Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Newsletter Dicembre 2011

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Newsletter dicembre 2011

Prima di tutto un passo indietro: ho dovuto sopprimere la pubblicità inserita da poco, perché inseriva ogni tanto messaggi inaccettabili, e non solo quelli di Google o di altri prodotti informatici, come mi era stato proposto. Ho verificato subito un calo delle visite, ma pazienza, non si può fare una battaglia rinunciando alla coerenza.

Forse la diminuzione dei visitatori può essere spiegata anche come una reazione all’insistenza su certi temi, come la battaglia contro il pagamento del debito, considerata da alcuni commentatori “di sinistra” (a volte anche sul “Manifesto”, non solo su “l’Unità” o “Repubblica”) meno attuale ora che c’è un nuovo “rospo” da baciare...

Articoli inseriti in novembre

Come nel mese precedente, ci sono tre filoni principali: le primavere arabe, le nuove contraddizioni in America Latina, la crisi economica e la lotta contro il debito. Meno amplia forse è stata in questo mese proprio la parte sul risveglio del mondo arabo, su cui ho riportato solo alcuni commenti e riflessioni, dato che notizie relativamente esaurienti erano presenti su altri strumenti, non solo Il megafonoquotidiano o il prossimo numero di ERRE, che ha un bilancio delle elezioni in Tunisia, e un bell’articolo di Gilbert Achcar sulla Siria, ma anche su molti quotidiani che sull’Egitto hanno dato informazioni decenti, probabilmente perché il fenomeno è troppo grande e complesso per poter anche solo pensare – per ora - a un intervento esterno.

In ogni caso ce ne saranno di occasioni per riparlarne: mi pare chiaro che la “primavera araba” non è morta, anche se, come avevo segnalato fin dai primissimi commenti, fin dal gennaio (Rivolte o rivoluzioni e Guerra civile e rivoluzione), come ogni rivoluzione può conoscere (e ha conosciuto) colpi duri dalle vecchie classi dominanti. E anche rovesci elettorali, come quello che nel giugno 1917 marginalizzò i bolscevichi nelle elezioni delle Dume municipali di Mosca e Pietrogrado. Magari ci fosse in Italia una opposizione così grande come quella egiziana, e decisa a non mollare, anche di fronte alla ferocia dei detentori del potere…

Casomai è il caso di riflettere sui pesanti pericoli per la democrazia rappresentati dalla combinazione della crisi con l’esistenza di eserciti ovviamente da sempre staccati dal popolo e con interessi contrapposti ad esso. In Egitto, in Siria, nello Yemen, ma anche in Italia: vedremo se un governo Monti, che non a caso ha scelto per il ministero della Difesa un alto ufficiale in prima linea nelle guerre “umanitarie”, vorrà e potrà imporre qualche taglio alla casta dei militari e alla lobby delle industrie belliche.

In ogni caso, anche solo la proposta di una consultazione del popolo con un referendum fatta da Papandreu (quali che fossero le sue intenzioni reali) è apparsa scandalosa e inaccettabile a praticamente tutti i commentatori politici italiani. Un bel segnale!

Tra gli articoli inseriti in novembre quindi fanno la parte del leone quelli dedicati ai casi intrecciati di Italia e Grecia, paesi commissariati dall’Europa delle banche e della finanza, e affidati a superburocrati come Monti e Papademos, entrambi largamente corresponsabili a livello europeo delle politiche che hanno preparato la crisi

