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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Panoramica latinoamericana

Panoramica latinoamericana

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Panoramica latinoamericana

 

Un efficace sintesi di quel che si muove in America Latina nel “mininotiziario” curato da Aldo Zanchetta, che come al solito condivido almeno al 90% (che non è poco), e che quindi segnalo ai nuovi visitatori del sito: per riceverlo basta scrivere a Aldo Zanchetta Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . (a.m. 2/9/11)

 

 

MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO 

n.32 / 2011 dell’ 1-09-2011

____________________________________________________________________________

 

AMERICA LATINA – UN AGOSTO DENSO DI EVENTI

 

Agosto in America Latina è stato un mese denso di eventi sia a livello interstatale che all’interno di molti singoli stati. Cercherò di darne un resoconto conciso indicando riferimenti per approfondimenti su specifici aspetti. Tenterò una classificazione in ordine di importanza. I quattro paesi che forse stanno vivendo gli avvenimenti più significativi sono:

 

-       il Cile dove una inaspettata ondata di manifestazioni popolari di diversa natura –fino a ieri fra loro scollegati- sta mostrando un forte momento unitario fra studenti in rivolta, indigeni mapuche in difesa dei propri territori, sindacati con forte appoggio della popolazione[1]

-       il Perù dove la vittoria elettorale di Ollanta Humala sta avendo forti ripercussioni geopolitiche e interne[2] mentre il nuovo parlamento approva la sospirata ley de consulta[3] che dovrebbe assicurare la consultazione dei popoli indigeni prima di grandi opere nei loro territori

-       il Messico dove una ondata di ribellioni sta scuotendo il paese con un panorama variegato di iniziative mal sintetizzabili in poche righe per cui dedicheremo a questo paese un documento a parte

-       la Bolivia dove la marcia in difesa del TIPNIS sta ponendo seri problemi al governo Morales confermando le fratture fra il governo “indigeno” e una parte almeno del mondo indigeno e campesino[4]

 

Alla ribalta, ormai continua, l’Honduras, questa volta per una forte protesta studentesca contro la privatizzazione dell’insegnamento ma anche per la rinnovata feroce repressione governativa nel Basso Aguan dove l’uccisione di leaders campesinos è ormai giornaliera.

In Argentina una serie di avvenimenti contraddittori sono sovrastati in questo momento dalla netta vittoria di Cristina Fernandez Kirchner nelle elezioni primarie per le candidature dei vari schieramenti per le elezioni politiche del 2012.[5] In Brasile, dove il governo di Dilma Roussef è alle prese coi timori del ritorno dell’inflazione[6] e con le estese corruzioni emerse nella compagine governativa, riappaiono consistenti proteste sociali[7] mentre la nuova legge forestale fa discutere mentre continuano gli assassini di ambientalisti.[8] In Ecuador continua lo scontro fra opposizione, che sembra finalmente aver affrontato il problema di ricostituire un programma unitario di lotte[9], e governo Correa in netta involuzione.[10] In Colombia il governo Santos, al traguardo di un anno di vita,[11] manifesta la sua presa di distanza dalle forme ma non dagli obbiettivi del governo Uribe. Anche qui continuano i massacri come pure l’impunità. In Venezuela pure appaiono contraddizioni stridenti, legate proprio al rapporto con il governo colombiano.[12] Qui il fatto politico nuovo, imprevisto e preoccupante, è il tumore che ha colpito il presidente Chavez che cerca di reagire il più energicamente possibile ma che crea serie preoccupazioni per le elezioni dell’anno prossimo.[13] E che intanto, ammaestrato dall’esperienza libica, richiama in patria l’oro depositato in banche occidentali per dislocarlo nei paesi del Bric.[14]

 

