Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Mediterraneo, è solo un inizio

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Mediterraneo, anticapitalismo sulle due sponde.

di Piero Maestri

Su invito del Nouveau partì anticapitaliste francese, il 7 ed 8 maggio si è svolto a Marsiglia il primo degli incontri tra le organizzazioni anticapitaliste del Mediterraneo.

Un incontro la cui proposta è nata nel contesto particolare in cui le rivoluzioni nel Maghreb e in Medioriente hanno evidenziato la capacità dei popoli di prendere in mano il loro destino.

Il ravvicinamento degli anticapitalisti e dei rivoluzionari si pone dunque come una necessità sia per favorire i processi rivoluzionari in corso che per fronteggiare i guasti crescenti della crisi.

Il primo obiettivo, che era quello di riunire il massimo numero possibile di organizzazioni, è stato raggiunto: 19 delegazioni rappresentanti 11 paesi (Marocco, Tunisia, Egitto, Libano, Iraq, Grecia, Italia, Corsica, Spagna, Cipro del Nord, Palestina) hanno infatti risposto all’invito.

Durante due giorni i delegati hanno potuto dibattere e scambiarsi opinioni nel corso di riunioni seminariali su diversi temi quali: i processi rivoluzionari in corso e la situazione delle mobilitazioni nell’area mediterranea; la crisi globale del capitalismo, le sue conseguenze sociali ed ecologiche e le resistenze sociali; le resistenze e le solidarietà di fronte alla guerra e alle occupazioni; le politiche razziste e di freno all’immigrazione nel quadro dell’Europa fortezza. Dibattiti ricchi di insegnamenti sulla situazione politico-sociale dei diversi paesi rappresentati. Questo incontro ha permesso alle organizzazioni di discutere e, per certune, di lavorare insieme per la prima volta, come conferma la decisione, presa in occasione di una riunione improvvisata, delle organizzazioni del Maghreb e del Machrek, di ritrovarsi rapidamente per organizzare degli incontri anticapitalistici dei paesi arabi.

Il dibattito ha preso avvio dal riconoscimento che troppo spesso le organizzazione della sinistra europea hanno sofferto – appunto – di eurocentrismo, che le ha spesso portate a non comprendere (e non sostenere) i processi di mobilitazione della sponda sud.

Le rivoluzioni tunisina ed egiziana e le crescenti mobilitazioni di massa in molti paesi della regione richiedono invece uno sforzo di incontro e di scambio, perché si aprano due opportunità storiche parallele: nei paesi del sud l’occasione di costruire nuovi sindacati indipendenti, organizzazioni radicali di massa, strutture di democrazia diretta – che hanno bisogno di un aiuto da parte di tutte/i perché si tratta di una nuova esperienza che ha bisogno di sostegno politico e materiale; nell’Europa mediterranea si apre invece l’occasione di saldare le resistenze alla crisi con un rinnovato internazionalismo, che riconosca i soggetti che hanno messo in crisi l’equilibrio imperiale a sud come naturali alleati della loro lotta – riconoscimento che presuppone anche la capacità di rispettare e curare i plurali e differenti cammini delle rivoluzioni.

Siamo oltre la solidarietà, siamo alla comune lotta contro l’imperialismo e il sistema capitalistico globale.

La discussione ha posto molti spunti di riflessione, che hanno riguardato la nuova composizione di classe (con il racconto dei compagni egiziani del loro impegno insieme ai giovani precari del Cairo), la necessità di costruire partiti rivoluzionari di massa e fronti progressisti che siano capaci di amplificare le crisi politiche e conquistare larghi spazi di libertà e autonomia per porre la questione di una trasformazione economico-sociale, le esperienze di “contropotere” e di difesa dal basso delle conquiste per consolidare i processi di partecipazione popolare, il bisogno di una solidarietà visibile, e così via.

Una particolare attenzione è stata data anche alla guerra e all’intervento militare in Libia – che è stato condannato da tutti i soggetti presenti come ipocrita e diretto a garantire il controllo politico-economico sulla regione frenando le lotte rivoluzionarie in corso nel mondo arabo.

All’interno di questo meeting il Npa ha organizzato anche un incontro pubblico (con la partecipazione di centinaia di persone) incentrato sui processi rivoluzionari, al quale sono intervenuti un rappresentante delle delegazioni tunisine (a nome del Fronte del 14 Gennaio), un rappresentante delle delegazioni egiziane (nello stesso spirito unitario) e un rappresentante del Fronte popolare per la liberazione della Palestina; per il Npa è intervenuto un compagno di Marsiglia che ha fatto il punto sulla situazione dei migranti tunisini a Marsiglia e infine hanno chiuso Olivier Besancenot e la nuova portavoce del Npa Myriam Martin.