Articoli sull’Italia, la Grecia, il debito

  • Grecia: aboliamo il popolo! Il primo articolo inserito sulla questione dello scandaloso rifiuto del referendum proposto da George Papandreu e rifiutato unanimemente dai governi europei.
  • Massacrare la Grecia per salvare la Deutsche Bank? Sempre a caldo, il commento come al solito lucido di Joseph Halevi su “il manifesto”.
  • Cannavò: paura della democrazia Un commento più ampio e organico di Salvatore Cannavò alla questione del referendum sul debito.
  • Crisi strutturale e Grecia La vicenda della Grecia e dell’Italia inserita in una riflessione più ampia sul capitalismo, in una recensione di Marco Zerbino al libro Capitalismo tossico di Bertorello e Corradi, su Micromega.
  • Debito e referendum Sempre a proposito della discussione sulla proposta di referendum sul debito, qualche considerazione su possibili eccessive illusioni in questo strumento, che peraltro rimane uno dei pochi residui della democrazia in Italia.
  • Congelare il debito Un appello per congelare il debito, parallelo o meglio convergente con quello di luglio (Dobbiamo fermarli!) che ha portato alla grande assemblea del 1° ottobre a Roma.
  • Un appello internazionale Un appello contro il pagamento di tutto il debito proveniente dalla Francia e già firmato da decine di migliaia di cittadini europei.
  • Come si è formato il debito 1 Un’analisi delle ragioni della crescita esponenziale del debito negli ultimi decenni, con particolare attenzione alle assurde spese militari. In una piccola appendice alcune domande sul “caso BEST”.
  • Debito pubblico 2 Prosegue l’analisi della crescita del debito pubblico, sottolineando il peso delle “Grandi opere” accanto alla spesa militare.
  • Le pensioni e la CGIL Un bilancio del sistema pensionistico e una ricostruzione della sua formazione. Con un richiamo alla CGIL, che non può limitarsi a contrastare solo il “numero magico e intoccabile” dei quarant’anni, ma deve ricordare come contribuì con la lotta, anche in rottura con CISL e UIL, alla conquista della riforma del 1969.
  • Il manifesto e il debito pubblico Il dibattito sul debito arriva con due efficaci interventi di Salvatore Cannavò e Guido Viale sulle pagine del manifesto, che aveva inizialmente ospitato soprattutto articoli di accettazione sostanziale dell’esistente (e del governo Monti…).
  • Crisi ambientale: sette miliardi o 1% Un intervento di Jan Angus e Simon Butler che polemizza con la tesi che attribuisce alla crescita della popolazione l’origine della crisi ambientali.
  • Mazzeo: spesa militare e corruzione Una valutazione di alcuni aspetti della spesa militare segnala i fatti che hanno poi pesato nell’esplosione del caso Finmeccanica.
  • Via Berlusconi...e poi? Una messa in guardia di Piero Maestri contro gli entusiasmi eccessivi per la caduta di Berlusconi, che non risolve tutti i problemi se avviene con operazioni di vertice e senza una mobilitazione di massa.
  • La destra vincerà ancora? Un tentativo di identificare gli argomenti fattuali per battere l’insidiosa propaganda del “Vanna Marchi della politica”. Senza i quali, e in assenza di un minimo di vitalità della ex sinistra, la destra può ripresentarsi e polarizzare il malcontento crescente.
  • Così parlò Mario Monti 1 Contro l’ubriacatura per la novità rappresentata da un premier signorile, non puttaniere, austero, ho riportato un editoriale del Corriere della Sera di alcuni mesi fa, in cui Mario Monti offriva le coordinate dei suoi riferimenti politici. A partire dall'apprezzamento per Gelmini e Marchionne
  • Il programma di Monti Continuazione del precedente articolo, alla luce delle più recenti dichiarazioni del premier in parlamento. Un articolo di Piero Maestri.
  • Cremaschi: no al governo della BCE* una dichiarazione netta di Giorgio Cremaschi, in evidente polemica con la fiducia in Monti di gran parte della CGIL e di tutto il PD
  • Cremaschi: no a Monti Ancora più netto, e in polemica aperta con Marco Revelli, che ha sostenuto sul manifesto che occorre di nuovo "baciare il rospo".
  • Disgustoso ma chiarificatore Un commento alle tante, troppe anticipazioni sulle nomine nel nuovo governo. Nomi preoccupanti.
  • Proprio un bel governo Alla fine, le nomine dei ministri ci sono state e sono risultate perfino peggiori delle previsioni e anticipazioni…
  • Utilità di Renzi Un paradossale apprezzamento del ruolo di Renzi, osannato dai media come la vera soluzione “nuova” ai problemi del PD. A mio parere un suo successo porterebbe così in basso quel partito, da costringere a qualche rettifica per salvarsi dal suicidio... è la sua unica “utilità”!
  • Maitan: Dal Pci al Pds Agganciato al precedente, un articolo che presenta un piccolo libro inserito nella seconda sezione, tra i testi, per riflettere sull’itinerario che ha portato il PCI all’autodistruzione e, quel che è peggio, ha facilitato la cancellazione delle conquiste di decenni di eroiche lotte operaie.
  • Lucio Magri Un ricordo di Lucio Magri, senza cedere alla retorica dei “coccodrilli”, e ricordando, oltre che la sua intelligenza e coerenza, anche le sue responsabilità nell’adattamento all’esistente di parte della “sinistra rivoluzionaria”. Cercandone l’origine nel suo rapporto con Togliatti.
  • La solitudine di Magri A parziale correzione di un giudizio forse un po’ ingiusto nell’ultima parte dell’articolo precedente, una mia nota aggiuntiva introduce un bell’articolo di un “magriano doc”, Aldo Garzia.
  • La vicenda esemplare della BEST Un po’ a parte rispetto ai grandi blocchi tematici, la ricostruzione delle vicenda di una fabbrica smantellata con l’inganno e il sotterfugio da una multinazionale USA, nella più totale indifferenza dello Stato.

