Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Monti e il Papa

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Mario Monti, il prediletto

"La Civiltà Cattolica" lo incensa. "L'Osservatore Romano" lo osanna. Benedetto XVI gli dà udienza. Ma il record di velocità di Berlusconi nell'essere ricevuto dal papa resta imbattuto. Quanto a Prodi, per lui furono dolori

di ***

 

Dal Diario Vaticano (www.chiesa.espressonline.it) curato dal vaticanista dell’Espresso Sandro Magister segnalo questo articolo che misura il grado di simpatia espresso dal “pastore tedesco” (e dal suo predecessore) per gli ultimi tre presidenti del consiglio italiani.

Mario Monti è caro al Vaticano quasi come Berlusconi (che era il vero prediletto) e ben più di Prodi, che era sì cattolicissimo e circondato di veri bigotti come Giuseppe Fioroni ed Enrico Letta, e di ipocriti zelanti come Francesco Rutelli o Clemente Mastella, ma il suo governo era considerato con sospetto per la presenza di qualche innocuo sottosegretario del PRC, e forse anche per l’unico ministro di quel partito, Paolo Ferrero, che era si prudente e “responsabile”, ma aveva la grave colpa di appartenere a una piccola chiesa evangelica, quella valdese, sopravvissuta a secoli di persecuzioni…

Ovviamente la religione non pesa molto nelle scelte vaticane: contano ben di più le facilitazioni per l’ICI o IMI (evasioni legalizzate), i regali a scuole e università cattoliche, o l’indulgenza per discutibili attività finanziarie nel solco di una robusta tradizione di cui lo IOR era solo la punta emergente. La fronda al governo Prodi puntava d’altra parte solo a ricattarlo, per ottenere ancora di più: ad esempio lo smantellamento della scuola pubblica fu accelerata grazie all’affidamento della “pubblica (?) istruzione” al pessimo Fioroni.

Ma ci fa piacere sapere di questa simpatia vaticana per Monti, abbiamo una ragione in più per combatterlo. Gli imbecilli che lo esaltano, dovrebbero riflettere: la Chiesa cattolica, con la sua esperienza millenaria, ha capito subito la continuità del “governo dei professori” con quello di Berlusconi, e ha fatto la sua scelta. Subito. (a.m. 8/2/12)

 

 

CITTÀ DEL VATICANO, 7 febbraio 2012 – La nota politica pubblicata sull’ultimo fascicolo de "La Civiltà Cattolica", in data 4 febbraio, ha come conclusione un superlativo elogio del presidente del consiglio italiano Mario Monti, un elogio che segna il culmine degli apprezzamenti ecclesiastici che il nuovo premier ha collezionato da quando è sceso in campo con un governo "tecnico" fortemente voluto dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano.

La nota, dopo aver illustrato e analizzato il cosiddetto decreto “Cresci-Italia”, sostiene enfaticamente che "sarebbe sufficiente la realizzazione di un decimo soltanto del programma previsto per dover ringraziare il 'Professore' a motivo del lavoro che sta compiendo, anche sul piano internazionale".

"Da più di vent’anni si attendevano questi provvedimenti, indispensabili al paese", prosegue la nota. Che subito aggiunge: "Provvedimenti che nessun partito politico, anche tra quelli attualmente più critici nei confronti del governo, è stato in grado di realizzare, perché essi sono eccessivamente attenti agli spiccioli di voto che possono conquistare alle prossime elezioni e sembrano molto meno sensibili e attenti al bene comune dei cittadini". Una sonora bocciatura, insomma, di tutte le parti politiche protagoniste della fase finale della prima e di tutta la cosiddetta seconda repubblica.

Dopo aver evidenziato come i sondaggi manifestino un "significativo consenso" nei confronti di Monti, la nota termina ricordando e quasi facendo proprio l’invito del presidente della Repubblica alle forze politiche presenti in parlamento di operare "un efficace e produttivo confronto sulle questioni più mature di riforma degli assetti istituzionali, dei regolamenti parlamentari e della legge elettorale".

"Finora tale appello però – conclude un po’ sconsolata "La Civiltà Cattolica" – non ha avuto fondato riscontro tra i partiti".

La nota è firmata da padre Michele Simone, il vicedirettore della rivista, ma le bozze, come di norma, sono state riviste dalla segreteria di Stato vaticana. E forse nel corso di questa revisione è stata accorciata e modificata la frase finale.

