Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Intollerabili…

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Intollerabili…

Intollerabili violenze, o intollerabili calunnie?

Napolitano sarà contento: ha ottenuto una vera e assoluta unanimità dei quotidiani del lunedì nel commentare le “violenze” della Val di Susa. Tutti uniti, tutti insieme, nascondendo i fatti, riducendo il numero dei partecipanti perfino rispetto al comunicato della polizia, aumentando quello dei cosiddetti “infiltrati”… Qualcuno poteva esserci, naturalmente, tanto più che quando occorre si trovano (come accadde a Genova, dove in molti vedemmo spuntare poliziotti vestiti da “Black Bloc” da dietro le camionette). E a comandare la “difesa” della Maddalena c’era anche uno dei poliziotti condannati di Genova (per induzione a falsa testimonianza), così è stato più facile trovare nei boschi di tutto, perfino “mortai”! Ma non i famigerati Black Bloc: in tutto sono stati scovati (e duramente pestati) alcuni autonomi di Bologna e Modena, non più di una decina, tutti scandalosamente “non residenti in valle”, annota uno zelante cronista della Stampa, dimenticando che non c’era nulla di strano, essendo una manifestazione nazionale…Di alcuni dei pestati la polizia precisa che avevano diversi "precedenti". Non condanne, semplicemente erano stati segnalati per la partecipazione a manifestazioni, cortei, ecc. Se per questo nel 1969, a Bari, avevo collezionato 14 denunce per picchetti alle fabriche, assemblee, ecc. e quando è arrivata un'amnistia al termine dell'Autunno caldo, tentarono di incastrarmi per un corteo a cui non avevo neppure partecipato. Vecchie tecniche di polizia che servono a scoraggiare chi non ha ancora idee salde ed esperienza e a schedare chi invece tiene duro e non si arrende.

L’importante della messa in scena è far dimenticare la sostanza della protesta, a cui si finge di rendere onore dicendo “possiamo capirli, ma ora basta”, nascondendo però le sue ragioni: non la difesa egoistica del giardino di casa, ma il rifiuto di uno sperpero insensato, che per giunta fa danno all’ambiente solo per costruire un lunghissimo e costosissimo tunnel in una valle in cui esiste già una ferrovia assolutamente sottoutilizzata.

Napolitano è in prima linea, facendo propria la grottesca versione della polizia: in Val di Susa ci sarebbe stata una “violenza eversiva” dovuta a “squadre militarizzate provenienti dal di fuori” allo scopo di “condurre inaudite azioni aggressive contro i reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge”. Logico a questo punto il delirio di Maroni (inverosimile ministro degli Interni a suo tempo condannato anche in appello per un’aggressione alla polizia, compreso il morso a un polpaccio dell’agente che tentava di effettuare una perquisizione della sede della Lega), che sostiene che ci sarebbe stato addirittura un reato di tentato omicidio, mentre la Padania, organo del secessionismo, bolla direttamente come “terroristi” quelli che difendono il proprio territorio. È altrettanto logico l’impegno di Enrico Letta a invitare i valsusini e la residua “sinistra radicale” a “dire no alla conservazione”, come Letta definisce il rifiuto di buttare dalla finestra 17 miliardi per costruire un’opera inutile e dannosa.

La pretesa di Napolitano di collocarsi “al di sopra delle parti” (elogiata come sempre dai mass media di regime, a partire dal Corriere della Sera e da Repubblica) gli serve per avallare quasi ogni porcheria giuridica sfornata dai lacché di Berlusconi, ma sparisce anche formalmente quando ricompare qualche piccolo tentativo di resistere al grande capitale. Napolitano, prima di essere presidente, era il leader indiscusso dell’ala destra del PCI (quella dei cosiddetti “miglioristi”), che in nome del “riformismo” riuscì a traghettare quel partito dall’area di una sinistra sia pur moderata e inefficace a quella attuale, impegnata nella difesa attiva, zelante ed esplicita del capitalismo. L’ala a cui apparteneva ad esempio Luciano Lama, che fu il grande regista della truffa dei “quarantamila” che servì per chiudere la lotta della FIAT del 1980, aprendo la strada a trenta anni di sconfitte.