Articoli sulla situazione internazionale 

  • Tariq Ali: la sfida della rivolta Una lunga intervista allo scrittore e saggista anglo pakistano, con un bilancio e una riflessione sulla rivolta araba.
  • Razzismo inconscio sulla Libia Un altro scrittore inglese che ha vissuto a lungo nel mondo arabo islamico, Robin Yassin-Kassab, esamina come la stampa europea ha affrontato i problemi della Libia con un razzismo più o meno esplicito.
  • Nachira: Lo scandalo Gheddafi Sempre sulla Libia, uno scritto di Cinzia Nachira che affronta i pregiudizi sulla Libia e i miti a cui è legata la sinistra italiana.
  • Alain Gresh: rivoluzione egiziana, atto II Alain Gresh commenta sul suo blog in Le Monde diplomatique la seconda ondata della rivoluzione egiziana. Che contrariamente ai pregiudizi eurocentrici esiste e resiste.
  • Yemen, la rivoluzione ignorata Una preziosa corrispondenza di Monica Prieto, corrispondente di “periodismo humano” sulle forze in campo nello Yemen, la rivoluzione più dimenticata di tutto il medio oriente.
  • Cuba: prima conferenza PCC Pochi mesi dopo la conclusione del VI congresso del partito, a Cuba è iniziata la discussione sul Documento base per la prima conferenza nazionale che dovrebbe decidere le trasformazioni necessarie di quello che si definisce ancora “il partito unico della nazione cubana”. Primi commenti.
  • Cuba: documento base Una critica puntuale di Pedro Campos al testo su cui è chiamata a discutere la prima conferenza del PCC, sui suoi compiti e sui criteri organizzativi.
  • Cuba y la China Una polemica rigorosa di Mikel Aren contro la tentazione del gruppo dirigente cubano di imitare il modello del “socialismo” cinese, di cui Aren ricostruisce il cammino negli ultimi decenni. Non è ancora tradotto, ma lo meriterebbe.
  • Katz: nubi sull'economia latinoamericana Un ampio e documentato saggio di Claudio Katz sull’attuale congiuntura economica in America Latina. Tradotto.
  • Acosta: non riconosco più Correa Alberto Acosta, che di Correa è stato ispiratore e stretto collaboratore, spiega adeguatamente le ragioni che hanno portato l’esperienza dell’Ecuador a bloccarsi e a deludere una parte dei primi sostenitori della Revolución ciudadana . un testo che integra il precedente.
  • FARC... Una documentazione, in spagnolo, sull’assassinio del leader delle FARC Alfonso Cano da parte del governo Santos.
  • Nicaragua: dittatura istituzionale Maria López Vigil, figura storica del sandinismo, direttrice della rivista Envio, analizza l’involuzione del regime “Orteguista”.
  • I veri pericoli per l'ALBA Riflessioni sul ruolo del Venezuela e dell’ALBA nello scacchiere internazionale, con effetti preoccupanti della scelta di una visione apologetica del regime siriano, e di una eccessiva indulgenza nei confronti del governo Santos in Colombia. Alla luce di quanto detto nei due articoli precedenti.

Testi inseriti nella seconda parte

  • Primera conferencia nacional PCC. Documento base Il testo integrale in PDF del documento in discussione nella prima Conferenza nazionale del partito comunista cubano che si terrà in gennaio. Ovviamente in spagnolo.
  • Maitan - Al termine di una lunga marcia dal PCI al PDS Un intero libro di Livio Maitan in PDF. Era stato pubblicato nel 1990, ma riprendendolo in mano in questa fase di scelte suicide del PD mi è sembrato particolarmente utile riproporlo, per aiutare a capire da dove veniva e dove stava andando a finire il maggior partito comunista dell’occidente. Già nel 1990.

 

 

 

 


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