In Centro America il paese in evidenza è sicuramente il Guatemala[15] dove la situazione diventa più tesa all’approssimarsi delle elezioni del prossimo 11 settembre. Ma la situazione è pure molto critica nel sopra ricordato Honduras, mentre si moltiplicano le caotiche proteste di base a Panama contro il governo del mio conterraneo (sigh!) presidente Martinelli,[16] mentre si deteriora il quadro sociale in Costarica e il presunto governo di centro-sinistra di El Salvador appare sempre più chiaramente di centro-destra. Dal canto suo il Nicaragua si prepara alle elezioni presidenziali del 2012. In questo paese si è svolto un importante incontro continentali dei popoli afrodiscendenti, al quale la rivista America latina en movimento ha dedicato l’intero numero di luglio (467).[17]

 

Passando ai Caraibi due sono i paesi sui quali punteremo i riflettori: Cuba, colpita da un nuovo anatema del “pacifico” Obama e dove fatica a prendere piede il nuovo corso, e Portorico, sempre più insofferente del dominio statunitense.[18]

 

Del Messico, mentre il paese sprofonda sempre più in una sanguinosa guerra del narcotraffico,[19]una nuova ondata di proteste sociali che va dagli operai della SME alla Marcia per la Pace con Giustizia e Libertà, come detto parleremo successivamente, come pure successivamente parleremo delle situazioni interne dei singoli paesi. Ci soffermeremo invece qui sulle iniziative in corso a livello interstatale sotto la spinta dello spettro del ritorno della crisi.

 

I principali problemi emergenti a livello intergovernativo, o comunque comuni ai vari paesi, in particolare in America del sud

 

Due sembrano essere i problemi principali, il primo nell’emisfero sud, il secondo a livello più globale:

 

-       il progredire nell’unità politica, militare, economica e sociale a livello subcontinentale, condizione per resistere a persistenti tentazioni statunitensi nonché per resistere alla crisi economica (e non solo) globale[20]

-       fermare in qualche modo la distruzione ambientale[21] che procede a ritmi inimmaginabili e contro la quale adesso stanno insorgendo unitariamente i popoli amazzonici riuniti nei giorni scorsi a Manaus sotto l’egida della COICA[22] (Coordinadora de las Organizaciones Indìgenas de la Cuenca Amazònica), incontro terminato con il documento “Mandato di Manaus”[23]

 

Come scrive Ángel Guerra Cabrera[24] nel presente quadro mondiale di pericoloso risveglio della crisi economica

 

<Unión de Naciones de América del Sur (Unasur), la Alternativa Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (Alba), Petrocaribe e Comunidad de Estados de América Latina y el Caribe (Celac), che sta per nascere a Caracas nel prossimo semestre. I governi sudamericani ad esempio, al di là delle loro differenze ideologiche concordano sulla importanza della minaccia gravissima che per le loro storiche riserve di valute –circa 700 miliardi di dollari- e la salute delle loro economie sarebbe rappresentata da una forte svalutazione del dollaro, dell’euro (…)>>

 

La parola d’ordine che ha caratterizzato il vertice straordinario dell’Unasur del 28 luglio a Lima, in Perù, in coincidenza con l’insediamento di Ollanta Humala, è stata

 

<>. A questo fine a Lima <<è stata stilata una agenda per analizzare la crisi finanziaria internazionale, l’eventualità di un default degli Stati Uniti e per prendere misure straordinarie.>>

 

Da qui la decisione di una cadenza serrata di riunioni ad alto livello: dei ministri dell’economia dell’Unasur sempre a Lima il 5 agosto e quella della settimana successiva a Buenos Aires degli stessi ministri dell’economia, accompagnati dai direttori delle banche centrali onde definire una serie di misure da presentare ai rispettivi capi di Stato.

 

Nella riunione del 12 di agosto è nato il Consejo Suramericano de Economía y Finanzas [25] e si è discusso sulla realizzazione della blindatura -da presentare per l’esecutività al prossimo vertice dei presidenti-mediante:

 

      -  aumento e ampliamento geografico del Fondo latinoamericano di riserve valutarie per aiutare paesi in temporanea difficoltà[26]

-       uso di monete locali nello scambio regionale al fine di de-dollarizzare i pagamenti

-       accelerazione e ampliamento del Banco del Sur

-       sostegno alle banche di sviluppo esistenti (Corporación Andina de Fomento, CAF; Banco Interamericano de Desarrollo, BID).

