Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> Il dibattito sul "socialismo reale" --> Cuba: prima conferenza PCC

Cuba: prima conferenza PCC

E-mail Stampa PDF

Cuba: Verso la prima conferenza del PCC

Pochi mesi dopo la conclusione del VI congresso del partito, a Cuba è iniziata la discussione sul Documento base per la prima conferenza nazionale che dovrebbe decidere le trasformazioni necessarie di quello che si definisce ancora “il partito unico della nazione cubana”.

 Si comincia però male, ribadendo già nel preambolo una vecchia forzatura antistorica: si attribuisce la paternità di questa definizione non a Stalin o Breznev ma al padre della patria José Martí, che auspicava in realtà l’unificazione degli sforzi dei vari gruppi che lottavano per l’indipendenza, non l’imposizione di un pensiero unico e la punizione di chi la pensa diversamente.

Oltre alla critica formulata da Pedro Campos, riporto il testo integrale del documento ufficiale tra i testi dei Grandi Nodi del Novecento (come Primera conferencia nacional PCC. Documento base ), in modo che sia possibile controllare direttamente sull’originale le osservazioni.

Prima di tutto mi sembra interessante che fin dall’inizio, oltre a superficiali appelli contro la superficialità e il formalismo (1.2), o a critiche tradizionali alle riunioni troppo lunghe in orario di lavoro, o agli eccessi di attività commemorative formali (critiche sacrosante, ma ripetute da decenni invano),  si accenni a un problema chiave nelle società che si sono modellate sull’Unione Sovietica. Al punto 1.4 si dice infatti che “è importante riconoscere che in diversi momenti il partito si è impegnato in compiti che non gli spettavano, cosa che ha limitato il suo ruolo di direzione e ha compromesso il lavoro politico e ideologico”. Verissimo, lo stesso Guevara nel 1962 aveva già denunciato ironicamente che se una gatta doveva fare i gattini, doveva passare prima a chiedere l’autorizzazione al CDR o al partito…  

Ma quando si concretizzano i compiti che gli spettano ora, oltre al rituale riferimento all’esercizio di “critica e autocritica” ribadito in tutti i congressi dei pc in epoca staliniana e post staliniana, con le stesse raccomandazioni di “eliminare la consuetudine di accettare autocritiche che in realtà sono pure giustificazioni”, i compiti del partito sono definiti al punto 16 come “l’analisi dell’attuazione dei Lineamientos de la Política Económica… “ cioè del documento approvato al congresso, “il completamento del piano economico e del bilancio dello Stato per il periodo”, ecc. Cioè compiti al massimo di un revisore dei conti, e non di elaborazione e direzione reale. È sempre dall’alto che si devono “accettare” o no le autocritiche, “rivedere i concetti e i metodi che si applicano per la direzione delle organizzazioni di base, in particolare con il lavoro dell’istruttore”. Cioè di chi è incaricato, dall’istanza superiore, di “istruire” i nuclei di base. Qualcosa di simile all’organizzatore di partito, nominato dall’alto e non eletto, introdotto da Stalin a partire dal 1923.

Tutta la struttura proposta, o riproposta con lievi correzioni di stile, è verticistica: bisogna “rafforzare il ruolo dei comitati di partito nei centri di lavoro” che devono essere “seguiti dagli organismi superiori perché esercitino con maggiore impegno ed efficacia la direzione e il controllo dei nuclei che gli sono subordinati”.

Forse l’unica vera novità è la raccomandazione di “affrontare i pregiudizi razziali, di genere, verso credenze religiose, di orientamento sessuale e altri che possano generare qualsiasi discriminazione”. E qui si vede l’influenza del lavoro di Mariela Castro, figlia di Raúl e di Vilma Espín, che è stata per decenni presidente della Federazione delle donne cubane. Non è male, ma un po’ poco…

Per il resto, nessuna novità, anche sul ricambio generazionale: si ribadisce solo quanto scritto nei Lineamentos, cioè che bisogna “progettare il rinnovamento graduale degli incarichi di direzione, e definire i limiti di permanenza per tempi ed età, in base alle funzioni e alla complessità di ogni incarico”. Un bello sproloquio per far intravedere (grazie a quell’accenno alla “complessità” dell’incarico) perfino una possibile ulteriore deroga alla norma di limitare, d’ora in poi, “a due periodi consecutivi di cinque anni” la permanenza al potere degli ottantenni che lo occupano da cinquant’anni…

