Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Tutto va ben…

Tutto va ben…

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Tutto va ben…

 

Ho ricevuto da un compagno italiano una sintesi dei risultati del Congresso del PCC con la versione ufficiale, fortemente apologetica: la pubblico per consentire anche a chi non sa lo spagnolo di verificare come il congresso è stato presentato a Cuba e nella rete. I comunicati ufficiali che ho inserito in lingua originale (Cuba: materiales del congreso) sono infatti piuttosto lunghi, e possono quindi scoraggiarne la lettura.

In questo testo invece, dietro il linguaggio stereotipato (la parata militare è naturalmente “imponente”, la sfilata “partecipatissima”, ecc.), emergono alcuni dati inoppugnabili: per “attualizzare il modello economico cubano” si dice che “il sistema di pianificazione continuerà ad essere al centro del nuovo modello economico ma dovrà tenere in conto le tendenze del mercato”. La formulazione è la stessa del “socialismo” cinese, vietnamita, o di quello della perestrojka gorbacioviana.  

Quanto al problema della “riorganizzazione della forza lavoro” che dovrebbe “ricollocare nel settore privato quei lavoratori statali evidentemente improduttivi”, appare chiaro che dietro l’eufemismo c’è l’espulsione dei lavoratori “eccedenti” (sorvolando sul problema di chi decide quali sono “evidentemente improduttivi”…).

Comunque si dice esplicitamente il Congresso tanto atteso non ha fatto che ratificare “quelle misure che, già da alcuni anni, si viene sperimentando nel tentativo di migliorare l’efficienza dell’economia cubana”. Non è un po’ poco per un congresso che doveva avviare un “cambio”? E poi, frasi come migliorare l’efficienza, perfezionare ulteriormente il modello, sono formule rituali ben note a chi seguiva da vicino gli ultimi decenni del sistema sovietico…

Solo sulla Libreta, attaccata duramente dai Lineamenti e dalla relazione di Raúl per il suo “nocivo egualitarismo”, e che si voleva sopprimere, si è dovuto soprassedere per il momento, scegliendo una via graduale per evitare prevedibili proteste.

La frase più rivelatrice del perpetuarsi di quella retorica vacua che impedisce di cogliere i problemi, è però questa: “Per quanto riguarda la politica dei quadri, si continuerà favorendo il processo di ringiovanimento delle principali cariche”.

Anche senza fare i conti dell’età media dei principali dirigenti, basterebbe ricordare le parole accorate dello stesso Raúl Castro sul mancato ricambio, per capire che la proposta di limitare a “un massimo di 2 periodi consecutivi di 5 anni” (a partire da ora!) la permanenza nelle massime cariche dello Stato e del Partito di chi ci sta da mezzo secolo non affronta affatto il problema del “ringiovanimento”, che non deve “continuare” ma cominciare. Negli ultimi anni sono stati esclusi periodicamente senza dibattito diversi dirigenti non appartenenti alla “vecchia guardia” (Aldana, Robaina, Roque, Lage, ecc, e ora Abel Prieto), e di questo non si è neppure discusso. Eppure il metodo delle periodiche epurazioni senza motivazioni o con spiegazioni grottesche sul “miele del potere” è un poderoso deterrente che impedisce l’emergere di giovani coraggiosi e capaci di difendere le loro idee.

Il vero problema è l’apertura di una dialettica interna tra varie opzioni per il rilancio del socialismo (i dati quantitativi sui nove milioni di partecipanti al dibattito precongressuale rivelano invece ancora una volta una logica di puro “sondaggio di opinione”).

Ai compagni che ritengono ottimale il metodo usato finora, e credono utile continuare ad abbellire la realtà senza affrontare le cause della stagnazione, raccomando di riflettere sul lungo protrarsi di una crisi strisciante, che ormai da tempo non può avere più come unica o principale spiegazione l’embargo. (a.m. 24/4/11)

 

Corrispondenza dall'Avana sul VI° Congresso del Partito Comunista di Cuba

 

Nei giorni 16, 17 e 18 di Aprile 2011, si sono svolti all’Avana, i lavori del VI° Congresso del Partito Comunista di Cuba. La scelta dei giorni non è stata casuale, il 16 Aprile ricorreva infatti il 50° anniversario della dichiarazione del carattere socialista della Rivoluzione Cubana da parte del Comandante en Jefe Fidel Castro, avvenuta in occasione dei funerali delle vittime dei bombardamenti opera dalle forze aeree mercenarie come preludio all’invasione di Playa Girón.