 

Come è noto i paesi latinoamericani, soprattutto quelli dell’emisfero sud, hanno retto meglio alla crisi economica rispetto ai paesi occidentali ma questo è dovuto principalmente a un elemento che potrebbero venire a mancare con la temuta ricaduta dell’economia: la crescita del prezzo delle materie prime di cui il subcontinente è ricco, crescita dovuta al mantenersi di un trend positivo dell’economia cinese e a un investimento finanziario sulle materie prime con un forte afflusso di capitali esteri, in misura diversa, nei vari paesi latinoamericani. Ora né l’una cosa né l’altra hanno garanzia di continuità e ciò, unitamente ad una possibile forte svalutazione del dollaro, crea forte preoccupazione, tanto che vi è chi parla, non senza validi argomenti, di illusorietà della blindatura e dello sganciamento (desacople) dall’economia occidentale.[27] Così Mercatante:

 

<desacople”.

 

Infine non si può concludere questa panoramica senza segnalare come nei giorni scorsi il governo statunitense abbia rinnovato i suoi attacchi a Cuba e Venezuela indicandoli come i paesi capofila del terrorismo internazionale! Nuove tensioni e nuovi pericoli quindi per questi due paesi. Tanto che qualcuno comincia a parlare per essi di “teorema Libia”.[28] Può sembrare esagerato ma alcuni segnali non possono essere sottovalutati. Ad es la falsa notizia sparsa ieri, e subito ripresa da molte agenzie di stampa, della morte di Fidel Castro o l’aumento di articoli, nella stampa “benpensante” anche nostrana, delle notizie sul precario stato di salute di Chavez accompagnate da reiterati attacchi alle sue politiche. Questo mentre invece a livello di sondaggi sembra che nel novero dei non schierati cresca il numero di quelli che si starebbero avvicinando al presidente. Speriamo bene!

 

 

 



 

 

 



[1] www.informazione.it/a/.../Cile-primavera-studentesca

[3] servindi.org/actualidad/50161

[5] http://rebelion.org/www.atilioboron.com; www.jornada.unam.mx/2011/08/21/opinion/018a1pol

[6] https://twitter.com/cartamaior/status/63048206463926272

[7] www.revistapueblos.org/spip.php?article2233

[10] lalineadefuego.info/category/democracia/

[11] www.rebelion.org/seccion.php?id=13; anncol.eu/.../tres-décadas-de-transformaciones-neoliberales-en-colombia1284

[12] www.kaosenlared.net/.../julian-conrado-necesidad-coherencia-revolucionaria-bolivariana

[13] www.rebelion.org/noticia.php?id=131260

[14] economianova.blogspot.com/.../venezuela-repatria-o-seu-ouro.html

[16] panamaprofundo.wordpress.com/.../a-dos-anos-del-gobierno-de-ricardo-martinelli/

[18] yasta.pr/puerto-rico-vive-profunda-crisis-a-113-anos-de-invasion-de-eeuu

[19] www.jornada.unam.mx/2011/07/25/opinion/019a2pol; www.jornada.unam.mx/2011/08/17/opinion/015a1pol

[20] alainet.org/active/48872

[22]   servindi.org/seccion/actualidad/opinion

[24] Unasur frente a la crisis capitalista. Ángel Guerra Cabrera - www.jornada.unam.mx/2011/08/04/mundo/ 028a1mun

[25]  J. Gambina, Consejo Suramericano de Economía y Finanzas, www.notibol.com/n.php?id=72403

[26]  Il Fondo già esiste ma include solo alcuni paesi: Bolivia, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Perú, Uruguay e Venezuela

[27] Esteban Mercatante, América Latina, de las fantasías del desacople a la ilusión de blindarse con la UNASUR, impresionesmias.com/2011/08/23/

[28] A. Cabrera, El método “libio”, grave amenaza para América Latina, www.argenpress.info/2011/09/el-metodo-libio-grave-amenaza-para.html

 



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