Dietro questa grande unanimità, c’è il pesante coinvolgimento nelle “Grandi Opere”, TAV in testa, dell’area di capitalismo legata al PD, attraverso cooperative come la CMC di Ravenna, ma anche più classici settori capitalisti. [Per rinfrescare la memoria sui precedenti, rinvio ad alcuni degli scritti del sito (Napolitano: non è viltà! e Napolitano: nessuna sorpresa) e soprattutto al più organico scritto di Franco Turigliatto dedicato alla lotta del 1980 Lo spartiacque della FIAT.]

Un aspetto marginale della campagna di intossicazione sulla “violenza inaudita” riguarda il povero Beppe Grillo, presentato da più parti come “complice dei terroristi”. Una buffonata! Personalmente penso che chi ha una notorietà che attira le telecamere, di fronte a un movimento radicato da due decenni, dovrebbe avere maggiore cautela nel parlarne, sapendo che uso i mass media sono pronti a fare di qualsiasi dichiarazione imprudente, stravolgendone il senso. Ma il discorso di Grillo era solo un po’esaltato nei toni come al solito, con scarsa attenzione alle parole, non tanto per l’elogio degli “eroi”, che era pura retorica, quanto per la “guerra civile”, che era manna per le orecchie di chi come Maroni alla guerra civile pensa seriamente per “non mollare” il potere. Imprudenza che ha contribuito involontariamente alla campagna di demonizzazione del movimento  e dello stesso Grillo, ma nulla di più. Ricorda molto la messa in scena di Luca Casarini a Genova, con la sua proclamazione di guerra” ai potenti del mondo fatta davanti a 100 tute bianche e… alle telecamere. Insomma sarebbe meglio avere maggiore prudenza e soprattutto rispetto di chi è in prima linea da lungo tempo, che si trova a dover gestire poi le ripercussioni delle dichiarazioni di un non desiderato e improvvisato portavoce. Tanto più se poi le prevedibili aggressioni mediatiche finiscono per costringere l'imprudente a non necessarie condanne degli inesistenti Black Bloc.  Ma è inaccettabile presentare la presenza di Grillo alla manifestazione, ovviamente legittima e anzi meritoria, come una colpa.

Viene casomai in mente anche l’incursione di Vendola sulla piazza milanese subito dopo la vittoria di Pisapia, che si irritò per la lettura trionfalistica che l’immaginifico barese aveva dato del suo successo… In questa occasione, invece, l’ossessione di conquistare il PD così com’è ha portato Vendola a rifriggere le sue vecchie prediche sulla non violenza, mentre il movimento, pur sotto uno straordinario fuoco mediatico concentrico, sta invece tentando di spiegare che quelli che hanno resistito alla violenza poliziesca non sono “professionisti militarizzati” ma valligiani indignati e non disposti più a subire passivamente… Gli effetti deleteri delle esternazioni di Vendola si sono comunque fatti sentire subito sul portavoce della SEL in valle, Antonio Ferrentino, sindaco di S. Antonino di Susa, sempre pronto a combattere presunti estremismi.

P.S. Un’ultima considerazione: ho aspettato martedì per vedere il Manifesto, che aveva come immaginavo un’ampia documentazione e molte testimonianze di protagonisti (come Fabiano Di Berardino, uno dei militanti bolognesi pestati e umiliati in stile caserma di Bolzaneto, o il lucido Marco Revelli), ma aveva anche come editoriale una penosa sviolinata di Valentino Parlato a un presidente che ci avrebbe “insegnato che gli ordini ingiusti non si eseguono” e anzi che “agli ordini ingiusti si resiste”. Incredibile: questo presidente sarebbe Giorgio Napolitano! Dove e quando ci avrebbe insegnato queste belle cose? Per giunta Parlato conclude facendo appello al “suo alto senso di giustizia”! Sarebbe auspicabile che i pochi compagni pensanti rimasti nella redazione del Manifesto riuscissero ogni tanto a impedire a Parlato di fantasticare sulla prima pagina del quotidiano, presentando quasi come un rivoluzionario quello che da tempo è il più efficace puntello politico del sistema capitalistico in Italia, con i suoi “preziosi consigli” che a volte riducono un po’ le insensatezze controproducenti del centro destra, e forniscono ulteriori alibi al centro sinistra per la sua politica testardamente suicida.