Infatti nel riassunto dell’articolo che si trova in apertura del fascicolo la frase conclusiva è più lunga di quella che appare nell'articolo stesso. E dice: "Non ci nascondiamo che questo appello [del Quirinale per una riforma del sistema elettorale - ndr] per ora è rimasto inascoltato, tanto che molti osservatori si vanno convincendo che i partiti non cambieranno il cosiddetto 'porcellum'".

Il 23 gennaio anche il presidente della conferenza episcopale italiana, l'arcivescovo di Genova cardinale Angelo Bagnasco, aveva valutato positivamente il governo Monti, definendolo "esecutivo di buona volontà". Una promozione sostanziale, anche se con toni meno enfatici di quelli usati dalla Santa Sede.

"L’Osservatore Romano", infatti, fin da subito ha seguito con forte simpatia l’operato di Monti. Basti pensare che in due mesi la sua foto ha fatto spicco ben sei volte sulla prima pagina. La prima volta nell’edizione del 14-15 novembre 2011 sotto il titolo “Mario Monti al lavoro per il nuovo governo” e la seconda il 17 novembre sotto il titolo “Varato in Italia il nuovo governo”.

Il 19 novembre poi è apparsa sulla prima pagina del quotidiano vaticano la foto di Monti, in carica da soli tre giorni, all'aeroporto di Fiumicino per salutare il papa in partenza per il Benin.

Al ritorno di quello stesso viaggio, ad accogliere il papa è stato invece il titolare degli esteri Giulio Maria Terzi di Sant'Agata. Quando il vescovo di Roma parte o ritorna da una visita pastorale fuori d'Italia è prassi, infatti, che un rappresentante del governo in carica si rechi in aeroporto per salutare o accogliere l’illustre viaggiatore.

Benedetto XVI ha compiuto 21 viaggi all’estero. Sette di questi viaggi sono stati effettuati quando a palazzo Chigi c’era il "cattolico adulto" Romano Prodi. In questi casi l’onore di salutare il papa è caduto quattro volte su Prodi stesso, tre su Francesco Rutelli, due volte ciascuno su Giuseppe Fioroni e Rosy Bindi, una volta ciascuno su Arturo Parisi, Clemente Mastella ed Enrico Letta.

Decisamente meno pluralista è stato l'avvicendamento in occasione dei tredici viaggi papali con Silvio Berlusconi premier. A salutare o accogliere Benedetto XVI è stato quasi sempre lo zio di Enrico, Gianni Letta. Uniche eccezioni: Carlo Giovanardi il 15 settembre 2008, e lo stesso Berlusconi il 26 settembre 2009, quando in Italia era esploso il caso di Dino Boffo, il direttore di "Avvenire" pesantemente attaccato, con accuse poi rivelatesi false ma che lo costrinsero alle dimissioni, proprio da un quotidiano di proprietà del fratello del premier.

Dopo quella apparsa il 5-6 dicembre sotto il titolo “Varato il decreto salva Italia”, la foto di Monti è riapparsa sul "L'Osservatore Romano" datato 15 gennaio 2012 in occasione dell’udienza avuta da lui il giorno prima con Benedetto XVI. Un'udienza concessa meno di due mesi dopo l'insediamento, con notevole rapidità ma non da record. Il primato in questa speciale classifica rimane infatti appannaggio di Berlusconi, che nel 2001 venne ricevuto da Giovanni Paolo II il 3 luglio, appena tre settimane dopo il suo giuramento al Quirinale, e che nel 2008 visitò papa Ratzinger il 6 giugno, dopo neanche un mese di permanenza a Palazzo Chigi. Romano Prodi nel 2006 giurò al Quirinale il 17 maggio e venne ricevuto in udienza circa cinque mesi dopo, il 13 ottobre.

A parte la tempistica, la prima volta di Monti premier da papa Ratzinger ha più analogie con l’udienza concessa a Berlusconi che con quella accordata a Prodi. Basta scorrere i titoli dei quotidiani del giorno dopo. "La Stampa" del 15 gennaio: “Soddisfazione in Vaticano: ‘Persona seria e credibile’”. Il "Corriere della Sera": “E con il Papa sintonia sulla crisi”. "Il Sole 24 Ore": “L’elogio del Papa: avete cominciato bene”. "Il Manifesto": “Monti benedetto subito”. "Il Messaggero": “Il Papa incoraggia Monti, crisi ardua ma siete partiti bene”.

