Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Napolitano: nessuna sorpresa

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Napolitano: nessuna sorpresa

Non solo il PD ma anche altri rottami residuati da quella che fu la sinistra italiana hanno l’abitudine di chiedere quasi ogni giorno l’intervento di Napolitano. E sono regolarmente delusi. Se eccezionalmente il presidente fa un piccolo rilievo a qualche legge scandalosa, subito dopo, una volta fatto qualche ritocco cosmetico, la accetta. Più spesso si limita a esprimere in forma vaghissima qualche perplessità. Chi lo difende, e gli delega il compito di difesa della democrazia, dice che non sarebbe corretto opporsi a una decisione del parlamento (ma che parlamento è, pieno di nullità acquistate clamorosamente a un tanto al chilo?), e che sarebbe comunque inutile perché se il parlamento gli rinvia la stessa legge, il presidente non può più respingerla. Una sciocchezza: basterebbe che il presidente usasse il suo prestigio morale (artificialmente costruito dai fautori più o meno inconfessati dell’inciucio nei due schieramenti politici e dai grandi mass media, ma indubbiamente notevole e superiore a quello di qualsiasi altro uomo politico) per spiegare all’opinione pubblica senza formule ermetiche il significato di una legge scandalosa: diventerebbe più difficile riproporla.

Non c’è nessuna sorpresa però. Napolitano non è nato ora, è un uomo politico navigatissimo, come avevo ricordato in vari articoli, tra i quali segnalo almeno Napolitano: non è viltà! e Miglioristi, che lo riconducevano alla corrente del PCI favorevole all’intesa (e anche se possibile la fusione) col PSI di Craxi. Logica quindi la benevolenza nei confronti di Berlusconi, il continuatore di Craxi, in nome di un’intesa nazionale che escluda le “ali estreme” (ma a sinistra, quali sarebbero?) e perpetui l’ordine esistente.

Incredibilmente si vorrebbero mettere a tacere le critiche a Napolitano in base a un presunto obbligo di rispetto per la carica. Questa dovrebbe essere “al di sopra delle parti”, ma non lo è quasi mai stata. L’Italia ha conosciuto presidenti come Giovanni Gronchi, che incoraggiò la grave provocazione di Tambroni nel 1960, Antonio Segni, che trescò con il tentativo di golpe di De Lorenzo, o Giovanni Leone, che dovette dimettersi perché coinvolto in un grosso affare di acquisti di aerei militari. E c’è stato anche il provocatore Francesco Cossiga, arrivato al Quirinale con un bel curriculum di ministro degli Interni incapace di proteggere Aldo Moro, ma efficiente nell’usare contro le manifestazioni sgradite provocatori armati… L’unica vera eccezione fu il candido e amatissimo Sandro Pertini. Perché si dovrebbe dunque rinunciare a criticare un presidente che propone una sciagurata alleanza con la banda Bassotti?

Non avevo comunque dubbi, appena ieri notte, che Napolitano avrebbe avallato subito la decisione di Berlusconi di inviare bombardieri in Libia, rendendola praticamente inattaccabile. Per questo ero stato così secco nel parlarne, scrivendo a caldo L’alibi dell’ONU. Tutto il suo curriculum degli ultimi quarant’anni lo faceva facilmente prevedere. Per salvare il PD, in cui qualche residuo cervello funzionante ha contestato blandamente la decisione di salvare il governo da una sconfitta in parlamento, e la Lega dalla verifica delle sue sparate propagandistiche, il presidente si è affannato poi a presentare questa escalation come una semplice applicazione di quanto già deciso dal Consiglio di Difesa da lui presieduto. Così diventa logico dichiarare “inutile” un voto in parlamento, come ha fatto appunto l’ineffabile Ignazio La Russa per consentire alla Lega di abbaiare senza mordere…

A proposito del rispetto per le cariche dello Stato e per i suoi organi, mi sembra ridicolo che per reazione all’assalto permanente di Berlusconi e dei suoi avvocati scherani alla magistratura, si finisca per difenderla sempre a priori, considerandola al di sopra di ogni sospetto. In uno Stato capitalista, di norma, difende gli interessi delle classi dominanti. Quando è stata avviata l’operazione “Mani pulite” per esempio mi aveva colpito che quasi tutte le accuse ai politici corrotti non mi sorprendevano affatto, dato che i precedenti dei maggiori imputati erano già abbondantemente riportati da diversi organi di stampa, senza che nessun magistrato si muovesse, se non per condannare qualche giornalista imprudente (ricordo che Tina Merlin partigiana e giornalista dell’Unità, che aveva denunciato il pericolo della diga del Vajont, era stata processata a Milano per "diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico" tramite i suoi articoli…). E tanti altri erano stati spinti al silenzio o alla reticenza dalla prudenza.

