Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Dobbiamo fermarli!

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Dobbiamo fermarli

5 proposte per un fronte comune contro il governo unico delle banche

E’ da più di un anno che in Italia cresce un movimento di lotta diffuso, civile, democratico. Dagli operai di Pomigliano e Mirafiori agli studenti, a coloro che lottano per la casa, alla mobilitazione delle donne, al popolo dell’acqua bene comune, ai movimenti civili e democratici contro la corruzione e il berlusconismo, per affermare la Costituzione in tutto il Paese una diffusa e convinta mobilitazione ha cominciato a cambiare le cose. E’ andato in crisi totalmente il blocco sociale e politico e l’egemonia culturale che ha sostenuto i governi di destra e di Berlusconi. La schiacciante vittoria del sì ai referendum è stata la sanzione di questo processo e ha mostrato che la domanda di cambiamento sociale, democrazia e di un nuovo modello di sviluppo economico, ha raggiunto la maggioranza del Paese.

A questo punto la risposta del palazzo è stata di chiusura totale. Mentre si aggrava e si attorciglia su se stessa la crisi della destra e del suo governo, il centrosinistra non propone reali alternative e così le risposte date ai movimenti sono tutte di segno negativo e restauratore. In Val Susa un’occupazione militare senza precedenti, sostenuta da gran parte del centrodestra come del centrosinistra, ha risposto alle legittime rivendicazioni democratiche delle popolazioni. Le principali confederazioni sindacali e la Confindustria hanno sottoscritto un accordo che ha registrato un generale consenso bipartisan e che riduce drasticamente i diritti e le libertà dei lavoratori, colpisce il contratto nazionale, rappresenta un’esplicita sconfessione delle lotte di questi mesi e in particolare di quelle della Fiom e dei sindacati di base. Continua la devastazione che mette a rischio sia l’ambiente, sia la salute delle persone. Infine la terribile manovra economica decisa dal governo sull’onda della speculazione internazionale, è stata imposta come uno stato di necessità a cui sottomettere ogni istanza democratica e ogni diritto sociale.

Siamo quindi di fronte a un passaggio drammatico della vita sociale e politica del nostro Paese. Le grandi domande e le grandi speranze delle lotte e dei movimenti di questi ultimi tempi rischiano di infrangersi non solo di fronte al permanere del potere berlusconiano, ma anche di fronte al muro del potere economico e finanziario che, magari cambiando cavallo e affidando al centrosinistra la difesa dei suoi interessi, intende far pagare a noi tutti i costi della crisi.

Nell’Unione europea la costruzione miope e autoritaria dell’euro e i patti di stabilità ad esso collegati, hanno prodotto una dittatura di banche e finanza che sta distruggendo ogni diritto sociale e civile. La democrazia viene cancellata da questa dittatura perché tutti i governi, quale che sia la loro collocazione politica, devono obbedire ai suoi dettati. La punizione dei popoli e dei lavoratori europei si è scatenata in Grecia e poi sta dilagando ovunque. La più importante conquista del continente, frutto della sconfitta del fascismo e della dura lotta per la democrazia e i diritti sociali del lavoro, lo stato sociale, oggi viene venduta all’incanto per pagare gli interessi del debito pubblico che, a loro volta, servono a pagare i profitti delle banche. Di quelle banche che hanno ricevuto aiuti e finanziamenti pubblici dieci volte superiori a quelli che oggi si discutono per la Grecia.

Tutto questo massacro viene condotto in nome di una crescita e di una ripresa che non ci sono e non ci saranno. Intanto si proclamano come vangelo assurdità mostruose: si impone la pensione a 70 anni, quando a 50 si viene cacciati dalle aziende, mentre i giovani diventano sempre più precari. Chi lavora deve lavorare per due e chi non ha il lavoro deve sottomettersi alle più offensive e umilianti aggressioni alla propria dignità. Tutto il mondo del lavoro, pubblico e privato, è sottoposto a una brutale aggressione che mette in discussione contratti, a partire da quello nazionale, e diritti, mentre ovunque si diffonde un autoritarismo padronale e manageriale che mette in discussione libertà fondamentali. L’ambiente, la natura, la salute sono sacrificate sull’altare della competitività e della produttività, ogni paese si pone l’obiettivo di importare di meno ed esportare di più, in un gioco stupido che alla fine sta lasciando come vittime intere popolazioni, interi stati. L’Europa civile reagisce alla crisi anche costruendo un apartheid per i migranti e alimentando razzismo e xenofobia tra i poveri, avendo dimenticato la vergogna di essere stato il continente in cui si è affermato il nazifascismo, che oggi si ripresenta nella forma terribile della strage norvegese.

