Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Gli USA declassati

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Gli USA declassati e la “serva Italia”

Come altre volte, inserisco  volentieri questa nota di Sergio Casanova, che è in sintonia con quanto io stesso ho scritto più volte in polemica con luoghi comuni assunti a verità inconfutabili, ad esempio in Crisi e “parti sociali”. Segnalo inoltre il bell'articolo di François Chesnais sulla possibilità di non pagare le banche, inserito già ai primi di luglio come Debiti illegittimi, e che sta circolando con altri nomi su diversi altri siti  (a.m. 8/8/11)

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Il declassamento degli USA è stato decretato da soggetti poco stimabili (che solo in un sistema economico sempre più simile ad un casinò potevano assurgere ad una posizione così influente) e prende solo molto parzialmente e tardivamente atto della crisi USA.

Eppure, mi pare ci siano buoni motivi per pensare che possa indicare una svolta significativa. Non certo per le ragioni su cui sproloquiano i mezzi di disinformazione di massa.

In sintesi: 1) da quasi 50 anni l'economia USA si è collocata in un capitolo a sé, rispetto alle “regole” (o addirittura “leggi”!) economiche valide per gli altri Stati, eppure nessuno ha pensato di potergliene chiedere conto; 2) se la pazza dinamica della finanziarizzazione dovesse procedere in modo analogo ai percorsi innescati nella UE da mamma BCE, ci sarebbe una caduta del valore di mercato dell'enorme massa di titoli USA in possesso di investitori esteri (in particolare, come noto, della Cina). Ciò avrebbe ricadute assolutamente imprevedibili sull'economia del mondo intero.

 

Il declassamento, alla luce della storia dell'ultimo cinquantennio, era tutt'altro che scontato. Infatti:

a) dalla metà degli anni '60 la bilancia commerciale USA è, consecutivamente, in passivo. In qualsiasi manuale di economia tra le “regole” che si danno per indiscutibili c'è quella secondo la quale “non si può” importare se non ci si procura, attraverso le esportazioni, la valuta necessaria per pagare. Valuta può provenire anche da investimenti provenienti da Paesi esteri, ad esempio con l'acquisto di titoli di stato del Paese in deficit.

Ma gli USA sono stati sottratti a queste regole dal Trattato di Bretton Woods, dettato agli Alleati del campo capitalista nel 1944. Esso ufficializzava il dollaro quale moneta unica degli scambi a livello internazionale, in cambio dell'impegno da parte USA di convertire in oro i dollari eventualmente presentati dalle Banche centrali dei vari Paesi. Ciò permise agli USA di acquistare materie prime, beni d'investimento e beni di consumo o servizi semplicemente stampando dollari.

b) Negli anni '60 il mondo fu allagato di dollari ( a causa, in particolare, del finanziamento della guerra in Vietnam). Sotto la pressione di De Gaulle (che minacciò di chiedere la conversione dei dollari “immagazzinati” in Francia), Nixon, nel 1971, dichiarò l'inconvertibilità del dollaro in oro, stracciando l'impegno preso a Bretton Woods. Le montagne di dollari restarono accatastate nei forzieri delle Banche centrali di tutto il mondo ed il valore delle loro riserve valutarie diminuì pesantemente a causa delle ripetute svalutazioni del dollaro (in particolare quella del 1973). Ciò , inoltre, aumentava la competitività USA, favorendone le esportazioni e rendendo più costose le importazioni.

c)La fine del sistema di Bretton Woods ebbe due conseguenze asimmetriche, ma entrambe negative per “il resto del mondo” . Da un lato, si passò dal sistema dei cambi fissi a quello dei cambi flessibili tra le valute, vero e proprio apripista della sciagurata finanziarizzazione dell'economia. Il regime di cambi flessibili rese possibili le liberalizzazioni dei movimenti di capitale e la speculazione sul corso delle valute. Dall'altro, nonostante la caduta della condizione che aveva formalmente giustificato il ruolo di moneta mondiale del dollaro, esso restò tale e, quindi, gli USA poterono sostanzialmente continuare a comprare merci estere stampando dollari.

Si vede bene, dunque, che le motivazioni economiche o il mancato rispetto delle supposte regole dei mercati, anche quando si sono espresse in modo ben più clamoroso, non sono mai sfociate in nulla di analogo all'attuale declassamento.

La micidiale macchina da guerra mantenuta efficiente a qualsiasi costo dagli USA vale più di mille buone ragioni e permette di infrangere regole, “leggi” economiche e trattati internazionali. D'altra parte, agli altri imperialismi non dispiaceva certo avere gli USA come braccio armato dei loro interessi! Ciò permetteva risparmi ai rispettivi Paesi, con conseguenti minori imposte e maggiori risorse per lo stato sociale, quindi con + profitti e + pace sociale.

Da questo punto di vista, lo scenario comincia a cambiare a partire dalla seconda guerra all'Iraq. Gli USA cominciano a pretendere “collaborazione dalla comunità internazionale”. Fino all'attuale guerra alla Libia, data in appalto agli “alleati europei”.