La campagna di moralizzazione era stata possibile perché la corruzione e il sistema delle tangenti erano diventate un peso insostenibile, ed è stata quindi data via libera a una magistratura fino a quel momento assai cauta nello sfiorare i detentori del potere. Altro che “magistrati rossi”! Geraldo D’Ambrosio, ad esempio, era quello che aveva certificato il “suicidio” di Giuseppe Pinelli. Inoltre bisognerebbe ricordare quante volte un personaggio potente (politico o industriale) condannato in prima istanza, rimane indisturbato a piede libero in attesa della correzione del giudizio in Appello (dove i magistrati sono stati selezionati tra i più “responsabili” e prudenti). Se poi va male anche lì, chi ha disponibilità finanziarie per mobilitare un esercito di avvocati, è quasi certo di spuntarla nella Corte di Cassazione, famosa per tante sentenze scandalose possibili per i criteri di selezione di magistrati, sempre molto sensibili alle pressioni dei centri del potere economico e politico.

E qui vengo al senso di questo mio richiamo all’abc della concezione marxista dello Stato. Sono stupito dalla fiducia riposta dai fautori dei referendum in una possibile sentenza della Cassazione. Pensano che sia sufficiente che questa tenga conto della spudorata ammissione di Berlusconi sul carattere “tattico” (ma sarebbe meglio chiamarlo truffaldino…) dell’emendamento che sospende momentaneamente il nucleare per cancellare di fatto il diritto a votare un referendum sgradito al governo. Ma gli interessi economici legati al nucleare e in genere alle “Grandi opere” inutili e dannose sono talmente grandi che senza una fortissima pressione di massa è praticamente impossibile che la sentenza della Cassazione dichiari inefficace il trucco del governo (esteso anche al referendum dell’acqua, ugualmente sentito dalla popolazione e capace di far da traino al raggiungimento del quorum anche per il terzo referendum sul “legittimo impedimento”). E questa pressione è a sua volta improbabile in una situazione in cui un bel pezzo della cosiddetta “opposizione” è favorevole al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua, e un altro pezzo, pur senza confessarlo apertamente, segue Napolitano nella ricerca di un’intesa bipartisan, in nome di quel “tutti uniti, tutti insieme” che ha già fatto innumerevoli danni.

Lo stesso vale per la fiducia riposta nella Corte costituzionale per altri aspetti. Ci si può aspettare a volte un giudizio critico su qualche legge scandalosa, ma sempre in forma tale che ne consentirà la correzione con qualche ritocco.

Insomma, bisognerebbe invece “riscoprire” che lo Stato non è neutrale, non è utilizzabile a favore dei lavoratori se non eccezionalmente, dopo robusti scossoni come quello dell’Autunno caldo, che costrinse ad approvare quello “Statuto dei diritti dei lavoratori” che avrebbe dovuto incanalare e controllare la combattività operaia, e invece, in quel clima che contagiava e coinvolgeva anche i settori più giovani della magistratura del lavoro, parte dei giornalisti, e sfiorava perfino i corpi repressivi dello Stato, fu applicato per almeno un decennio non solo rigorosamente, ma a volte perfino in maniera estensiva. Ma non era il pezzo di carta su cui era scritto a consentirlo, era la pressione di una situazione di radicalizzazione operaia senza precedenti che ho descritto più volte, ad esempio in La rinascita del sindacalismo nel secondo dopoguerra, e che sarebbe meglio non dimenticare (soprattutto pensando che anche allora arrivò all’improvviso, tra lo stupore di tutti quelli che avevano predicato per anni la rassegnazione e il “realismo”...)

(a.m. 27/4/11)



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