Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Il debito dell’Ecuador

Il debito dell’Ecuador

E-mail Stampa PDF

Il debito: l’esempio dell’Ecuador

Una riflessione per rafforzare la lotta per il congelamento del debito

 

Per rafforzare la campagna per la moratoria o congelamento del debito pubblico italiano, è utile tener conto delle poche esperienze già fatte in altri paesi, ma evitando mitizzazioni fuorvianti. Tra queste, l’esaltazione acritica di esperienze particolari non ripetibili, in cui lo stesso governo (in Ecuador) o il parlamento, in Brasile, hanno promosso una commissione di indagine o di “audit”.

 

Il caso dell’Ecuador è particolarmente noto, perché ha avuto un notevole successo. Molti documenti sono presenti nel sito del CADTM, grazie al fatto che il suo principale animatore, Éric Toussaint ha fatto parte della commissione governativa insieme ad altri economisti decisamente di sinistra. Rinvio ad esempio a una relazione dettagliatissima, che fa il punto del primo anno di indagine: http://www.cadtm.org/IMG/pdf/Estudio_Ecuador_CADTM_14_Agosto2007_DEF.pdf

ma se ne possono trovare diverse altre successive ricercando sul sito del CADTM Ecuador deuda, o dette, o debt, a seconda della lingua preferita.

Ma già il primo testo è sufficiente per capire che è stata un esperienza straordinaria, che ha portato alla sospensione unilaterale del rimborso del debito, e poi, dopo la condanna da parte della Banca mondiale (più precisamente da parte del Cirdi, che dovrebbe regolare i contenziosi sugli investimenti), alla decisione di non riconoscere più questo organismo.

 

Ma per capire come è stato possibile, bisogna capire chi è e da dove viene il presidente Rafael Correa che ha affrontato questo problema.

Apparentemente Correa non aveva molto in comune con Hugo Chávez ed Evo Morales, a parte la campagna elettorale fortemente caratterizzata da parole d'ordine nazionaliste e soprattutto moralizzatrici: giocando sul suo cognome, che vuol dire “correggia”, “cinghia”, nei comizi faceva roteare un robusto cinturone, quasi a simboleggiare una cacciata dei mercanti dal tempio della politica. Ma Correa dopo aver vinto le elezioni nel 2006 ha riservato davvero agli elettori alcune sorprese positive. Prima di tutto, aveva un conto aperto con la BM, che aveva premuto sul presidente Palacios per il suo licenziamento da ministro dell'Economia nel 2005, dopo appena tre mesi dall’assunzione dell’incarico: a fine aprile del 2007 il Presidente ha dichiarato Eduardo Somensatto, rappresentante della Banca Mondiale in Ecuador, “persona non grata” perché non aveva spiegato il motivo del rifiuto di un credito di 100 milioni di dollari nel 2005 (quando Correa era appunto ministro dell'Economia). Correa annunciava inoltre che non avrebbe rinnovato la concessione agli Stati Uniti della base aeronavale di Manta quando sarebbe arrivata in scadenza nel 2009. E lo ha fatto.

Intanto il suo ministro dell'Energia Alberto Acosta aveva lanciato una proposta sensazionale: modificare e ridurre lo sfruttamento delle risorse petrolifere, in particolare nella zona amazzonica di Sarayaku e del parco Yasuní, dove da anni ci sono stati scontri tra le comunità indigene e varie compagnie, tra cui l'Agip. Si trattava di una proposta radicalmente innovatrice senza precedenti: lasciare sepolti nel sottosuolo migliaia di barili di petrolio dei giacimenti esistenti nel parco nazionale di Yasuni, dove la Petrobras stava distruggendo una parte del parco protetto. Questo sarebbe stato possibile se i governi del Nord e le organizzazioni ecologiste internazionali avessero garantito, come compensazione all'Ecuador, il 50% di ciò che sarebbe stato prodotto nei campi petroliferi ITT (Ishpingo-Tambococha-Tiputini) nei successivi dieci anni, nel caso il petrolio fosse estratto.