Il 7 giugno 2008, dopo l'udienza a Berlusconi, la musica era la stessa. "Il Giornale" titolò: “Il Vaticano ora conta su interlocutori affidabili”. Il "Corriere" parlò di “asse governo-Papa”. "Europa": “Poco santa ma molto solida l’alleanza fra destra e papa”. "Il Manifesto": “Berlusconi e Benedetto XVI coppia di fatto”. "Il Messaggero": “Ratzinger dà la benedizione al nuovo ‘governo amico’”.

Diverso invece era stato il clima registrato nel 2006 dopo l'udienza a Prodi, quando il "Corriere" del 14 ottobre scrisse di "differenze" tra "l’agenda del Pontefice e quella del governo" e di "cordialità" ma "non ancora sintonia" tra il governo di sinistra e la Santa Sede. Incombevano infatti divergenze, mai definitivamente sanate, su temi eticamente sensibili come la questione del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto.

Da notare poi che Berlusconi, caso più unico che raro, nelle sue udienze pontificie ha sempre ottenuto di poter essere accompagnato, anche nei colloqui a tu per tu col papa, da Gianni Letta, che ha avuto sempre una funzione di plenipotenziario berlusconiano nei confronti del mondo ecclesiastico.

Invece Monti nella sua visita a papa Ratzinger ha preferito portarsi al seguito non ministri cattolici conclamati come Lorenzo Ornaghi, Renato Balduzzi o Andrea Riccardi, ma quelli degli esteri e degli affari europei, più istituzionalmente dedicati ai rapporti con la Santa Sede. Quasi l'attuale premier voglia avocare a sé la piena titolarità di tali rapporti, senza nulla concedere a mediazioni terze ad opera di altri membri del governo presumibilmente con più contatti oltre Tevere.

La sesta volta di una foto di Monti sulla prima pagina del foglio vaticano è stata il 19 gennaio, quando "L’Osservatore Romano" ha pubblicato l’intervista realizzata, "in coordinamento" col quotidiano, da due giornalisti della Radio Vaticana, Luca Collodi e Alessandro Guarasci, presente il direttore padre Federico Lombardi.

Anche nel 2008 con Berlusconi ci fu un'intervista con i media vaticani, in quel caso prima e non dopo l’udienza pontificia. Quella volta il colloquio col premier venne realizzato da Marco Bellizi de "L'Osservatore" e da Collodi della Radio. E i loro nomi furono messi in evidenza sulla prima pagina del quotidiano vaticano, che invece questa volta ha inspiegabilmente omesso di indicare gli autori dell’intervista a Monti. Quella intervista a Berlusconi in concomitanza con l'udienza papale fece innanzitutto notizia in sé, visto che non aveva precedenti, nemmeno con Prodi nel 2006. Ma ebbe rilievo anche per la promessa del nuovo premier, mai mantenuta, di introdurre il quoziente familiare. Argomento sfiorato anche da Monti, che però si è sobriamente trattenuto dal promettere qualcosa.

Aldilà delle valutazioni più propriamente politiche espresse da "La Civiltà Cattolica" e da alcuni passi dell’intervista di Monti ai media vaticani – in cui egli dimostra una conoscenza non superficiale dei testi di papa Ratzinger, compresa l’espressione “non fuggire per paura davanti ai lupi” pronunciata dal pontefice poco dopo la sua elezione –, ciò che ha più colpito la sensibilità vaticana sembra essere stata la visita informale e "senza alcun protocollo" compiuta dal nuovo premier con famiglia – moglie, figli, nipotini – il pomeriggio del 1° gennaio al presepe allestito in piazza San Pietro e alla basilica vaticana, "sostando per alcuni momenti dinanzi alla tomba del beato Giovanni Paolo II".

Una visita tanto informale che persino "L’Osservatore Romano" l'ha "bucata" nella prima sua uscita successiva, ripescandola solo nell'edizione del 4 gennaio. Con l’aggiunta di una doppia notizia inedita: che cioè Monti per Natale e per la giornata mondiale della pace del 1° gennaio aveva trasmesso al cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone due messaggi augurali per Benedetto XVI.

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dal sito di Sandro Magister http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350162




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