Gaza, bisogna trattare anche con Hamas. Una verità quasi banale: se vuole la pace, Israele non può trattare con i suoi amici e clienti (come Abu Mazen, ormai totalmente screditato e che non sa far di meglio che mandare la sua polizia, inquadrata dagli israeliani, a disperdere a bastonate le manifestazioni di solidarietà con Gaza che si moltiplicano in Cisgiordania) ma deve farlo con i nemici. Come Israele ha finito per dover fare in Libano. Di fatto D'Alema ha detto semplicemente quello che emergeva chiaramente già dai discorsi e dalle prime iniziative concrete di Sarkozy.

Ma egli era talmente isolato nel suo stesso partito (travolto da vicende squallide che sono la conseguenza di un costante sforzo per diventare "uguale agli altri", un "partito normale", ecc.), che è diventato un comodo bersaglio per una destra senza dignità e onore, che per giorni e giorni ha preso a pretesto le sue dichiarazioni per incalzare il PD, pretendendo la "sconfessione" dell'ex ministro degli Esteri. Tra i tanti accusatori, perfino quel Bocchino, che pontifica e tuona in nome della moralità contro il PD mentre egli stesso è inquisito insieme agli assessori di Napoli nella stessa vicenda di appalti. Bocchino spara sentenze senza saper nulla, al punto che durante un dibattito televisivo gli argomenti per colpire Di Pietro e l'Italia dei Valori glieli dovette mandare il braccio destro di D'Alema, Nicola Latorre, scritti come un "pizzino" sul bordo di un giornale, che però una telecamera indiscreta seguì e inquadrò... Una prova in più delle collusioni tra sinistra e destra.

L'ho ricordata per spiegare una delle ragioni della mia scarsa fiducia in D'Alema. Se di lui ho parlato relativamente bene per la vicenda di Gaza, non è certo per dargli credito. D'Alema come governante infatti ha avallato o programmato molti crimini (bombardamenti della Serbia, ecc.), e mi sta da anni cordialmente antipatico per la sua ipocrisia. Ma non è colpa mia se un nano simile finisce per giganteggiare in un mare di nullità e di miserabili che parlano di cose che non sanno, giocando con la vita e la morte dei bambini di Gaza. E che si sono affidati ancora una volta a un miracoloso salvatore esterno: Barack Obama.

 

Abbiamo già segnalato le ragioni che spingono a non aspettarsi troppo da Obama, informando sulla sfiducia che lo circonda in America Latina. Prima di tutto non sono rassicuranti i suoi collaboratori, che in parte provengono dallo staff di Clinton (che piaceva già tanto a Veltroni e soci, ma non a coloro che nel mondo ne hanno dovuto subire la politica imperialista), in parte direttamente dai repubblicani, anzi da stretti collaboratori di Bush, a partire dal ministro della Difesa; molti di loro sono accesamente filoisraeliani. Il suo capo di gabinetto, Rahm Emmanuel, è addirittura nato e vissuto in Israele e ha la doppia cittadinanza. Non mi da fiducia anche perché è stato nel Consiglio di amministrazione della Freddy Mac, una delle due società specializzate in prestiti immobiliari, da cui ha ricavato 2 milioni e 600.000 dollari di buonuscita per poco più di un anno di lavoro... La Freddy Mac, con decisione bipartisan, è stata rilevata dallo Stato, senza che questo pretendesse la restituzione dei favolosi onorari di chi l'aveva portata al disastro.

 

Tutti i commentatori seri da Michel Warshawsky a Gilbert Achcar o Joseph Halevy, avevano segnalato fin dal primo giorno che non era casuale la scelta della data per l'aggressione a Gaza: "Bisognava colpire duro Gaza prima dell'investitura di Obama, per non compromettere immediatamente la sua operazione di relazioni pubbliche. Il successo di questo attacco dovrebbe rendere più agevoli in futuro simili brutali aggressioni contro un nemico che sarà tanto più facile da demonizzare quanto il presidente americano sarà angelicato", scriveva Achcar.