L’apertura del Congresso è stata preceduta da un imponente parata militare e da un partecipatissima sfilata popolare chiusa simbolicamente da una folta rappresentazione di giovani cubani, ai quali è stata dedicata la celebrazione, in quanto unica garanzia della continuità della Rivoluzione.

I lavori del Congresso, svolto in rappresentazione di 800 mila militanti, si sono aperti con la presentazione del Documento Centrale da parte del compagno Raul, e si sono concentrati in modo particolare nella discussione e nell’analisi delle Linee Guida della Politica Economica e Sociale del Partito e della Rivoluzione.

Come dallo stesso Raul è stato più volte evidenziato, il vero Congresso è iniziato già il 9 Novembre del 2010 con la presentazione del progetto di tali Linee Guida. Si è  trattato infatti di un esteso e concreto esercizio di democrazia partecipativa, che ha coinvolto tutto il popolo e non solo i militanti del partito. Lo dimostra il processo di discussione e analisi delle Linee Guida, che si è svolto durante tre diverse tappe, la prima delle quali è stata la discussione all’interno dei comitati di base delle organizzazioni di massa, a livello di quartiere, sui posti di lavoro e nelle università. A questa immensa discussione di tutto un popolo, che è durata da Dicembre 2010 a Febbraio 2011, hanno preso parte quasi 9 milioni di persone, che in circa 160 mila riunioni e attraverso più di 3 milioni di interventi, hanno modificato o integrato gli iniziali 291 “Lineamientos”, proponendone di nuovi per un totale di 311. Si è trattato in pratica di un vero e proprio referendum popolare, a cui poi è seguita una seconda tappa di discussione a livello dei comitati provinciali da parte dei delegati al Congresso Nazionale, i quali hanno sostanzialmente ratificato le modifiche apportate dalla popolazione durante la prima tappa di discussione. Infine la terza tappa, ovvero la discussione all’interno delle 5  Commissioni del VI°  Congresso a cui hanno preso parte 986 delegati più 97 invitati, da cui sono risultati 313 “Lineamientos” finali, 86 dei quali sono stati modificati, per essere poi definitivamente approvati.

Tali Linee Guida sono scaturite dalla necessità di attualizzare il modello economico cubano, con l’obiettivo di garantire la continuità e l’irreversibilità del Socialismo  e di preservare le conquiste della Rivoluzione. Il Sistema economico continuerà pertanto a fondarsi sulla proprietà socialista di tutto il popolo sui mezzi fondamentali di produzione, nella convinzione che solo il sistema socialista è in grado di risolvere le attuali problematiche economiche che tanto pongono a dura prova la Rivoluzione.   Il sistema di pianificazione continuerà ad essere al centro del nuovo modello economico ma dovrà tenere in conto le tendenze del mercato, le imprese statali godranno di maggiore autonomia, verranno riconosciute e promosse nuove forme di gestione economica come le cooperative ed i lavoratori in proprio, i piccoli coltivatori continueranno ad essere incentivati con la concessione in usufrutto dei terreni statali oziosi. Sono state sostanzialmente ratificate dal Congresso quelle misure che, già da alcuni anni, si viene sperimentando nel tentativo di migliorare l’efficienza dell’economia cubana.

Per ottenere ciò sarà altresì necessario riorganizzare il sistema di attenzione sociale alla popolazione. Il Congresso ha ribadito più volte che Socialismo significa uguali diritti e uguali opportunità per tutti i cittadini e non egualitarismo e paternalismo statale, due difetti che troppo spesso hanno invece caratterizzato la Rivoluzione cubana. La politica economica del Partito sarà fondata sul principio socialista “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo il suo lavoro”, questo significa che la Rivoluzione non lascerà che nessun cubano sia abbandonato a se stesso ma allo stesso tempo sarà necessario riorganizzare il sistema di attenzione sociale attraverso forme differenti e più razionali. Un esempio su tutti è rappresentato dalla decisione di procedere ad una graduale eliminazione della Libreta de abastecimiento (Tessera di razionamento), tra i vari “Lineamientos” sicuramente quello che più ha fatto discutere.  Alcuni ne proponevano l’immediata soppressione, altri si sono radicalmente opposti suggerendo invece di razionalizzare anche i prodotti industriali; alcuni ancora hanno consigliato di mantenere il sistema di razionamento dei prodotti anche se non più sussidiati dallo stato, per prevenire l’eventuale possibilità di accaparramento individuale, altri ancora hanno proposto di privare della Libreta quelli che non studiano o non lavorano, alcuni infine esortavano i cittadini con maggiori risorse economiche a prescindere volontariamente da questo sistema.