Aldilà del piacere di ritrovarsi, di conoscersi e di discutere insieme in commissione e, in maniera informale, durante i pasti, questi incontri confermano la necessità e la possibilità reale di un lavoro comune al fine di lottare contro il sistema capitalista ed imperialista. E ciò si ritrova nella dichiarazione finale che propone un gruppo di continuità incaricato di preparare i prossimi incontri che avranno luogo in un paese del Sud del Mediterraneo e che avranno l’obiettivo di costruire anche campagne comuni (per esempio per l’annullamento del debito dei paesi della sponda sud o contro l’intervento militare imperialista e la Nato)

Certo si è trattato di una prima volta ma lo slancio e l’entusiasmo dei delegati per la proposta di continuare i dibattiti, la riuscita degli incontri indica come questi dovrebbero essere i primi di una lunga e fruttuosa serie. Con lo scopo di organizzare simultaneamente azioni comuni in tutto il Mediterraneo.

Dall’Italia ha partecipato una delegazione di Sinistra Critica, che ha rilevato una fortissima omogeneità di fondo nelle analisi e nella concezione dell’impegno politico anticapitalista con le altre forze presenti.

 

 

Appello delle/dei partecipanti al primo incontro delle organizzazioni anticapitaliste del Mediterraneo , Marsiglia 7-8 maggio 2011

 

Questo prima Conferenza Anticapitalista del Mediterraneo segna un primo passo nella conoscenza reciproca delle nostre organizzazioni e delle lotte che conduciamo nei nostri rispettivi paesi. Essa si svolge in un contesto internazionale caratterizzato dalla crisi globale del capitalismo mondializzato e dalla spinta rivoluzionaria dei popoli della regione araba. La crisi testimonia il livello parossistico raggiunto, a tutti i livelli, dalle contraddizioni del sistema dominante che si dimostra incapace di soddisfare i bisogni elementari della maggioranza dei popoli. Dovunque le classi dominanti conducono una guerra sociale aperta per farci pagare la crisi e perpetuare il dominio di una minoranza. Sia al Sud che al Nord del Mediterraneo le politiche attuali impongono un degrado delle condizioni di vita e di lavoro, all’ interno di un sistema globale di incremento della precarietà. Queste politiche stanno trascinando verso il basso le conquiste sociali e democratiche, quando esistono, ed impongono la concorrenza tra i popoli e tra i lavoratori. Il supersfruttamento delle risorse naturali e la mercificazione dei beni comuni accelerano il disastro ecologico. Rompere radicalmente con questo sistema invece di regolamentarlo, aprire una via al socialismo come progetto di  emancipazione sociale , democratica, ricostruire l’ unità degli interessi del mondo del lavoro , al di là delle frontiere, è una necessità assoluta.

 

Le rivoluzioni che stiamo vivendo nei paesi del sud del Mediterraneo  e in Medio-Oriente danno una nuova speranza e aprono nuove prospettive di lotta. Questi processi aprono non solamente la possibilità di mettere fine alle dittature ma anche alle politiche imposte dalla mondializzazione capitalistica. La sete di dignità, di giustizia sociale, di soddisfazione dell’insieme delle aspirazioni sociali e democratiche attraversano , oggi, l’insieme dei paesi della regione. L’accumulazione di nuove vittorie sociali e democratiche e l’approfondimento del processo rivoluzionario permetterebbero di imporre una sconfitta politica all’imperialismo e peserebbero nel cambiamento dei rapporti di forza internazionali. E permetteranno alfine di far uscire il popolo palestinese da quella sua tragica solitudine e di dare un maggior impulso alla lotta contro lo stato coloniale sionista. La lotta contro l’intervento militare in Libia e le ingerenze imperialiste nella regione per soffocare i processi rivoluzionari è un elemento essenziale per il futuro. In questo contesto dobbiamo anche opporci alla Nato.

La solidarietà con tutti i popoli in lotta è ineludibile per tutte le nostre organizzazioni. La loro lotta è la nostra. L’intervento militare imperialista con i suoi obiettivi non può spezzare questa solidarietà.

 

Anche nel nord del Mediterraneo assistiamo ad un’onda di resistenze sociali, di scioperi generali, di rifiuto della politica di austerità e delle devastazioni della crisi. In nessun luogo i popoli si rassegnano. In questo contesto, la lotta coordinata contro l’imperialismo, contro l’offensiva delle borghesie per far pagare ai popoli la crisi, contro la colonizzazione in Iraq, Afghanistan e Palestina è uno degli obiettivi principali. La lotta contro l’Europa fortezza,  contro la funzione di gendarme assegnata ad alcuni stati del sud, i razzismi di Stato e la crescita delle correnti di estrema destra ne è, quindi, il prolungamento necessario.

 

Dobbiamo, pertanto, sviluppare i cantieri di una lotta e di campagne internazionali comuni dal Marocco all’Iraq.

 

* per il sostegno delle rivoluzioni, delle lotte popolari e dei settori che lottano contro la dominazione imperialista e le dittature. Gli stati imperialisti cercano di consolidare nuovi regimi subordinati ai loro imperativi economici e politici per combattere e controllare i processi rivoluzionari in corso appoggiandosi su movimenti politici borghesi che sono partiti integranti del sistema capitalista.

