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Unasur: accordo economico difensivo?

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Unasur: accordo economico difensivo?
 

Juan Luis Berterretche

 

Su richiesta del presidente della Colombia, il conservatore Juan Manuel Santos, i suoi omologhi del continente (la maggior parte dei quali di diversi orientamenti populisti), hanno mobilitato l’ Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur) - un’organizzazione finora di carattere solo politico, che riunisce 12 stati del continente - al fine di  coordinare politiche di difesa nei confronti di un’altra recessione mondiale. Questa iniziativa della Colombia non è estranea al fatto che l’ attuale segretaria generale dell’ Unasur sia la colombiana María Emma Mejía.

Lo scorso venerdì 12  agosto a Buenos Aires, si è costituito il Consiglio Sudamericano dell’ Economia e Finanze, il team che definirà nelle prossime settimane azioni per incentivare il commercio nella regione, coordinare l’ uso delle riserve monetarie e rafforzare le istituzioni finanziarie regionali. "L’economia era una delle aree più difficili al momento di ottenere consensi nell’ Unasur a causa della diversità ideologica. Oggi realizziamo un passo storico", ha sottolineato M.E. Mejía. 

Dalla debacle capitalista esplosa nel 2008, il Sudamerica è riuscito a fronteggiare la crisi economica che colpisce gli stati "avanzati", principalmente perché la sua crescita dipende maggiormente dalla domanda delle sue materie prime (agricole, minerarie ed energetiche), da parte della Cina e di altri Stati "emergenti", che si è mantenuta alta. Nonostante le perturbazioni finanziarie nell’ eurozona, nel 2010 la crescita economica della regione ha raggiunto il 6%. Però si cominciano ad avere sintomi di crescita dell’ inflazione (Argentina, Venezuela, Uruguay) e l’apprezzamento delle monete sudamericane di fronte a un dollaro in caduta per le enormi immissione di banconote della Riserva Federale degli USA, ha deteriorato la competitività delle industrie e del terziario del Sudamerica.


Il Brasile ha già preso alcune misure contro la libera circolazione di capitali, che entrano ed escono cercando vantaggi speculativi a breve scadenza, senza riuscire ad arrestare l’apprezzamento del real. Inoltre, esiste il rischio che la crisi negli USA e nella zona euro finisca per ripercuotersi sulla Cina e, pertanto, sulla richiesta di materie prime del gigante asiatico.
 
Tutte queste minacce hanno fatto sì che nell’ultimo vertice dell’ Unasur, tenutosi a fine luglio a Lima, Santos avvertisse che: "Stanno distruggendo la nostra capacità di generare più impiego e, allo stesso tempo, l’economia dell’ America latina si basa su delle riserve di 700.000 milioni di dollari [491.000 milioni di euro] che stanno perdendo valore con la crisi".


L’ Accordo del Pacifico
 
Nel maggio del 2011 è stato firmato l’ Accordo del Pacifico a Lima che prevede una zona di libero commercio e protezione dagli investimenti sotto l’influenza statunitense. I sottoscrittori dell’ Accordo del Pacifico (Cile, Colombia, Messico e Perù) ai quali presumibilmente si sommerebbero 7 Stati centroamericani/1 attuavano, su istanza di Alan García, sotto dettatura di Washington, in contrapposizione all’Unasur.

Il contrattacco degli USA era cominciato nel marzo di quest’anno diretto contro i piccoli stati del Suriname e della Guyana, considerati come i più deboli. In quel momento la presidenza pro tempore dell’Unasur, era nelle mani del leader della Guyana, Bharrat Jagdeo, che promuoveva molteplici progetti di intercomunicazione stradale, informatica, economica, giudiziaria e poliziesca con Brasile e Venezuela, esprimendo la volontà degli stati coinvolti di costruire un’infrastruttura d’ integrazione nel quadro dell’ Unasur. Un dossier del Dipartimento di  Stato, attraverso il suo International Narcotics Control Strategy Report (INCSR) attaccava il Suriname come paese di narcotraffico e la Guyana perché non farebbe sforzi sufficienti contro il traffico di droghe /2.

Ormai sappiamo qual è il contenuto della "guerra contra le droghe" statunitensi. In realtà gli Stati Uniti sono la principale “narcopotenza” del pianeta. I principali stati produttori di droghe del mondo sono sotto il suo dominio (Colombia, Perù, Marocco, Afganistan, etc.) mentre gli  USA sono il principale consumatore mondiale di droghe. Più di 7 milioni di dipendenti dalla cocaina la consumano sul territorio, costituendo il maggior mercato del globo. Le loro Forze Armate sono il maggior consumatore militare di droghe del pianeta. Le mafie che operano sul suo territorio dominano il 90% degli affari. E il 70% del denaro viene lavato nelle sue banche multinazionali.