Si capisce l’insoddisfazione di molti militanti, e il severo giudizio di Pedro Campos, che lamenta come il riconoscimento della “complessità della situazione politica interna e internazionale” e gli accenni all’opportunità “di tener conto dell’esistenza di diversi criteri esistenti nella nostra società”, sia intrecciata al mantenimento dei “tradizionali approcci stato centrici, manichei, intolleranti e settari che non consentono di far proposte concrete per affrontarli con successo”. Si esalta il dialogo, ma si continua a insistere che “l’unità del popolo deve essere intorno al partito e al governo”…

Campos osserva che questo nuovo testo, il “Documento base”, cita importanti frasi di Raúl, che però non sviluppa in nessun momento, in modo che sembra servano a riprodurre il classico «sto d’accordo con te, ma continuo a fare quello che voglio». È evidente per Campos che “il testo è stato redatto da un équipe di neo stalinisti, che non hanno niente a che vedere con chi ha invece curato i Lineamentos, impregnati di pregiudizi neoliberisti”. Dobbiamo ammettere, conclude Campos, che “noi rivoluzionari e il popolo di Cuba siamo intrappolati tra i burocrati neostalinisti del PCC e i burocrati neoliberali delle imprese mercantili del governo?” E anzi, c’è perfino il dubbio che neostalinisti e neolberisti, pur diversi tra loro, abbiano “formato una confraternita che si copre col discorso presidenziale, ma che si prepara ad assicurarsi il controllo futuro del paese una volta sparita la direzione storica” (Il testo originale di Pedro Campos è in Cuba: documento base)

Forse però hanno fatto i conti senza l’oste. In primo luogo senza la gerarchia cattolica, che vede all’orizzonte la possibilità di conquistare per sé il potere, e ha aumentato la sua visibilità. Sulla stampa “riformista” di Miami si moltiplicano i consensi alle iniziative distensive della Chiesa cattolica, che in passato venivano considerate un tradimento. Eccone un esempio tratto proprio dal sito di Radio Martí, un tempo oltranzista, oggi entusiasta delle “riforme”.

La Chiesa Cattolica apre a Cuba inediti spazi di dialogo

Alfredo Guevara discute con esponenti delle opposizioni

Il nuovo ruolo acquisito a Cuba dalla Chiesa cattolica ha facilitato spazi di dialogo, in cui persino un dissidente o un accademico possono scambiarsi opinioni politiche in pubblico con un intellettuale governativo.

È perlomeno quanto è avvenuto qualche giorno fa all’Avana, durante un incontro realizzato dalla rivista cattolica Espacio Laical, in cui Alfredo Guevara, fondatore dell’Istituto cubano di arte e industria cinematografica (Icaic) e direttore del Festival del Nuovo Cinema latinoamericano, ha tenuto una conferenza sulle attuali sfide di Cuba. Guevara si è riferito alle riforme economiche intraprese nel paese, ha criticato la burocrazia e ha difeso la diversità e la tolleranza di fronte a un vasto auditorio, tra cui spiccava il cardinale Jaime Ortega Alamino. Erano anche presenti giovani studenti, intellettuali, esperti del Centro studi per l’economia cubana, alcuni diplomatici europei e americano e giornalisti locali e stranieri.

Tra il pubblico c’era l’economista dissidente ed ex prigioniero di coscienza Oscar Espinosa “Chepe” il quale, al momento delle domande, ha preso la parola per chiedere l’opinione di Guevara sulle limitazioni della stampa a Cuba e l’“occultamento di informazione” ai cittadini.

“Chepe” ha dichiarato poi a RadioMartí che «la cosa positiva in tutto questo è che esiste un innalzamento di coscienza dei problemi nazionali nella popolazione come mai c’è stata negli ultimi 52 anni».

L’ex detenuto politico crede che «a Cuba si stia avanzando con molta difficoltà, con molti problemi (…), ma la pressione popolare, la pressione dei cittadini, incluso da parte di certi settori del governo, si sta imponendo», per conquistare cambiamenti nell’isola..

“Chepe” ha segnalato che, pur non essendo credente, deve ammettere pubblicamente che «la Chiesa cattolica sta svolgendo un ruolo di ponte molto importante, che va curato e difeso».

Ha fatto notare che ha potuto parlare liberamente ed esporre i suoi punti di vista sulla difficile situazione economico-sociale attraversata dal paese, e ha denunciato «che a Cuba c’è ancora molta paura e che la gente non può quasi parlare”. (…) Per questo ha apprezzato gli interessantissimi interventi del pubblico.

