Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Bolivarismo al bivio

Bolivarismo al bivio

E-mail Stampa PDF

CHE COSA CI ASPETTA

IN QUESTA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA?

(da Marea Socialista, di febbraio 2011)

 

 

La scena politica è cambiata dopo il 5 gennaio 2011. Attualmente, sono presenti in parlamento nuovi protagonisti che non c’erano negli ultimi cinque anni.

La Mesa de Unidad Democrática (Mud) ha ottenuto alle elezioni del settembre scorso il risultato considerevole di 68 deputati, insieme ai 2 del PPT (Patria para todos). Passata la novità dei primi giorni, le discussioni in quest’area non suscitano grande entusiasmo nella popolazione. Se dovessimo lasciarci guidare da quel che si dice, ci troveremmo di fronte a una destra preoccupata per l’indebitamento sociale del processo rivoluzionario. I deputati di sinistra, invece, orientano le loro parole sul ricordo di quanto si stesse male nella IV Repubblica. Ma il popolo è stanco di discorsi vuoti. Si aspetta soluzioni da parte del governo bolivariano, che però non arrivano, o tardano più del necessario.

L’anno, tra l’altro, è cominciato con la crisi degli alloggi, in ascesa verticale a causa delle piogge autunnali, che si sono protratte fino al gennaio molto inoltrato. Più di 120.000 alluvionati alloggiano ancora in rifugi, la maggioranza dei quali si possono dire abbastanza dignitosi solo data la portata del disastro. Ed è su questo che si concentra l’attenzione del presidente Chávez e del governo. C’è da sperare che le promesse di risolvere il problema nel prossimo anno si concretizzino, anche se tra le persone colpite c’è scetticismo. Se in dodici anni non si è risolto un problema strutturale che ha continuato ad aggravarsi, è difficile che l’emergenza si superi con la necessaria rapidità.

Nel frattempo non si è arrestata la carestia di prodotti essenziali per il consumo popolare. Il fatto che sia stato sospeso l’annunciato aumento dell’Iva ha mitigato quella che avrebbe potuto diventare una vera e propria impennata dei prezzi. Ma il loro aumento a causa della svalutazione ha compiuto un balzo notevole. Molti di questi aumenti si aggiungono al 100% rappresentato dalla soppressione del dollaro preferenziale. Questo vale anche per le medicine e per altri prodotti indispensabili per il consumo popolare.

Per altro verso, non sembra essere in vista la discussione dei contratti collettivi congelati per anni, ad esempio quello del settore pubblico, che è il settore più grande di tutti gli altri. Il contratto è scaduto da più di cinque anni e il livello salariale resta bassissimo.

Sappiamo bene di non poterci aspettare niente di buono dalla destra, né dai dirigenti sindacali che la affiancano. La loro mobilitazione del 5 febbraio, oltre ad essere numericamente scarsa, è stata organizzata grazie al finanziamento delle imprese Polar [la maggiore produttrice di birra], cosa che di per sé la dice lunga sugli obiettivi che perseguivano. Il fronte creato è contro le nazionalizzazioni e non tiene conto delle concrete rivendicazioni dei lavoratori.

Nel campo del processo rivoluzionario si è aperto però uno scontro. L’esperienza di Controllo operaio nelle industrie di base della Guayana si sta trovando sotto il duro attacco dei sindacalisti che si dicono “rossi” [rojos rojitos] che vogliono solo difendere i propri privilegi, protraendo la divisione del movimento operaio. L’ultima riunione dell’“Equipo Nacional de Trabajo” [Gruppo di lavoro nazionale] della UNETE ha appena convocato una mobilitazione nazionale a marzo sugli obiettivi dei lavoratori: salari, contratti, contro le persecuzioni, all’insegna della mobilitazione di novembre “no alla burocrazia, no al capitale, socialismo e più rivoluzione”, e ha lanciato l’appello all’unità del movimento operaio dal basso. [Le persecuzioni, si riferiscono a varie vessazioni da parte dell’apparato statale borghese – rimasto in prevalenza immutato – nei confronti di militanti operai e sindacali combattivi. Uno di essi, Rubén González della Ferrominera Orinoco, che era stato condannato a sette anni e che è stato poi scarcerato in seguito a una forte mobilitazione].