La criminalizzazione mondiale del consumo favorisce e promuove gli affari della produzione e del traffico di droghe. Il Messico è  la prova più emblematica. Il nostro continente dovrebbe legalizzare e depenalizzare il consumo di droghe ed impostare la relazione dello Stato con i tossicodipendenti come un problema sociale e di salute per porre fine a questa variante criminale estrema del capitalismo e al fine di abbandonare la menzogna statunitense della guerra contro le droghe, che d’altra parte comincia ad esser messa in discussione ogni volta più apertamente /3.
 
L’Accordo del Pacifico voleva essere la risposta di Washington all’ iniziativa brasiliana - appoggiata da  Argentina e Venezuela - di limitare l’ influenza degli Stati Uniti in Sudamerica attraverso l’ Unasur. Però da maggio a ora la situazione è cambiata sfavorevolmente per i piani statunitensi. Da un lato in Perù l’elezione di Ollanta Humala come minimo disturba i progetti promossi sotto Alan García. Dall’altro, la Colombia sotto Santos ha cercato una maggiore integrazione nell’ Unasur, un organismo che esclude la potenza egemonica. Questo non vuol dire che entrambi gli Stati si siano orientati verso una politica più sovrana rispetto all’ impero. Però le evidenti difficoltà economiche degli USA e la sensazione di decadenza lasciata dalle lotte istituzionali interne sull’ autorizzazione del Congresso ad ampliare un debito che in "cifre ufficiali" è più del 100% del PIL, indicano un grande rischio d’ incertezza per le alleanze guidate da essi.
 
Il fine settimana passato la presidente dell'Argentina  Cristina Fernández ha trionfato nelle elezioni primarie del Paese, cosa che rafforza la sua posizione di appoggio all’ Unasur. Quelli che credevano che con gli Stati Uniti e l’Accordo del Pacifico sarebbero saliti sul  “treno dell’allegria”, possono cominciare a sospettare di esser saliti su un carro funebre. E chi considerava Obama come il gran maestro di cerimonie dell’ economia mondiale, oggi può avere qualche dubbio verso la nazione epicentro della crisi capitalista mondiale.
 
Fondo Latinoamericano di Riserve
 
Nella riunione dell’Unasur sono state formate commissioni di lavoro per analizzare l’ ampliamento del Fondo Latinoamericano di Riserve (FLAR) composto oggi da  Bolivia, Colombia; Costarica, Ecuador, Perù, Uruguay e Venezuela e che Brasile e Argentina sostenevano dall’esterno. Un Fondo che riscatta le nazioni in difficoltà, come possono essere Perù ed Ecuador.
 
Inoltre viene posto come obiettivo l’ eliminazione del dollaro dal commercio regionale promuovendo  meccanismi di compensazione di scambi con monete locali ed estendendo le pratiche del Sistema Unico di Compensazione Regionale (SUCRE) sviluppato tra gli stati facenti parte dell’ ALBA e il Sistema di Pagamenti in Monete Locali (SML) tra Brasile e Argentina. Qualcosa che, fino ad oggi, hanno applicato con poco successo tanto l’Argentina e il Brasile come i membri dell’ Alba.

 
In questa direzione il Brasile ha proposto di usare "swaps" cambiari come fanno i Paesi asiatici dall’anno scorso. Si tratta di meccanismi che permettono di cambiare un importo in una moneta con uno simile in un’altra pagando un tasso d’ interesse per le possibili differenze di quotazione esistenti all’inizio e alla fine di ogni operazione. "E’ un potente strumento per proteggersi dalle turbolenze", ha dichiarato Mantega.
 
Si ritiene di favorire allo stesso tempo la promozione degli scambi tra gli stati membri e l’appoggio alle istituzioni di credito sudamericane, come la Corporación Andina de Fomento e il mai concretizzato Banco del Sur, a scapito del criticato Banco Interamericano de Desarrollo (BID) (Banca Interamericana di Sviluppo), dominato di fatto dagli Stati Uniti.

 
E’ stato anche affrontato il dibattito sulle misure che limitano l’entrata di capitali speculativi o "golondrinas" [letteralmente "rondini"], che provocano l’apprezzamento delle monete sudamericane e sottraggono quindi competitività alle esportazioni.
 