I politici, quelli italiani in particolare, privi di vero potere e coperti di piccoli e grandi privilegi di casta, pensano di proteggere se stessi facendosi tutelare dalla dittatura bancaria. Per questo parlano di rigore e sacrifici mentre pensano solo a salvare se stessi. Centrodestra e centrosinistra appaiono in radicale conflitto fra loro, ma condividono le scelte di fondo, dalla guerra, alla politica economica liberista, alla flessibilità del lavoro, alle grandi opere.

Tutte queste cose le conosciamo, le viviamo, le soffriamo. Il problema è che il governo unico delle banche e della finanza che impone le sue misure a tutto il potere politico europeo, non ha paura di noi, sente che ci lamentiamo e anche che lottiamo, ma pensa che alla fine non saremo in grado di nuocere al suo potere. Per questo, nonostante che la crisi economica abbia mostrato in tutti i modi che la via delle politiche liberiste non porta da nessuna parte, tutti i governi continuano a perseguirla. Perché i giovani, il mondo del lavoro, i poveri, i disoccupati e le donne, cioè chi paga tutto, sinora non sono stati sufficientemente forti da colpire il potere di chi comanda e guadagna.

La coesione nazionale voluta dal Presidente della Repubblica è per noi inaccettabile, non siamo nella stessa barca, c’è chi guadagna ancora oggi dalla crisi e chi viene condannato a una drammatica povertà ed emarginazione sociale.

Rischiamo di trovarci in una regressione sociale e civile senza precedenti, per questo dobbiamo fermare questo attacco. Non possiamo accettare le politiche di austerità e rigore, né in Italia né in Europa, ne va in gioco il nostro futuro e la stessa qualità civile delle nostre esistenze.

Per questo tutte e tutti coloro che in questi mesi hanno lottato per un cambiamento sociale, civile e democratico, devono trovare la forza di unirsi per costruire un’alternativa fondata sull’indipendenza politica. Le giornate del decennale del G8 a Genova, hanno di nuovo mostrato che esistono domande e disponibilità per un movimento di lotta unificato.

I singoli movimenti rivendicano giustamente la loro sacrosanta autonomia e si sono dati i loro appuntamenti di discussione e mobilitazione. Ma l’attacco è diffuso in modo da colpire ognuna delle nostre rivendicazioni. Per questo occorre costruire una piattaforma che proponga un’alternativa complessiva alle politiche liberiste di destra e di sinistra.

Per questo vogliamo unirci a tutte e a tutti coloro che oggi, in Italia e in Europa, dicono no al governo unico delle banche e della finanza, alle sue scelte politiche, al suo massacro sociale. Non siamo più disposti ad accettare e tollerare i soprusi del liberismo e del mercato selvaggio vogliamo riconquistare diritti sociali e democrazia e riaffermare la priorità degli interessi di lavoratori, disoccupati, pensionati...

Per questo proponiamo 5 punti prioritari, partendo dai quali costruire l’alternativa e le lotte necessarie a sostenerla:

1.       Non pagare il debito. Bisogna colpire a fondo la speculazione finanziaria e il potere bancario. Occorre fermare la voragine degli interessi sul debito con una vera e propria moratoria. Vanno nazionalizzate le principali banche, vanno imposte tassazioni sui grandi patrimoni e sulle transazioni finanziarie. La politica deve riconquistare il controllo dei meccanismi economici di mercato, per questo il patto di stabilità e l’accordo di Maastricht vanno messi in discussione ora. Bisogna lottare a fondo contro l’evasione fiscale, colpendo ogni tabù, a partire dall’eliminazione dei paradisi fiscali, da Montecarlo a San Marino. Rigorosi vincoli pubblici devono essere posti alle scelte e alle strategie delle multinazionali.

2.       Drastico taglio alle spese militari e cessazione di ogni missione di guerra. Dalla Libia all’Afghanistan. Tutta la spesa pubblica risparmiata nelle spese militari va rivolta a finanziare l’istruzione pubblica ai vari livelli. Politica di pace e di accoglienza, apertura a tutti i paesi del Mediterraneo, in particolare alla Palestina, per una nuova politica estera che favorisca democrazia e sviluppo civile e sociale.