(a.m. 5/8/11)

Si veda anche su ilmegafonoquotidiano.it/ la rassegna su Cos'è successo in Val di Susa? "Alcuni siti, informazioni disponibili a tutti e tutte (ad es.qui, qui, qui, qui o qui) lo possono rivelare"...

Da Attac ricevo e aggiungo un resoconto dei protagonisti:

Dalla Conferenza stampa del movimento NO TAV:

 

Ancora una volta l’accoppiata politici/media si e distinta nella capacità  non solo di falsificare, ma anche di inventare ciò che vero non è.

Intanto parliamo di cifre: il corteo grosso di Exilles parte almeno con 30-40 mila persone a cui si aggiungono 10 mila partiti da Chiomonte.

Da Giaglione altre 10 mila persone e migliaia anche alla Ramats. Parlare di 7 mila persone come fa la questura e ripetono i tg è falsificare le notizie.

Gli scontri e i black-block
Da fuori valle sono arrivati qualche decina di pulmann, dall’estero qualche macchina di francesi della Savoia anch’essi no tav e appartenenti per lo più a gruppi autonomisti.
Tedeschi, inglesi e spagnoli devono averli visti i poliziotti magari dall’elicottero!

La verità  e che le migliaia di valsusini che hanno assediato il cantiere dal lato boschivo di Giaglione e Ramats erano muniti di caschi e mascherine antigas.

Niente da stupirsi: dopo il violento sgombero di lunedì scorso da parte delle forze dell’ordine si è deciso di evitare di rimanere intossicati e di proteggersi.
Come avevamo annunciato, volevamo assediare il cantiere arrivando alle reti, facendo pressione e dimostrando l’insicurezza della fortezza che hanno installato. 

 

Ma appena arrivati a contatto con le recinzioni il lancio di lacrimogeni ad altezza uomo (decine e decine i feriti colpiti da lacrimogeni, alcuni anche gravi con organi interni lesionati e ferite profonde in braccia, gambe e testa) ha creato una situazione di totale confusione e ognuno ha cercato di difendersi come poteva.


Il lancio di gas è avvenuto ininterrottamente da circa mezzogiorno fino alle 18, e nei momenti in cui gli agenti aspettavano nuovi rifornimenti di lacrimogeni, venivano scagliate sui manifestanti grosse pietre dall’alto che hanno provocato anch’esse alcuni feriti (ci sono i video su no tav info).

Dalla Maddalena a un certo punto sono iniziati a partire anche proiettili di gomma, fino ad arrivare a caricare i manifestanti con una ruspa.

 

Questi sono i fatti da chi ha vissuto il tutto dal di dentro, da chi ha visto a fianco a se gli amici di sempre vomitare l’anima per l’intossicazione o arrivare feriti al presidio per i candelotti ricevuti nelle gambe o nell’addome.
Sì, gli amici di sempre che da più di venti anni lottano contro questo sciagurato progetto o i giovani di vent’anni che hanno sentito i racconti di Venaus dai genitori e che oggi sono anch’essi nei boschi e sulle montagne a difendere la loro Valle e il loro futuro.


Parlare di antagonisti, centri sociali o quant’altro come nodo centrale per spiegare gli scontri di oggi è non capire o  voler nascondere che in questa Valle il livello di sopportazione verso i soprusi di questo potere sordo a delle giuste e sacrosante richieste ha oltrepassato il limite.


Chiudiamo dicendo che l’obietto prefissato della giornata è stato ampiamente raggiunto: la manifestazione di Giaglione ha raggiunto il nostro presidio in muratura e quello che dovrebbe essere il futuro cantiere è stato occupato per l’intera giornata dai manifestanti obbligando le forze dell’ordine a rinchiudersi dietro una fortezza che dimostra politicamente e praticamente come l’opera non potrà  mai essere fatta in queste condizioni.

 

E come avevamo annunciato questo è solo l’inizio di un lungo assedio che durerà  fino a che i cantieri non saranno smobilitati.