Noi denunciamo la repressione che si abbatte sui popoli insorti in Siria, Yemen, Bahrein e su tutti i popoli della regione;

 

* noi sosteniamo il diritto all’autodeterminazione dei popoli a tutti i livelli (Corsica, Sardegna, Paese Basco, Cipro, Kurdistan….) la loro autorganizzazione e la soddisfazione di tutte le loro aspirazioni sociali, democratiche e culturali. Noi denunciamo la repressione feroce che subisce, da diversi stati, il popolo curdo come pure il silenzio complice dei governi occidentali. Noi esigiamo lo smantellamento di tutte le basi e le installazioni militari a Cipro e il ritiro immediato delle forze d’occupazione turche e delle truppe e forze straniere: britanniche, statunitensi, greche, francesi….

 

Noi lottiamo per: 

 

  • la fine di ogni forma di sostegno, diplomatico, economico, finanziario e degli accordi di sicurezza e militari degli Stati del nord con le dittature;
  • la fine dell’impunità di coloro che hanno depredato i propri paesi ed imposto stati di polizia;
  • il rifiuto di ogni ingerenza imperialista nella regione, ed il ritiro immediato delle forze d’intervento in Libia e delle truppe di occupazione in Iraq ed in Afghanistan;
  • lo smantellamento delle basi militari, la fine del commercio delle armi e la denuclearizzazione di tutta la regione mediterranea; per la rottura dei legami con la Nato da parte degli stati del Mediterraneo e dell’Europa nella prospettiva di una cooperazione multilaterale nella regione senza ingerenze militari;
  • l’ampliamento del movimento di solidarietà internazionale con il popolo palestinese sino alla realizzazione delle sue aspirazioni nazionali e lo smantellamento dello stato coloniale d’Israele: l’immediata fine del blocco di Gaza e la riapertura della frontiera con l’Egitto come esigono i rivoluzionari egiziani, l’abolizione dei trattati e delle relazioni con lo stato d’Israele, la liberazione senza condizioni dei prigionieri politici palestinesi, il diritto al ritorno dei rifugiati. Sosteniamo la campagna internazionale BDS (boicottaggio-disinvestimento-sanzioni) e la resistenza che sfida l’imperialismo e il sionismo in Libano, Palestina e in tutti i paesi occupati;
  • l’annullamento immediato e senza condizioni del debito illegittimo contratto dalle dittature e degli accordi di associazione firmati con l’Unione Europea e gli USA;
  • il rifiuto delle politiche di distruzione sociale e di austerità condotte in nome degli equilibri di bilancio, del debito pubblico e delle politiche di salvataggio delle banche e dei capitalisti. Rifiutiamo queste politiche che incrementano la precarietà della popolazione e il super-sfruttamento de lavoratori, aggravano l’oppressione delle donne e dei giovani, concentrano le ricchezze a profitto di una minoranza;
  • il diritto alla libera circolazione e per la sistemazione dei migranti, per la chiusura dei centri di detenzione. Per la regolarizzazione di tutti i migranti senza documenti e “irregolari” e il rispetto del diritto d’asilo. Per l’abolizione degli accordi in materia di sicurezza che delegano ai paesi del sud la funzione di alleati della fortezza Europa e degli accordi di Schengen;
  • il sostegno delle lotte democratiche, culturali, dei disoccupati, dei senza diritti e degli oppressi. Nella prospettiva di una rimessa in discussione del sistema capitalista occorre necessariamente combattere il sistema patriarcale. Noi sosteniamo pertanto tutte le lotte di emancipazione delle donne contro le oppressioni che subiscono;
  • lo sviluppo delle lotte ecologiche, nate dal rifiuto dei nostri popoli dell’appropriazione dei beni comuni come l’acqua da parte dei grandi gruppi capitalistici sostenuti dagli imperialismi e per il rifiuto del furto delle risorse energetiche fossili da parte delle classi dominanti, dell’estrazione del gas dalle scisti e dei rischi ancor maggiori derivanti dalle centrali nucleari.

 

Il nostro movimento, il movimento socialista, è l’unico capace di giocare un ruolo guida per l’amplificazione, la convergenza delle lotte popolari e per una vera rivoluzione verso l’uguaglianza e la libertà. Naturalmente il cammino verso una vera emancipazione sarà lungo. Ma già da ora è necessario sviluppare le convergenze delle lotte, rinforzare la collaborazione ed il dibattito tra le correnti anticapitaliste e rivoluzionarie per fronteggiare insieme i nostri nemici comuni.

Questa Conferenza Anticapitalista Mediterranea è solamente l’inizio e manda un messaggio a tutti i movimenti di massa e a tutti i socialisti che solo la loro unità nel mondo condurrà alla vittoria.

 

 

 



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