Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Continuità della politica imperialista

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Continuità della politica imperialista

L’ipocrisia sembra il segno caratteristico del governo Monti. Le misure “impopolari” (auspicate a suo tempo dalla Marcegaglia) si sono rivelate nettamente “antipopolari”. L’altalena di annunci e di smentite parziali aveva solo lo scopo di far temere di peggio, e di far ingoiare alla fine il grosso come un “male minore”. Alcune misure annunciate e poi ritirate erano particolarmente infami, come l’obbligo perfino per i pensionati con 400 o 600 euro di aprire un conto in banca o alla posta, nel quadro delle misure per “combattere l’evasione”, che lasciavano capire da che parte si cercano gli evasori. Tutte le misure annunciate per “colpire il lusso” fanno solo ridere: ad esempio un’imbarcazione da 17 metri dovrà pagare 10 euro per ogni giorno di stazionamento in un porto italiano, e una di 24 metri (che è praticamente una nave da diporto, e che può consumare migliaia di euro in una sola giornata di navigazione) ne paga 30, nei giorni in cui non è ormeggiata in Croazia o in Corsica…

L’operazione è facilitata dalle “campagne contro l’evasione”, a colpi di spot televisivi o di grandi servizi giornalistici, che additano come “parassiti della società” l’idraulico o la parrucchiera, ignorando le evasioni di milioni e milioni delle grandi società finanziarie. Un esempio di questo approccio è il libro di Roberto Ippolito, Evasori (Bompiani, Milano, 2008), che conduce un’inchiesta fornendo centinaia di casi di evasori medio-piccoli, ricavati dalle cronache giornalistiche, e sorvola sulle evasioni facili dei grandi. Lo dico senza nessuna indulgenza per chi non rilascia la ricevuta per una piccola prestazione, sono solo preoccupato perché penso che concentrarsi su questi casi serve solo a rafforzare un blocco sociale: chi usa la piccola evasione come una specie di “ammortizzatore sociale”, finisce per sentirsi “sulla stessa barca” insieme a imprese multinazionali come la Mediaset o la FIAT, che ogni giorno possono spostare pressoché legittimamente fondi neri da una loro filiale all’altra in paesi diversi con una semplice soprafatturazione. Quanto poi alla misura che vieta transazioni in contanti superiori a mille euro, sono curioso di vedere come potranno impedire che chi si rassegna all’evasione del suo dentista lo paghi in varie rate di 1000 euro per volta…

Ma anche dopo avere escluso i pensionati più poveri dal furto dell’adeguamento al costo della vita, e dall’obbligo di farsi un conto corrente, rimane evidente che la manovra grava soprattutto sulle pensioni medio-basse, ridimensionate pesantemente con l’imposizione del contributivo per tutti (salvo le solite eccezioni per alcuni privilegiati, come è emerso alla Regione Lazio e a quella siciliana e come si dovrà vedere quando i parlamentari si degneranno di approvare qualche ritocco). Anche l’IMU sulla prima casa, ben superiore all’ICI precedente, non farà neppure il solletico ai proprietari di superattici con vista sul Colosseo o su Piazza di Spagna, ma colpisce le famiglie modeste che erano state costrette a ricorrere a un mutuo per l’acquisto di un appartamento perché non c’era altro modo per avere una casa, dopo che i grandi proprietari di appartamenti avevano imposto lo smantellamento dell’equo canone. Non a caso l’Italia ha la maggior percentuale in Europa di proprietari di casa. Questa tassa iniqua non è certo attenuata in modo significativo dall’abbuono di 50 euro per figlio, che invece manda in brodo giuggiole Casini e altri baciapile, perché sarebbe “a favore delle famiglie”.

Sempre lo stesso metodo, annunciare misure straordinarie, che poi vengono dilazionate o aggirate, è stato usato per la guerra alla “casta” dei politici. Al di là delle considerazioni giustissime fatte da Alberto Burgio e appena inserite nel sito col titolo Burgio: C'è casta e casta, vorrei ricordare che di tutte le misure anticasta l’unica concretizzatasi è semplicemente ridicola: l’abolizione delle province. Ne avevo già parlato mesi fa, appena era stata avanzata la proposta, in un articolo intitolato Cos'è la CISL, ma che in quella parte analizzava soprattutto le contraddizioni della CGIL: “Si discute sull’eliminazione delle province senza porre la semplice domanda: chi si occuperà delle poche cose utili che erano a carico delle province, come l’edilizia scolastica e la rete stradale locale? Le stesse persone? E allora dove sarebbe il risparmio? Oppure chi se ne occupava verrà licenziato aggravando la situazione lavorativa in Italia?”.

