Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Gramsci “partigiano”

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Una preziosa antologia di Gramsci

Gramsci “partigiano”

In tempi di barbarie e ignoranza provocata ad arte con la quasi distruzione della scuola e dell’università, con un processo iniziato ben prima della Gelmini, sorprende e rassicura vedere una intensa attività di piccole case editrici di sinistra, che propongono a prezzi accessibili ai più probabili fruitori, i giovani e giovanissimi, libri recenti o riproposizioni di testi introvabili da decenni. Vuol dire che, oltre al coraggio degli editori, c’è un mercato…

Tra i tanti vale la pena di segnalare la versione a fumetti della pregevolissima Storia popolare dell’impero americano di Howard Zinn, lanciata dalla manifestolibri; l’antologia di testi e corrispondenze di Marx ed Engels sulla Comune di Parigi (Inventare l’ignoto, Alegre 2011) curata da Daniel Bensaid; quella di scritti dei due “classici del marxismo” Sul Risorgimento italiano, curata da Agostino Bistarelli per manifestolibri, in occasione dei 150 anni, utile per colmare il vuoto lasciato dall’edizione degli Editori Riuniti, esaurita da tempo. Meno recente, ma straordinariamente attuale, l’antologia di scritti scelti di Marx su Il capitalismo e la crisi, curata da Vladimiro Giacché per DeriveApprodi nel 2009: oggi ha avuto per ovvie ragioni un notevole rilancio.

Ma vorrei segnalare anche una piccola antologia di scritti del giovane Gramsci ricavata in gran parte dalla raccolta einaudiana di scritti del 1917-1918, La città futura, curata con grande rigore da Sergio Caprioglio. Il nuovo titolo è tratto da uno dei passi più attuali: Odio gli indifferenti (Instant Book Chiarelettere, Milano 2011), in cui Gramsci, dopo aver sferzato l’indifferenza come “peso morto della storia”, denuncia che

Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

I più giovani penseranno al presente, o al massimo a un’intuizione del futuro sbocco nel fascismo di una società italiana su cui Gramsci ha scritto pagine sferzanti. A me ha colpito la straordinaria coerenza con i toni con cui egli nel 1926 criticava Palmiro Togliatti, che aveva insabbiato la lettera al comitato centrale del partito comunista russo sull’esclusione di molti dei principali dirigenti dell’Ottobre. Gramsci aveva dato un giudizio severissimo sull'episodio: «questo tuo modo di ragionare [...] mi ha fatto un’impressione penosissima», scrive; «tutto il tuo ragionamento è viziato di burocratismo». La frase più dura, che lasciava intravedere una rottura di rapporti umani e politici, investiva alla radice la mentalità di Togliatti: «Saremmo dei rivoluzionari ben pietosi ed irresponsabili se lasciassimo passivamente compiersi i fatti compiuti, giustificandone a priori la necessità». Su questo ovviamente rinvio a un mio ampio articolo su Togliatti e Gramsci.

Ma di pagine bellissime in questo agile libretto ce ne sono molte altre, e faccio almeno un esempio:

Quando discuti con un avversario, prova a metterti nei suoi panni. Lo comprenderai meglio, e forse finirai con l’accorgerti che ha un po’, o molto, di ragione. Ho seguito per molto tempo questo consiglio dei saggi. Ma i panni dei miei avversari erano così sudici che ho concluso: è meglio essere ingiusto qualche volta che provare di nuovo questo schifo che fa svenire.

L’articolo polemizzava con alcuni intellettuali («a proposito, intellettuale vuol sempre dire intelligente?» si domandava), che cercavano sempre vie tortuose e sofisticate. Gramsci, al contrario, affermava:

Ebbene, non mi importa di essere lo scopritore dell’uovo di Colombo. Preferisco ripetere una verità già conosciuta al cincischiarmi l’intelligenza per fabbricare paradossi brillanti, spiritosi giochi di parole, acrobatismi verbali che fanno sorridere, ma non fanno pensare.

Il libro può diventare una specie di breviario laico, che ha pagine da rileggere spesso. Ma non ha nulla a che vedere con i vari “libretti rossi”, tristi compilazioni di citazioni avulse dal contesto, che infestano le librerie. Ne avevo già segnalato a suo tempo uno pessimo di frasi di Guevara (confezionato a Cuba e subito riproposto zelantemente da chi dell’antidogmatismo del Che non sa nulla), ora ne ho visto uno dedicato a Lenin. Questo libretto, pur essendo una selezione parzialissima, è invece rigoroso: presenta tutti i testi in versione integrale, tranne ovviamente nei casi in cui non è stato possibile a Caprioglio recuperare negli archivi i manoscritti originali tagliati dalla censura di guerra; c’è una sola eccezione, per un testo non proveniente dalla raccolta da cui sono stati estratti gli altri, Gli operai della FIAT, (più conosciuto col titolo originario Uomini di carne ed ossa). Da esso sono stati sfrondati i riferimenti specifici alla vertenza del 1921, ma l’effetto, leggendolo dopo i referendum nelle fabbriche di quest’anno, è straordinario e fa venire i brividi.

D’altra parte anche altri scritti, come sottolinea la prefazione di David Bidussa, sono straordinariamente attuali, e tappano la bocca a chi vuol vedere nel solo Berlusconi il responsabile dell’attuale crisi morale. Si vedano ad esempio gli articoli Contro la burocrazia, Politici inetti, e Capitalismo fuori controllo, o quello gustosissimo Le donne, i cavalieri e gli amori; grande attenzione alle trasformazioni del linguaggio, e ai Capovolgimenti del senso comune;  per finire con I privilegi della scuola italiana, che forse avrebbe potuto conservare più utilmente il titolo originario: Per la libertà della scuola e per la libertà di essere asini, che sembra descrivere perfino gli spostamenti calabresi della futura ministra Gelmini in cerca di un'abilitazione.

Insomma, un volumetto attualissimo, che appena pochi mesi dopo la prima edizione, ne ha avute già diverse altre. Speriamo che sia un buon segnale.

(a.m. 20 settembre 2011)