Il Brasile che sta "giocando la partita su due campi” ha difficoltà ad armonizzare il suo gioco. Nel G20 ha dato un entusiastico sostegno al rilancio della deplorevole coppietta Fondo Monetario Internazionale - Banca Mondiale, che come evidenti strumenti della gran debacle iniziata nel 2007-2008 si sono scontrati con un gran rifiuto da parte degli Stati dipendenti. Nell’ attualità solo l’ Europa di seconda categoria/4 ingoia la purga dei Planes de Ajuste Estructural (Piani di aggiustamento strutturale, PAEs) come contropartita dell’ "aiuto" finanziario della Banca Centrale Europea e del FMI per pagare i loro "debiti" con la banca degli Stati europei con tripla A.
 
In Sudamerica nessuno vuole i crediti condizionati del FMI. E’ un veleno che ormai tutti conoscono. Per questo l’ approvazione dell’ampliamento del FLAR non ha incontrato grandi resistenze. L’ iniziativa porrebbe in gioco l’ utilizzazione di parte delle riserve che le banche centrali di ogni stato hanno, e politicamente  mirerebbe a che, di fronte ad una eventuale necessità di un salvataggio, per esempio di qualcuno degli stati membri, le risorse provengano da questo fondo regionale invece che dalle casse degli organismi imperiali. E qui, l’ ingresso di Brasile e Argentina e il contributo che apporterebbe ciascuno Stato, diventa il dibattito principale. Il problema è che le riserve del Brasile hanno raggiunto i 350.000 milioni di dollari, pari al 50% del totale delle riserve dell’America Latina e a più del 60% di quelle del blocco sudamericano (che ammontano a  574.000 milioni di dollari). Sono 7 volte le riserve dell’ Argentina (poco più di 50.000 milioni di dollari) che è lo Stato che lo segue. Ciò indica il Brasile come l’indiscutibile maggior contribuente. Però il ministro delle Finanze del Brasile, Guido Mantega, prevede che nel caso di una nuova debacle dell’ economia mondiale, il maggior Stato dell’ America del Sud avrà bisogno della totalità delle sue riserve.

 

 
Banco del Sur
 
D’altra parte i ministri dell’ Economia e titolari delle Banche Centrali dell’ Unasur, non sono ancora riusciti a convincere il Brasile ad andare in modo deciso verso la formazione del Banco del Sur (Banca del Sud). Mantega, lo ha ben chiarito quando ha detto a Buenos Aires che "era meglio cominciare dal perfezionare istituzioni già esistenti  come il FLAR, prima di imbarcarsi nella creazione di nuove".
 
Non dimentichiamo che il Brasile non dipende da istituzioni imperialiste (come il BID) per finanziare il suo commercio estero né i suoi progetti di crescita economica transnazionale. La sua Banca Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale (BNDES) è statale , ed è la maggior banca di sviluppo del mondo e la maggiore fornitrice di prestiti in Brasile. La sua dimensione è due volte quella del Banco Interamericano de Desarrollo (BID). Riceve importanti apporti di capitale dai fondi pensione amministrati dai sindacalisti del PT. I fondi pensione pubblici  posseggono  306.000 milioni di dollari in attivi e rappresentano il 18% del PIL, il maggior valore in una nazione "emergente". Con questi e gli apporti delle banche statali e private ha finanziato le principali fusioni di imprese promosse dal governo per “mondializzare” le imprese brasiliane e i loro investimenti in Stati del centro, nord (Messico) e Sudamerica, così come in vari stati dell’ Africa./5.
 
Senza i risultati elettorali delle primarie del fine settimana passato - un trionfo netto dell’ attuale governo - il ministro dell’ Economia argentino,- e candidato a vicepresidente a fianco di Cristina Fernández - Amado Boudou, è stato una figura di spicco nella riunione dell’ Unasur. Ha affermato che "gli Stati della regione si trovano molto ben preparati per affrontare la crisi  “e possono convertirsi in uno dei motori di crescita dell’ economia mondiale”.