Naturalmente, la grande incognita che attraversa il processo è che cosa succederà alle elezioni presidenziali del 2012. È un dato di fatto che il Psuv è disorganizzato e non funziona quasi più sul piano della militanza popolare. Le discussioni delle “cinque linee strategiche” [Líneas estratégicas de acción política è un documento del PSUV diffuso massicciamente da gennaio, contenente dure critiche a corruzione e distacco del partito dalla sua base, ma insufficienti proposte correttive, secondo i compagni di Marea socialista] si stanno svolgendo con il popolo bolivariano solo là dove ci sono dirigenti sociali interessati alla partecipazione delle masse rivoluzionarie. Ma si tratta di casi isolati. Dall’altra parte, la convocazione per il rilancio del Polo Patriótico fatta dal presidente Chávez ha di positivo il fatto che ad esso parteciperanno i movimenti sociali, ma questo non elimina di per sé il vuoto organizzativo del partito del governo.

Se tutto questo è grave in vista delle elezioni del 2012, la cosa più preoccupante è che, a quanto pare, la linea di fondo del presidente è insistere nel fare appello agli imprenditori privati per la soluzione dei problemi posti. È una politica sperimentata in varie occasioni, in ognuna delle quali gli imprenditori hanno dimostrato che la sola cosa cui siano interessati è accrescere volgarmente i propri profitti, non collaborare a risolvere i problemi popolari.

Nel frattempo, al livello del governo si rafforzano i settori burocratici più reazionari, come sta dimostrando il loro atteggiamento verso il Controllo operaio nella Guayana.

Se non si raddrizza questo corso, se non ci si muove con decisione contro il capitale e contro la burocrazia, la sorte della rivoluzione è in pericolo. Se non si prendono misure urgenti quali l’aumento generalizzato dei salari per recuperare il potere d’acquisto perduto negli ultimi anni dalla popolazione che vive del proprio lavoro, ci sarà scarsa voglia di affrontare le sfide che il processo comporta. Se non si utilizza tutta la forza popolare per risolvere il problema abitativo, se non si attacca duramente la speculazione e gli speculatori di ogni genere che hanno permeato il governo, il processo si avvierà verso un duro colpo elettorale nel 2012.

C’è ancora il tempo per salvare il processo e la rivoluzione, ma per poterci riuscire bisogna cambiare radicalmente il corso della concertazione con il Capitale e dell’impunità nei riguardi della burocrazia. Occorre prendere misure radicali per risolvere i bisogni della popolazione lavoratrice.

Da Marea Socialista chiamiamo il popolo rivoluzionario a scendere in piazza per esigere le soluzioni di cui abbiamo bisogno.

 

[La traduzione è di Titti Pierini. Le note esplicative tra parentesi quadre sono mie. Il testo è l’editoriale del numero 30 della rivista Marea socialista del febbraio 2011, che si definisce "portavoce di militanti del PSUV", cioè di fatto organo di una tendenza interna al PSUV. Le preoccupazioni per l’esito delle elezioni del 2012 sono forse eccessive, date le molte divisioni all’interno della destra, che tuttavia aveva ottenuto in settembre più o meno gli stessi voti della coalizione chavista, anche se con un numero di seggi inferiori, data la distribuzione dei deputati nei collegi elettorali. Prossimamente riferirò sul complesso dibattito a proposito della Ley de Educación Universitaria, che aveva provocato una forte protesta della destra, e che è stata bloccata dallo stesso Chávez per poterla ridiscutere con l’opposizione. a.m. 24/3/2011]



You are here Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Bolivarismo al bivio