 

Purtroppo per Barack Obama, che per non pronunciarsi continuava a ripetere che "ci deve essere un solo presidente", la strage è durata troppo, senza che se ne delineasse all'orizzonte il successo, e mentre cresceva l'indignazione nel mondo non solo arabo. In realtà su altre cose (compresi i salvataggi a spese dei contribuenti delle società truffaldine) Obama parlava e come, pur non essendo ancora presidente in carica. Alla fine ha dovuto parlare anche su questo, ma ha detto solo che ... "è preoccupato per le vittime civili", mettendo sullo stesso piano le molte centinaia di palestinesi e le pochissime vittime civili israeliane (4 o 5, e tutte successive all'inizio dei bombardamenti) dei famosi missili Qassam, che fanno meno danno dei petardi di Napoli...

Bisogna essere di bocca buona per poter apprezzare una simile banalità reticente. E invece tutta l'area del centrosinistra si è affrettata a sottolineare che Obama era "molto preoccupato". E hanno cominciato a sentirsi in dovere di preoccuparsi anche loro... Che tristezza!

 

Perché il PD è così ostile a Chávez

 

Abbiamo già accennato al fatto che per la destra italiana è logico scagliarsi contro Chávez, l'esponente più noto e importante di quel processo "bolivariano" che ha rimesso in discussione l'egemonia dell'imperialismo statunitense, ma anche di quello europeo. Bisogna però spiegare il perché dell'ostilità di quel poco che resta della sinistra.

 

Va detto che l'ostilità del PD e soprattutto della componente ex comunista (PDS-DS) nei confronti di Chávez si deve all'imbarazzo di vedere - sia pure in un altro continente – rinascere dei movimenti che cercano di fare qualcosa di concreto, invece di affidarsi a speranze infondate. Per questo l'hanno sempre presentato come un dittatore, sorvolando sul fatto che aveva vinto dieci elezioni pur avendo tutti mass media contro. I DS hanno addirittura eletto nel parlamento italiano Marisa Bafile, una imprenditrice italo-venezuelana che nel 2002 aveva partecipato attivamente al golpe contro Chavez...

 

Il "presidente bolivariano" presenta a volte certe idee in modo non del tutto efficace e sufficientemente articolato. Ne ho parlato criticamente senza reticenze in diverse occasioni, in saggi e anche nel mio ultimo libro. Ma non c'è dubbio che analizza correttamente la situazione e "dice qualcosa di sinistra", invece di scimmiottare la destra. Forse a Chávez i DS rimproverano proprio di aver rimesso in movimento un continente in cui imprese capitalistiche italiane e spagnole negli ultimi decenni hanno saccheggiato ben più di quelle nordamericane? Non dimentichiamo che all'interno del PD la rappresentanza di imprese capitaliste importanti è forte e diretta!

 

Le contraddizioni delle propaganda degli "amici di Israele"

 

1) È scandaloso il comportamento dell'attuale ministro degli Esteri Frattini. Non si sa se per incoscienza o ignoranza ha sempre avallato tutte le menzogne israeliane, e ha tranquillizzato le commissioni esteri delle due camere assicurando che gli israeliani gli avevano garantito che non avrebbero iniziato l'azione di terra. Tranquilli! Come se scaricare con aerei ed elicotteri migliaia di tonnellate di bombe in una zona abitatissima e del tutto sprovvista di antiaerea fosse una bella cosa... E comunque non era vero!

Frattini ha poi naturalmente presentato come un successo l'ottenimento di una tregua di tre ore al giorno! Paradossalmente può servire per far riposare un po' le truppe di terra, e per organizzare meglio il bombardamento e il cannoneggiamento da terra e dal mare per le altre 21 ore...

Dopo aver negato l'esistenza di un'emergenza umanitaria (in un paese senza acqua in cui vengono bombardati ospedali e scuole) è incredibile che si presenti come una soluzione il permesso di far arrivare 60 o 90 camion al giorno con viveri e perfino qualche autocisterna: per un paese di un milione e mezzo di persone, rappresentano appena una goccia insignificante, che per giunta è difficile distribuire dato che il primo bersaglio dei bombardamenti "mirati" sono state le strade, le infrastrutture civili, ecc. Ma il massimo delle critiche fatte dal PD a Frattini per "dovere di opposizione" lo definivano "debole" e "inadeguato", non complice di un massacro...