Lo stesso Raul, durante il suo intervento di apertura, ha voluto sottolineare questo dato, giustificando tale dibattito come la cosa più naturale, in quanto due intere generazioni di cubani hanno vissuto garantiti da tale sistema di razionamento. Pur riconoscendone l’enorme importanza avuta soprattutto in una fase delicata come quella dei primi anni della Rivoluzione, ha però voluto porre l’accento sul suo nocivo carattere egualitario, ne ha evidenziato gli assurdi paradossi come quello di garantire una quota di caffè ai neonati o le sigarette ai non fumatori, ne ha infine decretato la sua sostanziale estinzione con una citazione di Fidel in occasione del Documento di Apertura del I° Congresso del Partito (1975) : “Nel modo di condurre la nostra economia, abbiamo indubbiamente peccato di  errori di idealismo e a volte abbiamo trascurato il fatto che esistono leggi economiche obiettive alle quali dobbiamo attenerci” .  Si tratterà però di un processo graduale di eliminazione, peraltro anche questo già cominciato da un po’ di tempo, che va collocato all’interno di un più complesso quadro di riforme economiche, che incrementando l’efficienza e la produttività, dovrebbero in futuro garantire con stabilità livelli di produzione e di offerta dei prodotti, tali da essere accessibili a tutti i cittadini a prezzi non più sussidiati dallo stato. Alle persone realmente bisognose, verranno assicurate forme più razionali di sostentamento.

Si proseguirà contemporaneamente nella politica di aumento salariale sempre in relazione alla quantità, ma soprattutto alla qualità del lavoro svolto, con lo scopo di dare una risposta al fenomeno della “piramide invertita”, ovvero alla mancata corrispondenza della retribuzione salariale con il livello professionale, che nel tempo ha portato alla migrazione di professionisti in settori occupazionali più remunerativi, dopo che lo stato aveva investito notevoli risorse nella loro formazione.

In questa ottica va letta la politica della riorganizzazione della forza lavoro, attraverso la quale si stanno ricollocando nel settore privato quei lavoratori statali evidentemente improduttivi. In accordo con questa politica, già sono state rilasciate da ottobre dello scorso anno più di 200 mila licenze per lavori privati, raddoppiando il numero di lavoratori in questo settore.

Tale politica che tante preoccupazioni ha suscitato, soprattutto tra i compagni che guardano Cuba da lontano, purtroppo troppo spesso scarsamente o male informati, vittime per lo più della costante campagna di diffamazione messa in atto da tutti gli organi di “dis-informazione” nei confronti della Rivoluzione Cubana, trova una chiara esplicazione nelle parole di Raul : “L’incremento nel settore non statale dell’ economia,  lungi dall’essere una presunta privatizzazione  della proprietà sociale, come affermato da alcuni teorici, è destinato a convertirsi in un fattore facilitatore per la costruzione del socialismo in Cuba, in quanto permetterà allo Stato di concentrarsi nello sviluppo dell’efficienza dei mezzi di produzione, proprietà di tutto il popolo, sottraendosi al lavoro di amministrazione di settori non strategici per il paese”.

Soltanto attraverso queste politiche di sviluppo economico sarà possibile continuare a preservare le indiscutibili conquiste della Rivoluzione come il diritto alla salute, alla educazione, allo sport e alla cultura. Lo stato potrà infatti risparmiare ingenti risorse che prima venivano destinate a settori non strategici, favorendone la loro graduale privatizzazione, e allo stesso tempo, applicando a tali settori  un nuovo regime tributario, potrà recuperare quelle risorse fondamentali per continuare a garantire in forma completamente gratuita a tutti i suoi cittadini le grandi conquiste della rivoluzione.

