Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Il ruggito di Bersani

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Il ruggito di Bersani

La terribile minaccia più volte fatta da Bersani è stata mantenuta: ha finalmente sfornato un programma “alternativo” a quello del governo. Peccato che sia praticamente uguale nella parte di chiacchiere. Ad esempio il punto 7 sui risparmi dell’apparato statale prevede riduzione dei parlamentari, accorpamenti piccoli comuni, “snellimento enti territoriali”, e una “razionalizzazione degli uffici periferici e consumi pubblici” che ovviamente non si sa cos’è, tanto è vero che la deve ridire in inglese (spending review).

Naturalmente non sospetta neppure che i gettoni di presenza per sindaci e assessori dei piccoli comuni sono di 17 euro e 5 centesimi, a cui spesso per lo stato delle finanze locali gli amministratori rinunciano. Bel risparmio!

 Ma anche i punti 4 o 5 sono semplici varianti di analoghe proposte di Tremonti-Berlusconi: sulle dismissioni di immobili pubblici la principale variante è che dovrebbe essere inserita in un piano quinquennale (in partenariato con gli Enti Locali, bontà sua); sulle liberalizzazioni c’è un lungo elenco che mette insieme ordini professionali e farmaci, filiera petrolifera e RC auto, ma anche i servizi pubblici locali. Liberalizzazioni per dire privatizzazioni, dunque. Anche il punto 6 mette insieme un imprecisato “pacchetto di stimoli per la crescita” con una concretissima “implementazione degli accordi tra le parti sociali”, oltre che naturalmente meno oneri sociali per gli imprenditori, un punto da sempre centrale nelle proposte del PD.

Le “misure antievasione non di facciata” fanno ridere, perché in pratica consistono nella tracciabilità dei pagamenti già dai 1000 euro invece che dai 2.500, ignorando come è diffuso il pagamento in nero (che consente per esempio ai dentisti di dichiarare in media 46.000 euro lorde) e come funziona concretamente, da Tremonti in giù. Se non fosse scoppiato il caso Milanese con la iniziale loquacità del consulente e subaffittante, chi avrebbe mai saputo delle mazzette di 4.000 euro versate ogni mese dal ministro brevi manu?

Ma il pezzo forte è il primo punto, che prevede di applicare l’una tantum sui capitali esportati illegalmente e poi fatti rientrare con lo scudo fiscale. Concreto? Macché. Il rientro avveniva in base a una legge che prevedeva un prelievo minimo del 5%, con effetto liberatorio. Poi gli ex evasori con le somme “scudate” potevano farci quello che volevano, giocarsele al casinò, o riportarle all’estero, come è avvenuto nei giorni in cui sembrava che la manovra colpisse davvero i grandi patrimoni. In ogni caso una legge che modificasse retroattivamente le clausole previste per il rientro (ingiuste ma sancite per legge) si troverebbe di fronte a obiezioni insidiose. Ai margini della discussione su questa possibile fonte di entrate, è venuto fuori che un cospicuo numero di beneficiari non hanno neppure pagato quel 5% (mancano ben 4 miliardi di euro).  

Nemmeno un accenno di Bersani alle spese militari o alle Grandi Opere, che sono la prima fonte del debito, ma era ovvio. In realtà è l’impostazione generale a rendere insignificante questa proposta, che non ha un solo obiettivo capace di suscitare mobilitazione, mentre una parte notevole della popolazione viene massacrata. L’assenza di una proposta mobilitante dell’opposizione, permette anche di continuare tranquillamente il cinico gioco tra Berlusconi, Tremonti e Bossi, che sembrano giocatori delle tre carte, e ogni giorno fanno balenare ai loro beoti sostenitori altre possibili soluzioni, tra cui quella pericolosissima dell’aumento dell’IVA del 3%...

Ma perché Bersani avrebbe dovuto elaborare un programma alternativo, se il progetto del PD annunciato ieri dal vicesegretario Enrico Letta è un quadrumvirato tra Bersani, Casini, Maroni e Alfano, per salvare l’Italia? Senza pudore: al di là dell’obbiettivo di escludere Di Pietro e Vendola, a cosa può servire un simile pateracchio, in cui per giunta c’è un’unica persona che sa quel che vuole (Maroni), ed è pericolosa. Lasciamo perdere Casini, sempre pronto a ricontrattare un ritorno all’ovile della destra (anche perché il famoso terzo polo, oltre a essere pessimo nelle intenzioni, e pieno di cialtroni come Rutelli e Fini, è ridotto ai minimi termini), ma come si fa a prendere sul serio il portaborse Angelino Alfano?

Come si capiva dai miei ultimi articoli, Manovra criminale e inefficace, Incredibile farsa e Decifrare la crisi, e da tutto il sito, il mio giudizio sull’inconsistenza del PD era evidente. Ma che potesse arrivare a questa follia, francamente era difficile da prevedere! (a.m. 15/8/11)

Postilla: la proposta più "originale" di Bersani, quella di tassare nuovamente chi aveva pagato per far rientrare legalmente i capitali in Italia, è stata accolta favorevolmente da Berlusconi. Sorpresa? Macché, il vecchio volpone ha scelto per dimostrarsi aperto al "dialogo con l'opposizione" di appoggiare a parole una misura impraticabile. Infatti mentre una serie di fessi abboccavano ed esaltavano questa "tassa sulle evasioni", Formigoni ha ricordato che quel 5% era legato all'impegno dello Stato di non prelevare più nulla: così si rischia che gli evasori non si fidino più dello Stato, e si rompa quell'intesa che ha garantito voti in cambio di impunità... Ma Stracquadanio ha ricordato un'altra clausola dello Scudo Fiscale che rende del tutto inverosimile la proposta di Bersani: l'anonimato era garantito a chi riportava i capitali in Italia. Ecco perché poi una parte dei beneficiati non ha pagato neppure quel misero 5% e mancano appunto 4 miliardi. E ora dove si dovrebbero trovare questi fantomatici contribuenti? 

Senza commento, non ci sono più parole per definire Bersani!

(a.m. 17/8/11)