 

2) Nessun turbamento per le moschee piene di fedeli, di donne e bambini, bombardate dagli israeliani a Gaza. Invece parecchi si scandalizzano perché i moltissimi arabi presenti il 3 gennaio alla manifestazione di Milano per Gaza hanno finito per arrivare in piazza Duomo facendo lì la loro preghiera. A me preoccupa solo che l'inconsistenza della sinistra nei paesi arabi e la subordinazione a Israele delle componenti "moderate" sta rafforzando le tendenze integraliste, le cui organizzazioni crescono perché che a differenza delle altre si impegnano nella lotta (era già accaduto nell'Iran alla fine del regime sanguinario dello Shah...).

E in effetti l'ascesa di Hamas non si può spiegare se non per il fallimento e il discredito della direzione storica dell'OLP. Napolitano invece dice che "Hamas ha diviso il popolo palestinese", mentre chi è responsabile di questa divisione è proprio la direzione "moderata" di Fatah, che ha fatto affari con gli israeliani e ha firmato accordi in cui cedeva sempre qualche altra cosa in cambio di parole vuote.

 

3) Chi non si indigna per i bambini uccisi, si scandalizza invece moltissimo per le bandiere di Israele bruciate in piazza (che tra l'altro erano manifesti e non vere bandiere di stoffa). Incredibile che reagiscano insieme nello stesso modo i due poli. La mia generazione ha bruciato non poche bandiere degli USA al momento della guerra del Vietnam. È un modo semplice per rendere visibile con un gesto il disprezzo per chi commette crimini contro l'umanità. Come fa Fini, discepolo prediletto del fucilatore di partigiani Almirante, collaboratore dei nazisti, a dire che ciò equivale a un proposito di sterminio? È una sciocchezza. Chi brucia le bandiere vuole distruggere fisicamente Israele, ripetono...

 

4) Molti ripetono che nello statuto di Hamas c'è la "distruzione dello Stato di Israele". Vero, ma nei primi anni dopo l'occupazione della Palestina c'era anche nello statuto dell'OLP, che fin dagli anni Settanta accettò invece di riconoscere Israele. È servito a niente? I tanti cedimenti progressivi di Arafat (che continuava ad essere definito terrorista, ed è morto assediato nella sua casa) non sono serviti a niente: i palestinesi non hanno ottenuto nulla, e hanno vissuto in stato d'assedio permanente mentre la loro terra veniva ulteriormente espropriata e affidata a fanatici integralisti ebraici venuti dagli Stati Uniti per "recuperare la patria storica".

Bisogna intendersi sul concetto di "distruzione dello Stato di Israele": ne parla anche la piccola e vessatissima sinistra radicale israeliana, che intende con questo la cancellazione del carattere iniquo assunto da questo Stato fin dai primi anni di esistenza: uno Stato che nega il diritto al ritorno per chi è stato cacciato, e lo riconosce invece a chiunque si proclami ebreo, anche se si è convertito per interesse, come nel caso di circa un milione di russi arrivati qui nella fase di disgregazione dell'URSS. Ovviamente questi israeliani critici non vogliono un bagno di sangue (anche se temono che alla fine la follia dei dirigenti sionisti potrebbe provocarlo), ma ritengono che bisogna cambiare tutto: per Israele ci vuole uno shock, come quello che ha subito il Sudafrica dopo la sconfitta di Cuito Cuanavale, che ha costretto il governo dell'apartheid a chiedere l'aiuto di quel Mandela incarcerato per 27 anni come "terrorista"... Ci vuole quindi che cresca decisamente il sostegno alle vittime dell'aggressione, e si contrasti l'intossicazione menzognera dell'opinione pubblica in Italia e in tutti paesi che puntellano Israele. (8/1/09)



[1] Questa nota è stata sollecitata da alcuni studenti che hanno chiesto come mai tra i materiali per il seminario sull'America Latina avevo inviato anche dei testi su Gaza. Credo che si capisca meglio la ragione, oltre a quella che non me la sentivo di parlare ancora solo di America Latina mentre a Gaza era cominciata una terribile tragedia, di cui tutti siamo in qualche modo corresponsabili. Mi scuso per qualche tono esasperatamente polemico, ma sono davvero indignato di fronte a tanta ipocrisia.

[2] Successivamente (il 14/1/09) anche Evo Morales, presidente della Bolivia, ha rotto i rapporti diplomatici con Israele (nota del 15/1/09).

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