3.       Giustizia e diritti per tutto il mondo del lavoro. Abolizione di tutte le leggi sul precariato, ritorno al contratto a tempo indeterminato. Parità di diritti completa per il lavoro migrante, che dovrà ottenere il diritto di voto e alla cittadinanza. Blocco delle delocalizzazioni e dei licenziamenti. Eguaglianza retributiva, diamo un drastico taglio ai superstipendi e ai bonus milionari dei manager, alle pensioni d’oro. I compensi dei manager non potranno essere più di dieci volte la retribuzione minima. Indicizzazione dei salari. Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, istituzione di un reddito sociale finanziato con una quota della tassa patrimoniale e con la lotta all’evasione fiscale. Ricostruzione di un sistema pensionistico pubblico che copra tutto il mondo del lavoro con pensioni adeguate.

4.       I beni comuni per un nuovo modello di sviluppo. Occorre partire dai beni comuni per costruire un diverso modello di sviluppo, ecologicamente compatibile. Occorre un piano per il lavoro basato su migliaia di piccole opere, in alternativa alle grandi opere, che dovranno essere, dalla Val di Susa al ponte sullo Stretto, cancellate. Le principali infrastrutture e i principali beni dovranno essere sottratti al mercato e tornare in mano pubblica. Non solo l’acqua, dunque, ma anche l’energia, la rete, i servizi e i beni essenziali. Piano straordinario di finanziamenti per lo stato sociale, per garantire a tutti i cittadini la casa, la sanità, la pensione, l’istruzione.

5.       Una rivoluzione democratica. Bisogna partire dalla lotta a fondo alla corruzione e a tutti i privilegi di casta, per riconquistare il diritto a decidere e a partecipare affermando ed estendendo i diritti garantiti dalla Costituzione. Tutti i beni provenienti dalla corruzione e dalla malavita dovranno essere incamerati dallo Stato e gestiti socialmente. Dovranno essere abbattuti drasticamente i costi del sistema politico: dal finanziamento ai partiti, al funzionariato diffuso, agli stipendi dei parlamentari e degli alti burocrati. Tutti i soldi risparmiati dovranno essere devoluti al finanziamento della pubblica istruzione e della ricerca. Si dovrà tornare a un sistema democratico proporzionale per l’elezione delle rappresentanze con la riduzione del numero dei parlamentari. Le organizzazioni politiche e sindacali dovranno essere sottoposte a rigorose regole di democrazia interna, mentre sarà indispensabile una legge sulla democrazia sindacale, in alternativa al modello prefigurato dall’accordo del 28 giugno, che garantisca ai lavoratori il diritto a una libera rappresentanza nei luoghi di lavoro e al voto sui contratti e sugli accordi. Estensione ovunque della partecipazione e della consultazione delle scelte politiche e amministrative.

Questi 5 punti non sono per noi conclusivi od esclusivi, ma sono discriminanti. Altri se ne possono aggiungere, ma riteniamo che questi debbano costituire la base per una piattaforma alternativa ai governi liberali e liberisti, di destra e di sinistra, che finora si sono succeduti in Italia e in Europa variando di pochissimo le scelte di fondo.

Vogliamo trasformare la nostra indignazione, la nostra rabbia, la nostra mobilitazione, in un progetto sociale e politico che colpisca il potere, gli faccia paura, lo costringa davvero a misurarsi con i drammi sociali che provoca.

Aderiamo sin d’ora, su queste concrete basi programmatiche, alla mobilitazione europea lanciata per il 15 ottobre dal movimento degli “indignados” in Spagna. La solidarietà con quel movimento si esercita lottando qui e ora, da noi, contro il comune avversario.

Per queste ragioni proponiamo a tutte e a tutti coloro che vogliono lottare per cambiare davvero, di incontrarci. Non intendiamo mettere in discussione appartenenze di movimento, di organizzazione, di militanza sociale, civile o politica. Riteniamo però che occorra a tutti noi fare uno sforzo per mettere assieme le nostre forze e per costruire un fronte comune, sociale e politico che sia alternativo al governo unico delle banche.