La realizzazione di tali politiche sarà graduale e necessiterà di un tempo non inferiore ai cinque anni. Deve essere chiaro infatti che il partito detta la linea, ma è poi il Governo che dovrà analizzare tali Linee Guida all’interno dell’Asemblea Nacional del Poder Popular e legiferare in tal senso. Alcune di queste leggi già sono in fase avanzata di elaborazione, come quelle che andranno a normare la compravendita di case e automobili, l’assegnazione di terreni oziosi ai contadini, o la possibilità di ottenere credito da parte dei lavoratori privati. Compito del Partito sarà invece preoccuparsi di migliorare ulteriormente la preparazione di tutti i suoi quadri, in particolare in materia economica, e soprattutto concentrare tutti i suoi sforzi nel potenziare il livello di interrelazione con le masse, spogliandosi di inutili formalismi e cercando di intercettare al meglio, proprio le preoccupazioni e le inquietudini della gente, in modo che siano i bisogni delle masse a dettare i tempi dei vari cambiamenti che si andranno introducendo. L’eccessiva centralizzazione che ha caratterizzato negativamente fino a questo momento l’economia cubana, dovrà gradualmente lasciare spazio ad un sistema più decentralizzato e flessibile. Come afferma Raul : “l’eccesso di centralizzazione cospira contro lo sviluppo dell’iniziativa all’interno della società e lungo tutta la catena produttiva, perchè i quadri si abituano all’idea che tutto viene deciso dall’alto e di conseguenza finiscono con il non sentirsi responsabilizzati per i risultati dell’organizzazione che dirigono…questa mentalità dell’inerzia deve essere definitivamente sradicata per sciogliere i nodi che attanagliano lo sviluppo delle forze produttive”.

Per quanto riguarda la politica dei quadri, si continuerà favorendo il processo di ringiovanimento delle principali cariche. A tal riguardo si è fatta una profonda autocritica per non aver saputo creare una generazione adeguatamente preparata ed in grado di assumere i nuovi e complessi compiti di direzione del Partito, dello Stato e del Governo. E’ stato proposto dallo stesso Raul, con il pieno appoggio di Fidel nelle sue riflessioni a riguardo, di limitare ad un massimo di 2 periodi consecutivi di 5 anni, l’impegno nelle fondamentali cariche politiche e statali. Il Burò politico è stato ridotto da 24 membri agli attuali 15, dei quali tre sono nuovi ingressi. Il Comitato Centrale è stato rinnovato per la metà e la percentuale di donne è stata triplicata raggiungendo il 41.7% del totale, mentre quella riguardante la presenza di neri e mulatti è cresciuta del 10% arrivando al 31.3% del totale. Primo Segretario è stato eletto il Generale dell’Esercito Raul Castro Ruz, Presidente del Consiglio di Stato e dei Ministri, Secondo Segretario è stato eletto Josè Ramon Machado Ventura, Primo Vicepresidente del Consiglio di Stato e dei Ministri.

Il Congresso ha infine suggerito la creazione da parte del Governo di una Commissione Permanente per lo Sviluppo Economico, che servirà a verificare e coordinare il lavoro di tutti gli organismi coinvolti nel processo di attualizzazione del modello economico. E’ stato disposto altresì che lo stesso Comitato Centrale dovrà riunirsi al suo completo, almeno 2 volte l’anno, per verificare l’andamento di tale processo.

Si è infine deciso di convocare per il 28 Gennaio del prossimo anno, 159° anniversario della nascita di Josè Martì, una Conferenza Nazionale del Partito che sarà in pratica una diretta prosecuzione del VI° Congresso, e che servirà a verificare con realismo e spirito critico il lavoro svolto dal Partito, con la dichiarata intenzione di attualizzare il metodo e lo stile di lavoro, rafforzando la democrazia interna e stimolando la lotta al burocratismo, di riorganizzare la struttura e la politica dei quadri ed eventualmente di ampliare e rinnovare il Comitato Centrale.

Grande emozione ha suscitato tra i delegati al Congresso e nel popolo cubano tutto, la presenza del compagno Fidel Castro in occasione del Discorso di Chiusura pronunciato dal Primo Segretario Raul Castro, il quale ci ha tenuto a precisare : “Fidel è Fidel e non necessita di alcuna carica per occupare, per sempre, il posto più alto nel passato, nel presente e nel futuro della nazione cubana”, per poi concludere “Il congresso è chiuso, ora a lavorare”. 

Indira Pineda



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