Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Docile magistratura

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Docile magistratura

 

Cremaschi: “Solidarietà agli arrestati e agli incriminati No Tav.

Tra essi un dirigente della Cgil

 

Esprimiamo piena solidarietà agli arrestati e agli incriminati per aver partecipato sei mesi fa a manifestazioni del movimento No TAV in Valle Susa

Quello che è stato realizzato è un atto repressivo inaccettabile, che colpisce semplicemente manifestanti di tutti i tipi e di tutte le appartenenze, dai giovani dei centri sociali ai consiglieri comunali, dai pensionati ed invalidi a dirigenti della Cgil, come il compagno Giuseppe Tiano della Filctem di Cosenza, incriminato anch'egli.

Non è così che si affrontano le proteste democratiche e le questioni sociali. Non con la militarizzazione del territorio, né con la sordità istituzionale, accompagnata dalle misure repressive. Nulla avviene mai a caso, e se questa ondata di arresti significa che di fronte alla crescente protesta sociale del paese per la crisi drammatica che stiamo attraversando, si vuole reagire con misure legge-ordine, bene, questa è una ragione in più per sostenere le lotte e le mobilitazioni e per esprimere solidarietà agli incriminati.

Invitiamo a un massimo di partecipazione a tutte le iniziative di solidarietà e di mobilitazione che si svolgeranno nei prossimi giorni, al fianco del popolo della Valle Susa, al fianco degli arrestati.

Giorgio Cremaschi

 

 

Benissimo, è giusto spendere il proprio prestigio in difesa di chi è vittima di un atto di violenta sopraffazione da parte di uno Stato senza credibilità. È bene ricordare che tra le vittime dell’operazione c’è perfino un dirigente sindacale della moderatissima CGIL.

Ma io vorrei anche fare un’altra considerazione: la maggior parte degli arrestati sono impegnati nel sostegno alla resistenza della Val di Susa, anche se solo una parte è nata in valle. Il diritto a manifestare, è riservato solo agli autoctoni? Pare di sì, se sui grandi mezzi di comunicazione si sottolinea tanto che la lista di “violenti” comprende esponenti di un centro sociale di Torino (che ovviamente sembra che non sia il capoluogo della provincia a cui appartiene la valle, ma si trovi in Scandinavia) e perfino un ex brigatista.

L’operazione ricorda altri precedenti, come l’avvio nell’ottobre 1979 della campagna mediatica che doveva portare un anno dopo allo smantellamento della forza operaia della FIAT. Il preannuncio era stato il licenziamento a freddo (nell’ottobre 1979) di 61 operai di tutte le tendenze della sinistra (esclusi quelli del PCI, che dell’operazione fu complice imbarazzato). Tra essi venivano additati al pubblico ludibrio due o tre presunti simpatizzanti delle Brigate Rosse. Una grossolana bugia, ovviamente: nel clima di quegli anni, anche grazie ai delatori organizzati da Giuliano Ferrara (che era ancora nel PCI, ma era già un infame), bastava un sospetto del genere per finire in carcere dritti dritti. Non occorreva il licenziamento…

La vicenda è stata ricostruita da Raffaello Renzacci nel libro Cento e uno anni di FIAT, nel capitolo Lottare alla FIAT (si veda soprattutto a partire da pagina 18, ma tutta la ricostruzione di quel decennio è bellissima).

Comunque il “brigatista” arrestato ieri, Maurizio Ferrari, era effettivamente stato condannato e aveva scontato trenta anni di carcere. Ma questo cosa prova? Dobbiamo concludere che chi è stato condannato, non ha mai finito di scontare la pena, e che su di lui rimane una macchia indelebile: quindi guai a lui se partecipa alla lotta in difesa di una causa sacrosanta?

Guarda caso, lo stesso magistrato che lo ha arrestato ieri (per “infettare” tutti gli altri) lo aveva fatto condannare negli anni Settanta: si tratta di Giancarlo Caselli, una delle star della magistratura. Un magistrato caro a quella sinistra tanto attaccata ai tunnel della Valsusa (i maligni dicono: “grazie alle commesse assegnate alle cooperative rosse…”).

Speriamo che questo dato faccia ravvedere quegli ingenui che (secondo i sondaggi) considerano la magistratura una speranza per la difesa della democrazia.

E intanto difendiamo incondizionatamente la vittime di questa ennesima operazione mediatica che dovrebbe stroncare la resistenza dei No TAV… O potrebbe toccare ancora più facilmente a chiunque non pieghi la testa di fronte ai soprusi e alle ingiustizie, e lotti in difesa dei propri diritti...

(a.m. 27/1/12)



Tags: No TAV  magistratura  FIAT  Cremaschi  Caselli