Per questo proponiamo di incontrarci il 1° ottobre, a Roma, per un primo appuntamento che dia il via alla discussione, al confronto e alla mobilitazione, per rendere permanente e organizzato questo nostro punto di vista.

 

Firme dei promotori

Vincenzo Achille (studente AteneinRivolta Bari)
Claudio Amato (Fiom Roma Nord)
Adriano Alessandria (rsu Fiom Lear Grugliasco)
Fausto Angelini (lavoratore Comune di Torino)
Davide Banti (Cobas lavoro privato settore igiene urbana)
Imma Barbarossa (femminista, docente di liceo in pensione)

Giovanni Barozzino (rsu Fiom licenziato Fiat Sata di Melfi)

Giovanna Bastone (disoccupata)

Alessandro Bernardi (comitato acqua, Bologna)

Sergio Bellavita (Fiom nazionale)

Sandro Bianchi (ex dirigente Fiom)

Ugo Bolognesi (Fiom Torino)
Salvatore Bonavoglia (Rsu Cobas scuola normale superiore Pisa)

Laura Bottai (impiegata, Filt-Cgil Arezzo)

Massimo Braschi (rsu Filctem TERNA)
Paolo Brini (Comitato Centrale Fiom)
Stefano Brunelli (rsu IRIDE Servizi)

Fabrizio Burattini (direttivo naz. Cgil)

Sergio Cararo (direttore rivista Contropiano)

Carlo Carelli (rsu Filctem Lodi, direttivo Cgil Lombardia)

Massimo Cappellini (Rsu Fiom Piaggio)
Francesco Carbonara (Rsu Fiom Om Bari)
Paola Cassino (Intesa Sanpaolo, segr. naz. Cub Sallca)
Stefano Castigliego (Rsu Fiom Fincantieri Marghera – Venezia)
Francesco Chiuchiolo (rsa ARES)

Eliana Como (Fiom Bergamo)

Danilo Corradi (dottorando Università "Sapienza" - Roma)

Gigliola Corradi (Fisac Verona)
Giuseppe Corrado (direttivo Fiom Toscana)

Giorgio Cremaschi (Fiom nazionale)

Dante De Angelis (ferroviere Orsa)
Riccardo De Angelis (rsu Telecom Italia coord. lav. autoconvocati Roma)
Paolo De Luca (FP Cgil Comune di Torino)
Daniele Debetto (Pirelli Settimo Torinese)
Emanuele De Nicola (Fiom Basilicata)

Paolo Di Vetta (Blocchi Precari Metropolitani)

Francesco Doro (Rsu OM Carraro Padova, CC Fiom)

Nicoletta Dosio (Movimento No Tav Valsusa)

Valerio Evangelisti (scrittore)

Marco Filippetti (Comitato Romano Acqua Pubblica)

Andrea Fioretti (rsa Flmu Cub Sirti, coord. lav. autoconvocati Roma)

Roberto Firenze (rsu Usb Comune di Milano)

Delia Fratucelli (direttivo naz. Slc Cgil)

Ezio Gallori (macchinista in pensione, fondatore del Comu)

Evrin Galesso (studente AteneinRivolta Padova)
Giuliano Garavini (ricercatore universitario)
Michele Giacché (Fincantieri, Comitato Centrale Fiom)
Walter Giordano (rsu Filctem AEM distribuzione Torino)
Federico Giusti (Rsu Cobas comune di Pisa)
Paolo Grassi (Nidil)
Simone Grisa (Fiom Bergamo)
Franco Grisolia (CdGN Cgil),
Mario Iavazzi (direttivo naz. Funzione Pubblica Cgil)
Tony Inserra (Rsu Iveco, Comitato Centrale Fiom)

Antonio La Morte (rsu Fiom licenziato Fiat Sata di Melfi)

Massimo Lettieri (segr. Flmu Cub Milano)

Francesco Locantore (direttivo Flc Cgil Roma e Lazio)

Domenico Loffredo (delegato Fiom Pomigliano)

Pasquale Loiacono (rsu Fiom Fiat Mirafiori)

Francesco Lovascio (sindacalista Usb Livorno)

Aurelio Macciò (rsu Min. Salute, dir. Cgil Genova )
Mario Maddaloni (rsu Napoletanagas, direttivo naz. Filctem Cgil)
Eva Mamini (direttivo naz. Cgil)

Anton Giulio Mannoni (Camera del lavoro di Genova)