La proposta era stata lanciata dalla battagliera “Accion Ecologica” e ha interessato numerose organizzazioni ambientaliste internazionali come “Friends of the Earth” e Greenpeace Spagna, ma anche alcuni governi dell'Europa. Ad esempio il vice ministro degli esteri della Norvegia Raymond Johansen (che ha cancellato il debito con Ecuador e Perù) ha manifestato l'interesse ad approfondire la proposta di compensazione per proteggere la biodiversità di questa zona amazzonica (dove vivono i popoli in auto-isolamento Tagaeri, Taromenane y Oñamenane). Considerando i danni commessi dall'italiana AGIP-ENI in Ecuador, bisognerebbe presentare questa innovativa proposta anche al governo italiano…

Questa proposta però non è stata ancora concretizzata nonostante molteplici annunzi, dato che sono pochi i paesi che si sono detti disponibili a contribuire, e ora sembra bloccata: ultimamente alla compagnia Petroecuador è stato concesso anzi di cominciare a estrarre in una parte del Parco nazionale, visto che il progetto iniziale stenta a partire. Ma il progetto ha dato comunque un’enorme popolarità a Correa, fino a quel momento quasi sconosciuto a livello internazionale.

La forza di Correa comunque dipendeva soprattutto dalla lunga instabilità dell’Ecuador, che negli ultimi 11 anni prima della sua elezione aveva avuto ben nove presidenti, di cui tre (Bucaram, nel 1997, Mahuad nel 2000, e Gutiérrez nel 2003) erano stati rovesciati da impetuose mobilitazioni popolari, o vere e proprie rivolte di massa.

Va detto che pochi a sinistra si aspettavano qualcosa da Rafael Correa. Non è indio, non è un operaio o un contadino, non è arrivato al potere direttamente sull'onda di un movimento come quelli che hanno rovesciato parecchi governi e tre presidenti, salvo vedersi subito dopo privati dei frutti della vittoria. Rafael Correa è bianco ed è laureato in economia in prestigiose università (Illinois, Urbana – Champaign, dove ha anche conseguito un master in scienze economiche, Università cattolica di Lovanio, Università Cattolica di Santiago de Guayaquil). Parla correntemente inglese e francese, ma anche un po' di quechua, che aveva imparato in un anno di volontariato presso la missione dei salesiani nella regione andina di Cotopaxi.

Non voglio dare qui una valutazione complessiva dell’operato di Correa, che per certi aspetti ha deluso una parte dei suoi sostenitori, come Alberto Acosta, che è stato allontanato dal governo nonostante la cautela nel criticare le esitazioni e le ambiguità del governo. Fermo restando un giudizio ancora nel complesso positivo, va detto che Correa ha manifestato una certa intolleranza alle critiche, in particolare da sinistra, e ha indebolito la sua posizione arrivando spesso a forti tensioni con le organizzazioni indigene, che lamentano che, dopo aver messo nella costituzione i diritti della Pachamama (la madre terra), poi in pratica si vende lo stesso l’acqua alle compagnie minerarie e petrolifere che ne hanno bisogno in grande quantità ma la riversano poi nell’ambiente dopo averla inquinata con solventi e scorie.

Anche su questo è bene discutere: tutti hanno esaltato la nuova costituzione dell’Ecuador e quella analoga della Bolivia, ma c’è il rischio che come in quella italiana (di cui ben pochi articoli sono stati applicati, oltre all’articolo 12 che prevede la bandiera bianca, rossa e verde) le belle enunciazioni rimangano sulla carta.

Ne ho parlato spesso sul sito (per trovare gli articoli basta cliccare nella colonnina di destra sulla parola Ecuador, o Bolivia, dato che spesso ho confrontato le esperienze dei due paesi, o Debito), e ne ha parlato il “Mininotiziario America Latina” di Aldo Zanchetta; ma non è il caso di soffermarsi su questo, in questa sede. Quello che voglio sottolineare ora per quanto riguarda il nascente movimento italiano contro il pagamento del debito, è che sono stati i rapporti di forza creati con le crisi precedenti e con la cacciata di presidenti accondiscendenti con le multinazionali a spingere i creditori a fare buon viso a cattivo gioco e accettare un drastico taglio al debito.

