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Primarie truccate contro Chávez?

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Primarie truccate contro Chávez?

Per mesi l’opposizione venezuelana (che in Italia ha molti amici presenti un po’ in tutto l’arco parlamentare e nelle redazioni dei mass media), aveva puntato sullo stato di salute del presidente Hugo Chávez, considerato ormai un malato in fase terminale incapace di esercitare il suo ruolo.

Ma questo argomento è durato poco. Chávez sta bene. Gli sono già ricresciuti i capelli, caduti per il trattamento chemioterapico. Ha presenziato al summit fondativo della Celac (Comunidad de Estados Latino Americanos y del Caribe) a Caracas il 2 e 3 dicembre 2011. Ha parlato ininterrottamente per più di 9 ore il 13 gennaio 2012 in occasione del resoconto annuale sull'operato del governo. Ha ricominciato il suo popolarissimo programma televisivo domenicale “Aló Presidente”. Ha presieduto le grandi celebrazioni del ventesimo anniversario dell'insurrezione civico-militare del 4 febbraio 1992.

Inoltre recenti indagini sull'intenzione di voto alle presidenziali del 7 ottobre 2012 lo danno come super favorito con il 50-57%. Niente male per un presunto malato terminale con una prospettiva di vita di pochi mesi!

 

Comunque il 12 febbraio si sono svolte le primarie delle opposizioni, che hanno visto il trionfo di Henrique Capriles Radonski. Avvocato, non ancora quarantenne, rampollo di una delle famiglie più potenti del Venezuela (proprietaria di catene di cinema e di mezzi di comunicazione), era il grande favorito delle primarie. Nel 2000 aveva fondato, grazie ai finanziamenti ed alla consulenza della National Endowement for Democracy (NED) e del International Republican Institute (IRI) il partito politico ultraconservatore Primero Justicia. Già sindaco del municipio Baruta per due mandati (2000-2008), Radonski è invischiato in vari scandali per aver concluso contratti milionari con aziende di proprietà di familiari ed amici. Durante il colpo di stato dell'aprile 2002, si era distinto guidando gli assaltatori dell'ambasciata di Cuba, ubicata nel municipio Baruta di cui era sindaco. È diventato poi governatore dello stato Miranda, dove aveva vinto grazie alla forza repulsiva del governatore uscente Diosdado Cabello, fedele chavista ma molto impopolare per l’ostentazione delle ricchezze accumulate. Sostenuto soprattutto dal mondo imprenditoriale, Capriles Radonski avrebbe ricevuto gran parte dei finanziamenti per la campagna elettorale dai fratelli banchieri Castillo Bozo, entrambi latitanti sui quali pende un mandato di cattura internazionale dell'Interpol per frode bancaria.

Ha ottenuto il 63,9% dei voti doppiando il principale concorrente Pablo Perez, fermo al 29 per cento.

Entrambi i principali esponenti dell'opposizione sono attualmente alla guida di grandi province del Venezuela. Capriles lascia ora il governo dello stato Miranda, che comprende una parte dell'area metropolitana di Caracas; Perez viene dal Zulia, la grande regione del petrolio con capitale Maracaibo. «Uniti nella vittoria fino ad ottobre», ha esultato Capriles parlando alla folla dopo il risultato.

Ma probabilmente cantano vittoria troppo presto. Il commento del blogger chavista italo-venezuelano Emilio Ilic La Peruta che riporto integralmente spiega che il successo annunciato ha un tallone d’Achille: il numero reale dei partecipanti alle primarie.

(a.m. 14/2/12)

 

 

Il successo delle primarie dell'opposizione venezuelana: illusionisti principianti allo sbaraglio

Emilio Ilic La Peruta

La storia è piena di inganni. Ma a volte gli illusionisti sono maldestri, i loro trucchi grossolani e gli inganni manifesti...

Ieri si sono svolte le primarie dell'opposizione venezuelana. Henrique Capriles Radonski ha stravinto con il 63,9% dei voti. E vai con le carovane di SUV strombazzanti, con i sorrisi di circostanza e con i discorsi trionfalistici. Quasi tre milioni di votanti: un vero e proprio successo al di là delle più mirabolanti aspettative! È questa la matrice di opinione che dalle prime pagine dei quotidiani e dai telegiornali in prima serata resterà impressa sulla storia.

 

Tuttavia c'è soprattutto un aspetto formale di questa vicenda che non è passato inosservato: come mai i candidati ed i portavoce dell'opposizione, abituati a disconoscere puntualmente e perentoriamente la legittimità del potere elettorale rappresentato dal CNE (Consejo Nacional Electoral), per la prima volta in 13 anni di governo Chavez, si sono prodigati in reiterati sproloqui sull'efficienza di quest'ultimo?