Si è visto a che cosa si è ridotta la proposta, a una semplice truffa. Le funzioni saranno ridistribuite tra regioni e province (quale sarà il risparmio, allora?), ma sarà ridotto il numero dei consiglieri, come se il risparmio fosse nell’averne 10 invece di 15… In realtà gli sperperi a questo livello vengono non dagli stipendi dei consiglieri, ma da eventuali lavori pubblici poco o niente utili con fatturazioni gonfiate, che sarà verosimilmente più facile far approvare da consigli ristretti in cui sarà sempre più difficile eleggere consiglieri di minoranze presumibilmente oneste (nessuno ne ha parlato, ma un consiglio ridotto a 10 persone avrebbe di fatto uno sbarramento al 10%). Bella conquista!

Il ruolo dei non pochi ministri cattolici nella compagine di governo non è andato più in là dell’elemosina per le famiglie numerose. Chi aveva salutato con speranza l’incarico per il nuovo ministero della Cooperazione internazionale e l’integrazione attribuito ad Andrea Riccardi, fondatore e principale animatore della Comunità di Sant’Egidio, è stato presto deluso. Proprio a Riccardi infatti è stato dato l’incarico di annunciare che nel decreto “Milleproproghe” in preparazione non saranno eliminati i tagli per la cooperazione allo sviluppo già decisi dal governo Berlusconi, mentre è confermato fra l’altro, il rifinanziamento delle missioni militari all’estero delle Forze armate. Forse lo hanno fatto annunciare a Riccardi proprio per la pessima impressione che ha fatto la prima comparsa televisiva del ministro della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, che al salotto di Lilli Gruber ha reagito arrogantemente a ogni accenno a una possibile riduzione delle spese militari.

Le ONG che avevano pensato che Riccardi fosse il “loro” ministro sono state deluse: nessun fondo per loro, nessuna riduzione di spesa per le missioni “umanitarie” all’estero delle Forze armate.
Eppure non doveva essere una sorpresa: Riccardi, uomo di fiducia della Conferenza episcopale italiana e del Vaticano e premiato di recente con una laurea honoris causa dall’Università di Friburgo per il suo impegno per «il dialogo interreligioso e la pace nell’era della globalizzazione», è sempre riuscito a far finanziare le attività della Comunità di Sant’Egidio dai peggiori mercanti di armi. Finmeccanica infatti, è da sempre uno dei principali sponsor del progetto Dream (Drug resource enhancement against aids and malnutrition), un programma di prevenzione e cura dell’Aids in Africa, avviato dalla Comunità di  Sant’Egidio nel 2002 e oggi attivo in Mozambico,Malawi, Tanzania, Kenya, Repubblica di Guinea, Guinea Bissau, Nigeria, Angola, Repubblica Democratica del Congo e Camerun. Per quale motivo la finanziano, se non per nobilitare il loro sporco mestiere di produttori di morte?

In Africa è finita la metà degli armamenti italiani esportati nel 2010. Quindi Finmeccanica vende armi a regimi più o meno impresentabili, poi, grazie a Sant’Egidio, si rifà il trucco finanziando progetti sanitari in quegli stessi territori abbandonati dai loro governi (che comprano armi per usarle prima di tutto contro il proprio popolo). Sulla sua pagina web Fimeccanica ha scritto: «La solidarietà non ha confini. Non geografici, né politici, né religiosi».

Ma non c’è solo Finmeccanica: fra gli sponsor della Comunità di Sant’Egidio compaiono da anni anche Unicredit e Intesa San Paolo, due delle principali “banche armate”, gli istituti di credito che sostengono l’export di armi italiane e i programmi internazionali di riarmo, come i 131 cacciabombardieri F-35, per cui il nostro Paese spenderà almeno 15 miliardi di euro nei prossimi 15 anni.

Già questa è una bella ipocrisia, ma non ci si ferma a questo. Luca Kocci in un articolo sul Manifesto da cui ho tratto molti dati, spiega anche che lo stesso programma Dream (contro l’AIDS e la denutrizione) è sponsorizzato da Farmindustria (la federazione delle aziende farmaceutiche italiane) e dalle multinazionali farmaceutiche Glaxo, Boehringer e Merck, tutte aderenti al cartello di 39 società che, anni fa, avviarono una causa contro l’allora presidente del Sudafrica Nelson Mandela che aveva concesso alle aziende locali di produrre farmaci anti-Aids a basso costo aggirando così lo strapotere delle multinazionali che commercializzavano le medicine ad altissimo prezzo.

E non basta. In passato la Fondazione per la pace di Sant’Egidio è stata finanziata anche dalla Nestlé, quando la multinazionale era sottoposta ad un boicottaggio internazionale per violazione del codice internazionale di commercializzazione del latte in polvere.

A completare il quadro dell’ipocrisia, si farà anche una bella marcia della pace, che la Comunità di Sant’Egidio organizzerà in tutta Italia l’1 gennaio. A Roma si concluderà a piazza san Pietro, per ascoltare il papa. E Riccardi, c’è da scommettere, sarà in prima fila, con qualche altro devoto ministro, chissà, forse anche con quello della Difesa.

(a.m. 25/12/11)



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