 

Il suo omologo brasiliano, Guido Mantega, è meno ottimista: "Dobbiamo prepararci anche per una crisi più lunga dei Paesi avanzati". Di fronte a  questa prospettiva la presidente Dilma Rousseff scommette su un nuovo impulso all’ enorme mercato interno - che già li ha salvati, insieme all’ esportazione delle commodities, dalle crisi nel 2008- /6. Ma questa non è la situazione degli altri Stati del Sudamerica. Per Mantega: "Una delle cose importanti è lavorare insieme nella regione per poter aver sinergia tra noi".Ciò può essere letto come una "promessa" di un maggior inserimento degli investimenti brasiliani nella zona e un maggior impulso alle relazioni commerciali all’interno del Sudamerica. Entrambi  aspetti benefici per il Brasile,leader  dell’ economia della regione.
 
Il mercato finanziario internazionale bombarda Bovespa (indice della Borsa di Sað Paulo)

Il quotidiano locale “Valor Económico” (appartenente alla catena “Globo” e Folha de S. Paulo)  ha pubblicato una nota "confidenziale" dell’ Istituto di Finanze Internazionali (IIF)/7 ai suoi membri, in cui critica la politica economica del Brasile. In questo testo la caduta della borsa di San Paolo (di quasi un 30% in questa parte dell’anno) viene attribuita alla preoccupazione degli investitori per l’attuale politica economica del governo. Secondo l’IIF, gli "investitori" hanno affermato che le "pressioni politiche" stanno impedendo alla Banca Centrale di alzare il tasso di interesse per combattere l’ inflazione. E si sono definiti contrari agli strumenti economici "non ortodossi" applicati dal Brasile per combattere l’ inflazione.
 
L’ attacco a Bovespa di lunedì 8 agosto può esser stato orchestrato direttamente dall’ IIF. Gli speculatori  finanziari che in USA pagano tassi prossimi allo zero, richiedono mercati che  garantiscano alti tassi per concretizzare rapidi guadagni. Allo stesso tempo il documento dell’ IIF critica anche le misure adottate dalle  autorità economiche per impedire l’apprezzamento del real. Vale a dire le imposte applicate ai capitali speculativi o "rondini" che fanno pressione sulla moneta spingendola al rialzo e pregiudicano il commercio estero del paese. IIF considera la misura un attacco alla libera circolazione dei capitali. Un principio inviolabile della speculazione finanziaria.
 
Più del 95% delle transazioni finanziarie internazionali sono strettamente speculative e con una scadenza media di 48 ore. L’ammontare di queste operazioni raggiunge 20 volte il PIL mondiale. La sua dimensione è di 1.200 bilioni di dollari (milioni di milioni o trilioni in inglese e portoghese). Questa monumentale bolla di capitale fittizio è la causa del collasso finanziario iniziato nel 2007-2008 che ancora scuote l’economia mondiale. E’ una forma di saccheggio da parte degli stati egemonici sulla ricchezza degli altri stati del pianeta. L’ IIF è il maggior rappresentante degli speculatori finanziari su scala internazionale.
 
E’ difficile armonizzare il gioco in due stadi contemporaneamente. Il Brasile ha bisogno di Unasur per sviluppare la sua"vocazione" di Cina latinoamericana, però deve anche mostrare buon viso nel G-20 per evitare un ultimatum del capitale finanziario speculativo.

La segretezza degli economisti


Un centinaio di organizzazioni sociali rappresentative e di personalità dell’America del Sud, hanno discusso del carattere di "riunione a porte chiuse" del conclave economico dell’Unasur. Le loro riflessioni e domande sono state messe per iscritto, però non è stato possibile discuterle con il Consiglio Economico dell’ Unione delle Nazioni Sudamericane, perché i  ministri e gestori delle banche centrali dei diversi Paesi si sono rifiutati di riceverli.
 
Nel nostro continente prevale ancora la segretezza nelle conduzioni economiche, che pretende che l’ economia sia ambito riservato di "specialisti". E questo, nonostante le ripetute cantonate prese dagli economisti internazionali e i clamorosi fallimenti delle “Scuole di Affari” delle principali università del "primo mondo". Nessuna di esse ha dato l’allarme o previsto la catastrofe capitalista del 2008.
 
Come fa notare un osservatore/7, nella riunione è stata evidenziata l’assenza di una discussione sulle articolazioni produttive che equilibrino gli sviluppi disuguali tra  gli Stati sudamericani, che garantiscano le sovranità alimentari ed energetiche della regione, il rispetto della natura e promuovano misure contro la disuguaglianza sociale. Questo tipo di iniziative sono quelle che puntano all’ integrazione del continente e all’effettivo benessere della sua popolazione.
 