Insomma, nella crisi le guerre pesano più che in passato e in modo crescente. Ma “bisogna” farle, si sa, per estendere i confini della democrazia!

Ignoro se la nostra classe dominante pensi di cercarsi un nuovo padrone... più precisamente, ignoro se pensi! D'altra parte, oggi, “il più sano c'ha la rogna”... a meno di non pensare alla Cina (ma anch'essa può essere coinvolta).

Come i tolemaici ai tempi di Copernico, asserivano con certezza: “la Terra è al centro dell'Universo, è indiscutibile!”, i peggiori liberisti della storia del capitalismo continuano a parlare come se quelle attuali fossero le uniche politiche economiche possibili e come se la politica fosse impotente di fronte alla finanza. Invece, è il contrario: è stata la politica a creare l'attuale sistema che alcuni definiscono “finanzcapitalismo”, quindi altre scelte politiche possono rimediare alle attuali mostruosità economico-finanziarie.

 

Il problema centrale è che la classe dominante in senso allargato (capitalisti, banchieri, finanzieri, manager; partiti parlamentari e loro diramazioni sul territorio, e politici in Parlamento e in tutte le istituzioni locali; sindacati confederali, con le loro elefantiache macchine del consenso; associazionismo collaterale di massa; “informazione” televisiva, radiofonica, giornalistica e anche in rete, per la stragrande maggioranza) sostiene come un sol uomo gli assi essenziali del monopensiero liberista.

Nessuno di lorsignori dice, ad esempio, che sarebbe indispensabile vietare la compravendita di titoli “allo scoperto” (cioè senza possederli). Le contrattazioni sui titoli “derivati” rientrano in questa categoria: se “gli speculatori” vendono titoli del debito pubblico italiano (senza possederli!), ne provocano la riduzione di valore e, quindi, l'aumento del tasso d'interesse (*). Questo aumento provoca l'aumento della massa degli interessi passivi del DP e, “quindi”, la riduzione della spesa sociale e l'aumento delle imposte. Quando il titolo si sarà “sufficientemente” deprezzato, gli speculatori lo riacquisteranno (sempre in modo virtuale) guadagnando la differenza (nell'esempio della nota *: 100 prezzo di vendita – 50 prezzo di acquisto = 50 di guadagno).

Se la BCE avesse immediatamente contrastato l'azione speculativa, acquistando titoli, la speculazione non avrebbe avuto successo ( se vendite e acquisti di uno stesso titolo si equivalgono, il valore ne resta invariato, così come il tasso d'interesse; se gli acquisti sono inferiori alle vendite, il valore del titolo si abbassa, ma non come nelle aspettative degli speculatori) e quindi avrebbe perso la sua stessa ragion d'essere (un lauto guadagno).

Perché la BCE avrà fatto marcire la situazione fino a stasera? Eppure era in gioco proprio il famigerato spread (la differenza tra i tassi d'interesse dei titoli pubblici italiani e quelli tedeschi. Se cresce il tasso sui titoli italiani aumenta lo spread). Ma se era quello che si diceva di temere tanto, perché non si è intervenuti con due possibili misure: divieto di vendite allo scoperto e acquisto di titoli da parte della BCE? Tra l'altro la prima misura avrebbe, probabilmente, reso non necessaria la seconda). Come non pensare ad un'interazione BCE - “speculatori”? La BCE garantisce i guadagni della speculazione e la speculazione aiuta a demolire ciò che resta dello stato sociale?

Non a caso, l'unica ragione che mi viene in mente e che può spiegare il tardivo intervento della BCE è la volontà di ottenere un ulteriore peggioramento della manovra finanziaria italiana. E questo risultato è stato ottenuto proprio ieri... guarda caso!

Ma poi, avranno un progetto... sia pur criminale? Oppure si sono semplicemente prostituiti allo strapotere economico di fondi pensioni, ecc.? E qual'è il confine tra la prostituzione intellettuale per denaro ( quella nella quale si vende “solo” il cervello e la moralità e, quindi, viene chiamata corruzione. E poi, storicamente, è appannaggio dei maschi!) e quella per avere successo e fama, ottenere una cattedra universitaria, un posto nel TG, la pubblicazione dei propri libri presso case editrici prestigiose e dei propri articoli presso grandi giornali, ecc. ... e tutto ciò richiede, salvo eccezioni rarissime, di non essere fuori dal coro. ***

Perché i dubbi non possono non venire, quando si continua a parlare di privatizzazioni e liberalizzazioni, di falsi invalidi come causa del deficit, dell'inserimento nella Costituzione del pareggio di Bilancio (**), della libertà assoluta d'impresa, insomma di “proposte” fallite innumerevoli volte o basate su falsità... e le “controproposte” sono quantomai vaghe!

 

Sergio Casanova, 07/08/2011