Maurizio Marcelli (Fiom nazionale)

Gianfranco Mascia (giornalista)

Adriana Miniati (insegnante in pensione Firenze)

Armando Morgia (Roma Bene Comune)

Antonio Moscato (storico)
Massimiliano Murgo (Flmu Cub Marcegaglia Buildtech, coord. lav. uniti contro la crisi Milano)
Alessandro Mustillo (studente universitario, Roma)
Stefano Napoletano (rsu Fiom Powertrain Torino)
Andrea Paderno (rsu Fiom Same Bergamo)
Alfonsina Palumbo (dir. Fisac Campania)
Alberto Pantaloni (rsu Slc Cgil Comdata, assemblea lav. autoconvocati Torino)
Marcello Pantani (Cobas lavoro privato Pisa)
Massimo Paparella (Fiom Bari)

Emidia Papi (esecutivo naz. Usb)

Pietro Passarino (Cgil Piemonte)

Matteo Parlati (Rsu Fiom Cgil Ferrari)

Angelo Pedrini (sindacalista Usb Milano)

Licia Pera (sindacalista Usb Sanità)

Alessandro Perrone (Fiom, coord. cassintegrati Eaton Monfalcone)
Ciro Pesacane (ambientalista)

Marco Pignatelli (lavoratore Fiom licenziato Fiat Sata Melfi)

Antonio Piro (rsu Cobas Provincia di Pisa)
Rossella Porticati (Rsu Fiom Piaggio)
Pierpaolo Pullini (Rsu Fiom Fincantieri Ancona)

Mariano Pusceddu (rsu Alenia Caselle-Torino, direttivo Fiom Piemonte)

Stefano Quitadamo (Flmu Cub Coordinamento cassintegrati Maflow di Trezzano S/N - Milano)

Margherita Recaldini (rsu Usb Comune di Brescia)

Giuliana Righi (Fiom Emilia Romagna)

Bruno Rossi (portuale, in pensione, Spi-Cgil)

Franco Russo (forum “diritti e lavoro”)

Michele Salvi (rsu Usb Regione Lombardia)

Antonio Saulle (Camera del Lavoro Trieste)

Marco Santopadre (Radio Città Aperta)

Antonio Santorelli (Fiom Napoli)

Luca Scacchi (ricercatore università, Flc Cgil Valle d’Aosta, direttivo reg. Cgil VdA)
Marco Schincaglia (Intesa Sanpaolo, segr. naz. Cub Sallca)
Yari Selvatella (giornalista)
Giorgio Sestili (studente AteneinRivolta Roma)

Giuseppe Severgnini (Fiom Bergamo)

Nando Simeone (coord. lav. autoconvocati, direttivo Filcams Cgil Lazio)

Mario Sinopoli (Fiom Calabria)

Luigi Sorge (Usb Fiat Cassino)
Francesco Staccioli (cassintegrato Alitalia, esecutivo Usb Lazio)
Enrico Stagni (direttivo Cgil Friuli Venezia Giulia)

Antonio Stefanini (direttivo FP Cgil Livorno)

Alessia Stelitano (studente AteneinRivolta Reggio Calabria)
Alioscia Stramazzo (rsa Azienda Gruppo Generali)
Antonello Tiddia (minatore Sulcis Filctem-Cgil)

Fabrizio Tomaselli (esecutivo naz. Usb)

Luca Tomassini (ricercatore precario Cpu Roma)
Laura Tonoli (Filctem Cgil Brescia)
Cleofe Tolotta (Rsa Usb Alitalia)
Franca Treccarichi (direttivo FP Cgil Piemonte)
Arianna Ussi (coordinamento precari scuola Napoli)

Luciano Vasapollo (docente università La Sapienza)

Paolo Ventrice (rsu IRIDE Servizi)
Antonella Visintin (ambientalista)

Emiliano Viti (attivista Coord. No Inceneritore Albano - RM)

Antonella Clare Vitiello (studente Ateneinrivolta Roma)

Nico Vox (Rsu Fp Cgil Don Gnocchi, Milano)
Pasquale Voza (docente Università di Bari)
Anna Maria Zavaglia (insegnante, direttivo naz. Cgil)
Riccardo Zolia (Rsu Fiom Fincantieri Trieste)
Massimo Zucchetti (professore Politecnico Torino)