C’è una riprova indiretta: il debito argentino è stato tagliato negli stessi anni anche senza una formale commissione di audit, perché la paura degli investitori dopo la cacciata dei loro amici presidenti della Repubblica o ministri dell’economia (come il famigerato Cavallo), era tale da renderli disponibili ad accettare qualsiasi cosa, anche solo il 35% dei loro crediti. Anche su questo rinvio sul mio sito al saggio di Toussaint Il debito argentino: retrospettiva, e alla mia ricostruzione degli anni immediatamente successivi al crollo del 2001: 2001. La crisi dell'Argentina.

 

Quindi bisogna per ora continuare a creare un movimento dal basso contro il debito, comunque lo si chiami, utilizzando intanto il molto che si sa da indagini (anche se non formalizzate e non definite audit) sul debito odioso, sulle spese militari, ecc, contenute in libri ben documentati e non smentiti, o in documentari. E bisogna farlo per il momento in contrapposizione alle istituzioni, che certo non hanno nessuna voglia di risanare l’economia facendo pagare i responsabili del suo dissesto. A livello nazionale, ma anche locale: quanti enti locali, anche guidati dalla sinistra, hanno sperperato miliardi per favorire gli affari dei potenti. Perfino Vendola aveva regalato centinaia di milioni a Don Verzè per costruire un nuovo ospedale a Taranto, invece di far funzionare bene quelli pubblici esistenti: si veda Lettera a Vendola e Vendola uno e due… Ma ogni amministrazione locale, lo verifichiamo ogni giorno, sperpera milioni per aiutare i poveri imprenditori a diventare “prenditori”...  E quando i milioni sono finiti, gli amministratori magari hanno investito in swaps (derivati tossici), come è successo a Cassino e in molti altri comuni… Nel marzo di quest'anno, circa 300 municipi, in varie parti della penisola, stavano già perdendo un totale di 912 milioni di euro su questi derivati, secondo i dati pubblicati dalla Banca d’Italia. Perché dovremmo pagare noi per queste avventure di amministratori irresponsabili?

 

Ma soprattutto è evidente che sono infondate le illusioni di poter ottenere aiuto “in alto”…

 

Comunque apriamo la discussione, e ascoltiamo le voci degli altri che si sono avviati sulla stessa nostra strada.

Ad esempio segnalo che Libera TV e anche Radio radicale (che una volta tanto ha usato bene i troppi soldi che riceve…) hanno pubblicato le registrazioni degli interventi all’assemblea del Comitato No Debito del 17/12:

http://www.libera.tv/videos/2004/assemblea-no-debito-la-registrazione-integrale.html

È stata un’iniziativa importante che non va ignorata, come non possiamo ignorare che Rivolta il Debito (http://rivoltaildebito.globalist.it/ ) ha prodotto materiali che vanno nella stessa direzione, anche perché si muovono sul solco tracciato dai primi economisti e militanti che hanno sollevato a livello internazionale la questione del debito: Toussaint e il CADTM, Mitralias, ecc.

Segnalo anche le utili registrazioni di alcune delle relazioni al seminario sul congelamento del debito che si è svolto a Firenze il 7/8 gennaio:

 

Introduzione di Francesco Gesualdi

http://www.youtube.com/watch?v=IfaLnh7SsH0&feature=youtu.be

 Alessandro Volpi- Storia del debito pubblico italiano https://www.youtube.com/watch?v=lrtTcJ9SEHs

 Andrea Baranes http://www.youtube.com/watch?v=uQ8xtpj9hTk

Antonio Tricarico http://www.youtube.com/watch?v=MSDLPn6POlk
seconda parte: http://www.youtube.com/watch?v=ZQkvcy0ZjaA

 



You are here Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Il debito dell’Ecuador