 

Il CNE è uno dei cinque poteri indipendenti della Repubblica Bolivariana del Venezuela. È garante di tutti i processi elettorali che si svolgono all'interno del paese. Quindi anche delle primarie. In seguito a tutte le manifestazioni elettorali svolte in Venezuela da quando Chavez è presidente, i candidati dell'opposizione hanno puntualmente contestato la legittimità del CNE e gridato a brogli, manipolazioni e frodi elettorali. Tra i contestatori più ferventi del CNE si annovera di diritto la “precandidata” Maria Corina Machado, la quale - ironia della sorte - vanta il lusinghiero record di essere stata la deputata eletta con il maggior numero di consensi (235.259) in tutta la storia del Venezuela...

 

Purtroppo per gli oppositori, il CNE utilizza un sistema totalmente automatizzato mediante macchine elettroniche SAES (Smartmatic Automated Election Systems) che risulta essere, a detta di tutti gli osservatori internazionali,tanto innovativo, affidabile e trasparente da essere considerato uno dei migliori (se non il migliore in assoluto) al mondo!

 

In occasione delle primarie, la Mesa de la Unidad Democratica (MUD), il blocco di opposizione della destra conservatrice, ultraliberista e filostatunitense (ribattezzato ironicamente Mesa de la Ultra Derecha dai sostenitori di Chavez), ha fatto richiesta al CNE di 7691 macchine da distribuire nei 3.707 seggi. La media per ogni operazione di voto è di circa 3 minuti. I seggi sono rimasti aperti dalle 8 alle 17 di ieri, vale a dire 9 ore. Facendo un rapido calcolo ci si rende facilmente conto che il numero massimo di potenziali votanti è 1.384.380 (9x60/3x7691).

 

Il che risulta essere perfettamente in linea con quanto dichiarato il 13 gennaio da Henry Ramos Allup, esponente di spicco dell'opposizione, segretario generale di Acción Democratica (uno dei partiti storici della Quarta Repubblica, oggi nella MUD), il quale aveva previsto che il limite massimo raggiungibile fosse di un milione e mezzo di votanti.

 

Come spiegare quindi i 2.827.040 voti di ieri?

 

Cerchiamo di formulare un'ipotesi. Le previsioni al ribasso di Ramos Allup avevano suscitato il timore che il valore stesso delle primarie fosse sminuito. Ciò perché, a fronte di un corpo elettorale pari a circa 19 milioni di votanti ed in un contesto politico così polarizzato com'è quello venezuelano, delle primarie con un afflusso inferiore al 10% degli aventi diritto al voto alle elezioni presidenziali avrebbero avuto l'effetto di fiaccare il morale dell'elettorato di un'opposizione peraltro già sbandata e massacrata da feroci lotte intestine e avrebbe spianato la strada alla rielezione del favoritissimo Chavez. Di fronte a questo rischio, si è cominciato a vociferare del possibile annullamento delle primarie e dell'eventualità di designare il candidato “per consenso”. Ipotesi che non si è concretizzata a causa delle insanabili fratture all'interno di un'opposizione tenuta insieme solo da due fattori comuni: la volontà, tipica di tutte le oligarchie del mondo, di riprendersi l'unico potere di cui, di fatto, in questo momento è esautorata, quello politico; la condivisione di una fobia psicotica, quella di Hugo Chavez.

 

Dev'essere a questo punto della storia che a qualcuno è venuto in mente il piano B: truccare i numeri. Niente di difficile, se si considera che il CNE ha si fornito il supporto logistico, ma non è intervenuto nella verifica della regolarità del processo di voto. Ciò dal momento che la MUD ha avanzato al CNE due pretese piuttosto insolite (ufficialmente per evitare la diffusione dell'identità dei partecipanti alle primarie): 1. che a differenza delle elezioni con carattere istituzionale i votanti non fossero soggetti all'obbligo di essere identificati; 2. che i registri elettorali non fossero accessibili e venissero distrutti 48 ore dopo la fine delle votazioni (domani). Perciò nessuno potrà mai sapere se un solo votante ha prodotto una o cinque schede elettorali... Ed ecco spiegato il significato strategico delle tanto inattese quanto ostentate dichiarazioni di profondo rispetto istituzionale nei confronti del CNE da parte di un'opposizione golpista, complottista, e che non perde occasione per demonizzare il governo di Chavez: legittimare il garante delle operazioni elettorali significa legittimarne anche i risultati, veri o inverosimili che siano!

 

Peccato che gli esponenti dell'opposizione siano tanto maldestri che a nessuno sia venuto in mente di richiedere al CNE ulteriori macchine elettorali. Peccato che sottovalutino le capacità di un popolo che sa ha leggere, scrivere e... contare. Il maldestro illusionismo è stato tempestivamente svelato e la carnevalesca opposizione venezuelana ha perso un'altra buona occasione per mostrare quanto basso sia il proprio profilo non solo politico, ma persino intellettivo.

 

Pubblicato da Emilio Ilic La Peruta



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