Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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La CGIL è viva...

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La CGIL è viva, viva la CGIL

Ho salutato la svolta della segreteria CGIL con grande piacere, senza pentirmi però minimamente di criticato duramente la Camusso fino a due giorni fa.

Finalmente una decisione tempestiva: è stato proclamato lo sciopero a scadenza ravvicinatissima e non per la seconda metà di ottobre, quando tutto il dibattito sulla manovra sarà inevitabilmente chiuso, come si è fatto in tanti altri casi.

Capisco lo stupore e l’incertezza di John Philip Jacob Elkann, che è presidente della FIAT per ragioni dinastiche e non per meriti imprenditoriali o intellettuali, che ha dichiarato: “Non penso che ci dobbiamo unire a loro. Credo che questo sia un momento in cui dobbiamo essere tutti uniti per risolvere seriamente quello che c’è da risolvere”. Insomma, pare che non riesca neppure a capire perché non funziona più l’unanimità tra le parti sociali sancita dall’accordo del 28 giugno e su cui la FIAT, in difficoltà sui mercati, contava tanto…

Giustamente Giorgio Cremaschi ha definito lo sciopero “un fatto positivo e necessario, cui deve seguire una svolta in tutti i comportamenti dell’organizzazione”. In questo momento non è più il caso di polemizzare sulla forma scelta, che almeno per ora è abbastanza dispersiva, senza manifestazione nazionale a Roma davanti al parlamento che discute il massacro sociale; quindi Cremaschi sottolinea soltanto che ora “la Cgil dovrà essere conseguente e questo chiederemo subito dopo lo sciopero”.

Esser conseguente, vuol dire “metter fine alla stagione del degrado della contrattazione e disdettare l’accordo del 28 giugno, che peraltro il governo, con il consenso di Confindustria, Cisl e Uil ha trasformato in un decreto legge liberticida. Occorre prendere atto che Cisl e Uil, hanno scelto la complicità con il governo e con il mondo delle imprese. Occorre invece riferirsi all’indignazione civile e democratica, ai movimenti sociali, civili e ambientali che hanno percorso il paese. E’ chiaro che uno sciopero generale di questa portata e con questa carica politica è una svolta di fatto nelle scelte della Cgil, che deve portare ai necessari cambiamenti di strategia. Non dovrà essere più possibile, in nessun momento, che la signora Emma Marcegaglia sia portavoce degli interessi comuni del lavoro e dell’impresa. E’ finita la stagione della concertazione e del patto sociale, distrutta dalla stessa ferocia della manovra. Ora tocca alla Cgil essere parte fondamentale e costitutiva di un’opposizione sociale che cambi radicalmente le cose”

Condivido totalmente questa dichiarazione di Cremaschi e la sua logica profonda,  soprattutto perché la forma in cui è stata presa la decisione rivela che c’è stata una pressione fortissima dalle categorie, che ha imposto di non aspettare neppure il Direttivo nazionale del 30 e 31 agosto. Una pressione che veniva da tutte le categorie, ma con un ruolo speciale della FIOM che non si era limitata al dialogo interno, ma aveva indetto intelligentemente per il 5 e 6 settembre una mobilitazione nazionale con presenza a Roma di fronte al parlamento, e non uno sciopero. Così, se si riuscirà a non far saltare lo sciopero (ci provano in tanti, praticamente tutto il PD vuole che ogni iniziativa sia subordinata all’unità con CISL e UIL, quindi con la Confindustria e le banche…), lo sciopero generale intercategoriale e la mobilitazione di piazza della FIOM anziché contrapporsi si potenzieranno a vicenda.

P.S. Non rinnego una riga delle critiche aspre alla “contromanovra” del PD: ora da 7 i punti sono diventati 10, ma sono tutti aria fritta, tranne il ripristino del falso in bilancio. E basta leggere “l’Unità”, per vedere che il tono generale dei commenti allo sciopero è logicamente del tutto negativo. Per ora non hanno parlato i big, ma vari “esperti”, da Gero Grassi a Cesare Damiano, da Stefano Fassina a Pier Paolo Baretta (ex dirigente CISL). Bersani sguscia evitando di pronunciarsi: “Ognuno fa il suo mestiere. Il sindacato ha le sue strategie, il PD è un partito politico”. Quindi tace sullo sciopero… È interessante che fino a pochi giorni fa le “strategie” di CGIL e PD erano indistinguibili (anche per legami profondi, storici e materiali). Perché si sono allontanate? Semplicemente perché la CGIL ha un radicamento sociale che non ha più il PD, che quindi si limita a grufolare alla ricerca di consensi in qualche frangia di un terzo polo (che vota con la maggioranza a favore dei licenziamenti facili…), o a tifare per i cosiddetti dissidenti del PDL…

(a.m. 24/8/11. La nota è breve, perché stavo e sto lavorando a un testo sulla Libia, ma era necessaria per evitare equivoci.)

 





Tags: FIOM  CGIL  Giorgio Cremaschi  PD  FIAT