Isla de Santa Catarina, Brasil, 17 agosto  2011
 

 

Note
 
1/ I sei Paesi che hanno firmato il Trattato di Libero Commercio tra Centro America e Stati Uniti (CAFTA): Honduras, Nicaragua, El Salvador, Costarica, Panamá e Guatemala, più, probabilmente, la Repubblica Dominicana.
2/ Norberto Emmerich El imperio contraataca (L’impero contrattacca) Centro Argentino de Estudios Internacionales (CAEI) Maggio 2011.
3/ La Commissione Globale delle Politiche sulle Droghe, composta dagli ex presidenti del Messico, Ernesto Zedillo; Brasile, Fernando Henrique Cardoso; Colombia, César Gaviria, e Svizzera, Ruth Dreifuss, così come  da personalità come l’ ex segretario di Stato George Shultz, l’ ex capo della Riserva Federale Paul Volcker e l’ ex segretario generale della Organizzazione delle Nazioni Unite Kofi Annan, oltre che da imprenditori, scrittori, artisti e altre personalità internazionali hanno dichiarato giovedì  2 giugno 2011 a New York che "la guerra contro le droghe è un fallimento" e hanno fatto un appello a una svolta nei criteri per affrontare il problema delle sostanze illecite, che include la depenalizzazione e persino la loro regolamentazione legale.
4/ Dei 16 membri dell’ Eurozona solo sei possiedono  la categoria AAA attribuita dalle agenzie di valutazione. Si tratta di Germania, Austria, Finlandia, Francia, Olanda e Lussemburgo. Una specie di aristocrazia  finanziaria -il Club della tripla A- dell’ eurozona, anche se la Francia è stata inclusa con certe  riserve e le stime di dette agenzie sono di dubbio valore. Gli altri dieci Paesi dell’ Eurozona, sono considerati Paesi "subordinati". In questo gruppo sono Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo, Italia, Belgio, Cipro, Slovacchia, Slovenia e Malta. Tutti o sono già stati forzati a sottomettersi ai piani di aggiustamento o sono sotto minaccia. Sottomessi alla stessa coazione si trovano gli 8 Stati che provengono dall’ ambito dell’ ex URSS e che aspettano acquisendo meriti per entrare nella Eurozona. Tutti i loro governi collaborano con questo “aggiustamento” contro la propria popolazione e a beneficio dei banchieri. Charles-Andrè Udry “È cominciata una nuova guerra sociale in Europa”, VIENTO SUR Nº111 /Luglio 2010.  
5/ Si veda il mio articolo “Brasil: Un emergente con vocación de China Latinoamericana”, in Desacato.info, Correspondencia de Prensa 16 agosto 2010, pubblicata sul sito come
Brasil China latinoamericana.
6/ Da parte sua Lula, parlando di fronte a un auditorio di imprenditori riuniti a Pernambuco, regione del nordest, lunedì 8 agosto ha sostenuto che il Brasile è uno dei Paesi meno colpiti  dalla crisi del 2008 grazie  alla domanda dei " 39 milioni di persone che hanno raggiunto la classe media " .E ha affermato che "La crisi è ancora molto forte nei Paesi  ricchi ed è importante che il consumo venga riattivato in questi stati, ma finora, per quel che ho visto, essi discutono di come salvare le banche e parlano molto poco del consumo "
7/ L’ Istituto di Finanze Internazionali (The Institute of International Finance, INC.-IIF) riunisce come membri  la maggior parte delle banche commerciali e di investimento del mondo, così come un numero crescente di assicuratrici e imprese di gestione degli investimenti. I membri associati sono imprese multinazionali, imprese commerciali, agenzie di credito all’ esportazione e organismi multilaterali. Approssimativamente la metà dei membri dell’Istituto è costituita dalle istituzioni finanziarie con sede in Europa, e la rappresentazione delle istituzioni finanziarie leader nei Paesi dei mercati "emergenti" aumenta costantemente. Per l’anno 2010, secondo il Financial Times, l’ Istituto ha incluso tra i suoi membri più di 420 delle principali banche del mondo ed istituzioni finanziarie, con sede in più di 70 stati. E’ il massimo organismo privato del capitale finanziario internazionale.
8/ Julio C. Gambina Consejo Suramericano de Economía y Finanzas Fundación de Investigaciones Sociales y Políticas. (FISYP) Argenpress.info 16 agosto 2011.


[Juan Luis Berterretche, da: boletín solidario de información, Correspondencia de prensa,
18 de agosto 2011, Colectivo Militante, Montevideo. Traduzione di Tiziana Fusillo]



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