Espinosa – che fu condannato nell’ondata repressiva della Primavera nera del 2003, anche se venne poi scarcerato per motivi di salute già nel 2004 – ha ringraziato per l’organizzazione di dibattiti come quello promosso da Espacio Laical, «civili, senza offese, senza esclusioni, senza assurdi pregiudizi, perché a Cuba la diversità ideologica esiste».

“Ci sono molteplici opinioni, molte critiche, basta soltanto scendere in strada ad ascoltare i cittadini», ha detto Espinosa, che ha apprezzato la conferenza di Guevara, «aperta, informativa e democratica», pur non condividendola al cento per cento.

Nella sua risposta, Guevara ha detto di ritenere che vi siano a Cuba alcuni mezzi di comunicazione (e sono tutti ufficiali) che si sono andati aprendo, anche se ritiene che sia necessario farla finita una volta per tutte con la “segretezza”.

Un altro dei partecipanti al dibattito è stato Esteban Morales, membro dell’Unione degli scrittori e artisti (Uneac), allontanato dal partito comunista lo scorso anno in seguito a un articolo di critica alla corruzione, anche se da alcuni mesi gli è stata restituita la militanza.

Morales ha apprezzato che si sia «dichiarata guerra» al burocratismo o alla corruzione e che Raúl Castro chieda di farla finita con l’idea che Cuba sia l’unico paese del mondo in cui si può vivere senza lavorare, ma ha avvisato che bisogna condurre «una grossa battaglia» per cambiare le mentalità, non solo nel popolo ma anche «ai livelli più alti» della nazione.

A questo intervento Alfredo Guevara ha risposto dicendo che occorre rafforzare il senso di cittadinanza, nonché promuovere una mobilitazione per «alfabetizzare» le coscienze e riuscire a ottenere quel cambiamento di mentalità di cui c’è bisogno in questo momento nell’isola.

Per molti dei presenti sabato scorso alla conferenza di Espacio Laical, l’evento e le questioni affrontate sono un ulteriore esempio del nuovo ruolo che sta svolgendo la Chiesa cattolica offrendo spazi che agevolano il dialogo su problemi di ogni genere e includono opinioni diverse.

Lo stesso cardinale Ortega ha posto in rilievo che la Chiesa vive un nuovo rapporto con lo Stato e il popolo cubani, confermando che il dialogo avviato lo scorso anno con Raúl Castro e il suo governo prosegue e investe tutte le aree della vita nazionale, incluso il processo di adeguamenti per «attualizzare» il modello socialista.

In maniera precisa, l’ultimo numero della rivista richiede nell’editoriale una più ampia partecipazione dei cubani a queste riforme economiche e rivendica che il dialogo con la popolazione non sia esclusivamente «di vertice, vale a dire fra ogni singolo cittadino e le istanze di potere».

Dal 2010 la Chiesa cattolica opera da mediatrice di fronte al governo cubano nella causa dei detenuti politici con l’apertura di un inedito dialogo tra Jaime Ortega e il capo del governo Raúl Castro.

Come risultato di questi colloqui, il regime cubano ha avviato un processo di scarcerazioni che è stato appoggiato anche dalla Spagna e che è finito agli inizi del 2011.

Il dialogo tra il cardinale Ortega e il generale Castro ha aperto una fase di distensione nei rapporti tra la Chiesa Cattolica e lo Stato cubano, segnati durante la rivoluzione castrista da crisi, interruzioni degli incontri, alti e bassi e tensioni.

 

L’immobilismo sostanziale del partito, che sembra lo porti a sprecare anche questa nuova occasione di dibattito congressuale, rafforza il gioco della Chiesa. E polarizza intorno ad essa molti settori della popolazione e dell’opposizione “responsabile”, a cui appartengono sia Esteban Morales, vecchio militante comunista che Oscar Espinosa Chepe, che era stato arrestato nel 2003 nel mucchio dei cosiddetti “controrivoluzionari”, ma è sempre stato molto rigoroso nelle sue analisi, e prudente nelle proposte. L’ho sempre apprezzato come economista, ma evidentemente in questa fase è forse troppo ben disposto rispetto alle proposte governative. Il ruolo politico crescente della Chiesa è apprezzato da chi senza di lei stava ingiustamente in galera, ma non propone necessariamente una soluzione che possa essere condivisa dai marxisti rivoluzionari, che su “queste riforme economiche” sono ben diversamente critici.

(a.m. 24/11/11)

 Sul dibattito cubano, si veda anche il testo sull'attrazione fatale per la Cina: Cuba y la China

 



You are here Attualità e Polemiche --> Il dibattito sul "socialismo reale" --> Cuba: prima conferenza PCC